Lirico terapia. Roberto Mussapi, Vocazione di san Matteo


Vocazione di san Matteo

Avevo vent’anni, da tempo non rivedo 

né lui, né gli altri che mi erano accanto.

Ricordo il buio della bassa stanza e l’improvvisa 

luce nata dall’orizzonte coprire 

la pallida luce interna densa d’ombre, rendere 

latteo, opaco, morente il cielo esterno. 

E poi la mano, luce piena su un volto, 

un’altra mano chiamata, tesa verso di lui, 

e lui chino, già in una zona umile d’ombra, raccolto. 

Non so se fu la luce o fu il buio 

che lo avvolse in un cono di bruma,

e chino lo vidi scrutare il tavolo come il catino del tempo. 

Passi, gli omeri nella luce piena, la porta 

aperta, lo scalpitare di un cavallo che si allontana. 

Ma qui inizia il dopo, la storia che non so o non ricordo. 

So che mori in Persia, o in Etiopia,

che come Ettore cadde nel sangue.

Ma il ricordo si fissa in quella luce soltanto 

che rese vivo il corpo mortale 

più di ogni luce mai vista fino a quel giorno, 

e come se toccassi i colori del suo corpo 

lo vidi andarsene, aprire la porta.

La stanza era invasa di luce rosseggiante, 

fibre di sangue nell’aria, e corpi scolpiti.

Poi anche noi uscimmo da quel tempo, 

di nuovo soli, incerti, dispersi. 

Ma la luce, la luce io la ricordo, 

e il suo movimento e il suo respiro solenne, 

oltre l’eternità del buio, più nuda

eternità, ricordo.

Non so nulla di questa poesia, ma mi piace pensare che sia stata scritta guardando il quadro omonimo del Caravaggio. Tutto si gioca nei versi finali:

“Ma la luce, la luce io la ricordo, 

e il suo movimento e il suo respiro solenne, 

oltre l’eternità del buio, più nuda

eternità, ricordo.”

***

Ogni cosa converge in questa esclamazione, in questo stupore, da accostare all’annotazione del Vangelo di Giovanni: “erano le quattro del pomeriggio”, riferita all’indimenticabile incontro col Messia. La fede, in fondo, è tutta qui: in questo incrocio imprevedibile tra umano e divino, che segna per sempre la vita.

“Ma il ricordo si fissa in quella luce soltanto 

che rese vivo il corpo mortale 

più di ogni luce mai vista fino a quel giorno”.

Sembra di sentire Agostino, che rammenta il miracolo dell’apparire di Dio, la luce che supera e trascende, che travolge e coinvolge in una nuova dimensione. Mussapi è riuscito a regalarci un brandello di eternità, e di questo ci confessiamo grati.

2 pensieri su “Lirico terapia. Roberto Mussapi, Vocazione di san Matteo

  1. S&R

    “Dio è luce, e in lui non ci sono tenebre” (Gv 1, 1-5)

    Il miracolo dell’apparire di Dio in questo chiaroscuro di parole che si intrecciano, quelle dei versi e quelle del commento.

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  2. ema

    “Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.”

    Platone

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