DEMI MONDE, di SILVIA RIGHI


DEMI-MONDE è la nuova raccolta poetica, assai interessante ed originale, di Silvia Righi, uscita da qualche mese (con l’attenta e coinvolgente prefazione di Tommaso Di Dio), per i tipi della NEM editrice di VARESE , storica editrice, filiazione e continuazione dell’esperienza della Nuova Editrice Magenta, grazie al poeta/editore Dino Azzalin (una casa editrice  locale di quelle che contribuiscono a una letteratura di qualità e prestigio, con un catalogo ricchissimo di nomi e autorevolezza, da Morselli, Raboni, Zanzotto, Sanesi ai più giovani Pugno, Mozzi, Scotto, Di Maro, Adernò).

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TONINO CAFEO – Inediti

Leggendo

Le parole restano per anni
nascoste, avviluppate
nella carta ingiallita
e poi vivono per noi, a lenire gli affanni
dopo ogni risalita

Le parole hanno odore
di carta inumidita
e viva, sanno di ciò che muore
dicono
che in silenzio avanza
e morde il disamore.
(20 novembre 07)

Sole obliquo

E venne il tempo della luce radente
che filtra dai vetri opachi
e batte i muri ciechi
Mentre il fumo avvolge terrazze secche e appanna sguardi
E teste vuote di pensiero assente
Mentre gocce umide di sale volano dal mare lucente
e vorticano atomi in volo
E al suolo resti
meditando il niente.
(Messina, zona falcata, giugno 2017)

Non sarà tempesta neanche stavolta
Anche se i gabbiani volano bassi
A stormi a pelo d’acqua lucente
Ma stanca e stravolta
L’umido copre la vista
E la lista delle cose da fare si allunga
Con la pena quotidiana del vederti fatta di nebbia
Ci incontriamo ogni giorno a un incrocio ricco di volti e di suoni
La tua voce si perde ma gli occhi perforano il grigio
Ti aspetto domani, alla solita ora, forse col sole.
(23 aprile 2019)

La strada per Palermo

La strada per Palermo è una linea retta con il blu sullo sfondo e macchie bianche e macchie verdi e campi
quadrati di ortaggi e case a scacchiera vuote e senza gente, finite le ferie marine.
La strada per Palermo Continua a leggere

ALESSANDRA CORBETTA – tre inediti

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ANNI DOPO

Ridere sarebbe come stare a galla
e un silenzio inseparabile, vietare
di scambiarsi le posate nei giorni di festa.
Sul fondo del bicchiere ritrovare
ciò che prescrive il bugiardino,
non con minore sorpresa. Ridere
al treno che parte con lo zaino in spalla
sottrarsi alla trama del pieno/vuoto:
di solito è 16 o 4 o viola il gioco.

Qualche caramella restata nella tasca
segna l’ora, riporta fino a casa.

BACÀ

Un libro giallo in mano per schivare lo sguardo
di chi ha provato a incrociarti
tra treno e banchina perché leggere – pensi –
è fare stare tutto in una riga, evitare
gli strappi di chi piange. Dritto e distratto
neghi la paura di un saluto perché – vuoi convincermi –
scrivere è la briciola del non aver vissuto.

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Appartamento con paesaggio interno (inediti della peste)


Nella foto: il centro abitato di Casalvecchio Siculo (ME), nella Valle dell’Agrò.

__________

Continua a disporre la notte
Di corpi inenarrati, tronchi,
Con la fine, nel sonno, d’una peste,
Pioggia che cala festante alle finestre.
(21 marzo 2020)

Si pensano si covano dipingono i quadri
Troppo estesi della lancinazione,
Corpi immortali di memoria muoiono nei ladri
Massacri del mondo, fuor di ragione.
(21 marzo 2020)

Mi son detto che in fondo vivo dentro
Un appartamento con paesaggio interno,
Mi ci affaccio, con mio padre al centro
Le case le chiese lo Stretto. Ci assaggio l’eterno.
(22 marzo 2020)

Tra freddo e caldo, giorno e notte
All’intrasalto ci accade tutto, Continua a leggere

SERGIO ROTINO – Tre testi


SERGIO ROTINO – ritratto fotografico di Alessandra Botticella (Milano)

Pubblichiamo (in formato fotografico per rispettarne la versificazione) tre testi poetici inediti di Sergio Rotino.
Queste poesie sono state premiate a dicembre 2019 alla XXII edizione del Premio Poesia di Strada – Licenze Poetiche – Città di Pollenza (MC).

***
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lettera

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Vorrei scrivere una lettera a mio padre
dal nucleo non oscuro dell’insonnia,
non troppo oscuro, mi correggo, ché s’affaccia
la memoria delle nostre albe alla volta di Briga,
a malapena pensata intravista respirata
lungo il sentiero che scende alla Badìa.
Una lettera che non spedisco se non a ignota,
amata, amara destinazione, oppure solamente
a una presenza che i luoghi, ovunque, pronunciano.
Una lettera che diviene il telegramma del suo motto
improvviso di saggezza e rabbia, di ironia
e amorosa, severa benevolenza verso le sorti
di ciascuno e tutti. O la cartolina non spedita
della luce che al mattino promette quiete
e a sera abbraccia e scalza. Una lettera
pensata al nord, in una piazza.

(misure, attestazioni)

Dover annullare le misure
tutte del tempo, minuti secondi
mesi secoli anni ore settimane,
null’altro rimane
che il nudo tempo primordiale
eterno, senza ritorno,
pesante e insistente macigno
presente, il buio
e il chiarore, il giorno col sole
e la notte, con la luna
o nessuna luce, solo
l’alba del giorno che viene, la sera
la notte e il giorno
seguente.
(15 novembre 2019)

Camminando tra i volti dei tanti,
mio padre, Lillo, il giovane
Massimiliano, nonni, zii,
ciascun compaesano che sorride
o che motteggia, mi rassicura
nel senso del coraggio. Così
la voce corposa e corale
dei morti, una voce
tutta soleggiata, non la immagino,
la certifico, il paesaggio
me la attesta, giuro,
da Ciappazzi alla Montagna, al mare,
alle Calabrie del Continente oscuro.
(24 novembre 2019)

anacoreta (inedite)

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Esplodono i fuochi, Anacoreta,
Tacciono i canti della tua Novena,
Questa mappata di case si fa meta
Di fiera fine d’estate,
Ancora stagione piena.
*
Questo andare e tornare
Per terre e per mare,
Non contavamo treni navi
Strade aeroplani,
Contavamo un pezzo di paesaggio
A nostra salvezza
Uno schizzo di onda
Nella storia che affonda.
Del resto, non contavamo un cazzo.
*
Dopo il sentiero
In vista della cima,
Si arriva senza fiato
Alla curvatura del vero
Alla necessità del creato
Alla vacuità del fato
Alla nera sostanza dello scantato.
*
A poco a poco, a breve raggio non si vede
Che il giorno o il ginocchio che cede,
La luce che taglia, il colore che stinge,
La maglia che, a ogni lavaggio, restringe.
*
Siamo, stiamo a una prateria dello zero,
Alla, alle concerie dello zelo,
La solita febbre dal mare dalle colline,
Il pane caldo di troppe albe meridiane.
*
(Mandel’stam, Messina)
Il nome Ossip, inatteso, te lo riporti a spasso
alla Passeggiata a mare, alla Masotto,
a Ntinnammare col suo diaccio passo,
un’Armenia a casa, l’abisso-storia, poi, a dirotto…

 

PREMIO “POESIA DI STRADA”- LICENZE POETICHE

Pubblichiamo assai volentieri il bando del premio di poesia inedita “POESIA DI STRADA” (22^ edizione)
                                                Regolamento
Possono partecipare al Concorso autori italiani o stranieri ovunque residenti.

  • I testi devono essere in lingua italiana.
  • Ogni concorrente partecipa obbligatoriamente con 3 poesie inedite a tema libero, di propria produzione, ciascuna composta da non più di 30 versi.
  • Gli elaborati devono essere inviati in n.1 copia esclusivamente via email all’indirizzo di posta elettronica licenzepoetiche@gmail.com entro le ore 23.59 del 13 ottobre 2019 (compreso).
  • I testi dovranno essere inviati tassativamente all’interno di un unico file word allegato alla email contenente anche i propri dati personali riportanti: cognome, nome, indirizzo di residenza, data e luogo di nascita, recapito telefonico e indirizzo email. I dati personali verranno trattati secondo la legge 675/96 e per il solo scopo del Concorso. Titolare del trattamento è l’Associazione Culturale Licenze Poetiche.
  • I testi che non perverranno secondo le modalità sopra indicate non saranno ammessi a partecipare.
  • La partecipazione al concorso non prevede quota d’iscrizione.
  • Gli elaborati in concorso verranno presi in esame, in forma anonima, da una giuria che sceglierà 10 autori finalisti. Una poesia per ogni finalista (su indicazione dell’autore) verrà riprodotta su tela da 10 artisti e successivamente i quadri verranno esposti nell’ambito di manifestazioni culturali a cura dell’associazione Licenze Poetiche. I vincitori saranno proclamati esclusivamente in base alla valutazione di merito relativa ai testi.
  • I dieci autori finalisti verranno proclamati e premiati durante la serata finale del premio che si terrà sabato 7 dicembre 2019 alle ore 21,15 presso il teatro Giuseppe Verdi di Pollenza (MC). Sarà cura dell’organizzazione avvisare i poeti finalisti tramite telefono o e-mail.
  • Il primo autore classificato verrà premiato con euro 300, il secondo con euro 200, il terzo con euro 100. Tutti gli autori finalisti verranno premiati con pubblicazioni di pregio. I vincitori dovranno, pena decadenza, ritirare personalmente il premio durante la premiazione. Al primo classificato verrà inoltre pubblicato gratuitamente a cura della Seri Editore, nella collana “Le piume”, un volume contenente le tre poesie inviate più suoi testi inediti fino al raggiungimento di minimo 70 pagine, massimo 100 pagine.
  • Il giudizio della giuria è insindacabile. La partecipazione al concorso prevede l’accettazione dell’intero Regolamento e concede all’Associazione Culturale Licenze Poetiche la facoltà di utilizzare i testi per un’eventuale successiva pubblicazione.
  • Una giuria popolare, parallelamente alla giuria di qualità, voterà durante la serata di premiazione un poeta tra i 10 finalisti al quale verrà attribuito il premio della giuria popolare.
  •  

    Il Concorso è indetto dall’associazione culturale “Licenze Poetiche” via D. Rossi, 14 – 62100 Macerata

    In collaborazione con il Comune di Pollenza – piazza della Libertà, 16 – 62010 Pollenza

    In collaborazione con Seri Editore Macerata – http://www.serieditore.it

    L’elenco degli averi (inediti)

    *

    Ci si accinse a un’intima guerra,
    Ristretti al passo di un ballo empio,
    Ci si spinse a nessun mare a nessuna terra
    A disperanza di pace sullo scempio.

    Di quanto non sappiamo ci dirà
    Forse un infinito padre jonico,
    Ci dirà una madre d’amore senza pietà,
    Una carne un nulla un tempio laconico.

    Ci si limita alle sante
    Suppliche a un paesaggio,
    All’ingresso del tempio,
    Usciti dall’inverno,
    Alle anime-pietre, alle anime-piante
    Nel solito e abusato raggio,
    Al cerchio, all’invenzione dell’eterno.

    Da quello zero iniziale
    Di natura, di viventi e umani,
    Non il falso il vero
    Il bene il male,
    Ma il tratto sincero
    Del latrare dei cani.

    _

    Insomma, si ha una somma senza fine
    di luoghi della mente,  dei passi, dell’oblìo,  Continua a leggere

    FORMA E VITA IN SICILIA (di Leonardo Sciascia)

    [ dal n. 5/1960 della rivista letteraria “Le ragioni narrative”, periodico letterario pubblicato a Napoli dall’editore R. Pironti e Figli in via Mezzocannone 75, tra i cui redattori troviamo i nomi di Domenico Rea, Mario Pomilio, Michele Prisco (direttore responsabile), Luigi Compagnone, Gian Franco Venè, Lugi Incoronato, ed al quale collaboravano, fra gli altri, Giovan Battista Angioletti, Bruno Maier, Francesco Flora, Leone Pacini Savoj, Carlo Salinari, Leonardo Sciascia, Giovanni Titta Rosa, Diego Valeri ] – E.D.L.

    (in una foto di Giuseppe Leone,  Leonardo Sciascia tra Vincenzo Consolo, a sinistra, e Gesualdo Bufalino, a destra

    ***

    « Preme di più intendere e valutare la realtà siciliana che cercare ‘cause’ e antecedenti che, nel migliore dei casi, non conterebbero a paragone delle azioni e delle opere che, univocamente, denominiamo siciliane perché così le vediamo e le sentiamo. Tale realtà appare dal momento in cui gli abitanti dell’isola di Sicilia si comportano come siciliani ossia rivelano in fatti di durevole significato le loro preferenze e capacità… ».
    Abbiamo adattato alla Sicilia questa essenziale proposizione da cui Américo Castro muove il suo vasto ricchissimo e suggestivo studio su La realidad historica de Espana (ed. italiana: La Spagna nella sua realtà storica, Firenze, Sansoni, 1956). E frequentemente faremo riferimento a cose spagnole per una essenziale e fondamentale considerazione: che se la Spagna è, come qualcuno ha detto, più che una nazione un modo di essere, è un modo di essere anche la Sicilia; e il più vicino che si possa immaginare al modo di essere spagnolo.
    Indubbiamente gli abitanti dell’isola di Sicilia cominciano a comportarsi da siciliani dopo la conquista araba (come d’altra parte gli abitanti della Spagna): in un tipo di vita che Castro direbbe narrabile; non ancora, cioè, storicizzabile e non più descrivibile soltanto. Com’è, o dovrebbe essere, noto, Américo Castro assume e divide il passato umano in tre diversi stadi di realtà che corrispondono a tre diverse categorie espressive : 1) una vita che si svolge dentro un mero spazio vitale, che è soltanto spazio vitale; e chiama questo tipo di vita descrivibile (per noi, quello della Sicilia prima degli arabi); 2) una vita di tipo narrabile, fatta di aspetti suggestivi e interessanti, di eventi degni di essere narrati ma che appartengono alla «eventografia » piuttosto che alla storiografia (che per la Sicilia sarebbe il lungo periodo che va dalla dominazione araba alla formazione del Regno d’Italia): 3) una vita di tipo propriamente storico, che irradia virtù creative, che è costruzione originale, compiuta forma di realtà umana (per noi, la Sicilia del 1860 ad oggi). A questo terzo stadio di vita, a questa vita di tipo storicizzabile, la Sicilia si appartiene con « virtù creative » incerte e disarticolate, anche se originali, per quanto riguarda la vera e propria azione storica, gli avvenimenti civili (che, svolgendosi dentro uno Stato a carattere unitario, e poi totalitario, si possono paragonare, per originalità e portata, a quelli della regione basca dentro lo Stato spagnolo); ma con « virtù creative » sicure originalissime univocamente definibili come siciliane, per quanto riguarda le opere letterarie: opere che esprimono una vita « storica ». una particolare e compiuta forma di realtà umana.
    Gli avvenimenti civili che la Sicilia esprime nel periodo che va dall’unità d’Italia ad oggi sono il movimento dei Fasci dei Lavoratori e il movimento indipendentista-autonomista: movimenti che si iscrivono in una precisa continuità storica; continuità che bisogna vedere nelle istanze del popolo più che nelle dichiarazioni dei cacicchi (e del cacicchismo avremo modo di parlare più avanti). Continua a leggere

    “E il sonno non ha buio”, i versi di Maria Rosaria Valentini

    di Enrico De Lea

    Con l’attenta e partecipe prefazione di Nadia Terranova, la nuova silloge poetica di Maria Rosaria Valentini, “E il sonno non ha buio” (Giulio Perrone editore, ROMA, 2019), rappresenta lo snodo lirico di una già assai nutrita presenza letteraria dell’autrice, che, tra l’Italia (con gli editori Sellerio e Keller) e la Svizzera (Capelli ed.), dove vive, ha al suo attivo una produzione narrativa di sicuro rilievo.  Nell’ambito della scrittura in versi, dell’espressione canonicamente poetica, per la natura del genere lirico, sussiste in radice il rischio di una scrittura e di un contenuto che esprima un “io” lirico, in quanto disilluso, pacificato e consolatorio. Da tale rischio è assolutamente esente la poesia della Valentini, che, sin dal titolo (“E il sonno non ha buio”, tratto da uno dei testi conclusivi) esprime un non pacificato e radicale oratorio della luce e delle sue dimore, in luoghi, esseri, voci, memorie, momenti che all’autrice si offrono come occasione per avvicinarsi al tempo, in qualche modo tentare di stanare il suo mistero, come scrive la stessa nella sua nota introduttiva. Un libro, come scrive Nadia Terranova nella chiusa della prefazione, del quale “il sentimento più prepotente che rimane è quello del desiderio” e nel quale “si respira la vita, si respira una bellezza sottile e persistente, pungolata dal dolore che è crescita, mancanza, abbandono, ma non è mai distruttivo “, in cui si esprime come “abbiamo intorno a noi, sempre più di quello che perdiamo”.   I testi della raccolta, organizzati in sezioni, ciascuna caratterizzata da un titolo-tema (Case, Stami, Desideri, Attese, Memorie, Timori, Notti, Voci) sono, per il lettore, una spiazzante sorpresa, com’è nella migliore poesia, nei quesiti e negli esiti, sempre provvisori ed inconclusi, che pongono.
    Continua a leggere

    Maria Grazia Insinga, TIRRENIDE

    mGi

    [Maria Grazia Insinga, in una foto di Monica Lanza]

    ***

                                                             iancura

    il cannibalismo armonia del tutto
    nessuna deviazione e solitudine siamo
    in tanti non diviso non mediato rituale
    eppure una linea formale disegna decodifica
    il mondo lo riduce senza riduzione e la linea
    dell’orizzonte e delle montagne e del cielo
    sono la stessa linea totalmente inventata

    *

    una realtà altra non riducibile a
    un’altra realtà guasterebbe l’offerta
    la divisione non esiste e da dove
    questo sovrappiù? il sovrappiù
    di armonici sarà allora oggetto
    di cannibalismo un altro uno ancora
    un nulla che intero ingoia l’intero

    *

    qui non c’è niente che riporta il dire ma
    l’essere qui l’essere non è segmentato e
    frantumato ma ingoiato e questo è
    un atto di cannibalismo Continua a leggere

    Uscire presto

    anto

    (Antonello da Messina, part., Museo di Bucarest- Sibiu)

    *

    Uscire presto a Messina per i Santi,
    Piove, non è bello, si arriva a Muricello,
    Da sempre, e non è triste, coi Morti davanti,
    Là vicino c’era Mollica, e Pirandello.
    (1 novembre 2018)

    Si cunzava,  vivi e morituri, la sera dei Santi,
    Una cena tardiva ai morti di famiglia,
    Quelli che ci guardavano festanti
    O seri, dai muri, da un tempo che ci somiglia.
    (3 novembre 2018)

    Tasta la fronte ed è un dio di febbre,
    E un dio, o Dio, si lancia
    Nella tromba delle scale, a capofitto,
    Un Dio mortale, che fugge e lascia
    Il mondo al suo male di essere tale,
    Vivo e corroso, un Dio
    Amoroso, sconfitto.
    (8 novembre 2018)

    Estive/2

    domingo
    (foto di Domingo Crisafulli)

    *

    Meravigliarsi sempre, o ancora,
    Dell’esistenza del mondo,
    Dopo il temporale
    Estivo che scava
    E scarruggia, nel fondo.
    I lampi, riflessi, ed i tuoni
    Riportano a terra, buoni
    Buoni.

    (20 agosto 2018)
    *

    A memoria
    Capisco ora l’ansia del fine settimana,
    Di mio padre, fuggire dalla città, da Messina,
    Da un presagio di notte della Storia,
    Verso la collina il paese, lo Stretto alla lontana,
    Verso la luce la verità della domenica mattina.

    (23 agosto 2018)

    *

    Dai panorami degli alti cimiteri
    Si semina bellezza duratura,
    La coltivano i morti come ieri,
    Per occhi e mani, ai vivi, a trovatura.

    (26 agosto 2018)

    *

    Alle madri piace cumulare l’eterno
    Delle cose, stilo, paloggio o blusa verde,
    Fra tanto passato superano ogni inverno,
    All’eleganza del chiaro giorno,
    Alla vita che non si perde.

    (27 agosto 2018)

    *

    Restiamo, in certi
    Luoghi antichi, sorpresi
    Di non esser morti,
    Nella finzione del mondo d’esser vivi,
    E almeno fosse per raddrizzar due torti,
    O spesi a persuadere quegli altri,
    Gli scaltri, i più cattivi.

    (3 settembre 2018)

    *

    Continua a leggere

    I “Mostri di Sicilia” di Ambra Stancampiano

    Mostri di Sicilia (Amazon Editore) è il nuovo libro di Ambra Stancampiano, che sarà ufficialmente presentato Sabato 1 Settembre 2018 alle 16,00 al Castello di Milazzo, durante il Dragon Fest.
    Come scrive Ambra “Avete mai pensato che Polifemo potesse avere ragione ad arrabbiarsi con Ulisse?
    Sapevate che i folletti sono dei gran modaioli e che tengono in particolar modo al loro cappello?
    Vi siete mai imbattuti in un sugghiu e nel suo inconfondibile fetore?”

    Per conoscere questa e altre meraviglie sulle creature presenti nel piccolo bestiario siculo, splendidamente illustrato da Martina Garzia, Ambra vi aspetta il 1 Settembre alle 16,00 al Castello di Milazzo, nell’area Conferenze del Dragon Fest.

    Per l’occasione proponiamo un estratto di questo accattivante e affascinante libro [E.D.L.]

    ***

    Il più giovane dei ciclopi si chiamava Polifemo e ai tempi della strage di Febo Apollo era poco più che un neonato. Non ricordava nulla del padre, ma sapeva dai fratelli che stoltamente si era fidato degli dèi dell’Olimpo e degli umani, e da loro era stato tradito.
    A quei tempi i ciclopi vivevano isolati; a nessun uomo con un briciolo di senno sarebbe mai venuta la balzana idea di fare una passeggiata per le loro terre, e così i giganti con un occhio solo coltivavano in pace le uve etnee dal sapore aspro quanto l’astio che provavano per Zeus, pascevano le loro greggi di lana morbida e folta come neanche i capelli di Afrodite, la dèa della bellezza, e si nutrivano di formaggi squisiti, carni fibrose e saporite e vino pungente e difficile da bere tutto d’un fiato, scuro come la terra del vulcano dopo una colata di magma rovente.
    Polifemo si annoiava. Avrebbe voluto viaggiare
    Continua a leggere

    Estive

    L’avranno vista, la luna,
    gli sbandati dell’ultima guerra,
    attraversata l’intera terra
    a piedi, e qui con barche di fortuna;
    mio padre, i padri di tanti
    ora dimentichi delle morti davanti,
    gli occhi alla luce, al perfetto
    mutevole segno, la rema, lo Stretto…

    Penso talvolta a Pessoa,
    Che drammaticamente
    In più persone, forse
    Pirandellianamente,
    Se la gode, senza piatire,
    Del proprio lento morire.

    Economia ardita è questa guerra
    giornaliera, alla giornata, a vista –
    si raccolgono sassi lavici da terra,
    il luogo delle ginestre ancora dista.

    All’alba, prima dell’alba soprattutto
    È quel chiarore che trattiene il Sant’Elia,
    Ci cura per ogni gioia e lutto,
    E col passo lo sguardo s’avvia

    Dentro la cruna oscura, il paesaggio,
    La verità che si raggiunge e nega,
    Armacie pietre dove siede il coraggio
    All’intrasalto dell’aria meno cieca. Continua a leggere

    Prosa e pensiero della poesia, e della vita, di Anna Vasta

    L’ultimo libro di Anna Vasta, “La prova del bianco” (Le farfalle ed., 2015), densa raccolta di pensieri, aforismi, poemes-en-prose, nel mare magnum della poesia e della letteratura di questi nostri (dis)informatissimi tempi, presenta un carattere di unicità da sottolineare. Con un exergo da Manlio Sgalambro, questi testi, per le vie casualmente miracolose del pensiero e della creazione artistica, fanno in qualche modo sistema sulla poesia, sulla vita, sul legame/conflitto tra l’una e l’altra, secondo un naturale approdo morale. “Naturale” perché la tensione morale non si fa mai predica moralistica e il pensiero non si fa mai gabbia ideologica. E la parola, la parola della poesia e della letteratura, come parte integrante della vita e delle sue vicende (“Non si legge per distrarsi, ma per concentrarsi” … “Gli uomini apprendono di sé dalla letteratura”), come pensiero capace di riflessione su male,  bene, morte, idea di Dio, Natura, cui l’umano inevitabilmente viene a incontrarsi. Poesia che si fa, inestricabilmente, pensiero e vita, oltre che pensiero sulla vita e sull’esistenza. Fra gli amori letterari dell’autrice, traspaiono nette figure come Holderlin e Leopardi, e pensatori come Schopenauer. E il bianco, coraggiosamente minimalista, del titolo del libro, pronto ad aprire alle infinite possibilità della scrittura (e.d.l.).

    *

    Alcuni testi da LA PROVA DEL BIANCO: 

    Finché morte non vi separi! Non è la morte a separare, ma la vita.

    Ogni ricerca poetica è un ritorno a un luogo che è anche un tempo d’origine.

    Una poesia che graviti attorno a un luogo e lo assuma come fonte di emozioni, di immagini, di pensieri, non ha niente di localistico. In un’ideale geografia dello spirito il luogo diventa metafora, figura di allusività e significanze non soggettive.

    Al luogo dell’infanzia che è luogo di poesia è possibile tornare soltanto nella consapevolezza della sua perdita. Ma anche nella maturata convinzione della sua trasformazione in un topos di originaria innocenza.
    Continua a leggere

    Spagna, allontana da me questo calice

    di Cesar Vallejo

    Bambini del mondo,
    Se la Spagna cadrà — dico un assurdo —
    se cadrà
    giù dal cielo il suo avambraccio preso
    al capestro da due terrestri mappe,
    quanti anni, bambini, nelle tempie concave!
    come avrà presto effetto il mio presagio!:
    il suono anziano vi entrerà nel petto,
    sfiorirà sul quaderno il vostro due.

    Bambini del mondo, ecco
    la madre Spagna col suo ventre a spalla,
    la maestra di noi coi suoi flagelli;
    è madre ed è maestra,
    è croce e legno, che vi ha dato altezza
    vertigine, frazione e somma, bambini;
    è con stessa, padri del processo. Continua a leggere