Lirico terapia. Giovanni Giudici, Via Stilicone.

Via Stilicone

Via Stilicone è a Milano una 

Fra le vie piú tristi che io conosca –

Una fila di case e quasi niente 

A confortarle dalla parte opposta


Dove mangiano alle notti 

Di uno scalo e di un cimitero 

Le luci delle sue finestre 

Occhi di fatiscente impero


Come la fronte di chi stando 

A un nudo tavolo altra fronte 

Cerca a cui stringersi posarsi 

Ma nessuna gli risponde


E giú si piega e si abbatte 

Si fa cuscino delle braccia 

Vuole scappare da se stesso

Sparire alla propria faccia


Strada uguale a dove sbando 

Piú ogni giorno o amica mia 

Al Senzafondo al nome Morte 

Che ha per compagna Follía


Via Stilicone è a Milano la via

Piú vulnerabile che io conosca –

Una fila di case con paura 

Del buio dalla fronte opposta

***

C’è una via Stilicone in ogni vita: un momento in cui manca il collegamento con la riva opposta, in cui siamo messi di fronte al nulla e sprofondiamo in un’atmosfera di tristezza. Niente può più confortare: è il cimitero di entusiasmi e speranze, che le prove, le delusioni e le sconfitte hanno finito col logorare a poco a poco. L’appello del cuore è sempre vivo, ma non c’è risposta: la solitudine diventa un condanna inaccettabile, che conduce all’insofferenza di se stessi, al rifiuto della propria identità. La follia, in questi casi, è dietro l’angolo; il buio è il simbolo di un abisso che può essere colmato solo dal miracolo di una fiducia ritrovata, di una vulnerabilità che si apre all’amore come trasfigurazione di ogni via di questo mondo.

4 pensieri su “Lirico terapia. Giovanni Giudici, Via Stilicone.

  1. S&R

    L’appello del cuore è sempre vivo

    La cosa più importante (e più difficile) è imparare ad ascoltare il suo palpito, anche quando è sepolto nel cimitero della disillusione.
    La poesia, la bellezza, aiuta a sintonizzarsi sulla voce del cuore, anche quando questa è oramai diventata afona.

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  2. robysda

    Dove va, fratello?” chiese l’anziano signore ben vestito. L’altro lo guardò un momento, poi disse: “Non sapevo di avere un fratello, e non so dove la strada mi porta”. 
    La leggenda del santo bevitore

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  3. riccardo ferrazzi

    Sono stato molto in dubbio se scrivere o no il mio commento. La poesia è ottima, anche se sarebbe più appropriata per qualsiasi viale delle rimembranze, o per certi boulevard parigini. Il fatto è che io in via Stilicone ho abitato per anni (e ancora adesso abito lì nei pressi) e la via Stilicone ha accompagnato i miei viaggi, i miei successi lavorativi, e la mia depressione. Gioie e dolori, come la vita, come le vite di tutti noi.

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