I pesci e i migranti liberi

I pesci sono migranti liberi, e non hanno nessun ingresso sbarrato. E fanno il pallone, e si inseguono come fossero i fiati dell’organetto, e si addormentano felici.

Io ho spesso avvicinato il mio palmo alle loro bocche, per cercare di raccoglierne l’eredità quando avevo paura del naufragio e di poter rimanere perduto come un oggetto. E mi giravano intorno, senza spostare polvere: come in guerra, sulla terra, mio Dio.

Sott’acqua il mare sembra sicuro, non è arricciato e non sente l’assalto dei motori; senza il contatto con le dita umane resta puro in ogni lato, come la fede o come dovrebbe l’amore fra i popoli. Continua a leggere

Il sentiero del diavolo

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Ana schiacciava con i piedi i formicai, e i raggi di sole, e quella rugiada che sull’erba pareva spuma. Saltava come una rana cieca a cosce aperte: aveva le gambette come due spine.

Suo zio, era stato il montone rosso che non l’aveva fatta andare avanti: l’aveva spezzata e poi le aveva mangiato il petto.

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