Frammenti di Cinema # 36

Ritorniamo sul tema della famiglia. Non si tratta di una predilezione ma della constatazione, fin troppo ovvia, che essa registra i cambiamenti più profondi e significativi della società. L’art. 29 della nostra Costituzione, infatti, la definisce “società naturale.” E la conferma viene dai numerosissimi film che su di essa e sulla sua evoluzione hanno rivolto il proprio occhio indiscreto. Vi ritorna spesso, per esempio, Ferzan Ozpetek, con la sua particolare ma delicata attenzione verso la sessualità. Con La dea fortuna (2019), tuttavia, compie un’opera “ideologica.” La famiglia allargata, anzi a sessualità variabile (lo dico senza alcuna ironia), è la culla dell’amore, in quanto nutrito nella libertà. La famiglia tradizionale è una gabbia, anzi, può essere una vera e propria prigione. Si tratta solo di uno spaccato, si dirà, ma la vocazione universale dell’apologo è palpabile e rovina il film.  All’opposto, è “ideologico” anche La comune (2016) di Thomas Vinterberg. Solo che qui è il libero amore a soccombere, soffocato dentro l’insopprimibile e mortifera camicia di forza della necessità sociale. 

Non è un caso che il miglior film del danese, tra i fondatori del gruppo Dogma 95, sia Festen – Festa in famiglia (1998), un “parenti serpenti” in stile nordico e molto heavy. Siamo sempre, però, dentro una verità assoluta, l’individuo e la natura sono il campo della libertà; la famigli-società e la necessità quello dell’alienazione, addirittura della violenza. Con Basta che funzioni (2009) Woody Allen in stato di grazia (molti si chiesero perché non lo avesse interpretato, delegando il ruolo al pur bravo Larry David) ci mette di fronte, senza alcuna sovrastruttura (che è tutto dire), con una naturalezza esilarante, che davvero le relazioni umane (e dunque quelle amorose) possono essere positive in qualsiasi variante e composizione, purché fondate sul riconoscimento e il rispetto. Storico e insieme intimo, ma non ideologico, e per questo più autentico è lo sguardo di Ettore Scola, che con La famiglia (1987) racconta attraverso quella di Carlo (di cui non si conosce il cognome), dal 1906 al 1986, la nostra storia.

Ancora una volta, tuttavia, se ci volgiamo al passato, prendiamo atto che davvero non abbiamo svelato niente e che gli orizzonti che ci appaiono oggi approdi attualissimi, erano già stati varcati, seppure in forme e spunti diversi. Di recente, ho scoperto un film di Luigi Comencini, Mio Dio, come sono caduta in basso! (1974) con una magnifica Laura Antonelli e uno spassoso Alberto Lionello, che mi conferma quanto, ad esempio, nella Belle époque le famiglie potessero essere molto più allargate di oggi, seppure dietro le cortine del rispetto formale del pubblico decoro. Salvo pensare, e per un attimo il sospetto ci assale, che la dea fortuna baci più favorevolmente gli amori e le unioni omosessuali. Ma questa, appunto, è solo ideologia. Ed allora vedete Al Pacino – Cruising (1980) di William Friedkin.

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