L’Ombra del dubbio

Il puro momento della negatività è lo spauracchio col quale si vorrebbe arrestare chiunque osi pensare: “in fondo, anche nell’uomo più laido c’è una scintilla divina”. “E’ impossibile che tutto un popolo sbagli”, se volessi potrei anch’io recitarvi questa filastrocca, ma lo fanno già così bene tutti gli altri che forse è superfluo. Non conosco esempi di pura negatività assunti dall’industria culturale: sempre c’è nei suoi autori un barlume di consolazione, “la casina illuminata in fondo al bosco”, se non altro nello stile bonario, com’è il caso di certi critici della civiltà di massa che scrivono per “New Yorker”. Ciò che stupisce è che, per la prima volta nella storia, si pretenda in modo così unanime di essere consolati, rassicurati, si voglia a ogni costo essere confortati dalla “positività”.  Non credete che sia un brutto segno? Perché non c’è libro o trasmissione che non consoli, eppure non basta, coloro che vorrebbero fare qualcosa di meno doveroso, vengono anche loro a spendere una parola di incoraggiamento (Elémire Zolla). Continua a leggere

Non capirsi


Il sottrarsi dell’arte al capire razionale, inteso quest’ultimo come atteggiamento primario, è stato sfruttato dal volgare irrazionalismo estetico. Secondo esso il sentimento è tutto. Ma la penetrazione concettuale diviene urgente sul serio quando l’esperienza artistica diventa la cattiva, passiva irrazionalità del consumo e non c’è più da fidarsi del sentimento. Il posto del ricompimento specifico, preteso dalle opere d’arte, è stato preso dal mero chiacchiericcio cui ci si abbandona seguendo la corrente della lingua, il declivio tonale, la complessione oggettuale delle immagini. La passività di quel modo di reagire scambia se stessa con l’encomiabile immediatezza. Le opere vengono sussunte a schemi cui ci si riferisce automaticamente, senza che vengano più conosciute individuatamente. Contro di ciò, e non oggi per la prima volta le opere d’arte devono proteggersi e costringere a un ricompimento che abiuri il capire convenzionale, il quale sarebbe soltanto un inconsapevole non capirsi. Deve venire fuori in primo piano ed enunciarsi il momento dell’assurdo, contenuto costituitivamente in tutta l’arte ma finora ampiamente coperto dal convenzionale.

Quando i libri bruciano i lettori

L’opera d’arte – scriveva Sartre – non ha fini, e fin qui siamo d’accordo anche con Kant. Ma è un fine. La formula kantiana non tiene conto dell’appello che risuona in fondo ad ogni quadro, ogni statua, ogni libro. Andrebbe solamente aggiunto che tale appello non sta in un rapporto privo di fratture con l’impegno tematico della poesia. La spietata autonomia delle opere (non dal soggetto che le scriva o dal lettore che le assimili), che si sottrae all’adattamento del mercato e allo smercio, diventa spontaneamente attacco. Questo però non è astratto, non è un atteggiamento invariante di tutte le opere d’arte nei confronti del mondo che non perdona loro di non adattarglisi completamente. Al contrario, il distanziarsi delle opere dalla realtà empirica è contemporaneamente e intrinsecamente mediata da quest’ultima. La fantasia dell’artista non è una creatio ex nihilo; solo dilettanti e gente fine se la immaginano tale. Le opere d’arte, contrapponendosi all’empiria, obbediscono alla forza di quest’ultima, che quasi respingono la creazione artistica e la rigettano su se stessa. Continua a leggere

Fenomenologia del Tempo


Qualche riferimento per un’etica del futuro

L’avvenire del tempo

Mentre l’immediatezza e l’urgenza scandiscono la nostra vita, la precarietà e l’instabilità del lavoro rendono drammaticamente effimero il tempo presente. Questa istantaneità impedisce ogni previsione a lungo termine, facendo aleggiare la più grande incertezza sul futuro. Un’incertezza che è un grave elemento di irresponsabilità nei confronti delle prossime generazioni e che può essere annullata solo da una solida prospettiva del domani. Diventa quindi quanto mai necessario riscoprire una saggezza antica: abitare il tempo e, seguendo l’invito di Marcel Proust, impegnarsi a ritrovare il tempo perduto. Continua a leggere

Corpo di Resurrezione

Se ciò che è solido saprai dissolvere e ciò che è sciolto volatilizzare e poi il volatile fissare in polvere, avrai di che sorridere all’ignoto. Mio amico, chiudi le palpebre e guarda ciò che vedi. Se mi dici che non vedi nulla ti sbagli. Tu puoi vedere se superi la decoerenza, mi ha detto un fisico, ritorna in fase d’onda. Tu puoi vedere ma la tenebra della tua natura è purtroppo così vicina a te da ostruire la tua vista interiore al punto che non la riconosci. Continua a leggere

Beati i Poveri di Spirito

Beati i poveri di spirito! E’ loro il regno dei cieli”, traduce Girolamo l’enigmatica frase di Matteo 5,3.

Ma come interpretare quel pauperes spiritu? Forse si tratta di coloro che sono privi di spirito proprio?

Saranno beati gli uomini impersonali? O dovrà intendere beati coloro che essendo bisognosi andranno allo spirito: pauperes spiritu nel senso dei mendicanti allo spirito? Nella cabala povero è simile alla Shekinah o Gloria di Dio, che è povera perché non ha nulla per sé, ma solo ciò che le viene dalle sue emanazioni. Perciò povero può significare privo di qualità personali, interamente dipendente dalle emanazioni del Nulla, “vuoto”; significato probabile anche grammaticalmente.

A considerare la teoria mistica della respirazione s’intende pneuma (spirito) anche in senso letterale poveri di spirito, di fiato, sono coloro che, per una gran risata o un profondo pianto, hanno espirato completamente e non hanno immagazzinato fiato dentro di sé. Se l’espirazione di Dio crea e la sua ispirazione uccide, mentre l’uomo emette il fiato contaminato e trae dentro l’aria benefica, il punto di mediazione tra le opposte respirazioni celeste e umana è trattenere il respiro, come si fa negli esercizi yoga o nella preghiera perpetua degli esicasti.

(Dai Taccuini inediti di Elémire Zolla)

Potenze dell’Anima

Elémire Zolla se n’è andato il 29 di maggio ed è uscito da qualche giorno la riedizione curata da Grazia Marchianò di Potenze dell’anima , un altro dei suoi libri-chiave (1968), esce per i tipi della BUR Rizzoli.

Si tratta a mio parere di un grande libro.

Verrà presentato nella Giornata di studio:”La tradizione spirituale in Italia:Zolla ritrovato”,in programma a Pietrarubbia, nel Montefeltro sabato 7 giugno (vedi allegato).

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L’UNA o L’ALTRA

Da un seminario interuniversitario da me condotto intorno al tema dell’importanza di essere umani. Il seminario intendeva portare l’attenzione su cosa accade quando diveniamo vittime dell’impulso all’elusione, quando diveniamo incapaci di riconoscere il dolore, la sofferenza, la tristezza nel volto di un altro. In questa negazione e indifferenza dimentichiamo il tratto distintivo della nostra umanità, che ritengo sia proprio abbandonare la nostra “persona”, cioè la nostra personalità, per accogliere il transpersonale. Lasciare attraversare la propria (?) identità dalla presenza altrui come presenza umana, divenire capaci di risponderle. Nell’incontro con l’altro scoprire le risorse simboliche della propria identità, raccogliere la brezza dello Spirito che pervade ogni cosa, fare esperienza del divino. Qui è il paradosso: si è veramente umani solo se si abbandona la nostra, presunta umanità!

Chi si rinserra nell’umano soffoca. Chi si proietta nel cosmo da cui è avvolto, si annulla estaticamente (Elèmire Zolla)

“Nella misura in cui si accetta, l’uomo scende nella profondità della propria natura che è negazione. Per questa ragione, non essere te stesso se non vuoi essere perduto”.

Sai che non è la ricerca della felicità il grande movente delle azioni degli uomini, ma il desiderio inerente a ciascuno dei tuoi atti “Non essere colui che sono”

(Basile Sureau) 

  Chiudevo il seminario invitando a una meditazione su questa poesia di Bousquet. Continua a leggere

LO STILE DELLA VITA COME ESPRESSIONE METAFISICA

LO STILE DELLA VITA COME ESPRESSIONE METAFISICA

DALLE FORME DELLA VITA ALLE LEGGI FILOSOFICHE: LA DIREZIONE SEGUITA DA SIMMEL PER COSTRUIRE UNA STRADA VERSO LA VERITA’.

Simmel nel saggio su Rembrandt aveva contrapposto l’arte rembrandtiana, che coglie il processo per cui la vita si compone nella propria forma e affiora in essa con un “misterioso stupore”, all’arte classica, in cui l’idea platonica, come forma in sé compiuta e perfetta, domina sulla vita. Ho scelto di aprire lo scritto, dedicato al capitolo VI della Filosofia del denaro di Georg Simmel, citando questa frase, poiché in essa sono simbolicamente inscritte le due coordinate da cui partire per tracciare, sul grande grafico del pensiero contemporaneo, la figura cui corrisponde la sua riflessione sulla vita dell’uomo moderno e quindi, secondo il percorso del suo pensiero, sulla vita dell’uomo in generale, nei suoi più intrinseci significati. Continua a leggere

Achilleion-l’Ombra di Achille

Presento con vero piacere queste esatte considerazione di Maria Renda a commento della nuova opera di Fabrizio Corselli. Ho letto anche io in anteprima l’opera che Corselli ha composto e quello che posso solo dire in aggiunta alle brillanti considerazioni di Renda, è la maturazione conseguita da Corselli, che io vedo specie guardando al suo Achilleion, tra l’Omeros di Derek Walcott e Un arcobaleno perfettamente normale di Les Murray. Noi Italiani siamo un popolo strano, celebriamo stranieri, certo di grande spessore come Walcott e Murray e poi facciamo poca attenzione a chi abbiamo in casa di veramente unico e originale. Continua a leggere

Radunitza

La Pasqua ortodossa si celebra ridendo, dopo avere affrontato la piena della sofferenza. Nella Chiesa ortodossa russa, la festa dei morti è radunitza, da rad, “gioioso”, e corrisponde alla resurrezione di Gesù; cade nella seconda settimana dopo Pasqua e si celebra recando doni ai morti sulle tombe. I morti si confondono con i semi che sottoterra fermentano e distribuiscono il cibo, come cantava Esenin, così tradotto da Bazzarelli: Continua a leggere

Antropologia del mangiare 4

Tornado alla rivoluzione alimentare avvenute nel Pleistocene, occorre tenere presente che in base alle ricerche e analisi che finora sono state compiute, l’Homo Ergaster nonostante già mangiasse carni di animali selvatici, introduceva poco grasso, in quanto questi animali selvatici avevano tessuti poveri di grassi. In questo tipo di situazione, la sintesi interna del grasso dipende esclusivamente dall’abbondanza degli zuccheri che biochimicamente possono trasformarsi in tessuto adiposo. Tuttavia in epoca pre-agricola la presenza di cibi ricchi di zuccheri era a sua volta scarsa. Le migrazioni inoltre hanno inserito questo Homo Ergaster in altri ambienti, e questa sua limitazione dietetica e metabolica è molto probabilmente divenuta un fattore molto negativo per la sua sopravvivenza a causa del ruolo fondamentale che i grassi (lipidi), grazie a due meccanismi differenti, hanno esercitato nell’evoluzione verso Homo Sapiens. Continua a leggere

La Vita è una Trappola

Il richiamo del pensiero

Musil e Broch fecero entrare sulla scena del romanzo un’intelligenza sovrana e luminosa. Non per trasformare il romanzo in filosofia, ma per mobilitare sulla base del racconto tutti i mezzi, razionali e irrazionali, narrativi e meditativi, in grado di gettare luce sull’essere dell’uomo; di fare del romanzo le suprema sintesi intellettuale. La loro impresa porta dunque a compimento la storia del romanzo, o non è invece l’invito a un lungo viaggio? Continua a leggere

Scimmie Insane e Ingorde dai Visi Pallidi

Bongiur mesamì. No, non dubitate! Non è un errore. Si pronunzia bongiù mesamì e correttamente così si scrive. Almeno crediamolo. Non crederete mica all’esattezza dell’alfabeto e dei suoi caratteri? O ancora alle corrispondenze di amorosi sensi tra le lettere a stampo e i bla bla bla sputati dalla bocca? Figuriamoci poi se dovessimo ragionare sulle quasi certezze dell’Uomo: altro ambiguo, vago e impreciso animale divino di natura sospetta, quasi umana. E anche gli uomini hanno i loro caratteri, incisi sulla carne, bianca, nera, gialla o rossa non importa. E parlano, parlano parlano con la lingua penzoloni, desiderosi di comprendersi l’uno con l’altro.
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Antropologia del mangiare 3

L’Homo Sapiens si distingue fra tutti i mammiferi per lo straordinario onnivorismo, che non ha eguali se si eccettuano, ma a distanza, l’orso bruno e il maiale. Questo è intanto un dato di fatto, che ha una sua Storia, un suo presente e sempre più un futuro, che proveremo brevemente a esaminare. Grazie a questa strategia alimentare molto varia e sempre più varia, è stato possibile per l’Uomo acquisire tutte le sostanze necessarie alle sue esigenze energetiche e strutturali facendo uso delle migliori fonti alimentari disponibili nell’ecosistema di origine e anche a partire da un certo momento della sua evoluzione adattandosi ad ecosistemi remoti. Continua a leggere

Cura e Conoscenza di sé

Tra i metodi maiuetici contemporanei su cui oggi si lavora molto e che sono stati molto innovati grazie anche all’apporto decisivo delle neuroscienze dobbiamo annoverare l’arte di raccontarsi o metodo autobiografico, quella pratica di scrittura che al di là di eventuali obiettivi professionali o di ambizioni di pubblicazione mira all’approfondimento di sé. Lo storico e filosofo Michel Foucault si è molto occupato nei suoi scritti e conferenze del rapporto esistente tra cura e conoscenza di sé, ovvero il rapporto che si venne a stabilire al’interno della tradizione greco-romana e cristiana, tra la cura di sé e il fin troppo noto precetto del conosci te stesso. Continua a leggere

Antropologia del Mangiare

Inizio con questo articolo, la pubblicazione di una serie di testi multidisciplinari miei e di altri autori, intorno alla complessa questione del cibo e dell’atto del nutrirsi. Il primo articolo che pubblico è un testo squisitamente filosofico di Derrida, preceduto da un breve introduzione di Tommaso Ariemma. Continua a leggere

Il Narratore Onnisciente

Il procedimento opposto a quello visto nei due moduli precedenti consiste nello scegliere grammaticalmente parlando la terza persona singolare per narrare una storia, ma in un altro modo. E’ subito evidente che in tal caso il distacco dell’autore dal personaggio acquista maggiore forza per questo carattere impersonale che la terza persona singolare produce inevitabilmente. Anche in questo caso comunque la terza persona singolare può essere usata in maniere diverse. Un modo consiste nel fare divenire il narratore in terza persona singolare un narratore onnisciente. Continua a leggere

Nella Giornata Mondiale della Poesia

Essendo oggi giorno internazionale della Poesia, giorno di memoria e futuro per la Poesia, ripresento un vecchio testo, ancora ricco di riflessioni, in ricordo di una poetessa dimenticata: Claudia Ruggeri. Aggiungo anche la bozza di manifesto sull’avvenire della poesia alla cui stesura partecipai anni fa a Parigi Continua a leggere