Un gioco da ragazzi


L’obolo della vedova è stato molto apprezzato da Gesù. Lui vuole il tutto, come i due spiccioli della donna, che non aveva altro. Diamogli anche noi il quattrino della nostra vita. Scopriremo che sa trasformarlo in un tesoro inestimabile. È un gioco da ragazzi, per un Dio.

Qol demama daqqa


Non ho bisogno di scrivere poesie.
C’è la vita che esplode
come il frutto di una mente concentrata
per accogliere il dono.
So che mi vuoi:
l’infinito mi abita e il mutuo da pagare
è la morte per croce, il grido del tuo venerdì
che squarcia i veli,
i muri che qualcuno
a nostra insaputa costruisce:
una pianta velenosa
che potrebbe folgorarci all’istante,
se il battito del cuore, questo segno tenace,
l’ultima Thule della vocazione,
il tesoro prezioso consegnato
al monte dei pegni del tuo desiderio
di perdono, se il respiro
non potesse intendere che questo:
Io ti amo, da sempre,
memoria senza inizio
e senza fine.

Lui e io


Io sono amato. Gesù confida alla Bossis che la sua passione è prova dell’altra sua passione, quella che nutre per noi. Dovremmo essere sconvolti da questa coscienza: “Lui e io; sono Io e te: in te”. Questo cambia la vita, e basta crederci: ci sarà fatto così come crediamo. Lui e io: cosa posso mai desiderare, più di questo?

Tanaliberetutte

di Barbara Pesaresi

È una vecchia foto. Loro sono in piedi, una stretta all’altra, si tengono a braccetto. Sui loro volti si percepiscono sorrisi incerti, forse timidi o forse diffidenti. La foto è sbiadita, come se un velo di foschia vi si fosse depositato sopra. Continua a leggere

Inseguendo chimere


Dio vuol essere amato: questa verità non smette di stupirci. Aspetta un cenno, un nostro desiderio, anche un minimo inizio di cammino, il resto lo fa Lui. Soffre se si sente estraneo, se è messo da parte. La nostra missione è farlo amare, portargli anime, senza stancarci: anche se gli occhi e gli orecchi sembrassero rivolti altrove, inseguendo chimere.

Appelli


L’esercizio più bello è andare in cerca di Dio-amore. Non solo in un momento di preghiera, nel raccoglimento di una stanza, di una chiesa, ma anche in strada, tra la folla, in una riunione accesa e conflittuale. Dovunque. Lui mi guarda, è lì, in attesa di un cenno, di un richiamo. Non vuole privarsi del nostro appello, del nostro desiderio.

Radio


Gesù si comunica attraverso di noi, accettando di confondersi con le nostre stanchezze e malattie; non abbiamo scuse per negarci alla sua azione, che si serve di strumenti miseri, che si accontenta di trasmettersi sulle onde emesse da radio che cadono a pezzi. Non è un miracolo che il regno si diffonda grazie a messaggeri gracili e incapaci? Dobbiamo fare un’unica cosa: metterci a sua disposizione.

In paradiso


Ci sono cose che ci piacciono tanto, sulla terra: ognuno ha le sue. Ci sembra impossibile non poterne disporre, o addirittura che in cielo ci possano mancare. Stolti che siamo: tutto in paradiso è più bello, infinitamente migliore, e Gesù non vede l’ora di mostrarcelo. Già gode della festa, per cui ha pagato un prezzo così alto; ma è come se l’offrissimo noi, tanta è la gioia di renderci felici.

Ostie


L’Ostia, nel tabernacolo, è sola e orante, dice il Cristo alla Bossis. Le raccomanda di essere così, di pregare anch’essa nella ricca solitudine di una vita unita a Lui; di lanciare ogni tanto uno sguardo al Santuario, per rinnovare il sentimento di essere due ostie oranti e solitarie, unite in ogni sospiro, in ogni fibra.

Dire, fare, baciare.


Gesù fu tradito. Con un bacio. Da allora, con i baci, bisogna andarci cauti. Quando bacia l’altare, per esempio, il sacerdote deve fare due cose: essere attento a non tradire; e consolare il Cristo dal bacio di Giuda, di cui ancora avverte l’amarezza.

C’è


Basta uno sguardo, una parola, per superare la peggiore tentazione: Gesù, ti amo, so che mi sei vicino, aiutami, sono il tuo piccolo! Non abbiamo le forze per schivare il male, per fare da soli; ma con Lui, tutto è possibile. E allora, all’improvviso, ti riempie il cuore di felicità. Semplicemente perché c’è. Sì, Lui c’è.

Chi porta


Spesso si sente dire che ognuno ha la sua croce. Il tono è rassegnato, fatalista, come fosse un peso inevitabile, con l’odore, tra l’altro, di ascesi d’altri tempi.
Eppure, arriva il giorno in cui è la croce che ci porta: succede senza preavviso, come un flash che emerge dal profondo. E sorridiamo.

Lettere d’oro


Gesù ha scritto sulla sabbia, ma ora scrive nel fondo delle anime, con parole di luce e di gioia. Il nostro compito è leggere le frasi, pronunciarle spesso, finché non sostituiscano le espressioni dello scoraggiamento, della tristezza, della rabbia. Ci nutriamo di ogni parola che esce dalla bocca di Dio, e che si imprime nel cuore come fosse una memoria tutta d’oro, una lettera d’amore indelebile.