Fotoscrittura. ‘La sposa del mare’. Giusy Calia e Bianca Madeccia


LA SPOSA DEL MARE

Decise di restare con noi, la donna gardenia caduta dal cielo con rumore di piedi. Passava il tempo a disegnare piccole croci sui muri. Ogni giorno ci mandava notizie delle ossa spente, del passo divorato dalla ruggine, della carena disastrata dalle mareggiate. E così cresceva in acque senza pace e ci allontanava il sonno. Tutte le notti assieme al cigolio degli alberi maestri e sartie che le occorrevano per sostenere il peso di stelle incalcolabili, si percepiva un gemito. Un canto umido che sembrava narrasse di un cuore logorato dal sale. Ma la sua bocca in realtà continuava a ripetere: “io voglio solo tornare”.

 

Il frammento originale di Maria Grazia Calandrone

Puoi vederla sul fondo del mare:
lei è coperta da solchi di ruggine. A ogni passo
il suo cuore batteva più pesante,
più inzuppato
di acqua marina. Ma la bocca
ripeteva io voglio
solo tornare.


(Immagine di Giusy Calia. Rielaborazione in prosa di Bianca Madeccia di un frammento poetico tratto da “Le metafore dell’amor perduto”, poemetto inedito di Maria Grazia Calandrone.)

“Le lettere non dette” – Jack Daniel

Navigazione tranquilla, oggi. Le correnti mi hanno portato verso il sole che sorge, verso est. Il mare era calmo, solo qualche lieve e monotona ondulazione mi levava e mi abbassava. Sono incappato in un branco di sardine. O forse erano acciughe? Mai riuscito a distinguerle bene. Mi hanno avvolto come una nuvola, una frenetica nebbia. Le ho guardate da vicino, argento vivo, a migliaia; poi, ad un tratto, sono scappate via. Forse un pesce più grande le inseguiva? O un richiamo a me incomprensibile le ha attirate altrove? Non so: non ho visto nulla, nessun pesce grande, nessun inseguitore. Sono sparite e mi sono ritrovato di nuovo nel blu senza fine. Nient’altro da segnalare. Continua a leggere

“L’anaconda” – Bianca Madeccia

La mamma lo tiene prigioniero da quarantacinque anni. Non si può allontanare da lei. Questi sono gli ordini. Allora lui, allora lui, dicevo, allora lui, per sopravvivere si è trasformato in anaconda. Non viaggia molto, anzi per niente. Sta perlopiù fermo, striscia attorno alla casa. Oppure guarda le foto delle bambine discinte attraverso l’oblò sul mondo, la scatola elettronica dei giochi, insomma, lì, dove ci sono le bamboline vive, quelle che puoi circondare e stritolare con un click. Continua a leggere

143.forma di donna – Marco Montanaro

la vecchia signora mirandolina plum aveva un giovane amante. nel castello di svendor lei si occupava del ristoro spiritofisicosensuale di lui, e lui, in cambio, si occupava degli insetti. ogni volta che la signora mirandolina plum s’accorgeva della presenza di un insetto, urlava il nome del suo giovane amante intonando un canto che impastava assieme sesso, speranza e perdono, casto perdono. a quel punto il giovane interveniva per risolvere la questione, agendo in base a un campionario di bestie striscianti che la signora stessa aveva redatto, classificando gli ospiti indesiderati in base alla forma del loro corpo. Continua a leggere

Elio Pecora su “La parola scura” di Leone D’Ambrosio

C’è grazia, come ha ben visto Maria Luisa Spaziani, nella poesia di Leone D’Ambrosio: ché di poesia si tratta, e singolare per la necessità che la spinge e per la fluidità e la limpidità del tono. (Ben sappiamo quanto sia proprio il tono a rendere alla poesia la parola che si cerca, che si pronuncia per rivelare un’emozione, per inseguire o solo accennare una verità).

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“Ardente Quadrilogia” – Enrico Gregori

<È dai particolari che si vede l’artista, dicono. E io curo i particolari>.

Così era solito vantarsi, quello scrittore che sulle sue capacità letterarie accettava di buon grado qualunque sfida non temendo mai il confronto con chicchessia. Perché lui, nel confronto, si esaltava.

Ma vent’anni prima era accaduto l’imponderabile, anche nella sua vita. Continua a leggere

“Alla luna” – Bianca Madeccia

ALLA LUNA

Un guerriero zen
innamorato della morte
parla parla parla
mentre mostra le cicatrici alla luna
per farla invaghire di sé
– Vedi?
Potrei morire domani se solo volessi –

L’astro non risponde
e osserva dall’altro
questa eternamente mimata
vicenda adolescenziale
– Agli umani piace recitare.
Che ne sanno loro
di una vita infinita?
Che ne sanno loro
della morte eterna?
Ci sono state altre ere glaciali
né migliori né peggiori di questa
Tutto il resto è teatro.

– Una tragedia
quando si ripete due volte
diventa
farsa

(ALLA LUNA, testo di Bianca Madeccia. Musiche originali e voce recitante: Alberto “Napo” Napolitano Video di Marcantonio Lunardi).

“Una sorta di grido comune” – Gianluca Colloca


U. L. V. era, suo malgrado, un poeta. In realtà avrebbe voluto fare l’astronauta, da bambino, o forse lo sfasciacarrozze. Gli piacevano i cimiteri delle auto, quando era piccolo. Poi invece aveva finito per diventare un perito informatico, ma questa è un’altra storia. O forse no, in ogni caso comunque per noi non è importante. Probabilmente non è importante nemmeno per U. L. V.
A lui, da piccolo, la poesia non interessava granché. Si trattava soltanto di parole che gli facevano imparare a memoria a scuola, quando lui preferiva passare il tempo a odorare le matite colorate. Crescendo, cominciò invece a percepire questa cosa della poesia. Sulle prime non ci fece caso, pensando che magari fosse dovuta alla pubertà. Dopo un po’ però iniziò a preoccuparsi. Continua a leggere

Le pioniere del cinema muto – Bianca Madeccia

«Era una giornata afosissima. Stavamo morendo di caldo men­tre aspettavamo l’apparizione della diva. Qualcuno comincia­va a insinuare che Theda si fos­se liquefatta con il bistrò che le impastava le ciglia. Si aprì una porta e ap­parve ai nostri occhi la regina delle sirene bardata di pellicce fino ai denti. “Miss Bara — disse l’agente con una voce da im­bonitore da circo — è nata all’ombra della Sfinge. Laggiù fa molto, molto caldo e lei qui ha freddo». Continua a leggere

“Vetro” – Bianca Madeccia

VETRO

Madre
Dove son finite le tue parole di ieri?
Le ho lasciate entrare dentro di me
– grata –
acqua nella terra secca
Nulla
a parte quei pezzi di vetro
che stanno lì piantati da una vita.
Lo porto scritto in faccia
-Assolvimi Madre
perché non ti somiglio –
E tu l’hai fatto Madre
Tu hai fatto piovere
le parole giuste
– Chi è sano va via –

(VETRO, testo e video: Bianca Madeccia. Voce recitante: Rossana Carturan.)

“Debbie” – Marco Candida

Il primo romanzo di Deborah Scheletri uscì nel 2007 e adesso che era il 2009 Deborah aveva pubblicato sei romanzi con una media dirompente di tre romanzi l’anno. La media però non raccontava le cose per come stavano davvero. Infatti Deb – come l’avevano ribattezzata i pochi giornali che si erano occupati di lei; almeno prima che la ribattezzassero “Deborah l’elefantessa assassina” e ci triplicassero le vendite con il suo caso dell’orrore – aveva piazzato cinque libri in un solo anno – cioè il 2009 – per quattro diverse case editrici. Continua a leggere

“Epitaffi” – Bianca Madeccia


EPITAFFI

Scrittrice di epitaffi sulle lapidi dei cimiteri
donna del disincanto
raccolgo pene di cuore e amoreggiamenti
in questo mondo ricoperto di polvere

E sono così brava
che ho un camposanto tutto mio
E’ una gioia a primavera
potare le roselline bianche e sfrondare la verbena

Dei fiori che colsi ne faccio corone
Di quelli che non colsi
poesie che poggio sulle lapidi

In ogni angolo della mia anima
c’è una lapide ad un Dio differente

(EPITAFFI: testo e video di Bianca Madeccia. Voce recitante: Irene Ester Leo. Testo pubblicato in “Stagioni”, 2008, edizioni Lietocolle).

“Fuga dal sistema” – Luciano Pagano (a David F. Wallace)

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§1

12 settembre 2048. Questa mattina, nel suo appartamento di New York, all’età di 86 anni, si è spento lo scrittore americano David Foster Wallace. Lo scrittore soffriva da diverso tempo di un male incurabile, dovuto ai postumi di un incidente domestico. Wallace era conosciuto presso il grande pubblico per le opere pubblicate a ridosso del passaggio tra il secolo scorso e questo presente. La moglie ha continuato ad accudirlo fino dal giorno in cui, quaranta anni fa, Wallace subì l’incidente che lo immobilizzò su un letto. David Foster Wallace cadde da una scala battendo la testa. Il ritardo dei soccorsi – lo scrittore era solo, la moglie giunse sul luogo due ore dopo l’accaduto – pregiudicò la sua situazione impedendo l’irreparabile. Continua a leggere

“Serial writer” – Elisabetta Liguori

lecter26

La notte è più difficile, lo saprà di certo anche lei.
La notte nel silenzio ci sono volte che non la controllo: la parola monta, monta, monta, e poi tracima. Di notte se dormissi sarebbe meglio, è chiaro, ma il problema è che la bionda della volta scorsa non ha capito nulla di tutta la faccenda. Certo che no, si fidi, per questo ha fatto quella gran cagnara da circo, ché se fosse stata zitta un solo momento ad ascoltare, non saremmo qui, né io, né lei.
In verità capiscono di rado. Continua a leggere

Essere Taslima Nasreen

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La prima volta che la incontrai, nel ’95, era di passaggio a Roma e stava andando in Svezia. A Fiumicino, si aggirava all’interno dell’aeroporto come una delle tante turiste asiatiche in vacanza in Italia. Giacca di pelle nera, jeans neri, zainetto sulle spalle, capelli corti e spettinati. Passo tranquillo, lento. Si guardava attorno, beveva una coca-cola, telefonava.

Eppure Taslima Nasreen, medico, poeta, scrittrice bengalese, avrebbe avuto più di qualche motivo per non passeggiare così tranquilla. All’epoca aveva una condanna a morte sulla testa. Continua a leggere