Archivio mensile:gennaio 2021

Lirico terapia. Valerio Magrelli, Ecce video.

Ecce video

In memoriam E.H.

ritrovato nel suo appartamento

nove mesi dopo il decesso

seduto davanti alla tv

I.

Morì fissando il suo Televisore 

la sfera di cristallo del presente,

guardava il Niente e ne vedeva il cuore, 

cercava il Cuore e non vedeva niente.


Chi sfidò il lezzo del buio malfermo

si accorse che veniva dall’Illeso,

non dal Morto, ma dal Morente Schermo, 

non dal Corpo, bensì dal Video acceso.


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Come per noi

Gesù tiene al nostro pensiero, è interessato al nostro affetto. Spesso dimentichiamo le basi elementari dell’amore, saltiamo i passaggi: ma il Cristo, vero Dio e vero Uomo, ci ricorda che l’operazione non funziona. Lui ama divinamente e umanamente: delicatezze, attenzioni, sono imprescindibili, come per noi.

Veronica Tomassini. Vodka siberiana. Lettere epiche e alticce

di Roberto Plevano

Un’idea molto tenace fa del libro un’estensione della personalità dell’autore, un’espressione autentica, in un certo modo veridica e definitiva, anche quando la finzione è massima, dell’essere stesso di chi scrive. 

Io credo che un libro sia invece qualcosa di più di un’impresa individuale. Oltre all’autore, vi concorre una pluralità di attori, che trasformano un elaborato privato in libro, che è un fatto pubblico. Il vaglio di una casa editrice che abbia un qualche credito, la selezione, l’editing, i consigli, il blurb, la pubblicazione insomma, e poi il lancio, la trafila delle presentazioni, la promozione, le recensioni, i premi, costituiscono la prima dimensione sociale del libro. Seguono poi i lettori, che sono la vera ragion d’essere del libro. Per questo mi sono tenuto lontano dalla cosiddetta “editoria” a pagamento, anche se i casi possono essere vari e tanti e il confine tra un editore non a pagamento e uno che vende i suoi “servizi” non sempre è definito.  

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L’ora

Tutto si gioca nel presente: è ora che mi decido per il bene o per il male, per l’odio o per l’amore, la verità o la menzogna. Anche se avessi sbagliato tutto, nella vita, ora posso decidermi per la cosa giusta, per ciò che è all’altezza della mia dignità. Entriamo nell’ora, scopriamo un mondo riempito di Cristo.

“Qui giace un poeta”

Recensione di Marco Denti

AA.VV., Qui giace un poeta. 60 visite a tombe d’artista (ed. Jimenez, 2020)

Di questi tempi, il mio sogno è tornare a bermi una birra a Sant’Ampelio, che è solo uno scoglio che si infila nel mare in fondo alla promenade di Bordighera. Non che abbia niente di speciale, ma lì, una volta, ho rubato una stella marina, ed è stato il punto di partenza per le mie ricognizioni nelle piccole valli dell’immediato entroterra della provincia di Imperia, a due passi dal confine con la Francia. Un gruppo di amici mi ha guidato alla scoperta dei luoghi raccontati da Francesco Biamonti, un narratore originale, fuori dalla cerchia accademica e anche dai circuiti editoriali (per quanto abbia pubblicato con Giulio Einaudi) che aveva un rapporto speciale con la scrittura. Diceva infatti che “scrivere è circoscrivere un’emozione, sognarne qualche altra omologa a quelle della vita”, e lasciava intendere che c’è sempre una possibilità perché “tutto va in polvere, anche la poesia andrà in polvere, però un po’ di luce la fa. Non è che salvi il mondo, ma almeno illumina un pochino”. La luce era importante fin dall’esordio, L’angelo di Avrigue, voluto da Italo Calvino, che apriva la porta a uno stile insieme grezzo e raffinatissimo. Tempo fa, mentre trascrivevo parti dei suoi romanzi da leggere nel corso di un omaggio, il correttore ortografico del computer mi segnava intere frasi, perché la sua è una lingua parlata a bassa voce, ma singolare, colorita e molto sanguigna.

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Poesia italiana del XXI secolo

Antonella Bukovaz è originaria di Topolò-Topolove, borgo sul confine italo-sloveno, nel 1963. Il suo primo libro è Tatuaggi, edito da Lietocolle, 2006 – seguito da al Limite, Le Lettere 2011 con dvd di Paolo Comuzzi, dall’Antologia Einaudi Nuovi poeti italiani, 6, per il cui testo principale “Storia di una donna che guarda al dissolversi di un paesaggio” ha ricevuto il premio Antonio Delfini nel 2004. Ha collaborato come autrice e attrice con il teatro sonoro di Hanna Preuss, Atelje Sonoričnih umetnosti di Ljubljana. Collaboro e performa con l’elettrorumorista Eva Croce, con cui ha realizzato le performance: casadolcecasa, Lessico elettronico, L’Arte dei Rumori-omaggio a Luigi Russolo, Femminilizzazione del mondo (download gratuiti: http://www.ozkyesound.altervista.org.). Il suo ultimo libro è 3X3, parole per il teatro/3X3 besede za teater edito da ZTT-EST, 2016. Nell’edizione 2017 del festival di Letteratura di Vilenica in Slovenija le è stato assegnato il premio Cristal dalla Giuria internazionale del festival per il testo Tra_in between_Mèd. Collaboro da sempre alla realizzazione di Stazione di Topolò-Postaja Topolove. Insegno da sempre nella scuola bilingue di San Pietro al Natisone- Špeter.

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Messaggio nella bottiglia

Se ti senti felice, sappi che è opera dello Spirito Santo. Dio ci ha creati per la felicità e per il bene: non dev’esserci un motivo per essere felici. È una cosa che accade, come il merlo che si ferma alla finestra, o il sorriso di un bambino sconosciuto. Cerchiamo la felicità inseguendo obiettivi, progettando successi: nessuno ci ha insegnato che si è felici per un dono imprevisto, qualcosa di gratuito. Quando il cuore è, come in origine, un paradiso terrestre, niente può turbarlo. La felicità non proviene dal fare: un uomo, una donna, ridotti all’immobilità, non potrebbero conoscerla. Ma esistono persone impedite nel fare più felici dei cosiddetti sani. Finché non approdiamo a questa verità, ci dibattiamo in quelli che san Paolo classificava come pensieri iniqui. I Padri sapevano che basta poco per essere felici, e basta poco per essere tristi, perché la vita dipende dai pensieri. Chiediamo in dono la risposta giusta alla domanda che sta dietro a ogni pensiero: sei dei nostri o sei del nemico? Se, ignorando i pensieri iniqui, riaffiora la felicità, ringraziamo il donatore.

Lirico terapia. David Maria Turoldo, In morte di mio padre e mia madre.

In morte di mio padre e di mia madre

3

Ora dunque giunti, approdati a tanta

chiarezza, ora che paura più non li adombra

e le anime dei figli le vedono 

dal di dentro, e leggono i giorni nudi

e sanno più che profeti il mistero, ora che vita e morte ci hanno

tramandato, alfine usciti 

di solitudine, ove più non trincerano

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Lirico terapia. Vera Lúcia De Oliveira, Le cose.

da Nel cuore della parola

Le cose

trovava che le cose dentro i libri erano più vere che fuori

che le cose nei libri e le persone stavano al posto giusto e se stonavano

era solo per poi riprendere il posto esatto che spettava loro

Tutto molto chiaro in questa poesia di Vera Lúcia De Oliveira. Ma la poesia dice sempre qualcosa di più di ciò che sembra. 

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Purificazione

Prima o poi si comprende l’importanza della purificazione. Il giudaismo ne aveva fatto una bandiera, raggiungendo note parossistiche e per noi inaccettabili. Gesù ricorda che è amando Lui che si attua in noi quest’opera. È la vita che s’incarica di smaltire i residui della morte.

Prima la poesia ne “La domanda della sete” di Chandra Livia Candiani

Propongo una mia lettura del nuovo libro di Chandra Livia Candiani, La domanda della sete (Einaudi 2020). Il testo è stato pubblicato in forma leggermente ridotta sul n. 321 di Gennaio-Febbraio 2021, da oggi in libreria, della rivista l’immaginazione (Manni editori), che ringrazio per averne concesso la riproduzione.

Prima la poesia ne La domanda della sete di Chandra Livia Candiani
di Giorgio Morale

Ne la La domanda della sete (Einaudi, settembre 2020) i lettori de La bambina pugile (Einaudi 2014) e di Fatti vivo (Einaudi 2017) troveranno le poesie scritte dal 2016 al 2020 da Chandra Livia Candiani e la conferma di una voce, un mondo, una proposta che hanno reso Chandra Candiani una delle presenze più amate della poesia di questi anni. Presenza che è cresciuta al riparo da esibizionismi e spettacolarità, fino a costituire uno dei casi di questi anni nel campo dell’editoria di poesia. Continua a leggere

Lirico terapia. Kenneth Patchen, Pastorale.

Pastorale

La colomba cammina con piedi appiccicosi 

Sulle verdi corone del mandorlo. 

Le piume spalmate sulla calura

Come miele

Che pigramente gocciola nell’ombra…

Chiunque fosse in quel frutteto

Così immerso nel sonno e nella pace,

Si sarebbe

Accorto appena della collina

Che sta lì presso

Con le tre strane braccia di legno

Levate su una turba di popolo immobile

– Oltre gli elmetti dei soldati di Pilato 

Splendenti come denti argentei nel sole.

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Seconda lettera dal Covid

Carissime e carissimi,

anche al secondo tampone sono risultato positivo. Il Signore mi affida questo eremitaggio, desidera che in questo isolamento mi dedichi a qualcosa a cui Lui tiene. Ho parlato a lungo del progetto che il Padre ha su ciascuno di noi. C’è uno scavo ulteriore, in questi giorni, per quanto mi riguarda. Viviamo in un’epoca difficile: per il mondo, per la Chiesa. Pochi hanno il coraggio di porsi in ascolto della verità, e di annunciarla così come la sentono nell’intimo. Il mondo occidentale è pervaso dalle logiche ferree del mercato. La religione più diffusa è quella della merce, di qualsiasi natura essa sia. I pensieri quotidiani si rivolgono a prodotti proposti dalla pubblicità, fosse pure l’ultimo modello di mascherina o igienizzante. Lo stile di vita è appiattito sui target veicolati dai mezzi di comunicazione sociale, dalle parole d’ordine prefabbricate. Il silenzio è una realtà sconosciuta, anzi temuta: siamo diffidenti di fronte a ciò che emerge dal profondo, preferendo gli slogan rassicuranti delle agenzie di turno, dalla sapienza di plastica e priva di attriti. Ossessionati dall’imperativo ecologico, non siamo più in grado di stupirci davanti a un’alba o a un tramonto: rientreremmo in noi stessi, suscitando domande imbarazzanti. La rapidità, lo stress, il fare per il fare, sono i nostri compagni di cammino: ci sentiamo in colpa se non leggiamo subito un messaggio, se non rispondiamo a una mail in tempi brevi; ci sembra di essere perduti se non siamo connessi a qualche rete. Questi giorni di positività al coronavirus si trasformano nella profezia della lentezza e del silenzio, diventano un appello non soltanto per me, ma anche per chi leggerà queste parole, che scrivo guardando, dalla mia finestra, la grotta di Elia, il profeta della voce di silenzio sottile, con la quale Dio parla a chi si lascia fermare per rimettere in moto la sua vita. Grazie ancora per i vostri messaggi: rispondo da qui, a ciascuno di voi, con un immenso grazie.

don Fabrizio 

Lirico terapia. Muhammad al-Sabbāg, La mia messe.

La mia messe

Tra gli uomini

c’è chi coltiva sogni in inverno, perché sboccino coi fiori in primavera, 

chi coltiva sogni in estate 

perché nascano come sole sulle rive.

Io invece

i sogni li coltivo

in autunno tra le braci

e li stacco coi denti

al fuoco. 

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