FRANCESCA E CUNIZZA : IL MISTERO DELLA SCRITTURA

Paolo e Francesca
Si può essere certi di ciò che per natura è un’incertezza? l’apparente contrasto trova una giustificazione quando rifletto sul significato dell’arte. Che per essere l’approdo di un conflitto assumo come origine e dispensa di un mistero. Sostanzio l’astrazione proponendo un mio quesito, di sempre: perchè Dante relega Francesca da Rimini all’Inferno? trattandosi di una donna dolce e conflittuale, affatto lussuriosa, secondo la balorda accezione di allora? e perchè  non lo fa con Cunizza da Romano, robusta divoratrice di sesso (fatto conclamato, e Dante lo sapeva bene)  a sua volta  sistemata in Paradiso?

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IL GUERRIERO

prato

Aspettavo un amico in un campo di Briga,  le suole  nel fango e il cappuccio alla fronte.  C’era pioggia quel pomeriggio benedetto, l’acqua cadeva  silenziosa. Come la gente di queste parti, mi venne da riflettere. “Come il guerriero  sepolto qui sotto”, mi lesse dentro Gilberto,  venendomi incontro. Scoppiai a ridere e presi a burlare:
 “Dormi sepolto in un campo di grano, non è la rosa non è il melograno …”
Non volevo ferire la sua passione per l’archeologia,  lo giuro, mi uscì  di getto, vuoi perché al  guerriero celtico sepolto in quel campo  non  credevo  e sia  per  il  misto  di paura e ilarità  di fronte al mistero. 

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Compiuta Donzella

pollaiolo

A LA STAGION CHE ‘L MONDO FOGLIA E FIORA

A la stagion che ‘l mondo foglia e fiora
acresce gioia a tutti fin’amanti,
e vanno insieme a li giardini alora
che gli auscelletti fanno dolzi canti;

la franca gente tutta s’inamora,
e di servir ciascun tragges’inanti,
ed ogni damigella in gioia dimora;
e me, n’abondan marrimenti e pianti.

Ca lo mio padre m’ha messa ‘n errore,
e tenemi sovente in forte doglia:
donar mi vole a mia forza segnore,

ed io di ciò non ho disìo né voglia,
e ‘n gran tormento vivo a tutte l’ore;
però non mi ralegra fior né foglia.

(Compiuta Donzella, sec XIII)

A Dino

mare

Viaggio a Montevideo

Io vidi dal ponte della nave
I colli di Spagna
Svanire, nel verde
Dentro il crepuscolo d’oro la bruna terra celando
Come una melodia:
D’ignota scena fanciulla sola
Come una melodia
Blu, su la riva dei colli ancora tremare una viola…
Illanguidiva la sera celeste sul mare:
Pure i dorati silenzii ad ora ad ora dell’ale
Varcaron lentamente in un azzurreggiare: ..
Lontani tinti dei varii colori
Dai più lontani silenzii
Ne la celeste sera varcaron gli uccelli d’oro: la nave
Già cieca varcando battendo la tenebra
Coi nostri naufraghi cuori
Battendo la tenebra l’aie celeste sul mare.

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La matematica come inganno

In un recente articolo P.G. Oddifredi si domanda se la matematica sia il linguaggio della natura o sia stato  l’uomo a imporgliene uno fittizio. Diciamo che il quesito andrebbe riformulato spostandone i termini, per chiedersi piuttosto se la matematica è davvero strumento di conoscenza perfetta o invece è inganno, un artificio della mente con cui rimuovere l’orrore del divenire. A sostegno della rispettabilità della matematica va  detto che nulla esclude, riguardo il divenire inteso come caos, che esso ci appaia tale perchè non ne conosciamo i meccanismi espressivi. Ma è pur legittimo metterne in discussione la sacralità quando scopriamo di non possederne uno  straccio di modello che illustri l’atto fondativo dell’universo, l’arcinoto Big Bang.
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