Giacomo Verri

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E’nato nel 1978 a Borgosesia, il principale centro della Valsesia, una cittadina un tempo elegante e ricca di belle ville ottocentesche, e, a partire dagli anni Cinquanta, coperta dal cemento del benessere. Lì fa l’insegnante di Lettere alle scuole medie.
Attorno ai vent’anni si è appassionato per l’opera di Umberto Eco e ci ha scritto la Tesi di Laurea; poi, per il Dottorato di Ricerca, ha letto e studiato le pagine della rivista culturale «La Ronda», scoprendo che, oltre alla lezioncina imparata a scuola relativa al proverbiale ‘ritorno all’‘ordine’, su quel foglio di quasi cento anni fa furono pubblicati alcuni esperimenti letterari davvero notevoli.
Passando attraverso a tante manie, molte delle quali hanno a che fare con il collezionismo (una fra tutte: l’integrale delle incisioni discografiche di Glenn Gould), è arrivato, non si sa come, alla scrittura. Suoi interventi sono comparsi su «Nazione Indiana», «Doppiozero», «Il Primo amore», «Nuova Prosa», «LibriSenzaCarta», «L’impegno». Ha collaborato alle pagine culturali del quotidiano «l’Unità», e ora scrive per «Satisfiction». Cura la rubrica ‘Radici e Dedali’ sulla rivista «Zibaldoni e altre meraviglie». Partigiano Inverno, testo finalista al Premio Calvino 2011, è stato il suo primo romanzo, pubblicato da Nutrimenti nel 2012. Con Racconti partigiani (Biblioteca dell’immagine, 2015) è tornato a parlare di Resistenza, quella di ieri e quella di oggi.