I grandi uomini


di Riccardo Ferrazzi

Secondo gli antichi, gli uomini che si elevavano al di sopra della massa avevano caratteristiche divine.
Non bisogna credere che questa idea sia del tutto scomparsa nel mondo moderno: Manzoni chiamò Napoleone “uom fatale” (l’idea del Fato resiste anche alle scosse dell’illuminismo!). E nel secolo scorso, per incensare i dittatori, si scomodò spesso la Provvidenza e il favore di Dio. Continua a leggere

Fabio Scotto in amore


di Guido Michelone

In amore, il nuovo volume del cinquantottenne poeta spezzino, è strutturato in una prima sezione divisa in sedici parti, e in altre quattro successive, con argomenti che, come in un romanzo in versi, vanno dai luoghi amati (il Varesotto) ai campi di battaglia dell’attualità (Siria e Afghanistan), dai laghi canadesi ai templi siciliani, dalle vacanze in Normandia alla Parigi devastata dal terrorismo fondamentalista. Continua a leggere

A proposito di Derek Walcott

                                                    di Rosa Salvia

                                 

Il negro rosso che ama il mare

Io sono solamente un negro rosso che ama il mare,

ho avuto una buona istruzione coloniale,

ho in me dell’olandese, del negro e dell’inglese,

sono nessuno, o sono una nazione.

 

(Derek Walcott, Mappa del nuovo mondo, Adelphi, Milano 1992)

 

In questi versi c’è in nuce un aspetto determinante della poesia di Derek Walcott: quello dello spazio vivo che incalza, microcosmo o macrocosmo che sia.

Figlio di genitori mulatti della piccola borghesia intellettuale (il padre, morto quando lui aveva un anno, era un funzionario del governo britannico, che si dilettava di pittura) nacque nel 1930 nella piccola isola di Santa Lucia nei Caraibi.

 

Come altri poeti del Nuovo Mondo, da Whitman a Neruda, Walcott rifiuta di ritornare sulla Storia. Continua a leggere

Trittici, di Annamaria Ferramosca


Un ​dialogo poetico con quattro artisti attraverso le loro opere d’arte visiva. Un’occasione di ascolto e scambio sulla capacità dei segni d’arte di attraversare il nostro pensiero e il nostro tempo.
Questo è Trittici-Il Segno e la Parola, plaquette d’arte edita da DotcomPress, Milano, che verrà presentata il prossimo 30 marzo, alle ore 17, nel Salone Borromini della Biblioteca Vallicelliana, Piazza della Chiesa Nuova 18, 2°piano​.

Due critici parleranno del libro, seguiranno letture dei testi con proiezione video delle opere d’arte, intervallate dall’esecuzione di brani lirici.

89. Il desiderio, ancora.


Il desiderio, dunque. Prendevamo coscienza, sempre più, che tutto si giocava lì, nell’apertura del cuore senza condizioni, in una libertà da ogni tipo di vincolo interiore, da catene magari invisibili e sottili, residui di un tempo segnato dal peccato. Era importante recepire, in questo senso, i consigli dei Padri della Chiesa, dei santi che raccomandavano, ad ogni piè sospinto, il distacco da tutto, perché tutto fosse accolto nell’abbraccio di Dio, nel suo sguardo capace di bruciare ogni rifiuto tossico del mondo. Ricordavo la risposta di Jean Cocteau a un intervistatore che chiedeva cosa avrebbe salvato dalla sua casa in preda al fuoco: il fuoco, aveva detto, riuscendo a concentrare in una semplice battuta il senso incandescente della vita. Gli occhi di Gesù: solo lì si afferrava il mistero dell’uomo e della donna, mai possedendolo, ma solo intravedendone il nesso con l’Origine, che reclamava i suoi diritti in questo tempo apocalittico, l’ora della profezia, la risposta all’eterna domanda di Pilato: cos’è la verità? All’uomo occidentale, che si lavava le mani nel catino del benessere, della cosiddetta realizzazione personale, della nicchia sicura da trovare nell’occhio del ciclone, Dio rispondeva con gli eventi che ormai sentivamo alle porte, come l’effetto inevitabile dell’indifferenza, del cinismo, dell’irrisione delle cose sante, a cominciare dalla presenza di Maria e dei suoi messaggi, denigrati perfino da una certa Chiesa. Uno di essi ricordava quanto fosse necessario fare tutto col cuore: il desiderio, appunto, il primo e ultimo ponte sull’abisso del destino, anzi, del Progetto di Dio.

88. La vita oltre la vita


Una fatica, certo, comunicare qualcosa a cui la natura del dopo-peccato resisteva con tutte le sue forze. Noi ci provavamo, negli incontri, nelle catechesi, arrivando a sentirci spossati per questa impresa da definire titanica, se non fosse stato Gesù a portarla avanti. Sul blog avevo fatto uscire l’immagine di una grande croce vista dal basso, con la scritta: “quando costa, è amore”. Ci consolava pensare che il Vangelo portasse un messaggio potente proprio perché paradossale, incomprensibile, per certi versi, agli occhi del mondo. Era questo il motivo per cui preti e suore erano detti – per usare un eufemismo – portatori di una sorte avversa? In realtà, erano solo annunciatori di una soglia, di uno stato ulteriore, più vasto della mente, più profondo degli schemi in cui si suole imprigionare la propria esperienza quotidiana. M’interessavo sempre più alle esperienze pre-morte, dove c’era una costante che solo raramente veniva contraddetta: chi accedeva, anche per pochi istanti, a quella che era stata definita “la vita oltre la vita “, non aveva più voglia di tornare, si sentiva avvolto in un amore senza condizioni, attratto da una specie di vivente calamita. Non mancavano, però, le situazioni opposte, l’immersione nel buio, tra presenze ostili e minacciose: l’anticamera di quello che i teologi definiscono inferno. Il contrasto era l’ennesimo appello a vivere già qui la dimensione dell’amore, della pace: lo Shalom, il benessere integrale anche nel bel mezzo delle avversità, il paradosso, insomma, di una vita che nasce dalla morte, una gioia che nasce dal dolore, come il parto.

Disamando


È la fine del mondo, gira voce.
Qualcuno fa spallucce, qualcun altro
fa gesti un po’ scomposti. Quanto manca?
chiede un vecchio affacciato alla finestra.
L’aria è sempre la stessa: soffia un vento
pungente, a perpendicolo c’è il sole
che continua imperterrito a produrre
la luce e l’energia. Nella fila
di macchine, gli insulti si ripetono
con lievi variazioni di colore
e di tono. Magari non sarà
la fine, ma una stasi che rifugge
da un inizio e da un termine, sperando
che Dio non tenga conto del passare
del tempo, della fossa che ciascuno
si scava da se stesso, disamando.

Luigi Maria Corsanico legge Salvatore Quasimodo. Uomo del mio tempo

da qui

Salvatore Quasimodo
Uomo del mio tempo
da : Giorno dopo giorno
Mondadori
Collana I poeti dello “Specchio”
Febbraio del 1947
con introduzione di Carlo Bo.

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Immagini da Aleppo bombardata

Bruno Maderna: Requiem, per soli, coro e orchestra (1946)

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Otto marzo?

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Perché è così che crolla la barriera,
i fuochi d’artificio del consueto
parlare e straparlare. Tutto questo
imbroglio del capire con la testa
degli altri, del ripetere le frasi
della rete spacciandole per nostre,
non funziona: non sono tra coloro
che pur di condividere la (s)cena
s’ingoiano il finale. Io ti guardo
soltanto: kenegdo, dice la Bibbia,
uno di fronte all’altro, occhi negli oc-
chi. Ma appena sapranno, ne faranno
l’ennesimo sfottò da Gattopardo.

La vita con Lacan di Catherine Millot

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di Guido Michelone

Jacques Lacan, parigino (1901-1981), resta tra le figure intellettuali di maggior spicco nella Francia del XX secolo: noto come psichiatra alternativo e docente universitario, diventa famosissimo negli anni Sessanta per i Seminari all’École de la Cause Freudienne, in cui elabora direttamente teorie rivoluzionarie concernenti l’inconscio e il linguaggio. Continua a leggere

87. Il cuore, ancora.

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Era il cuore la meta: il cuore nostro, il cuore di Cristo. L’uomo è un essere in ricerca. In basso o in alto, fuori o dentro, sulle vette o raspando nell’abisso, vive inseguendo qualcosa, o qualcuno, che risponda alle domande urgenti della carne, della psiche, dello spirito. Anche noi avevamo cercato, in lungo e in largo, in basso e in alto, attraversando deserti torridi e terre infangate dal diluvio. Avevamo fatto esperienza dell’oscuro sentimento del nulla, quando sembra che la vita sia un gorgo senza fine da cui non puoi più uscire, da cui solo un miracolo potrebbe liberarti. Ebbene, il miracolo arrivava, prendeva la forma, il colore di quello che chiamiamo cuore, e che è l’approdo di ogni vera domanda, del desiderio autentico d’essere se stessi. Ci aveva accompagnati qui il silenzio, la resistenza tenace davanti al Volto di Colui che prima o poi ti dice: sono Io che ti parlo, che aspettavo dai secoli dei secoli, nel tempo e nello spazio che incarnano la premessa fragile dell’infinito. Don Mario insegnava con l’esempio che l’uomo, a un certo punto, trova. Lo criticavano, per questo, perché la vita, sostenevano con foga, è un cercare continuo, una corsa senza fine, un approdo sempre rimandato. Noi, invece, cadevamo in ginocchio di fronte a Colui che è qui, Presente, risposta a ogni domanda, verità definitiva.

Fascino oscuro, di Elisabetta Bordieri

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Ne aveva incontrati di uomini di quel tipo. E soprattutto conosceva alla perfezione l’arte subdola delle loro torve lusinghe dalle quali si teneva a debita distanza. Ma era proprio quel genere di maschio, tronfio e seducente, che Margaret sceglieva con meticolosa accuratezza per le sue attività, solo che forse questa volta era stata un po’ troppo incauta e precipitosa. In ogni caso aveva assolto il suo compito e, soprattutto, ottenuto ciò che le serviva per i suoi studi. Si preparò un Gin Tonic e, con il bicchiere in mano, si accovacciò a terra, in una posizione terapeutica come una strega nelle umide latebre del suo covo, e si lasciò andare a quel piacevole e malsano ricordo. Continua a leggere

Luigi Maria Corsanico legge Bertolt Brecht

da qui

Bertolt Brecht
Ricordo di Marie A.
(Erinnerung an die Marie A.)
Lettura di Luigi Maria Corsanico

(Traduzione di Roberto Fertonani)
da Poesie d’amore del ‘900, a cura di Paola Decina Lombardi, A. Mondadori Editore, 2005

Claude Debussy : Beau Soir
Indulis SUNA – violin, Ilga SUNA – piano

Dipinto di Eugène Carrière Continua a leggere