L’uomo dei libri

L’uomo dei libri era amico degli uomini e della terra. Da tempo manca all’appello della primavera. Ebbi modo di imbattermi in lui nella mia prima passeggiata nella nuova città ove ero giunto per lavoro, dopo essermi fermato alla Pensione Franchi, stracco dopo il lungo viaggio in treno. Giusto a metà aprile di anni fa, anni corsi via mentre io all’apparenza restavo a fissarne il movimento invisibile e certo, come la materia minerale ed i passi sull’acciottolato di una piazza. Continua a leggere

ELIO TAVILLA – tre inediti

Tre poesie

comprendevo che la notte si allargava oltre i soliti confini
quando era al punto di crollare sulla superficie del pianeta.
Io ascoltavo il tonfo di una colonna sonora. Poi niente
l’amore che provavi per me era aperto e chiuso
aperto e chiuso, aperto e chiuso. Sì, pulsava
e si capiva che era in vita da quel battito scontroso
ma incrollabile, perenne. Alla fatina avevi detto cose orribili
e ora non ti restava che sparare

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Quattro quartine inedite

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Per poco o tanto sia stato il furore,
questa febbre dell’occasione,
ciascuno sembrava un santo lottatore
e saggio, più o meno ispirato da Platone.

A volte trionfava la credenza che il nulla della morte
fosse sempre smentito da qualche residuo ulteriore
di vita, dei nostri morti, augurali la buona sorte,
pacche alitanti sulle spalle, conforti di povero amore.

Vecchi che a non dire sbrighiamoci a morire
di buoni motivi ne possono trovare,
per esempio il tressette da finire,
le spalle al monte, gli occhi fissi al mare.

Prima o poi si arriva di fronte al mare,
sulle colline della parola, che ricreo
ogni volta, inesausto di quest’arrivare
(nelle campagne dei morti si nasconde Orfeo).

DUE RIFLESSIONI

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(ripropongo in un unico testo, con alcune variazioni, due mie rifessioni apparse nel 2014 e nel 2015 sul mio blog, Da presso e nei dintorni, e sul sito Carteggi letterari)

I.

“Poiché i versi non sono – come crede la gente – sentimenti; essi sono esperienze”.
A suo tempo, arrivai a Rilke ed al suo “Malte” per il luminoso tramite delle traduzioni e degli scritti critici di Giame Pintor, e poi di Furio Jesi, meteore intellettuali e morali, la cui scomparsa da giovani lascia forse immaginare e rimpiangere un diverso presente. Continua a leggere

La seconda edizione della V era del contest letterario online MINUTI CONTATI

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Lunedì 17 Ottobre alle 21,00 avrà luogo la novantesima edizione (seconda della V era) del contest letterario più veloce del web; padrino di questa edizione lo scrittore sardo Andrea Atzori, intervistato per l’occasione sul sito di Minuti Contati.

Atzori ha pubblicato diversi romanzi, tra cui la saga fantasy per ragazzi Iskida della terra di Nurak, che ha suscitato l’interesse del premio Oscar per gli effetti speciali Anthony La Molinara, che sta lavorando sulla realizzazione di un teaser cinematografico per il primo episodio della saga. Continua a leggere

Toujours

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Ho conosciuto il nome Paris nell’ultima traversina acciottolata dello Zorio, vicolo Carducci, a Casalvecchio,  scorgendo il nome, prima ancora di leggerlo, accanto alla Torre ne L’Almanach de L’Humanité, uno dei doni dello zio Nino, lo zio francese, a mio padre.

Poi lo sentii riecheggiare, il nome Paris, all’ora di cena, ancora nella luce dell’eterna estate del paese, alla radio, con Toujours Paris, col “Miei cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate” di Nunzio Filocamo – ed erano poi le voci di Edith Piaf, di Leo Ferré, di Gilbert Becaud, di Yves Montand, fra i più amati da mio padre, a trasformare il vicolo, per quell’altrove aperto come la nostra valle panoramica, in un altrove in cui eravamo di casa, freneticamente e amabilmente cantato, per ipotetici immensi viali.

Dalla Francia, che per noi era in fondo solo una grande disseminazione di Paris, zio Nino portava in dono profumi, pain d’épices, gauloises, e il racconto delle lotte, troppo presto lasciate in Italia, dai tempi dell’Unità clandestinamente diffusa nelle fodere dei cappotti dell’amico sarto, quel Nino Aveni nella cui bottega si riuniva la cellula del soldino (era il codice usato nelle passeggiate serali a Messina, nelle ombre di Piazza Cairoli).

Certo, zio Nino appariva ormai francese in tante cose, ma anni dopo dovetti ricredermi: lo zio passava le serate con Verdi, Rossini, Bellini, Donizetti, Mascagni, Leoncavallo… Sicché avrà riso, sornione, della nostra passione per la lontana Paris musicale, coltivata in un lontano vicolo panoramico dello Zorio.

Il contest letterario di Minuti Contati

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Lunedì 19 settembre, alle 21.00, si aprirà la nuova stagione del contest più veloce dei web con un ospite d’eccezione: lo scrittore di strada Walter Lazzarin, intervistato per l’occasione sul sito di Minuti Contati.
Walter Lazzarin, padovano classe ’82, è un giovane scrittore giunto al suo terzo romanzo. Da ottobre ’15 ha promosso il suo ultimo libro “Il Drago non si droga” con un’iniziativa del tutto particolare: reinventandosi scrittore di strada, Lazzarin ha calcato le piazze delle maggiori città d’Italia con la sua macchina da scrivere, in un vero e proprio progetto itinerante per riavvicinare i cittadini alla lettura. Ai passanti attirati e incuriositi dal ticchettare dei tasti, il giovane autore regala un tautogramma, piccolo componimento estemporaneo le cui parole iniziano tutte con la medesima lettera. Continua a leggere

Occhi chiusi

di AMBRA STANCAMPIANO

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Sono nato in una terra magica, su cui un antico dio greco ha stabilito la sua fucina e si incontrano due mari di due colori diversi.
La mia isola e le sue sorelle portano il nome del vento, i miei occhi sono cresciuti alla luce di paesaggi verdi e gialli, le mie orecchie al ritmo dello scrosciare delle onde e del frinire dei grilli, le mie mani tastando spiagge fine e pietrose, il mio naso indagando i sentori aspri del mare, del mirto e delle scogliere. Vivo nella casa più vicina al vulcano nero, lontano dal paese. Continua a leggere

fotografie (inediti)

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Ritrovo l’uomo nella foto del documento
creduto perso, che qualcuno nascose,
tra familiari a pane e sacramento
cresciuti. Non mi somiglia nelle pose
l’uomo che vi figura, né il suo tormento
né i suoi leggendari innesti di rose.
Ma saperlo, a volte, vicino e contento
di quel poco che gli sta per sfuggire,
a un morire non troppo consueto,
sostiene ritti se decade la materia delle cose.

Anche nelle foto erano diversi
i cinquantenni come mio padre, comunista
atavico in un tempo indefinito, persi,
ma non vinti, come altri in un ciclo
sempre a vista di natura e storia,
e felici, per poco o tanto
aver tenuto fede alla parola data
nello stesso tempo concesso.

alcuni inediti

quartine da “Anime di carne”, inedito

112.
Senza timore dei venti dell’inverno
piantavano giardini in occidente
d’aranci e di limoni nel millennio,
materia di luce tra le mani, come niente.

113.
Con la moneta corrente di un paesaggio
i morti ci ripagano, non vanno,
anzi, ritornano qui altrove nei paraggi,
sul monte dietro il tetto, nel secolo e nell’anno: Continua a leggere

 NOTE A PIE’ DI PAGINA DI GIORNATE ARRUFFATE

di Valentina Albi

Deve piovere.
Devono tornare a camminare scalzi.
Rendere candidi quei piedi e toglierci di mezzo.

Siamo gli ulmi eroi di un’era di solitudine.

Aspettare il silenzio, come attendere Godot.
Non ti sbagli se ti giri e guardi il passato.
Sicuramente ti arrabbierai con la tua ombra ritardataria.

Un’anima povera come un ospedale abbandonato.

Il tuo animo è troppo autistico per rompere il silenzio di quest’infame colloquio tra me e
il mio demone.
Chi si sveglia dalla realtà è perduto nel sogno.

L’universo condensato in un teatro di abbondanza in cui ogni cosa correva con l’oscurità.
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Premio Poesia di strada 2014 – XVII edizione

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Scade il 23.11.2014 la possibilità di partecipare alla diciassettesima edizione del concorso per poesia inedita curato dall’Associazione Culturale Licenze Poetiche – Macerata , col patrocinio del Comune di Macerata.
Riportiamo il Bando di seguito.
***
1. Possono partecipare al Concorso autori italiani o stranieri ovunque residenti.

2. I testi devono essere in lingua italiana.

3. Ogni concorrente partecipa obbligatoriamente con
tre poesie inedite a tema libero, di propria produzione, ciascuna composta da non più di 30 versi.

4. Gli elaborati devono essere inviati in n.1 copia esclusivamente via email all’indirizzo di posta elettronica licenzepoetiche@gmail.com entro il 23 novembre 2014 (compreso).
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SPENDERSI (di Francesco Tontoli)

“Spendersi” è un poemetto inedito di Francesco Tontoli.
Nato a Maddaloni (CE), 58 anni, Francesco è educatore presso i Convitti Nazionali dello Stato. Si occupa di poesia contemporanea e di musica jazz fin da quando era giovane. Ha pubblicato su vari blog letterari (Neobar, Il Giardino dei Poeti, WSF, ecc. ) Attualmente cura la rubrica “Tontoleide” sulla rivista Facciunsalto.it

***

SPENDERSI

I

ci sono state altre vite mie
immaginate sempre in grandi assenze
e quando le riguardo tutte in fila
le volte che mi soffermo a leggerle
vi trovo manifesti di intenzioni e confidenze

non devo essermi laureato varie volte in una
ma diventato cercatore d’oro o ferroviere
ho anche scalpellato marmo nelle cave
ho seppellito dei corpi e delle asce
e poi sono stato giardiniere del re
specializzato naturalmente in rose

in tutti questi e in altri talenti e gesti
in tutte le altre pose a pensatore
a uomo d’azione che si spende in cause
vinte o soprattutto perse non importa

in tutte quelle cose c’eri
mi correvi dentro
come proprio il significato stesso
dei significati.
.
II

la lingua eri che si apre un varco tra i denti
e percorre la fessura della bocca non ancora schiusa
così da definire l’interna percezione
di come siamo ottusi nel crederci morti Continua a leggere

Fil rouge, il romanzo epistolare di Alessando Seri

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(di Enrico De Lea)

“Fil rouge – Le lettere segrete di Yvette Mirabeau”, di Alessandro Seri (Vydia editore, 2013, disponibile anche in formato e-book), rappresenta il segno, per l’autore (oltre che narratore, assai intenso poeta e critico, nonché efficace organizzatore di cultura nelle Marche), di una scommessa creativa vinta, quella di un genere letterario – il romanzo epistolare – oggi all’apparenza inconsueto, eppure favorevolmente inattuale, per la storia narrata attraverso un epistolario e per il fascio di valori, emozioni, temperie storica che attraversa. Continua a leggere

Il grado zero del pianto: “Come una lacrima” di Federico Scaramuccia ( di DIEGO CONTICELLO)

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È davvero raro nella poesia d’oggi, fatta per lo più di smielati accenti egotistici e di flebili strutture progettuali, che giunga sotto gli occhi un testo che, con poche pennellate insieme studiate ed istintive, riesca a riesumare la stessa cupa atmosfera di silenzio e morte che tutti noi abbiamo avvertito all’indomani dello schianto di inizio millennio che ci ha lasciato in eredità il disastro di ground zero, in cui l’estremo sconvolgimento vitale non ammetteva più colori per essere descritto.

Nel poemetto bipartito di Federico Scaramuccia (Come una lacrima. Napoli, d’If 2011) vi è, oltretutto, una parte cosiddetta del “coro”, la quale non fa altro che accentuare, amplificare – e, insieme, rendere dignitoso – il senso di dolore per quella che è forse la più grande tragedia che l’occhio mediatico abbia mai avuto la ventura di esperire.

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Nel soffio della città

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Ricomincio a proporre/postare, con una prosa già apparsa altrove in rete (lostretto.wordpress.com), alcune mie sequenze narrative.

Nel soffio della città

La città mi ha insegnato infinite paure /  una folla una strada mi han fatto tremare / un pensiero talvolta – spiato su un viso”.  Citare Pavese, come facevo un tempo,  credo fosse assolutamente improprio,  circa la mia esperienza della città, di una città in particolare. Eppure ci fu un tempo in cui credevo che quei versi rispecchiassero gli anni del mio arrivo.

L’avevo immaginata, dall’alto del Bastione del santo anacoreta (la piazza principale del paese dell’infanzia), come lo specchio luminoso dello Stretto, una Cariddi pacificata e quieta, illuminata da una vivacità gaudente e gentile. In effetti la città, la sua gente, tutto appariva confermare quella mia aspettativa;  eppure, i versi di Pavese imponevano un lato d’ombra alla luce in cui vivevamo,  o ne sorgevano irrimediabilmente; o, ancora, più verosimilmente, con quel “la città mi ha insegnato” ponevano al centro del mio sguardo la città e quanto essa avesse da dirmi. La città aveva tanto da dire a ciascuno di noi,  e la sua essenza vera era nel ciuscio che vi circolava, non in una comune brezza, ma in un continuo soffio, da organismo dotato di respiro vitale, dai due mari, dalle due terre, dalle colline e dalle erte, dai valloni e dai dirupi, dalle armacìe e dai sentieri, un soffio che la pervadeva tra le vie squadrate e larghe, figlie del lontano sisma, e che la  animava rinfrescando o sferzando i volti secondo la stagione.

L’avevo intravista, la città, superato il capo di Alì, Continua a leggere

Gianluca D’Andrea – Inediti

Sul viso queste linee perfette
che la luce bagna appena
rendendo

linee dall’alto che sfaldano la luce
ricadendo sulla bambina che dorme,
sui lineamenti dritti, dolci, verticali

il viso della bambina è diverso
cambia come il giorno
come ogni giorno cambia
per assomigliare a se stessa, diversa,
al diverso che cederà nel nulla
che già l’accompagna, rendendo
possibile la sua presenza attuale,
eterna. Continua a leggere

dieci testi

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***
**
(flectar)

Fosse il fresco
del costone purgatoriale
a confortare
la transigenza del giunco,
trasmutazione come di verghe
in piaghe, della fonda infanzia.
Al pronunciare latino dona
e preda, nel ferimento
del maggio, suo rigoglio.

** Continua a leggere