7 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Marcello Comitini. 26

  1. Luigi Maria Corsanico

    Rua Garrett ©2020
    di Marcello Comitini

    Lettura di Luigi Maria Corsanico

    Heitor Villa-Lobos, Prelude No. 5
    Nicholas Petrou

    immagini dal web di proprietà degli Autori

    ~~~~~~

    Rua Garrett © Marcello Comitini

    Seduto da solo al tavolino del bar
    senza ambizioni né desideri
    triste e quieto penso
    alle sale d’attesa piene di sogni altrui
    e le ricopio in versi sul foglio del mio pensiero.
    Nelle lunghe giornate di sole seguo
    il vostro passarmi accanto
    come vigili mummie dai visi riarsi,
    le ragazze con le labbra assetate d’amore
    che ridono eternamente giovani
    e i bambini vocianti che mangiano un gelato alla fragola.
    Ma in fondo alla strada
    è il vento lieve come una farfalla
    che mi porta il profumo della natura
    e un interminabile tramonto
    nel susseguirsi delle stagioni.
    In compagnia del silenzio sento
    il lento scrosciare della pioggia sul selciato
    e nella notte sotto lo sguardo muto dei lampioni
    il sonno delle vetrine sbarrate dalle serrande
    mi ricorda come sono stati i miei anni.
    Nulla intorno mi distrae dal pensare
    alle speranze ingannatrici del mio passato
    ai sogni inutili di un futuro immaginato.
    Il vecchio Ribeiro che mi sta di fronte
    sul suo alto monumento di marmo
    si compiace delle sue trovate argute
    e si congeda con un sorriso ironico.
    Quando il sole brilla pesante nell’azzurro
    qualcuno sorridendo mi siede accanto
    finge di conversare con me e mi chiede
    come mai le mie parole ardono ancora
    tra incanto e cupa contemplazione.
    Con il braccio poggiato sul tavolino taccio
    come una cosa dimenticata
    che vede in sé stessa
    la disperazione del nulla.
    Prima di allontanarsi mi stringe la mano
    sospesa tra il cuore e la mente come un airone
    che porta via i sentimenti
    verso un cielo dove si mescolano
    illusioni e dolore.
    Non posso guardarvi negli occhi
    e se potessi vi guarderei senza vedervi.
    E se vi vedessi quanto lontano
    sarei dai vostri pensieri!
    Nel bronzo che m’imbalsama il corpo
    nell’immobile parvenza di vita
    il mio cuore paziente
    come il ragazzo che spesso ho rimpianto
    palpita ancora per vendicarsi
    d’averlo negato con la stessa passione
    con cui si nega Dio.
    Mi levo l’ampio cappello augurandovi
    buon sole e la pioggia se necessaria.

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  2. S&R

    tra incanto e cupa contemplazione

    Ossimoro brillante, che esprime il contrasto tra desiderio e senso di morte: filo d’oro che attraversa l’intera poesia (o almeno è questo che io ho colto).
    Come sempre, perfetta l’interpretazione, all’altezza del testo.

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  3. ema

    Sovente il poeta si sente solo ma il lettore spesso prova le stesse identiche sensazioni del poeta e vi si rispecchia.
    Siamo in tanti, tante solitudini diverse.
    Il poeta, in quanto tale, non deve saperlo.

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