Archivio dell'autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com https://lapoesiaelospirito.wordpress.com

L’ora

Tutto si gioca nel presente: è ora che mi decido per il bene o per il male, per l’odio o per l’amore, la verità o la menzogna. Anche se avessi sbagliato tutto, nella vita, ora posso decidermi per la cosa giusta, per ciò che è all’altezza della mia dignità. Entriamo nell’ora, scopriamo un mondo riempito di Cristo.

Messaggio nella bottiglia

Se ti senti felice, sappi che è opera dello Spirito Santo. Dio ci ha creati per la felicità e per il bene: non dev’esserci un motivo per essere felici. È una cosa che accade, come il merlo che si ferma alla finestra, o il sorriso di un bambino sconosciuto. Cerchiamo la felicità inseguendo obiettivi, progettando successi: nessuno ci ha insegnato che si è felici per un dono imprevisto, qualcosa di gratuito. Quando il cuore è, come in origine, un paradiso terrestre, niente può turbarlo. La felicità non proviene dal fare: un uomo, una donna, ridotti all’immobilità, non potrebbero conoscerla. Ma esistono persone impedite nel fare più felici dei cosiddetti sani. Finché non approdiamo a questa verità, ci dibattiamo in quelli che san Paolo classificava come pensieri iniqui. I Padri sapevano che basta poco per essere felici, e basta poco per essere tristi, perché la vita dipende dai pensieri. Chiediamo in dono la risposta giusta alla domanda che sta dietro a ogni pensiero: sei dei nostri o sei del nemico? Se, ignorando i pensieri iniqui, riaffiora la felicità, ringraziamo il donatore.

Lirico terapia. David Maria Turoldo, In morte di mio padre e mia madre.

In morte di mio padre e di mia madre

3

Ora dunque giunti, approdati a tanta

chiarezza, ora che paura più non li adombra

e le anime dei figli le vedono 

dal di dentro, e leggono i giorni nudi

e sanno più che profeti il mistero, ora che vita e morte ci hanno

tramandato, alfine usciti 

di solitudine, ove più non trincerano

Continua a leggere

Lirico terapia. Vera Lúcia De Oliveira, Le cose.

da Nel cuore della parola

Le cose

trovava che le cose dentro i libri erano più vere che fuori

che le cose nei libri e le persone stavano al posto giusto e se stonavano

era solo per poi riprendere il posto esatto che spettava loro

Tutto molto chiaro in questa poesia di Vera Lúcia De Oliveira. Ma la poesia dice sempre qualcosa di più di ciò che sembra. 

Continua a leggere

Purificazione

Prima o poi si comprende l’importanza della purificazione. Il giudaismo ne aveva fatto una bandiera, raggiungendo note parossistiche e per noi inaccettabili. Gesù ricorda che è amando Lui che si attua in noi quest’opera. È la vita che s’incarica di smaltire i residui della morte.

Lirico terapia. Kenneth Patchen, Pastorale.

Pastorale

La colomba cammina con piedi appiccicosi 

Sulle verdi corone del mandorlo. 

Le piume spalmate sulla calura

Come miele

Che pigramente gocciola nell’ombra…

Chiunque fosse in quel frutteto

Così immerso nel sonno e nella pace,

Si sarebbe

Accorto appena della collina

Che sta lì presso

Con le tre strane braccia di legno

Levate su una turba di popolo immobile

– Oltre gli elmetti dei soldati di Pilato 

Splendenti come denti argentei nel sole.

Continua a leggere

Seconda lettera dal Covid

Carissime e carissimi,

anche al secondo tampone sono risultato positivo. Il Signore mi affida questo eremitaggio, desidera che in questo isolamento mi dedichi a qualcosa a cui Lui tiene. Ho parlato a lungo del progetto che il Padre ha su ciascuno di noi. C’è uno scavo ulteriore, in questi giorni, per quanto mi riguarda. Viviamo in un’epoca difficile: per il mondo, per la Chiesa. Pochi hanno il coraggio di porsi in ascolto della verità, e di annunciarla così come la sentono nell’intimo. Il mondo occidentale è pervaso dalle logiche ferree del mercato. La religione più diffusa è quella della merce, di qualsiasi natura essa sia. I pensieri quotidiani si rivolgono a prodotti proposti dalla pubblicità, fosse pure l’ultimo modello di mascherina o igienizzante. Lo stile di vita è appiattito sui target veicolati dai mezzi di comunicazione sociale, dalle parole d’ordine prefabbricate. Il silenzio è una realtà sconosciuta, anzi temuta: siamo diffidenti di fronte a ciò che emerge dal profondo, preferendo gli slogan rassicuranti delle agenzie di turno, dalla sapienza di plastica e priva di attriti. Ossessionati dall’imperativo ecologico, non siamo più in grado di stupirci davanti a un’alba o a un tramonto: rientreremmo in noi stessi, suscitando domande imbarazzanti. La rapidità, lo stress, il fare per il fare, sono i nostri compagni di cammino: ci sentiamo in colpa se non leggiamo subito un messaggio, se non rispondiamo a una mail in tempi brevi; ci sembra di essere perduti se non siamo connessi a qualche rete. Questi giorni di positività al coronavirus si trasformano nella profezia della lentezza e del silenzio, diventano un appello non soltanto per me, ma anche per chi leggerà queste parole, che scrivo guardando, dalla mia finestra, la grotta di Elia, il profeta della voce di silenzio sottile, con la quale Dio parla a chi si lascia fermare per rimettere in moto la sua vita. Grazie ancora per i vostri messaggi: rispondo da qui, a ciascuno di voi, con un immenso grazie.

don Fabrizio 

Lirico terapia. Muhammad al-Sabbāg, La mia messe.

La mia messe

Tra gli uomini

c’è chi coltiva sogni in inverno, perché sboccino coi fiori in primavera, 

chi coltiva sogni in estate 

perché nascano come sole sulle rive.

Io invece

i sogni li coltivo

in autunno tra le braci

e li stacco coi denti

al fuoco. 

Continua a leggere

Scoperta

Cerchiamo inconsciamente la bellezza, siamo fatti per questo. La sfiducia, la tristezza, la disperazione, si fanno strada quando ci si accorge che non è semplice trovarla. Si sperimentano bellezze che non nutrono, che anzi avvelenano. Finché non si scopre che la bellezza e la grazia sono in Cristo: è Lui che trasfigura un mondo corrotto dal peccato.

Franco Loi 1930-2021

da L’aria

La gàbia del leun l’era de aria, 

de aria la mia mama, quèl cappell,

el brasc del mè papà l’era de aria

sü la mia spalla, i mè man che streng, 

e aria el ríd di öcc e duls de aria 

de quèla vita ch’û insugnâ l’azerb.

Eren de aria lur, e mí, chissà,

che sun stâ fermu a vardàj andà.

[Traduzione. La gabbia del leone era di aria, / di aria la mia mamma, quel cappello, / il braccio di mio padre era di aria / sulla mia spalla, le mie mani che stringono, / e aria il ridere degli occhi e dolce d’aria / di quella vita, di cui ho sognato, l’acerbo. / Erano d’aria loro, e io, chissà, / che sono stato fermo a guardarli andare].

da Antologia della poesia italiana, Einaudi, diretta da Cesare Segre e Carlo Ossola, Novecento, volume secondo.