La vita senza consapevolezza.

Due cose realizzano la vita: la consapevolezza e la pienezza. 
Si possono vivere grandi emozioni, grandi sensazioni (ancora più epidermiche), ma se non si è consapevoli di ciò che (si) vive, tutto scorre senza lasciare traccia, tutt’al più pallidi ricordi. 
Ciò avviene perfino per le sofferenze.  Nella nostra vita ce ne sono di molte inautentiche. Crediamo di star male per quel motivo, molto spesso banale. Invece l’origine del malessere è di tutt’altra natura.  Le sofferenze inautentiche infatti, sono definite da Carl Gustav Jung, come nevrosi. 
Anche discernere una vera sofferenza, dunque, si può fare soltanto se si è consapevoli di essa.  Di cosa è che la fa scaturire, di cosa e perché (ci) provoca quella reazione.

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L’insostenibile perfezione della felicità.

In Stardust Memories (1980), di Woody Allen, c’è una delle più nitide elegie alla felicità umana, racchiusa in un paio di minuti di cinema.
Il regista Sandy Bates, che ripercorre in un esplicito omaggio a 8 e 1/2 di Fellini, la sua vita, i ricordi e il presente, tra il suo mestiere di cineasta e la sua vita privata, torna ad un certo punto del film a rivisitare il suo rapporto con Dorrie, una donna instabile e affascinante, con la quale ha troncato da poco.
Nel ricordo di Sandy c’è in particolare, quello di un pomeriggio, a casa con Dorrie.
Non era successo niente di particolare. Continua a leggere

Oltre la mente

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La mente non è (solo) il cervello. Gli occidentali ci hanno messo parecchio a giungere a questa conclusione che nel pensiero orientale era già assodata migliaia di anni orsono.
Non è solo il cervello – l’organo biologicamente preposto al pensare – l’autore dei nostri stati d’animo, delle nostre ansie, delle nostre intuizioni, dei nostri dolori. La mente si muove oltre i confini strettamente biologici, oltre le semplici connessioni neuronali (cellule neuronali fra l’altro non esistono solo nel cervello, ma anche in altri organi del corpo): si pensa anche quindi con il cuore, si pensa con lo stomaco, si pensa con gli organi genitali, si pensa con l’intestino. Continua a leggere

La scoperta dell’orrore (una esperienza taoista).

tumblr_mifk3fOM9G1qb5t88o1_r1_500Il mio battesimo con la morte avvenne quando avevo meno di dieci anni.
Mio padre, mentre eravamo in vacanza nel paese dov’era nato, mi portò un giorno al mattatoio locale.
Non so quale fosse lo scopo che l’animava.
Forse era semplicemente curioso, o forse aveva in mente di impartirmi una lezione, di farmi prendere confidenza con quello che non riusciva a spiegarmi a parole. Continua a leggere

“Carnage” – una ‘operetta morale’ che ci dice cosa siamo diventati.

Carnage, il film di Roman Polanski (tratto dall’opera teatrale di Yasmina Reza) è quella che una volta si sarebbe chiamata operetta morale.
Bastano poco più di 70 minuti per mettere in scena, con una efficacia tragica e comica insieme, la disperazione della condizione umana, di occidentali all’alba del terzo millennio.

Il pretesto narrativo è noto: in una lite al parco, un ragazzino di 11 anni colpisce un coetaneo al volto con un bastone. I genitori, due coppie di Brooklyn, decidono di incontrarsi per discutere del fatto e risolvere la cosa da persone civili. Gli iniziali convenevoli si trasformano però subito in battibecchi velenosi e il comportamento delle due coppie degenera in situazioni paradossali. Continua a leggere

Trovo estasi nell’atto di vivere.

“L’anima è un luogo così nuovo che la notte di ieri sembra già antiquata.”

Così scriveva Emily Dickinson.  Il passare del tempo è qualcosa di incomprensibile per noi umani, nonostante Κρόνος scandisca e sia teatro di tutta la nostra esistenza su questa terra al punto tale che la nostra apprensione di misurare il tempo è divenuta panacea o illusione di poterne controllare il decorso.

Ma se il passare del tempo è inestricabilmente legato alla nostra carne, il tempo dell’anima, quello che percepiamo come tempo dell’anima, segue coordinate del tutto diverse.

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Il coraggio è più importante.

Un mio caro amico recentemente mi ha riferito la risposta che il grande filosofo e scrittore francese Michel Serres ha dato quando gli è stato chiesto: “qual è, tra le virtù umane, la più importante?”

Serres ha risposto: “Il coraggio.” L’interlocutore è rimasto interdetto perché si aspettava un’altra risposta forse più scontata: la generosità, l’amore per gli altri, l’intelligenza, ecc..

Serres ha specificato che per lui OGGI il coraggio è più importante delle altre qualità o virtù umane. Ed è sempre più decisivo. Ogni attitudine umana, dice – pensiamo alla politica, al giornalismo, o anche la fede – senza il coraggio, oggi non vale niente.

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Lost – la Morte è attraversamento.

Per sei anni la serie televisiva Lost ha accompagnato milioni di telespettatori nel mondo, anche in Italia.  Ora che è andata in onda l’ultima puntata – in contemporanea in tutto il mondo – di questa monumentale opera, è possibile trarre sommessamente qualche considerazione.

Lost è un’opera importante perché è una profonda riflessione sulla morte.

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La vita Random e il cuore che non si apre.

Viviamo oramai tutti (o quasi) vite random: le cose non ci accadono perché le scegliamo, ma perché ci capitano addosso. Mentre facciamo una cosa, ce ne capita un’altra.

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“E’ come essere graziati in punto di morte..” – Dio, secondo Bergman.

Spendiamo tante parole inutili per definire Dio, o per definire la sua assenza. Forse, tra le meno inutili che siano state spese, ci sono queste, meravigliose, scritte da Ingmar Bergman per il suo film, “Come in uno specchio” (1960), il cui stesso titolo è tratto da un versetto della Lettera ai Corinzi (13,12:Adesso noi vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; allora vedremo faccia a faccia).

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L’Aura scomparsa.

Ascoltando qualche giorno fa in televisione il ‘guru’ Umberto Galimberti – la sinistra in Italia ha sempre bisogno di un guru, così come la destra ha sempre bisogno di un monarca –  mentre parlava del carisma del signor B. che monopolizza la scena politica, mi è venuto in mente che oggi in Italia, ma un po’ in tutto l’Occidente si fa un gran parlare di carisma.

Oggi questo termine viene inteso non nel vecchio senso religioso, ma in quello adottato dalla psicologia, e cioè intendendo la capacità di avere influenza sulle persone – ma la radice etimologica è la stessa e deriva dal greco antico di chàris – ovvero di ‘grazia’. Avere grazia. Ora è ben certo che molte persone alle quali noi oggi attribuiamo ‘carisma’ possiedono ben poca ‘grazia’. Continua a leggere

La gioia non è mai una notizia.

Passiamo tutta la vita a ricercare quei momenti – quanti sono, due, tre, quattro, in una intera vita ? – nei quali sentiamo che il mondo si ferma.  Noi ci fermiamo al centro, e noi siamo al centro.  Una specie di lenta benedizione scende su di noi.  Ogni nostra percezione appare amplificata, e non ci sentiamo più divisi.  In quei rari momenti non c’è più il me che vive e il me che mi guarda vivere.  Sono soltanto io, al centro dell’universo.

E’ un momento rapido e sfuggente, in cui è come se avessimo percezione di un oltre.  Di qualcosa oltre l’apparenza, che ci osserva e ci contiene.  Dura poco. E più lo cerchiamo con volontà, più non ritorna. Continua a leggere

Io sono tu.

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Uno si recò alla porta dell’amata e bussò.
Una voce rispose: “Chi è là !”    Egli rispose: “Sono io”.    La voce rispose: “Non c’è posto per Me e per Te.”    La porta restò chiusa.
Dopo un anno di solitudine e privazioni egli ritornò e bussò. Una voce da dentro chiese: “Chi è là !”          L’uomo disse: “Sei tu.”
La porta si aprì per lui.

***
Siamo tutti in cerca di chi – come racconta Rumi – ci dica “eccomi, io sono te.”       Il mondo popolato solo di io (di voci che ripetono stancamente sono io) è come atomizzato in una infinità di porte chiuse.  Gli io si scontrano come elettroni impazziti, e rimbalzano senza scambiarsi cariche di nessun tipo ( e quanto sentiamo vera fino allo sfinimento questo non c’è posto per me e per te).  E’ probabile che si debba reimparare un alfabeto del riconoscimento reciproco.  Provo a dirlo in due modi.

Edificare una cattedrale (di senso).

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Una vocazione è presente in ogni uomo.  Così scriveva Isaiah Berlin, in un suo famoso libro, Il legno storto dell’Umanità.

Berlin scriveva che il fine dell’uomo è quello di realizzare a qualunque costo la visione personale che ha dentro di sè.  E il peggior delitto di cui possa macchiarsi è l’infedeltà a questa meta interiore che è sua e soltanto sua.

La vocazione riguarda tutti.  E si direbbe anche che questa vocazione è ciò che potenzialmente può salvare ogni essere umano.  Il problema però è che ‘ascoltare la propria vocazione’  (non necessariamente artistica, ma creativa nel senso più generale del termine, che vuol dire positiva e non distruttiva) è diventato oggi sempre più difficile, in un mondo che sembra aver perso gli orientamenti utili,  e sembra spingere verso l’accumulazione di dati (in gran parte inutili) e la dispersione di energie. Continua a leggere

Il silenzio di Lei.

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La Verità esiste solo perché tu la cerchi.

Non dissipare il cerchio del vapore
che lentamente disegna intorno a te
un bersaglio, non preservare le prove
non aspettare che il fiore cada
dai capelli, che il miscuglio di tenerezza
e ostentazione avvampi sul ciglio del tuo volto. Continua a leggere

La gioia del Cielo e della Terra.

match point 2Una mia amica mi ha detto oggi, guardandomi negli occhi: “ sai, io non riesco, non sono mai riuscita a fare sesso con qualcuno, senza sentirmi innamorata. “

E’ una frase banale, un luogo comune (fra l’altro sempre meno condiviso) . Eppure, come ogni ovvietà apre sprofondi di riflessioni possibili. In giorni di lotte ed odio, di battaglie e muri, di disperazioni e dispersioni, anche una semplice frase può riconvertire ad un senso vitale autentico.

Perché, nonostante un mondo che sembra tendere – per inerzia – alla direzione opposta (consuma più che puoi, consuma, disperdi, consuma, utilizza, TUTTO, consuma anche rapporti, come se fossero kleenex), una persona sente dentro questa verità così inestricabile da sé – “non voglio, non posso fare l’amore con una persona di cui io non sia innamorata” ?

Sembrano passati millenni da quando Montaigne scriveva: “il matrimonio è un legame religioso e devoto; perciò il piacere che ne traiamo dovrebbe essere un piacere limitato, serio, e in qualche misura anche severo. Dovrebbe essere una voluttà prudente e coscienziosa. “ Continua a leggere

“Breve confutazione del Tempo (in forma di video)”

Le cose non sono mai come appaiono. Cosa è la nostra concezione/immaginazione del tempo ? Il nostro essere coordinati mentalmente per attimi/secondi/minuti/ore/mesi/anni/secoli/millenni ?

Davvero non potremmo fare a meno del tempo ? Davvero siamo così schiavi del tempo che non riusciamo mai, neanche per un momento, a prescinderne, mai a fare a meno del nostro qui-e-ora, del nostro scorrere, inesausto, verso l’estuario della morte ?

Davvero la vita non ha senso, senza la successione meccanica di quei punti che insieme la formano, come il passaggio nel vetro risicato di una clessidra ?

In un saggio di qualche anno fa, intitolato “Breve confutazione del tempo”, Jorge Luis Borges riprendeva alcune delle tesi più ardite di George Berkeley, sulla totale illusorietà delle nostre percezioni temporali. Continua a leggere

La contentezza non è mai quando possediamo qualcosa – La lezione di Jiddu Krishnamurti.

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Non si finirà mai di meravigliarsi del dono di saggezza e di spirito contenuti nell’avventura umana di Jiddu Krishnamurti, una delle più grandi anime che hanno attraversato il Novecento.

Il pensiero di Krishnamurti è sempre una risorsa, specialmente in questi tempi di grande confusione, di spaesamento totale, di perdita di riferimenti. Krishnamurti insisteva molto su questo, nei suoi scritti, nei celebri incontri con le moltitudini che venivano a trovarlo, nelle sue scuole, in Svizzera, in Inghilterra, a Brockwood Park, a Ojai, in California. Continua a leggere

Così può rinascere la fede perduta.

E’ davvero una iniziativa encomiabile quella del Corriere della Sera che, come forse molti di voi sanno, ha deciso questa estate di dedicare una intera pagina del suo giornale – l’ultima domenica del mese al Cardinale Carlo Maria Martini, che risponde alle domande dei lettori sulle questioni più varie della fede.

Martini è, mi sembra, una delle anime più grandi in circolazione, oltre che un uomo di notevole erudizione.

Le sue parole non sono mai vane, i suoi pensieri sono sempre lucidi, vanno lucidamente e puntualmente al fondo delle nostre questioni terrene e di quelle ultra-terrene, che spesso sono molto legate, anche se non ce ne accorgiamo.

Martini, in risposta ad una delle lettere dell’ultima domenica, scrive a proposito della questione della fede e delle sue difficoltà.  In molti scrivono al Cardinale per chiedere come si fa a far rinascere (o nascere) una fede perduta.
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L’estate è un tempo estremo.

zer_r1_2L’estate è un tempo estremo.

La luce allo zenit, il verde dell’erba che giorno dopo giorno sbiadisce fino a diventar giallo e poi quasi bianco, l’aria che diventa densa e immobile.

Questi giorni possono anche pieni di cattivi pensieri. I giornali son pieni di miasmi, la televisione si riempie di  scorte stantie e il balletto delle crudeli apparenze del circo italico, eppure ecco: nel fondo della calura, nel silenzio ostinato della città che si svuota, le cose si rivestono di una nuova luce.  Soltanto a guardare bene, ci si accorge che quel Mistero naturale che ci portiamo dentro, da quando è iniziata la nostra vita, è sempre lì. E’sempre lì, non si è mai mosso. Aspetta la nostra attenzione, quel Mistero.  Aspetta con pazienza che la disinvoltura e la noia finiscano di spadroneggiare il nostro tempo. Aspetta con pazienza, di rivolgerci l’antico richiamo alla esattezza di un Senso, mai del tutto perduto. Continua a leggere