Archivio mensile:aprile 2021

Qualcosa vorrà dire

Il dolore non ci piace, fuggiamo dalla sofferenza. Quando arriva, ci sembra che il castello che abbiamo costruito crolli e riveli il nostro fallimento. Eppure Cristo è il sofferente: il vincitore di ogni guerra, anche quella con la morte. È l’Uomo dei dolori. Qualcosa vorrà dire.

L’arte delle donne: intervista con Eliana Como

Eliana, amministratrice della pagina Facebook  #chegenerediarte, raccontaci qualcosa di te!

Faccio la sindacalista nella FIOM, che non c’entra nulla con l’arte, ma è sempre stata la mia passione. Ho studiato in realtà sociologia economica, ma a un certo punto della mia vita in un momento turbolento ho deciso di rimettermi a studiare come Ho sempre fatto sin da piccola, e mi sono messa a studiare arte, anche per staccare da quel periodo. L’ho fatto senza nessun fine particolare ma solo per me stessa. Continua a leggere

La forma della felicità. Dal 22 aprile nelle librerie.

di Barbara Pesaresi

“Le stelle brillano dalle loro vedette

 e gioiscono; 

egli le chiama e rispondono: «Eccoci!» 

e brillano di gioia per colui che le ha create.” (Baruc 3,34-35)

Don Fabrizio Centofanti, sacerdote e scrittore, e Sabrina Trane, psicologa, con “La forma della felicità” lastricano di un altro tassello quel cammino di vita nello Spirito che hanno iniziato a proporre a partire da “Piccolo manuale di spiritualità”. 

La nostra vita è un continuo rimpallo tra interiorità ed esteriorità, luce ed ombra. Il rischio, se non si trova una sintesi armoniosa tra i due stati, è quello di scivolare o in un esasperato soggettivismo, venendo a mancare il vitale confronto con l’altro, o in una sterile superficialità perché votati all’apparenza. 

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“Dove inizia l’amore”, di Melania Panico

Recensione di Francesco Improta

Melania Panico, poetessa, filologa e critica letteraria come risulta dalla scheda bio-bibliografica posta in calce a questo libriccino, a 700 anni di distanza dalla morte di Dante Alighieri si propone una full-immersion nella Vita Nova, alla scoperta del­l’amore e della poesia nel grande fiorentino, all’epoca non ancora trentenne. Mi sembra doveroso rilevare che per compiere questa indagine la Panico non si serve né degli strumenti critici né dell’attrezzatura retorica di cui fanno bella mostra i critici patentati, ma di intuizioni, immaginazione e quella passione che riesce a infondere nelle sue lezioni se è vero che i suoi studenti, pur essendo sprovveduti lingui­stica­mente (siamo in una zona socialmente dissestata), la pregano di leggere più volte i versi di Dante, come lei stessa ci confessa a pagina 71. Il suo è un viaggio fuori dell’Accademia, in cui la Panico rischia di persona, intrecciando alle poesie e alle prose di cui si compone la Vita Nova testimonianze, memorie ed esperienze personali. Affiorano dal passato stagioni, figure e località ora nitide e luminose ora sbiadite e offuscate da un velo di pianto, come Marcello, compagno di giochi nell’infanzia, scomparso prematuramente; verrebbe spontaneo dire date lilia plenis manibus perché il nome e la giovine età mi hanno richiamato alla mente un personaggio virgiliano. Sul versante opposto la figura del nonno, forte e vigoroso a dispetto dell’età avanzata, che già in una poesia di Non ero preparata la Panico aveva paragonato ad un albero sacro e qui addirittura a un colle a testimonianza di una tradizione che dura nel tempo e di una sentita comunione con la natura.

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Lirico terapia. Humberto Ak’abal, Chonimutux

Chonimutux

Le notti a Chonimutux sono dense e nere.

Se ne può prendere 

un poco tra le mani 

e chiuderci

i buchi delle pareti.

Sono come burroni a bocca in giù.

Se ti fermi a guardare la loro profondità 

ti sentirai girare la testa.

Come se la terra stesse sopra

e tu fermo nel cielo.

La poesia indigena latino americana ci riserva sorprese come queste. Non è difficile intuire lo spessore di una tale comunione con la natura, apprezzare la trasparenza del cuore di fronte alla bellezza del creato. Abbiamo bisogno, ogni tanto, di immergerci in questo sguardo vergine, capace di riconciliarci con la terra.

Lunario Zanzotto. Pasque

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Il tema pasquale è al centro dell’opera di Zanzotto tanto da intitolarne un libro. Pubblicato nel 1973, Pasque – che nella seconda parte segue la scansione e il calendario della Settimana Santa, spingendolo fino all’impossibile Pasqua di maggio – si presenta come una raccolta di non facile lettura, e nemmeno facile o opportuno sembra estrapolarne frammenti testuali.
Elegia pasquale, che proponiamo, è fra i testi iniziali della raccolta d’esordio del poeta di Pieve di Soligo, Dietro il paesaggio (1951).
Di Andrea Zanzotto ricorrono nel 2021 il centenario della nascita e il decennale della morte: dopo quello collocato al 21 marzo, questo è il secondo foglio di un possibile Lunario ricavabile dai suoi versi e con il quale ricordarlo. (Giovanna Menegùs)

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Con gli occhi del fiore nel vaso, di Giorgio Stella

 A Marco Munaro

Con gli occhi del fiore nel vaso

Me ne vado tra i rottami

Cercando fortuna di monete

Che non abbiano valore –

Tubi di ghisa ho trovato

Nel cantiere del cimitero 

Ci faccio l’acrobata sopra –

Veli di seta

Linee di morte verticale

All’orizzonte del meglio si possa

[trarre dall’ombra dello spavento [-

Così sto in mezzo ai cani

Pregando che un gallo

Quando abbaiano

Becchi nei loro denti

Il fiuto che lo rendono canto.

Il prezzo

Quanto è costata a Gesù l’Eucaristia? È il dono più grande che ci ha fatto, capace di cambiare la vita: sì, quella vita che fatichiamo a trasformare, anche di poco. Quanto è costato, a Gesù, questo regalo? Qualunque sia il prezzo, è sovrastato dalla felicità con cui lo ha dato.

Poesia italiana del XXI secolo

Luigia Sorrentino è nata a Napoli, vive a Roma e lavora alla RAI. Giornalista professionista, ha collaborato per le pagine culturali di diversi quotidiani. Ha ideato e condotto programmi culturali per la Radio e la Televisione Italiana, con interviste a scrittori, poeti, narratori e artisti di fama internazionale, fra i quali i premi Nobel Derek Walcott, Seamus Heaney, Orhan Pamuk, il Premio Pulitzer Mark Strand, e il grande poeta francese Yves Bonnefoy. Dirige il primo blog della RAI dedicato alla Poesia, all’Arte, alla Letteratura sul sito di Rai News 24.(http://poesia.blog.rainews.it) Ha pubblicato C’è un padre (Manni, 2003); La cattedrale (Il ragazzo innocuo, 2008); L’asse del cuore («Almanacco dello specchio» Mondadori, 2008); La nascita, solo la nascita (Manni, 2009); Olimpia (Interlinea, 2013-2019), Recentemente Olimpia è uscito in America Latina con la Traduzione di Antonio Nazzaro, (Cile, Edizioni RIL, 2020). Un primo studio su Olimpia, tragedia del passaggio (drammaturgia di L. Sorrentino), è andato in scena a Napoli il 16 luglio 2020 nel Giardino Romantico di Palazzo Reale nella rassegna del Napoli Teatro Festival Italia diretta da Ruggero Cappuccio.

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Lirico terapia. Alejandra Pizarnik, Solo la sete

Solo la sete

Solo la sete

il silenzio 

nessun incontro


guàrdati da me mio amore 

guàrdati dalla silenziosa nel deserto 

dalla viandante col bicchiere vuoto

e dall’ombra della sua ombra 

La vita di Alejandra Pizarnik è avvolta in un mito oscuro, per certi versi indecifrabile. Gli ultimi studi hanno messo in evidenza la complessità della persona e dell’opera, non riducibile a un unico piano di significati. Credo bastino questi pochi versi per capirlo. Versi di una bellezza inquietante, magnetica. Le risonanze al lettore, come sempre.