Tempesta di sabbia

Minsk ha gli occhi stanchi.
Servono per lavorare, dice. Quando siamo dentro li tiene socchiusi.
Sembra sempre che dorma, e quando parla, il fatto che non ti guarda negli occhi induce a pensare stia recitando un mantra, a se stesso.
Minsk è un altro ammasso di cellule sotto questo sole, che graffia.
E’ dura da spalare la sabbia. La tempesta l’ha gettata come una glassa impazzita su tutto.
Dove sono nato io, racconta, mai vista una cosa cosi. La tempesta però, aggiunge, al tramonto è bellissima.
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Notturno

Notturno. Alle due di mattina sei sobrio abbastanza per ricordarti dove hai lasciato i calzini ?

E, inoltre, credi che ti siano di una qualche utilità per proteggerti dal freddo che incontrerai nel tragitto verso la cucina ? Cosi, carponi, tenti di trovarli sul comodino, o magari sul pavimento, forse coperti dai fogli del giornale che leggi prima di addormentarti. Una ricerca vana. Tu non sei del tutto sveglio, mentre non ti dici certo di essere ancora addormentato. Stai in quella sottilissima parentesi che ti colloca, tuo malgrado, fra le due condizioni. E non l’avverti, questo e’ certo, come una regione amica, anche se a tutta vista potrebbe sembrarti simpatica. Non hai le certezze.

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Ciao Federica

Federica Squarise

 

Sono profondamente rattristato.

Una formula di rito per esprimere, in queste circostanze, tutta l’amarezza che un fatto del genere è in grado di suscitare.

Dico meglio: sono proprio incazzato, ecco ! Non è giusto andarsene cosi.
Non è giusto, immagino lo strazio della famiglia, per tutto il tempo, e in particolare da oggi, poco prima di pranzo, appena i media hanno dato la notizia del ritrovamento di un corpo, in un parco poco distante dalla famosa discoteca, a poco fa, intorno alle 19 quando dal legale della famiglia, sembra esser stata confermata la notizia che il corpo trovato sia proprio quello della povera Federica. Continua a leggere

Gli architetti a convegno

Premessa. La categoria degli architetti è quella che più di tutte si trova, suo malgrado, al centro del mirino, per la presunzione di colpevolezza circa il dissesto del paesaggio, urbano e non, del belpaese.

In questi giorni si celebra il loro congresso mondiale in quel di Torino. Queste convention, garantiscono la possibilità di scambiare, contaminare, culture e prassi progettuali diverse proprio grazie alla diversità delle provenienza di molti dei convenuti. Su un punto, però, costoro sono tutti d’accordo: l’Italia sta messa maluccio.

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Il mistero dei piedi sulla spiaggia

anatomia del piede

Qualche giorno fa, la mia devastata attenzione è stata sollecitata da una di quelle notiziole che appaiono nelle brevi di cronaca, nelle pagine interne, di altisonanti quotidiani altrimenti alle prese con fatti e notizie di portata ben più rilevante (penso ad esempio all’opportunità o meno che Mr.DonaToni rimanga incollato alla panchina di CT della nazionale).

 

La notizia, nella sua interezza, per chi volesse, si può leggere qui.

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La poesia a Massenzio

La sera è decisamente invitante. Una di quelle che ti viene da chiederti “devo proprio restare a casa, con una luna cosi ?”.

Cosi, adocchiata nel programma prelevato nella serata precedente dedicata a Gibson e Lansdale, la grande teoria di poeti ospiti nella serata conclusiva del Festival delle letterature, puntuale come una cambiale svizzera, prendo S. e raggiungiamo Massenzio.

C’e’ tanta gente, ma riusciamo ugualmente a prendere due biglietti…la coda arriva fin quasi sui fori. Prendiamo posto. La cosa bella di Massenzio è che grazie ai maxi schermi, puoi prender posto dove vuoi, mantenendo una buona visuale di quanto avviene sul palco.
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Lansdale a Massenzio

La serata è calda. Intendo metereologicamente. La temperatura, anche sceso il sole, gigiona intorno ai 27-28°. La gente prende posto fra le sedie, disposte a semicerchio davanti al palco.Il palco è ricavato in una cornice unica. Chissà se l’architetto romano che ha disegnato Massenzio avesse previsto che diversi secoli dopo ciò che maestosamente resta della sua opera dovesse ospitare, nell’ambito di una manifestazione come il festival delle letterature, due fra gli autori fra i più lontani da tutto ciò che è storico (intendendo qui l’accezione più rigorosa del termine).Sale sul palco Gibson. Continua a leggere

La bellezza di un qualunque giorno di primavera

fenicotteri rosa

Hai voglia a dire che i gospel sono una roba buona solo
sotto Natale. Certo non è la stessa cosa che indossare,
per sfizio, un loden a giugno. Ma a me usare le cose fuori
dal loro contesto è sempre piaciuto.
Un loden è un loden è un loden, recitava qualche poesia.
E a me sentire le voci, intonate, e organizzate di neri che
si mettono d’accordo per incidere i loro canti, fa niente
se in una chiesa, in un garage o dentro un’ovattata sala
di registrazione, piace molto ! Continua a leggere

Contro i pacchi

Non storcano il naso i puristi. In un blog attento alla “linfa” che si muove dietro le cose, queste che seguono, sono note che rivendicano un diritto di cittadinanza, qui dentro almeno.
Sere fa. Probabilmente rimasta accesa per errore, dopo il tg1, mentre traffico per casa, un viso di una bella donna colpisce la mia attenzione. Un primo piano impietoso, di qualche lacrima che le solca il viso. Alzo il volume, del tutto catturato dalla scena. Una giaculatoria. Un pianto sommesso, un excursus, davanti ad una telecamera impietosa, dei guai e dei sogni che in maniera in districabile fanno la vita di noi tutti. “mio figlio…tanti progetti, a me non cambia la vita, però 500,000 euro si, potrebbero….90 ? beh si, anche quelli….” E giu’ lacrime….fino ad un liberatorio “accetto”. Continua a leggere

Dal Muro di Elinor Wylie

Donna, sii forte di fronte all’amore, arroccati e difenditi.
Distogliti dallo sguardo innocente e dalla lingua arrogante;
Sarai una moneta da quattro soldi per le borse che ti dilapidano.
Imprigiona i tuoi anni come faresti con una collana di smeraldi.

Imprigiona il tuo cuore come un gioiello; sii crudele e astuta;
Donna, sii forte di fronte all’amore, sii di ferro, di pietra;
Mai e poi mai e poi mai e poi mai
Versa una lacrima per le lacrime di un amante.

Copri gli artigli della tua bramosia con un guanto di velluto;
Prendi dal buono se puoi dall’ignobile se devi;
Prendi dall’orgoglioso e solitario, e dall’amante codardo;
Offri le tue mani per la pietà; acconsenti al piacere.

Da Last Poems of Elinor Wylie traduzione di Roberto Sidoli
Trovata su un PANTA dedicato all’amore del dicembre 1998

Here comes the sun

un uomo (e il suo cane) alla finestra

Torno a casa tardi, accendo la tele, stravaccandomi sulla poltrona.
Tolgo le scarpe e le lancio verso la porta del bagno, mancandola.
La tv è rimasta sintonizzata su un canale sfigato che devo aver trovato, nottetempo, per cercare di irretire l’insonnia.
C’è un tizio in camicia bianca, coi capelli anch’essi bianchi, che gesticola e cammina, ad ampie falcate, nello studio televisivo.
L’audio è pressochè inesistente, cosi mi perdo a guardare la sua mimica.
Non ho la minima idea di chi sia e cosa stia dicendo ma ha tutta l’aria di dirlo con cognizione di causa. Non ci giurerei, ma sembra, anche, leggermente incazzato.
Gesticola, e dopo un po’ ci casco come un serpente a sonagli davanti al suonatore di flauto.

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Tutta mia la città.

E’ tempo di revival. O di cover. Qualcuno potrebbe malignare che è un segno dei tempi, che l’inventiva sta a zero, che “non ci sono più le canzoni di una volta…”.Da qualche giorno, sulle radio nazionali (e loro addentellato, MTV) impazza una versione riveduta e corretta del famoso hit dell’Equipe84. Chi non li ricorda ? Tracciarono un solco, con il loro sound accattivante, con la portata innovativa dei loro testi, con la capacità di saper interpretare, in chiave italiana, la musica che arrivava dal regno unito e dagli states, in quella manciata di anni a cavallo del 68. Ho conosciuto una volta, in un bar non ricordo neanche più dove, presentato da un amico, Maurizio Vandelli . Se non avesse avuta la voce che ha, avrebbe avuto un futuro nel mondo del basket, altissimo. Come alto è il livello dei suoi testi (ricordo, a braccio, Applausi e l’ancora più bella Angelo Blu, (versione italiana di Can’t Maggie go, di non ricordo più quale gruppo straniero). Tutta mia la città, tuttavia, per il suo testo, per la semplicità delle parole, che sembrano magicamente disporsi in un ordine felice, autorizza ad una lettura semiseria che qui propongo. Continua a leggere

Rette

Bisceglie è un’ottima meta. Fantàstico di raggiungerla ed eleggervi il mio nuovo domicilio. Il tribunale ha sancito il mio fallimento l’altro ieri. Mi sento, in modo incommensurabile, felice. A modo mio.
Carla se ne farà una ragione. Basta spese faraoniche al supermarket dell’Ipermercato, giusto fuoriporta. Riscopriremo l’orto. E basta anche le code sulla tangenziale mentre alla radio Shakira ci ammannisce le palle, coi suoi fiati latini e la sua voce stentorea e malinconica, insieme. Baratteremo il pozzetto dei surgelati con un motofalciatore, usato. Cosi come la Suv, e la domestica rumena, che alla fine, potrà dedicarsi ad una famiglia più felice. Continua a leggere

La responsabilità di chi scrive

Stando all’ennesima classifica dei libri più venduti nel 2007 (pubblicata ieri su La Stampa),
Gomorra, di Roberto Saviano si è piazzato al quarto posto, subito dopo La Casta (1), e i due best sellers di Kaled Hosseini, Il venditore di aquiloni e Mille splendidi soli, (2 e 3).
Lo stesso libro ha ottenuto il primo posto, ma qui mancano dati statistici importanti come la base di rilevamento, nel premio della rubrica Benjamin, innestata nel Tg1 di Riotta, come libro preferito dai telespettatori di questa rubrica (facendo anche ricorso all’interattività col web).

L’anno che è passato, si sono affannati tutti a riconoscerlo proprio, forse, a causa di questi testi (La casta, in primis, e subito a ruota Gomorra) ha conosciuto l’avvento dell’antipolitica. Anche Grillo ci ha messo del suo, e la stampa tutta ha coniato questo nuovo neologismo,
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Contro i writers

Mi avrebbe fatto piacere inserire a mo di esergo, qualche frase famosa, che so di qualche grande architetto, una di quelle frasi che quando le leggi ammantano di curiosità, e inducono il lettore a cibarsi tutto il post.one.

Ma non ce l’ho, in punta di memoria, e sono addirittura troppo pigro per andarmela a cercare a bella posta, su google come magari au qualche raro testo di architettura che pure nel marasma della mia libreria dovrei avere. Continua a leggere

Divagazioni sulla recente fiera del libro (più lib/e/ri) di Roma.

La giornata è quella del 7 dicembre. Piove. All’ingresso un nero alto due metri insiste per vendermi qualcosa. Declino, tenendo in mano un ombrello preso da Ikea. Poca gente, è circa l’una.
Arrivano altri amici. Andiamo a mangiare qualcosa nei locali attigui ad una piccola libreria mondadori, nei pressi, tanto per restare in tema. Continua a leggere

La presentazione

Sono qui. La saletta è pronta. Si trova giusto al disotto di una delle più antiche librerie in città.
Per accedervi, si devono scendere delle scalette, buie. La mia, personale discesa all’inferno.
Stasera darò in pasto il mio lavoro. I miei risvegli all’alba, alla luce fioca dell’inverno, le notti, di ritorno dal lavoro, chino sul pc portatile, la luce bassa del salotto, nella mia grande casa vuota.

Verranno in molti, mi ha rassicurato Marzia, una press-agent che la casa editrice ha eletto mio angelo custode, almeno per tutta la durata del tour. Dopo di che, ciao Marzia, tu e le tue unghie curatissime, e quel difetto palatale, che ti fa sembrare, di più al telefono, la nonna di quella che legge il bollettino per i naviganti alla radio. Si, ciao Marzia, le dico non appena nella sala, ancora vuota, mi sorride mentre è assorta sulle sue carte, gelosamente custodite in una valigetta Louis Vuitton, che le sarà costata un occhio, a quanto ho sentito remunerano il suo lavoro.
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Lettera aperta a Raymond Carver

Raymond CarverGentile Sig. Raimond Carver,

Le scrivo queste righe per dovere di attribuzione, dico meglio: per lamentarmi con Lei, in quanto autore, ai miei occhi, di una incresciosa situazione nella quale attualmente mi dibatto.
Vengo subito al punto. Sto parlando di Meccanica popolare, lo ricordera’ di certo, e’ un Suo racconto. Tutto, secondo me, e’ iniziato da lì. Ho cominciato questo racconto seduto sulle poltrone di mezzo di un DC9 dell’Olimpic Airlines, in volo da Kos ad Atene, per poi proseguirlo da Atene a Roma. Le parlo della seconda meta’ d’agosto del 1998. Per tutto il viaggio ho avuto, a mo’ di sezione ritmica adeguata, i calci di mia figlia, seduta nel posto giusto dietro al mio. Cio’ non ostante, ho comunque letto la Sua storia, con bramosia, compenetrandomi proprio, nella situazione che lei ha descritta. Continua a leggere