Lirico terapia. Muhammad al-Sabbāg, La mia messe.

La mia messe

Tra gli uomini

c’è chi coltiva sogni in inverno, perché sboccino coi fiori in primavera, 

chi coltiva sogni in estate 

perché nascano come sole sulle rive.

Io invece

i sogni li coltivo

in autunno tra le braci

e li stacco coi denti

al fuoco. 

La poesia araba riserva sorprese. Questi versi racchiudono in poco spazio l’universo dei sogni, il colore delle ambizioni, spesso delle velleità, l’inarrestabile e insopprimibile volo del desiderio umano. Sta al lettore decifrare i simboli proposti: i sogni coltivati in inverno “perché sboccino coi fiori in primavera” parlano della fatica necessaria al raccolto, la concentrazione delle giornate fredde perché tutto si sciolga nel miracolo primaverile. 

I sogni coltivati d’estate fanno pensare alla cicala della favola, che non concepisce e comunque respinge la focalizzazione per lei folle della formica, e preferisce visioni ben più riposanti di spiagge assolate.

Ma il vero strappo sono i sogni d’autunno del poeta: coltivati “tra le braci”, li stacca “coi denti / al fuoco”. Ognuno di noi, in fondo, ingaggia questa lotta con i sogni, che ci indicano la strada della profondità, ma richiedono una spoliazione dolorosa, un deporre le abitudini che sono spesso, appunto, ambizioni fuori luogo e velleità.

Ancora una volta, la poesia ci mette davanti a noi stessi, e ci invita a trovare la nostra vera strada.

2 pensieri su “Lirico terapia. Muhammad al-Sabbāg, La mia messe.

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