Poesia italiana del XXI secolo

Maria Grazia Palazzo è nata nel 1968 a Martina Franca, dopo gli studi classici e di Giurisprudenza ha esercitato per lungo tempo la professione forense. Vive a Monopoli dal 2006 ed a partire dalla seconda laurea in Scienze Religiose (2015) è impegnata nella costruzione di un nuovo percorso lavorativo e creativo. Dal 2014 infatti è mamma adottiva di Amit. Attualmente è insegnante precaria di religione cattolica. Ha esordito in poesia con la sua prima raccolta Azimuth, Lietocolle, 2012. Ha pubblicato di seguito In punta di piedi, Terra d’ulivi, 2017, e nel 2018 il poemetto Andromeda, I Quaderni del Bardo di Stefano Donno. Nel 2020 il suo ultimo lavoro in poesia, Toto Corde è stato pubblicato con La vita Felice.  Sta lavorando alla riscrittura di un saggio dal titolo Per un’ermeneutica delle differenze, che tenta di tener conto anche di alcune prospettive degli studi di genere nella teologia delle donne.  

Toccata e fuga nella ferita impressa tra terra e cielo,

negli strappi della storia – ché non esiste

prosa già scritta, conclusa – e tutti siamo il doppio.

di una poesia follia, aliquis dixit, e il suo contrario.

E in questa persistenza di opposti

gettarsi fuori dalla mischia dei caduti

della specie disumana a reclamare giustizia

posticcia. Non per tutti è il respiro del bosco.

Ho visto uno squarcio nell’abito della festa,

fare il giardino di fine estate amaranto.

Una foresta bianca certa come la morte,

pronta a raccogliere impronte.

Forse ogni consegna destinale è sospesa

Come un’edere serpentina sul mondo. Già

e non ancora, memoria bifronte originaria,

calco testaspallemani annuncia liberazione.

*

Scoppia il cuore, lucelampo amplificato

In una rincorsa luccicante di serepente,

quel coacervo di tempogroviglio,

occhi cavato di falco di mare.

Nella riserva di flutti marini

Ribollono destini cinerei

In fucina di sole denso,

a cogliere frutti maturi.

Contadini del vento flutti di grecale.

C’è un bosco sacro di ulivi

per ogni perdita del corpo

finito a terra stremato.

*

Nel culmine di una demolizione edipica,

dannata narrazione di cinico potere, ogni storia

di eroismo perdente. Bianca grande pupilla riemersa,

tra alta e bassa marea, fulgida scintilla oltremateria.

Moby Dick ci porterà fortuna o un sonno senza ritorno.

In un sud di mondo il fragore di un’onda di Magna Grecia,

taglio vivo della coscienza, dieresi intraducibile

quasi grafema materno. Qui muoiono anche gli ulivi.

Questa poesia disegna e stende gli spazi del territorio ideale dettando tutto ciò che vede nel quotidiano, ma soprattutto ci svela il sotteso, il pre-agito ponendosi nella posizione privilegiata di osservatrice e mediatrice tra la causa e l’interazione con il mondo, quasi come un’aggiustatrice del suo tempo. Guida il lettore verso lo stupore e lo spostamento simultaneo tra la dimensione sensoriale e l’esperienza tattile che ogni essere umano fa con il reale. Quindi, è con la forza straordinaria dell’amore che si possono trovare, meticolosamente e miracolosamente, connessioni misteriose, fili logico-enigmatici e lessicali tra ciò che è codificato e la complessità dell’invisibile/indicibile. La parola poetica si fa personalità e centro focale dell’avventura umana. L’autrice è disposta a denunciare le ingiustizie che vengono taciute scegliendo la strada dell’amore concreto, fertile e suggestivo, con la finalità di smentire la persuasione, accompagnare il lettore alla ricerca della verità e, soprattutto, pacificare il ricongiungimento del qui e dell’oltre.”

(Rita Pacilio)

Un pensiero su “Poesia italiana del XXI secolo

  1. Giorgio Stella

    le prefazioni sono tutte uguali, che dice Rita Pacilio? [?] [chi é?]; una convergenza eteica ad una supposta estetica? brava! Brava invece la poetessa ‘Ho visto uno squarcio nell’abito della festa’ – poi, c’é una differenza totale tra i tipi della vita felice, gente di spessore, e la lietocolle ‘lesti-fanti’ che ti pubblicano qualsiasi cosa senza neanche leggerla. io pure ci sono cascato nel caso di entrambi é una crescita. Per quanto mi riguarda, ma i blog da anni non lo sono più,dovrebbero essere una condivisione di idee, ma non lo sono più confermo da anni ; non importa il ‘mi piace’ [mi piace che?]; Maria Grazia Palazzo e non é una prefazione posfazione non richiesta attua nell’immediato un senso già definito come il verso citato sopra che m’accora – confermo, non é una prefazione neppure a pagamento ma appunto un commento che spero Lei possa leggere da chi non scrive più versi,
    Oltretutto, mi permetto, si dovrebbe leggere tutta l’opera di un poeta, i classici ce lo insegnano
    anche se la parola classico é medesima a sé stessa: chi decide il valore di un’opera, parlo in versi, di chi non può decidere avanti l’abbia ‘scritta postuma’ o ‘debuttante’ al classico che la prevederebbe tale? Disgusato da tutto ciò, grazie Maria Grazia Palazzo, di non avere gettato la spugna come me, che sono una spugna, parlo d’alcol. Un abbraccio.

    "Mi piace"

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