Il tempo delle cicogne

“Anche la cicogna nell’aria/ conosce i suoi tempi”, dice la Bibbia. Il tempo delle cicogne è questo, dopo neve e gelo, dopo il lampo giallo di mimose e forsizie. Le cicogne sono un messaggio dall’Africa, arrivano puntuali in Europa lasciando il sud del Sahara. Qui passano l’estate e nidificano. Chi ne vede volare una, bianchi aeroplani di carta, o intravede un becco arancione (anche senza bambini nel fagotto) sappia che è fortunato: di cicogne in Italia ce ne sono poche, le loro rotte prevedono piuttosto lo stretto di Gibilterra o il Bosforo; il tratto di Mediterraneo fra Sicilia Africa è troppo ampio, sul mare le correnti termiche sono debolissime e quindi nel volo si stancano troppo. Sullo Stretto di Messina, inoltre, aspettano i bracconieri. Continua a leggere

Il pasto del lupo

Carlo Grande

“Tempo da lupi”, si è soliti dire. “L’inverno il lupo non l’ha mai mangiato”, dicono in valle Varaita e a Blins, per spiegare che quando si gela i duri scendono in campo, per resistere anche all’inverno più rigido. In queste settimane il figlio della notte cerca il cibo nella neve, scegliendo (come sempre) le prede più giovani, malate, in grado di opporre meno resistenza. Fa selezione naturale.
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Addio Igor Man, testimone del Novecento

Igor Man è morto. E’ un dolore
sia professsionale che umano.
Era un grande giornalista, un uomo che ha incontrato i potenti della terra, un testimone del Novecento che ha scritto tante pagine indimenticabili.
E soprattutto, per quello che mi riguarda, era una persona per bene,
un gentiluomo.
Ho avuto la fortuna di conoscerlo, di ascoltarlo. Gli devo parecchio, dal punto di vista professionale: mi ha aiutato, praticamente senza conoscermi, quando gli ho mandato il mio primo libro, e anche dopo.
L’ha fatto semplicemente per stima, immagino, perché lui stava a Roma, era una grande firma, e io un semplice redattore che curava la rubrica di Oreste del Buono (altro intellettuale che ci manca tantissimo) nella redazione culturale de La Stampa. Continua a leggere

Simone Weil, la pasionaria che scelse il buon ladrone

Era un’intellettuale, una mistica, una poetessa. Una donna
sensibilissima, a tutto tondo, nemica del culto della forza, proprio negli anni violenti della seconda guerra mondiale. Era una “pasionaria” animata da una fede assai concreta, una persona onesta che scriveva benissimo, perché si sforzava di pensare bene. Si mescolava alla gente, cercava di restare umile. Innamorata della Croce, diceva, ma di quella del buon ladrone.
Non voglio che finisca l’anno – nel 2009 ricorre il centenario della sua nascita – senza parlare di Simone Weil: ne abbiamo letto molto poco, su quotidiani e periodici – figuriamoci in tv – quindi cerco di mettere in ordine qualche idea, soprattutto per me stesso.
Mi sono state particolarmente care le pagine de “I catari e la civiltà mediterranea”, dedicate alla civiltà occitana e scritte a Marsiglia nei primi mesi del 1942. In esse la grande pensatrice descrive la parabola discendente dell’Europa e della civiltà occidentale, il bivio violento imboccato a partire dal Duecento, e che l’ha portata quasi a diventare “l’impero della forza”.
Analizzando la “Chanson de la croisade albigeoise” (poema epico medievale e in lingua d’Oc che descrive gli ultimi palpiti della civiltà occitana, per dirla in modo semplicistico la civiltà dei trovatori, allora in pieno sviluppo, diffusa soprattutto nel Midi Francese e in parte anche in Italia), Simone Weil spiega con lucidità le conseguenze del massacro voluto con la crociata contro gli Albigesi dalla Chiesa e dal re di Francia. Continua a leggere

Medusa, un dramma subacqueo nel docu-film di Fredo Valla

Il regista al centro di cinematografia di Chierimedusa

Un’emozione profonda sostenuta da centinaia di inquadrature, di soluzioni molto coraggiose nel campo della grafica, dell’animazione, della musica, una vicenda drammatica raccontata con uno stile e un equilibrio rari nella cinematografia di oggi: è il docu-film di Fredo Valla “Medusa. Storie di uomini sul fondo” – storia di un sommergibile italiano affondato nel mare di Pola durante la II Guerra mondiale, per giorni e giorni 14 uomini rimasero intrappolati sul fondale, e infine morirono nonostante il tentativo di soccorrerli – che viene presentato domani alla scuola di animazione del Centro Sperimentale di Cinematografia di Chieri.
Fredo Valla, regista che aveva firmato il soggetto e con Giorgio Diritti la sceneggiatura de “Il vento fa il suo giro”, film sulle valli occitane divenuto un caso cinematografico (grazie al tam tam del pubblico di tutta Italia, e a tanti riconoscimenti internazionali, compresa la candidatura al David di Donatello) dalle 14 alle 16.30 terrà un seminario per gli studenti con Francesco Vecchi, che ha frequentato il corso e che ha realizzato le animazioni di “Medusa”

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La guerra dei miliziani nelle favelas di Rio

Marcelo FreixoÈ un lottatore, ti guarda fisso negli occhi e ti rendi conto che sa benissimo come combattere ogni giorno violenze, intimidazioni, pestaggi, uccisioni: «Le mafie sono un problema mondiale», dice Marcelo Freixo, poco più che quarantenne deputato dello Stato di Rio de Janeiro, da anni difensore dei poveri nelle favelas della metropoli brasiliana. Freixo, dal 2008 presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla diffusione delle «milicias» – i gruppi criminali paramilitari che controllano e spadroneggiano in vaste aree della città – vive sotto scorta. Nel maggio di quest’anno è stato scoperto un piano per assassinare lui e un suo collaboratore, per loro Amnesty International ha chiesto un’urgente azione internazionale.

Il suo viaggio nei parlamenti europei (Spagna, Germania, Francia, Olanda) e per la prima volta in Italia, dove pochi giorni fa ha parlato alla commissione Esteri della Camera (a Torino è ospite di Cinemambiente) è dunque l’occasione per una forte denuncia, ma anche un modo per alleggerire almeno per qualche ora l’enorme tensione provocata dai risultati della sua inchiesta: Continua a leggere

Bear watching

OrsoMarsicano

Non è propriamente un vis à vis con Yoghi – l’orso marsicano è più piccolo di quelli americani, il grizzly e l’orso bruno, e grazie a dio è di gran lunga meno pericoloso – ma insomma, vista la frequenza con cui avvengono gli avvistamenti e l’estasi stampata sul viso di chi scende dopo aver vissuto l’esperienza, si può ben parlare del Parco nazionale d’Abruzzo come della nuova Yellowstone italiana.
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Ellroy e l’arte di vendersi (i libri)

Lettera ai librai: “Ecco il mio capolavoro”

Ho scoperto sul periodico Bookshop – con colpevole ritardo – che James Ellroy ha scritto ai librai:
“Cari librai, ecco in tutta la sua magnificenza il mio nuovo romanzo, in cui si parla di uomini offesi, Blood’s A Rover Rover. La casa editrice Knopf lancerà questo libro bomba il 22 settembre. Fino a quella data avete il compito di creare un’ attesa presentandolo come un libro profondo e coinvolgente. Poi inizierete a propinarlo ai lettori, e allora io arriverò nelle vostre librerie e farò impazzire legioni di fan; verrà un sacco di gente e comprerà il mio e altri libri e, nonostante il periodo di magra, faremo tutti una barca di soldi. Chiaro, no? (…) Leggete il libro. Apprezzatene la grandezza. Cercatemi su Facebook e fatemi sapere cosa ne pensate. Vostro, James Ellroy”.

E noi, cosa ne pensiamo? Continua a leggere

Volgarità o schiettezza? Le parole per dire “quel coso lì”

Termini e avventure piccanti nei fabliaux medievali

Un nuovo libro di Alessandro Barbero mi riporta a un’antica passione, il Medioevo. Un Medioevo, come ha scritto egli stesso nella graditissima dedica (abbiamo studiato insieme all’università, mi è stato amichevole e si può immaginare quanto prezioso consulente mentre scrivevo “La via dei lupi”) “che il signore di Bardonecchia avrebbe riconosciuto benissimo”: è quello dei fabliaux, poemetti francesi duecenteschi quanto mai ricchi di termini, metafore e situazioni esplicite, recitati per il sollazzo della gente e chissà, forse anche delle corti.
Nel libro (del quale trascrivo con acconcio, debito e finto imbarazzo il titolo: “La voglia dei cazzi e altri fabliaux medievali”, Edizioni Mercurio) lo studioso e scrittore ha tradotto – impresa non da poco – una ventina di racconti, sottolineando il tema importante e controverso dei tabù linguistici: dobbiamo chiamare col loro nome – come avviene nei fabliaux – gli organi genitali maschili e femminili e alcune altre cose “imbarazzanti” che ci circondano, o usare sinonimi eleganti, parafrasi e tutto l’armamentario delle convenzioni sociali? Continua a leggere

Lince

E’ l’animale fantasma delle nostre montagne, “lo spirito dagli occhi lucenti”, il gattopardo, il “lupo cerviero”: la lince, predatore ancora più solitario ed elusivo del lupo – conduce una vita individuale e non di branco, non si avvicina mai ai centri abitati, nemmeno quand’è in difficoltà – sarebbe tornata nelle nostre valli. E per uno di quei miracoli che a volte avvengono in natura (teatro anche di grandi tragedie, è bene non dimenticarlo) torna nelle stesse valli piemontesi che avevano segnato la sua scomparsa in Italia: sulle Alpi l’ultima lince era stata abbattuta nel 1909 a Valdieri. Qualcuno dice che la lince in Italia si è estinta in Val Roja, al di là del Tenda (in provincia di Cuneo) tra il 1918 e il 1920. Poco importa. Pare di vedere l’ultimo esemplare, ammazzato e appeso a qualche porta o esibito su qualche piazza per un vile divertimento. Ma allora non si sapeva quanto vale un animale così fiabesco. Su di lei era sceso per anni il sipario. Continua a leggere

Lucio Dalla: Bonetti era completamente scemo

Il cantautore è vivo e lotta insieme a noi

“Con Bonetti andai in Polonia a un Festival, ra un mio amico completamente scemo che sbagliava sempre strada”.
Pochi se ne sono accorti, ma presentando un libro Lucio Dalla ha gettato luce su uno dei retroscena più misteriosi e mitici della canzone italiana.
“Berlino ci son stato con Bonetti/ era un po’ triste molto grande”…
Ma chi diavolo era ‘sto Bonetti? Ora lo sappiamo. E molto di più: in Fiera abbiamo ascoltato il pensiero attuale del grande Lucio, autore di Disperato erotico stomp”.

L’unica cosa che non ha spiegato è perché non scrive più belle canzoni…
Si sarà stufato, francamente lo capiamo. Resta uno dei cantautori più geniali
della canzone italiana. Non lo scopro certo io.

Trieste, la Tav nel Nord-Est è una faccenda “carsica”

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Desta allarme – mi segnala l’amico-collega Paolo Rumiz – l’opera pubblica più ciclopica del dopoguerra nel Friuli-Venezia Giulia, un progetto di linea ad alta velocità finora è avvolto in un’inspiegabile segretezza. Gli studi per la Tav del Nord-Est sono stati portati avanti con una segretezza – dice Rumiz -che potremmo quasi definire “carsica”.
Dati sul tragitto della Tav, spiega il giornalista-scrittore su “Il Piccolo”, si trovano solo sul sito del piccolo Comune locale di Dolina, www.comune.san-dorligo-della-valle.ts.it.
Ma l’itinerario è sconcertante, pieno di gallerie inutili: “Anziché prendere diagonalmente quota sul Carso per raggiungere il nodo di Davaccia (“gate” per la direttrice Lubiana-Budapest), sprofonda in galleria parallelamente alla costa – Santa Croce, via del Pucino, Gretta, San Giovanni – e sfiora Trieste per poi risalire, avvitandosi attorno alla Val Rosandra, con un sistema di curve decisamente anomale per un percorso ad alta velocità. Continua a leggere

Una generazione di cuori in fuga dall’Italia

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Il 25 aprile dei giovani italiani a Barcellona

Chi lascia l’Italia, oggi, non è spinto soltanto da motivazioni economiche: molti giovani – giovani straordinari (ce ne sono, si vedono poco solo perché a loro interessa vivere, e vivere bene, non esibirsi davanti a una telecamera) – abbandonano soprattutto un clima psicologico e morale: un Paese che sentono perduto, o in via di perdizione quale la misura di tutto sono diventati i soldi, la furbizia, l’apparenza. Si lasciano alle spalle – almeno provano – una visione del mondo fascistoide, basata sul sopruso, sull’umiliazione della meritocrazia, sulla triste negazione del potere creativo della natura e delle persone.
Forse anche nel mondo sta andando così, ma non a tal punto, credo.
Ho l’impressione che in Italia l’idea cancerosa del puro, semplice e brutale profitto governi l’economia e le esistenze individuali più che in tantissimi altri paesi. Ho la sensazione che il popolo dei furbi, dell’egoismo e dell’ingiustizia abbia quasi cancellato la nostra gioia di vivere. Continua a leggere