POETAS – Racconto a puntate di un viaggio poetico – V

di Alessandro Seri

C’è una pausa da sfruttare per far cadere sul pavimento un po’ di poesia ma non faccio in tempo ad alzarmi che Irene Ramahlo Santos arriva diretta verso di me dicendomi che quest’anno a Poetas la poesia italiana è stata molto amata. Continua a leggere

Poetas. Racconto a puntate di un viaggio poetico – III

di Alessandro Seri

La Sala Grande Dos Actos me la ricordo di un rosso mattone ampia più d’una navata e decorata da terrazzini rivolti verso l’interno, e mentre ci si siede un po’ alla volta i cinque poeti si avvicinano al gran tavolo e alle sedie loro destinate come se fossero indifferenti all’accadere ma siamo coscienti tutti che c’è clima elettrico e pulsante ed i miei occhi carezzano i passi di Cristina che portano zig zag verso la sua lettura.

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POETAS. Racconto a puntate di un viaggio poetico – II

di Alessandro Seri

Svegliarsi in un letto largo quanto la mia stanza da bambino, in una stanza grande quanto il mio appartamento attuale e per di più a Coimbra in Portogallo mette addosso una strana inquietudine da scherzo del destino. Ancora sul letto della sera prima ci sta la sacca con tutto il materiale che il Centro di Studi Anglo-Americani della Facoltà di Lettere dell’Università di Coimbra ci ha fornito: pagine di spiegazioni varie su dove mangiare e come muoversi, il programma di tutta la manifestazione, la cartina della città, un’antologia con i testi di tutti e quaranta i poeti, un piattino di ceramica decorato a mano e una bambolina tipica del luogo che somiglia tanto a un pupazzo voodoo. Continua a leggere

Walter Angelici

Gli Emigranti hanno una fissità che incede. Tutto è immobile eppure tutto si muove. Il figlio incastonato al ventre della madre, appendice bluastra e compimento. Il gallo, portato in braccio come un povero vessillo, che grida dalla cresta fiammeggiante tra i volti prosciugati di silenzio.
Il colore di Angelici ferisce. Nell’aureola solare in cui la Martire annega e dissolve una corporeità già quasi trasfigurata, nelle nervature melanconiche e spente di un Gelsomoro che ha l’eminenza fiera e stanca del sopravvissuto. Continua a leggere

POETAS. Racconto a puntate di un viaggio poetico – I

di Alessandro Seri

Coimbra è città poco prima del finis terrae ed ha conformità adatta per diventare storia, tanto che è stata già per cento e passa anni capitale del Portogallo e di storia addosso ne porta tanta. Su questa collina di edifici bianchi posati a scendere fino alle rive del Mondego sono arrivati, come in una specie di adunanza, quaranta poeti da tutto il mondo.

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Amanuense, di Massimo Sannelli

Già altrove dissi che davanti alla scrittura di Massimo a me pare di trovarmi di fronte a un Libro d’Ore, da sfogliare in ascolto e in riverenza. La suggestione dell’immagine, che mi convince ancora, e di più ad ogni lettura, mi sorse dall’analogia per me naturalissima tra la sua poesia – e la poesia che nella sua prosa si trasfonde – e l’evoluzione storico-artistica degli antichi libri di preghiere medievali. Continua a leggere

Sesto Sebastian

Sesto Sebastian è pensato e scritto come un dinamico tableau vivant. E come un tableau vivant va letto, inscenato e interpretato. E’ una pantomima all’apparenza immobile, una serie di semoventi, acidi still frames che ricordano quelli incastonati da Pasolini ne La Ricotta, dove il colore sparato di fedeli repliche delle Deposizioni del Pontormo e del Rosso Fiorentino interrompe l’asciutto di un bianco e nero intenso e dilagante. Continua a leggere

Eriberto Guidi. Il canto delle cose

Ogni viaggio è un racconto. Nel momento stesso in cui è compiuto, tra le vie familiari della propria città, o in qualunque eletto altrove. Si raccontano da sé, i visi affacciati alle finestre, i passanti incrociati di fretta, gli oggetti disseminati di quotidiano, i paesaggi ammirati, i luoghi di sosta prescelti con la casualità accorta delle anime pellegrine.

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Il bronzo ha un buon odore

La poesia del Giobbe è tutta in quelle vene rigonfie sulla pelle di bronzo sottile e invecchiata. Prima ancora che nel capo chino, nel corpo piegato alla volontà del Dio padrone. E’ un servo fiero che a ogni osservatore rinnova lo spettacolo della sua prostrazione: pare che si sia inginocchiato sulla pietra solo un istante fa, intorno al corpo senti ancora l’aria appena mossa, tagliata dalle braccia come da stanchi caparbi fendenti. Continua a leggere

Il canto dei campi

Il canto dei campi è l’ultimo progetto editoriale curato dall’Associazione per la Poesia Il Ponte del Sale di Rovigo.

Un intento ambizioso, quello di riportare ad ennesima vita le Georgiche di Virgilio, qui riproposte nel loro Libro Primo grazie all’illuminata traduzione di Gianfranco Maretti Tregiardini, sensibile nel traslare l’armonia della composizione originale, tra-ducendo con perizia e dedizione uniche, senza mai tradire il testo a fronte, anzi rinverdendolo di nuova, moltiplicata poesia ad ogni verso. Un’opera preziosa nel contenuto come nella veste grafica, che ne racchiude le gemme come in uno scrigno da riaprire e da sfogliare. 

Il canto dei campi

Georgiche Libro Primo

di Publio Virgilio Marone

 nella traduzione di Gianfranco Maretti Tregiardini

collana Gli alberi capovolti

Il Ponte del Sale, Rovigo, 2006

www.ilpontedelsale.it

Raccontare a Kublai

“Non è detto che Kublai creda a tutto quel che dice Marco Polo quando gli descrive le città visitate nelle sue ambascerie, ma certo l’imperatore dei tartari continua ad ascoltare il giovane veneziano con più curiosità e attenzione che ogni altro suo messo o esploratore.” Continua a leggere

Scorie contemporanee

Scorie contemporanee – Antologia dei poeti de La Gru

testi poetici di Daniele De Angelis, Loris Ferri, Simone Lago, Emiliano Michelini, Davide Nota, Stefano Sanchini e Matteo Zattoni; con una lettera prefatoria di Flavio Santi e un saggio introduttivo di Gianluca Pulsoni.

Scorie contemporanee è il secondo e-book de La Gru, con cui si chiudono definitivamente le attività del quadrimestrale di poesia e realtà fondato ad Ascoli Piceno nel 2005.
Antologia di linea, forse, in quanto pur nella pluralità di modi e toni registra una nuova direzione, già data, già avviata, all’interno del panorama della poesia contemporanea.
Ma anche testimonianza storiografica di quel che ha potuto produrre, a livello di testi, un’esperienza autogestita e periferica quale è stata quella del gruppo raccoltosi per oltre un anno attorno alla rivista La Gru.

E-book scaricabile gratuitamente dal blog Carta Sporca di Davide Nota

http://davidenota.splinder.com/

Erri De Luca, “L’ultimo viaggio di Sindbad”

Parla scarno, Sindbad. Traghetta clandestini stipati sotto coperta. Le donne a bordo lo infastidiscono, e i morti li butta a mare. Viaggia ai giorni nostri, sotto satelliti che sono stelle cattive la cui luce è da evitare. Ma porta il nome del marinaio fantastico de Le mille e una notte. Non ha l’aria romantica di un capitano decaduto, che so uno che magari guidava navi di lusso e che per qualche mala ventura s’è trovato a trasportare disperati suo malgrado. Continua a leggere

Quindicizeroottozeroquattro. Fotografie di Luca Vannulli

Le ferie d’agosto. A tutti è capitato. Code interminabili in macchina, il sudore tra le cosce e sul volante, il segno rosso degli occhiali da sole sul naso, Onda Verde alla radio, la bottiglia d’acqua minerale a portata di mano.
Un viaggio agostano in autostrada, la distanza d’asfalto a tratti liquefatto che divide e insieme unisce due luoghi, due traguardi agognati di casello. A tutti è capitato. La sosta è obbligata, c’è poco da fare. Autogrill finto rifugio di montagna, o anonima stazione di servizio, la fermata è inevitabile. Continua a leggere

Piccole apocalissi quotidiane. Sulla poesia di Luigi Socci

Il mondo visto dallo spioncino. E’ un gioco di specchi convessi, di lenti deformanti. Un universo livido e grottesco. Ridicolo e inquietante. Un mondo guardato da un oblò senza oceano né mare, ma affacciato sulla tromba delle scale di un condominio qualsiasi, in una città qualsiasi. Un’umanità che vista da questa “lente rimpicciolente”  – un po’ come le maschere che James Ensor dipingeva tra i passanti per le strade di Bruxelles – appare caricaturale, storpia, istintivamente infida. Appare, quindi è. Continua a leggere

Filologia di una morte. Su “Philologia Pauli” di Massimo Sannelli

La morte di Pasolini è un lascito fragoroso, ancora a distanza di decenni, un’eredità pesante e gravida, un avvenimento che tuttora scuote intellettuali, storici, giornalisti, e divide quell’informe invenzione mediatica che s’usa definire opinione pubblica. Un Pasticciaccio brutto, un crimine maturato nei bassi fondi di borgata e nella depravazione – secondo la versione ufficiale tramandataci dai tg in bianco e nero e dalle colonne ormai ingiallite dei giornali dell’epoca.

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