Lirico terapia. T. S. Eliot, Il palazzo di Circe

Il palazzo di Circe

Attorno alla sua fonte, che fluisce con la voce di uomini in pena, 

vi sono fiori sconosciuti a tutti. 

I petali hanno zanne, e sono rossi

con striature e con orrende macchie; 

germogliano dai morti. –

Noi non ritorneremo in questo luogo.

Sorgono dalla tana le pantere 

nella foresta che infittisce al fondo, lungo le scale del giardino giace 

il pitone indolente; ed i pavoni

incedono lenti e maestosi, 

ci osservano con gli occhi di coloro che conoscemmo tanto tempo fa.

Eliot si serve delle immagini come terra di mezzo fra autore e lettore, il quale è chiamato a partecipare con un suo contributo per la comprensione, sempre aperta a nuove prospettive. 

Il simbolo del palazzo di Circe permette a Eliot di lanciare una sfida inquietante e affascinante: riconoscere che c’è una bellezza che seduce e illude, distrugge e uccide. I segnali sono chiari: fiori sconosciuti, petali con zanne e macchie orrende.

Le pantere e il pitone indolente (lussuria e accidia?) sono accostati ai pavoni (vanità?) che “ci osservano con gli occhi di coloro che conoscemmo tanto tempo fa”. Il ricordo di passate trasgressioni? 

“Noi non ritorneremo in questo luogo”: è una scelta o un proposito? Come sempre, è il lettore a trovare, nei versi, la sua via.

4 pensieri su “Lirico terapia. T. S. Eliot, Il palazzo di Circe

  1. S&R

    Per me evoca l’atmosfera di un incubo notturno, di quelli in cui si mescolano simboli misteriosi a realtà conosciute, che al risveglio lascia la sensazione di qualcosa di bizzarro ed inquietante, che però sappiamo essere parte di noi.

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  2. ema

    “E dopotutto ci sono tante consolazioni! C’è l’alto cielo azzurro, limpido e sereno, in cui fluttuano sempre nuvole imperfette. E la brezza lieve […] E, alla fine, arrivano sempre i ricordi, con le loro nostalgie e la loro speranza, e un sorriso di magia alla finestra del mondo, quello che vorremmo, bussando alla porta di quello che siamo.”
    FERNANDO PESSOA

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  3. giorgio stella

    credo che eliot o spero di crederlo nn possa immaginare nel medesimo un secondo già astratto a lui stesso – lo rivediamo nei quattro quartetti ungere non giungere alla medesima misura di separazione ma pure nella terra desolata in qualche maniera é convergente stimolo di un quadrato per e non sull’immagine confermo da analfabeta di versi immensi come questi.

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