Carlo Maria Giulini e i Berliner Philharmoniker: le testimonianze inedite di una fruttuosa collaborazione artistico-musicale

di Achille Maccapani

La recentissima iniziativa, affrontata dalla label indipendente Testament (www.testament.co.uk) in collaborazione con la Rundfunk Berlin-Brandeburg e in accordo con gli eredi del maestro, di pubblicare tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 ben 9 compact disc dedicati alla collaborazione tra i Berliner Philharmoniker e il compianto direttore d’orchestra Carlo Maria Giulini, è destinata a gettare sicuramente una nuova luce sul cammino artistico del maestro scomparso il 14 giugno 2005, attraverso le registrazioni dei concerti tenuti alla Philharmonie di Berlino in un arco di tempo che si estende dal febbraio 1969 al febbraio 1984. Continua a leggere

Febbre da recital

Carestini

Nel mondo della musica classica è riemersa la febbre da recital.

Possibilmente tematico.

Dai fasti dei dischi tematici degli anni Sessanta (che resero famosi cantanti come Fritz Wunderlich o Rita Streich) si è tornati ad un’operazione similare. Con un tocco di glamour. Per una ragione di fondo: i costi troppo alti per registrare in studio un’opera lirica.

Sembra un paradosso, ma da pochi anni le major internazionali hanno praticamente dismesso la produzione in studio di opere complete, preferendo ricorrere alle registrazioni dal vivo, possibilmente in coproduzione con i network radiofonici. Qualche anno fa, la EMI registrò in studio a Londra il “Tristan und Isolde” di Wagner con Placido Domingo e l’orchestra del Covent Garden: eppure l’investimento fu possibile per merito della donazione di un mecenate. Durante l’estate del 2008, invece, ha annunciato il “Die Presse”, è stata messa in produzione una nuova registrazione del “Ring des Nibelungen” di Wagner, direttamente dal festival di Bayreuth, destinata per la pubblicazione su cd. Ovviamente con lo zampino della Radio Bavarese, da molti anni partner di quasi tutte le etichette discografiche, e solo da pochi mesi messasi in proprio con una propria etichetta, pronta ad attingere dal suo incredibile archivio. Continua a leggere

Una terribile eredità

di Alberto Pezzini

Una storia di cannibali. Sangue, morte, sole e mare. Non è un’antitesi impossibile se pensate che a Cuba vive un mondo di magia e sesso che materia quasi l’aria.

Gordiano Lupi, Una terribile eredità, Perdisa 2009, pagg. 125, euro 12,00, è un romanzo capace di far vedere il sangue come il rhum. E’ una storia dove le pagine scorrono come venti sul mare. Un soldato cubano viene inviato a combattere in Angola per un’ideologia che non si può contestare. Qui resta, male, per cinque lunghi anni. Per sopravvivere si culla in cuore un figlio nato quando è partito ed il sorriso caldo della sua Clara, una cubana dolce come una banana cotta nel rhum. Solo che per sopravvivere in un deserto dove la vita non può andare avanti è costretto a cibarsi dei propri compagni. Diventa cannibale per non morire. Continua a leggere

Come riconoscere lo scrittore che vale

di Martino Pellegrino

Una differenza tra lo scrittore di vaglia e uno da poco sta in questo: che il primo riesce a rendere nobile anche un argomento vituperoso; il secondo rende vituperoso anche il più nobile.
Esempio: in un recente romanzo, un padre sveglia suo figlio, un ragazzino orfano di madre, con parole talmente volgari che ti viene voglia di chiudere il libro e, come si suol dire, gettarlo ai porci.
Va da sé che evito di citarlo per non fargli pubblicità, anche perché mi troverei costretto a usare parolacce se non bestemmie qualunque pagina sfogliassi.
Opportunamente il professor Torchio (Carlo Luigi, altro collaboratore del settimanale La Guida, ndr) riportava tempo fa la denuncia di Foscolo: “A forza di voler diventare spregiudicati… gli uomini vanno diventando indifferenti a tutto: e la indifferenza confina con la cattiveria”. Continua a leggere

L’ultima recita

Ne farei volentieri a meno. Manca solo l’ultimo atto di questa recita. Dell’ultima recita della Traviata. Sento molto il peso di questo compito, di questo dovere da portare a termine.

Eppure è solo l’epilogo di una tragedia. Mezz’ora, poco più, e tutto sarà finito. Violetta sarà morta per sempre, Alfredo resterà stravolto. Poi, forse, un giorno si risposerà. E consegnerà alla sua novella amata l’immagine di Violetta.

Anch’io porterò con me l’immagine, anzi, i ricordi di una vita passata tra le sale da concerto e i teatri d’opera. Ormai comincio ad averne la nausea. In tutti i sensi. Non so perché. Ma ogni volta che dirigo La Traviata, mi sembra di rivivere tutto quanto mi è accaduto. Continua a leggere

Stabat mater: una vittoria inaspettata

stabat mater

Quella di Tiziano Scarpa è stata una vittoria inaspettata. Dopo un fotofinish al filo di lana, giocato su una guerra di nervi fino all’ultimo voto. Le camere a spalla che mostravano, lampi spietati di una diretta apparentemente tradizionale, i gruppuscoli degli amici della domenica intenti a compilare le schede, o a elaborare propri calcoli senza aspettare la lettura dei singoli voti da parte di Paolo Giordano, erano l’emblema di qualcosa di diverso. Non era più la cronaca di una vittoria annunciata. Né tantomeno di un esito largamente pronosticato, che peraltro era stato ribaltato nei mesi scorsi.

L’edizione 2009 del Premio Strega, invece di confermarsi quale esordio e suggello di apertura della stagione dei premi letterari nazionali, come suggerito da Franco Di Mare durante la diretta televisiva su RaiUno, si era trasformata in una sorta di action thriller della scrittura, in uno scontro tra due personalità. Tra due autori che, alle spalle, portavano con sé il proprio vissuto, le esperienze maturate in contesti radicalmente opposti. Con un denominatore comune che, al di là della tensione che si respirava durante lo spoglio degli ultimi trenta voti, emergeva in tutta la sua nettezza: il senso del ricordo di come eravamo, quando avevamo dieci, quindici anni. Continua a leggere