Daniela Puddu, “Labirinto di stelle”

Labirinto di stelle (ed. NOR) di Daniela Puddu è l’invito a un viaggio, un viaggio tra gli spazi che, circondati dai nostri punti fermi, appaiono spesso vuoti. E quello spazio senza muri né porte, forse lo stesso da cui Asterione vedeva le stelle e il mare, può diventare un labirinto in cui sentirsi perduti. Un andare e venire per smarrirsi dove il vuoto sembra davvero privo di senso, dove una stella nel cadere può lasciare dietro di sé frammenti di luce che congiungendosi formano quel filo di Arianna per ritrovare la strada di casa.
Nel viaggio ci si può fermare, immergersi nel fiume del tempo, rimescolare la polvere dei ricordi e soffiarci sopra, o ancora raccoglierla e costruire un percorso in continuo divenire. Dove porterà il cammino?
Cortázar faceva dire al suo Horacio che si cammina senza cercarsi pur sapendo di incontrarsi. Lo diceva per la sua Maga. E forse la Maga da incontrare è una parte di noi nascosta che ha la luce di una nuova stella e porta il nostro nome.

REGOLE NOTE
Cancello i punti esclamativi.
Quelli arrotondati li ho eliminati già da un po’,
                                                   almeno credo.
Le sospensioni le conservo in un gessetto,
le svolte posso sempre utilizzarle
i punti fermi sono tutti lì,
al loro posto.
Conosco le regole.

MENO
Quest’aria rarefatta
Che gira intorno alle parole
si mangia ogni giorno
un alito di te.
È un sottrattivo che mi uccide.

SORTE
                         In un giorno misto nuvole
Spolverare con cura
Ogni angolo, ogni superficie
Raccogliere la polvere delle stelle cadute
Tenerla un po’ tra le mani
E soffiare di nuovo. Soffiarci sopra
*
Misuro il peso delle nuvole
che sospese disegnano il mattino.
Le peso con la misura del destino
che respira ingenuo
tra filari di stelle ormai addormentate.

INTENTI
Notti senza luna
a cercare nel buio
di sfilare la spina.

SENZA MÈTA, SENZA METÀ
Smarrita la rotta
e confuse le mappe,
mi è rimasto solo un ago d’oro
per giungere a te.

FORSE
Sono passi in punta di parole,
attese tra parentesi,
fermate sospese.
Un tracciato irregolare
di codici e doveri
confonde il cammino.
Chissà se Julio aveva ragione,
che camminiamo senza cercarci.
Forse in fondo i desideri
sono altri.

LABIRINTO
È come un dedalo nuovo
il criptato dei sogni.
Decifrare ciò che già conosci
e dalla profezia aspetti.
È un labirinto di vuoti dove nessuna porta
è mai stata pensata.
Si perde la voce
negli androni.
Rimbomba l’eco
sui corridoi stretti.
Rotoli sicura tra quelle mura,
assetata di acqua,
spossata di attesa.
Nessuna difesa,
nessun Asterione,
nessuna certezza.
Ma come l’animale incompreso
attendi la spada,
attendi salvezza.

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