A modo suo


Gesù è fatto a modo suo. Del resto è Dio. Per esempio, a Lui serve che facciamo il primo passo, poi ci dà tutto. Dovremmo pensare più a Lui che a noi: è il Creatore, ci ama a dismisura. Non entrerà se gli apriamo la porta? Non ci darà ciò che chiede il nostro desiderio più profondo?

E se ci fossero


E se ci fossero cinquanta giusti? Il tentativo di salvare Sodoma, da parte di Abramo, fa pensare. Se ci fossero anche soltanto dieci giusti, non sarebbe distrutta. Bastano pochi santi per salvare una città. Ne è sufficiente un manipolo per cambiare il mondo. Bisogna pregare per i peccatori, perché si convertano, ma anche per i giusti, perché diventino santi, perché il destino della città è legato a loro.

La poesia di Omero. Riflettendo su Iliade e Odissea con Sylvain Tesson


di Guido Michelone

Il titolo – Un’estate con Omero – del nuovo libro di questo brillante giornalista francese – suo il best seller Nelle foreste siberiane (2012) – riguarda una esperienza personale: per studiare i poemi omerici, Tesson si ritira, fra luglio e agosto, in una sperduta isoletta greca, onde meglio cogliere lo spirito che aleggia nei due capolavori, Iliade e Odissea, che ancora parlano all’uomo contemporaneo assai meglio di tanta recente letteratura. A tutt’oggi ancora legati al mistero attorno all’autore – Omero è davvero esistito? e quando? era proprio uno scrittore cieco? – al punto da dubitare che entrambi siano frutto di un solo ingegno, i testi sulle vicende della guerra di Troia, da un lato, e sulle peripezie del viaggio di Ulisse, dall’altro, vantano molti aspetti in comune, non solo dal punto di vista contenutistico: e a questo punto a Tesson interessa assai più dei motivi storico-filologici (su cui si sono spesi fiumi di inchiostro sin dalla stessa antichità) far gustare se stesso e al lettore di oggi l’attualità di Iliade e Odissea, nel senso dell’importanza (e della bellezza) dei valori morali e filosofici espressi in queste migliaia di versi in origine recitati, forse persino con l’accompagnamento di strumenti musicali. Grazie all’ottima conoscenza dei due poemi (avvertibile dalle numerose citazioni sparse nel volume), Tesson spiega com’é fatto il mondo dove prima Greci e Troiani si fanno la guerra per dieci anni e dove poi Ulisse impiega altrettanto tempo per far ritorno a Itaca coinvolto in rocambolesche avventure. Difficile però riassumere Un’estate con Omero, perché è già esso un compendio delle relazioni intrecciate da una scrittura trimillenaria: si possono distinguere almeno nove temi (il mistero, la geografia, il destino, l’ordine, gli eroi, gli dei, la guerra, la Hybris, la bellezza) entro cui agiscono, a loro volta, l’uomo e la natura sotto la guida di un paganesimo (o politeismo) che all’autore moderno sembra assai più liberal delle successive religioni monoteiste. Sarà forse per quest’ultima ragione che, pur tra numerose citazioni dotte, mancano almeno tre referenti fondamentali nell’assimilare i poemi omerici alla cultura successiva: Dante, Joyce e Primo Levi, non a caso tutti attratti da Ulisse. Ma forse è chiedere troppo a un libro comunque bello (esauriente, razionale, narrativamente suggestivo, pur appartenendo al saggio divulgativo), che dovrebbe servire da guida alle giovani generazioni che nulla o quasi sanno di Ettore e Achille o del ciclope Polifemo.

Tesson Sylvain, Un’estate con Omero, Rizzoli, Milano 2018, pagine 233, € 17,00.

Sbocciare


Fare tutto per la gloria di Dio: fatichiamo a capirlo. Eppure la gloria di Dio, del suo Figlio Gesù, è la radice della gioia. Dio è l’infinito, l’inesauribile, il potente: cosa non potremmo fare se aspirassimo alla santità, che è il motivo per cui è sceso tra noi? Glorifichiamolo sempre e potrà sbocciare, inevitabilmente, il fiore della felicità, la pianta sempreverde della gioia.

Macchie


Il peccato è una macchia volontaria. Se, mangiando l’insalata, uno schizzo d’olio o d’aceto colpisce la camicia, pazienza; ma se m’imbratto apposta, è un gesto di disprezzo verso il bello, il candido, il puro. Custodiamo l’immagine di Dio che siamo, nonostante tutto.

Zaccheo


La grandezza di Zaccheo è nel desiderio: nulla può fermarlo. Salendo sull’albero, si espone al ridicolo: ci rimette la faccia, ma guadagna il Cristo. Desiderarlo così, al punto da dimenticare chi sta intorno, disinteressandosi del giudizio altrui: questa è la lezione memorabile del pubblicano. Per eguagliarlo, invochiamo lo Spirito: scendi in noi, accresci il nostro zelo, donaci il sacro interesse di Zaccheo.

Istruzioni per l’uso


Possiamo contare sulle preghiere altrui, soprattutto di coloro che stanno in paradiso. Il bene, diceva san Tommaso, è diffusivo di sé. Pregare con i santi è un’esperienza da raccomandare urgentemente. E quelli che non pregano che fine faranno? Preghiamo anche per loro: gli sarà chiesto di meno.

Gloria in excelsis


Non si dirà mai abbastanza quanto sia importante il desiderio. Dio guarda a questo, non al risultato. Occorre elevare i desideri, portarli spesso, durante la giornata, a quell’apice che è la gloria di Dio. Siamo nati per questo, e non potremo essere felici finché l’io non sarà stato sfrattato, per avviare l’attività che avrà un successo sicuro: glorificare il Signore e gioire in Lui per sempre.

Il salotto


Abbiamo bisogno di Maria, degli angeli, dei santi per accedere al cospetto di Dio. Quando un bambino entra in salotto, tra gli adulti, bisogna che qualcuno lo presenti. I grandi, allora, gli faranno festa. Il Signore ci accarezza, ci coccola: dobbiamo sperarne i beni più inimmaginabili, perché nessuno ci ama – e ci amerà – così.

Liberi


Siamo liberi. È il segno decisivo dell’essere persona. Chi può impedirmi di consolare Gesù nell’agonia? Nessuno. Posso comprendere il senso del dolore, la gioia del Cristo nell’abbracciare la croce, nell’obbedire al Padre, nel salvare il mondo. Posso donargli la mia libertà. Non sono fredde le catene dell’amore: rendono tutto facile, anche i momenti più duri della vita. Posso provare gratitudine, sono libero. Grazie a Dio, nessuno può impedirmelo.

Una giornata


Un principio di saggezza è vivere ogni giorno come fosse l’ultimo, l’unico. Il risveglio è la nascita. Poi la messa, la prima comunione, le gioie e i dolori della vita. Tutto offerto a Dio, fino alla sera, in cui ci si prepara alla morte, anch’essa a gloria di Dio. Lui ci farà risorgere nel giorno seguente, fino all’incontro decisivo, l’abbraccio senza fine.

Il monte


Dio è un ricco Signore, con uno splendido palazzo in cima a un monte. Invita gli abitanti della valle a risiedere con Lui, ma essi rifiutano di fare la salita. Il padrone del castello è addolorato: propone di collaborare a coloro che accolgono il progetto, e di chiedere aiuto a quelli già arrivati sulla vetta. Quanti si lasceranno convincere, alla fine?