98. Muffa


Era come se tutto defluisse verso un bacino già deciso, come se i gesti, i pensieri, le parole si susseguissero in un ordine prestabilito, da cui era difficile scartare. Il dialogo fra sordi assumeva connotati grotteschi: non c’era verso di cambiare prospettiva, ognuno era ben chiuso in sé, marcando i confini con precisione puntigliosa. Noi proseguivamo nell’opera di sensibilizzazione, pur sapendo che gli appelli sarebbero spesso – quasi sempre – finiti nel nulla. Il male dilagava in molte forme: dalla violenza delle persone e degli Stati, allo sgretolamento dei valori, al logorio di una dottrina che sembrava non aver più alcuna ragione di sussistere. Assistevamo stupiti a dichiarazioni che, in altri contesti e in altri tempi, avrebbero destato riso o indignazione. L’imprudenza regnava sovrana, come se tutto fosse lecito, come se, all’improvviso, tutto si dovesse cambiare, capovolgere nel suo contrario, mostrare una faccia rifatta che, al di là del belletto, lasciava trasparire i suoi tratti beffardi e sovversivi. Avevamo la netta sensazione che, rapidamente, quei connotati sarebbero emersi con la sfacciataggine di chi non tollera alcun limite, provocando decisioni inevitabili e drammatiche. Tutta la natura sembrava risentire di un’aria viziata, di una perdita di punti di riferimento e di criteri: come se, di punto in bianco, un cataclisma dovesse diventare il simbolo di un libero arbitrio male esercitato, di un peccato originale che, cacciato dalla porta, si fosse riaffacciato da una crepa del muro, da una finestra socchiusa, da una cantina corrosa dall’umidità.

Intervista a Paola Silvia Dolci


di Guido Michelone

Domanda. Paola Silvia, mi parli del tuo nuovo libro “I processi di ingrandimento delle immagini”?

Risposta. Sei raccolte sotto falso nome che ho fatto girare su riviste e lit blog, è una breve antologia, ogni raccolta è attribuita a un autore scomparso o morto.

La prefazione è di Andrea Raos, le illustrazioni di Michaela D’Astuto.

 

  1. Fin dal titolo si avverte il senso di un’operazione concettuale, quasi di meta-letteratura o di poesia al quadrato: condividi?
  2. “… sono stato fotografato sapendo che lo ero. Orbene, non appena io mi sento guardato dall’obiettivo, tutto cambia: mi metto in un atteggiamento di «posa», mi fabbrico istantaneamente un altro corpo mi trasformo anticipatamente in immagine.” Il titolo, “I processi di ingrandimento delle immagini – per un’antologia di poeti scomparsi” mi è venuto leggendo La camera chiara di Barthes. Continua a leggere

La poesia della fotografia. Intervista a Cristiana Folin Massarini


di Guido Michelone

 

Cristiana Folin Massarini è una fotografa piemontese che in questi giorni è presente a Vercelli in una mostra all’interno degli eventi creati per la Rassegna Segnale Libero, un format artistico di riconversione delle cabine telefoniche, ideato da Caterina del Nero. Con lei abbiamo parlato ovviamente di fotografia in questa intervista inedita per ‘La Poesia e lo Spirito’.

 

Ora, così, a bruciapelo chi è oggi Cristiana Folin Massarini ?

Sono una persona in fase di cambiamento. Ho dovuto ricreare completamente me stessa alla tenera età di 46 anni. Sono in evoluzione. Continua a leggere

“Bruciare tutto” di Walter Siti. Un romanzo non tutto da bruciare, ma da dimenticare


di Maurizio Soldini

Appena terminata la lettura di Bruciare tutto di Walter Siti, le prime impressioni a caldo che viene voglia di condividere sono quelle che andrò a dire. Ma soprattutto ho avuto l’impressione di essere davanti, più che a un romanzo, a un instant book romanzato pieno di ideologia, frettolosità, approssimazione e superficialità da ogni punto di vista: linguistico, letterario, filosofico e così via. Continua a leggere

I gelsomini dell’azzurro, di Nadia Campana


Poesie di Nadia Campana tratte da “Verso la mente”, Raffaelli Editore.

Misura la voce
I
Stagione agli estremi della sera
arrossire tutta in una collina inesistente
ma vera per me che nascevo
con cumuli di nubi notturne
e nascevamo insieme e mi somigliavo
facendomi diventare chiacchiera interminabile
perché sapevo di più
amata stasi io.
Immediata io alto
non volendo esser solo
un’occasione vaga.
Troppo doversi amare troppo
doversi pensare amami tu
prendimi corpo felice
baffo placido zompa carezza
scappa un’altra volta
voce di animale parla per me. Continua a leggere

L’Altro Mondo


Un Dio che scartavetra,
che lacera, che ottunde,
che scalza dai troni delle false
identità, che vomita
sui tiepidi, che fonde
nel forno fumante del rimorso,
che infonde una speranza a strappi,
un amore ferito e calpestato,
una luce introvabile che abbaglia,
un’attrazione per lo spolpamento,
per l’inutile appello, la preghiera
sospesa sull’abisso, in cui intravedi
il fondo, il Volto,
l’esito finale: l’Altro Mondo.

97. Crepe


Era quasi avvincente vedere come tutto, ormai, lasciasse intravedere gli eventi preannunciati; ma non avremmo potuto mai bearci con visioni drammatiche, con problemi per la cui soluzione bisognava invece pregare intensamente. Le posizioni erano ben delineate, anche se, ultimamente, nel fronte opposto si apriva qualche crepa, come se qualcuno cominciasse a dubitare delle “magnifiche sorti e progressive” sbandierate dalla nuova teologia. Sempre più, del resto, sarebbero apparsi segnali di conferma alle tre piste annunciate: la divisione nella Chiesa, il terrorismo di matrice religiosa e una guerra su scala mondiale. Personalmente, mi rendevo conto che la chiave più importante sarebbe stata abbandonarsi all’azione di Gesù, lasciando fare a Lui, rinunciando a guidare in modo autonomo le proprie iniziative. Facevamo esperienza di quanto questo atteggiamento producesse risultati migliori di qualunque altro. Si potrebbe definire “Provvidenza”: quella che don Mario aveva sempre vissuto, cercando di trasmetterne il segreto ai suoi amati discepoli. Il Signore conduceva la storia, anche e soprattutto in un tempo tormentato da contraddizioni, esposto, come non mai, alla minaccia dell’autodistruzione. Lasciarlo fare: era questo l’atto salvifico, quello che, per vie misteriose, sarebbe arrivato a dare frutto. Nel frattempo, ci era chiesto di avere pazienza, di pregare perché il Dio Pantokrator portasse a compimento la trama di salvezza concepita con fiducia e amore senza limiti.

Luigi Maria Corsanico legge Pablo Neruda. 2

da qui

PABLO NERUDA
SÓLO LA MUERTE
Residencia en la Tierra 2, publicado por primera vez en Madrid (1935).
Leído por Luigi Maria Corsanico

Johann Sebastian Bach
El clave bien temperado I
Preludio 8 en mib menor BWV 853.
Piano: Tatiana Nikolayeva Continua a leggere

Scissura, di Lucetta Frisa


Lucetta Frisa

Scissura        

 

(Abbazia di sant’Antimo)

 

In quella Abbazia nella conca del prato

I mistici

hanno coperto il vuoto

di pietre canti altari colonne

alzato luce con uomini

buio con pietre:

Tutti hanno compiti diversi di preghiera.

Medico, dimmi in quale tastiera si può trovare

una nota lucente

in quale parte del cervello  trovare

una pietra del tempio, la voce

assoluta dei morti?

Medico, cosa c’è in mezzo al cranio?

Una scissura – hai risposto –

dove le fibre si intersecano:

fibre

con note

vuoto

con fiato

scuotono il cielo

muovono lampi nella notte.

 

Tutto prega la tenebra.

Requiem


E non basta pensare che sei fragile,
che troppo ti è richiesto
e poco hai ricevuto. La lama
che affonda nel mio cuore
è il tuo autografo di sangue, l’altro vezzo
di piangere il morto dopo averlo
stecchito. Seppure ti avvedrai
dell’inatteso amore, dell’ultima campana
che graffia la piazza senza tempo,
attingimi l’acqua che ho lasciato allora,
rigurgito di un sogno mai finito,
che un tardo pentimento non risana.

96. Altri segreti


Maggio era arrivato. Il centenario di Fatima entrava nel vivo, dopo tanta attesa, e noi preparavamo i nostri cuori agli eventi preannunciati, ben sapendo che non c’erano date da tenersi per sicure, né vicende scontate, ma solo la fiducia assoluta nell’azione del Signore, l’apertura del bambino che non sa, e ha tutto da imparare. Intanto il Cielo lavorava nella nostra terra accidentata: dall’ultima presa di coscienza sul senso profondo dell’umiliazione, che avevamo deciso non solo di accettare, ma di abitare con gioia, eravamo approdati al cuore del Vangelo, riassunto in uno dei messaggi della Gospa: “Avrà la pace vera solo chi, nel suo prossimo, vede e ama mio Figlio”. Non era facile: non solo scorgerlo in noi stessi, ma anche nelle persone che tutto parevano incarnare tranne il volto, l’opera, il pensiero di Gesù. Ma come eravamo pazienti per il nostro cammino personale, come sapevamo perdonarci inciampi e passi falsi, inevitabili nella via della fede, così dovevamo dare agli altri, a tutti, la possibilità di aprirsi al Progetto, fino all’ultimo respiro, riconoscendo che il giudizio decisivo spetta solo a Dio. La pace: era questo il bene supremo, che si stagliava sempre più nitidamente sull’orizzonte oscuro degli accadimenti, l’estremo appello rivolto dal Signore a un’umanità scivolata su altri piani, chiusa nel bozzolo oppressivo dell’io incapace di donarsi. Ed era maggio, il mese di Maria: ci sembrava di vedere il suo sguardo, di sentire la sua mano posata su di noi, la sua voce inconfondibile, in mezzo ai rumori del tempo che correva.

Mute voci mute, di Rodolfo di Biasio


di Domenico Vuoto

In cosa consiste la moralità della parola letteraria, se non nell’obbligo dell’esattezza, dell’assenza di compiacimento, della ricerca inesausta di un ordine (e dunque di un senso e della memoria che lo custodisca) nel caos e nel deperimento verbale ed etico che assediano la nostra esistenza quotidiana? Continua a leggere

5 maggio


Andavamo verso Portofino e tu sorridevi,
come se volassimo
su un battello fantasma,
diretto al paradiso.
La nostra gioia era vedere in tutto
il Volto di Cristo, che in te s’indovinava
in ogni tratto, come un’immagine posata
sopra un’altra.
È bello che dal fondo della Luce
adesso segni, col dito sul mio viso,
gli stessi tratti, la somiglianza amata.
Ancora navighiamo, Amico,
il cuore batte sulla stessa rotta
di Dio, sulla scia del tuo sogno mi conduce.
Abbracciami da lí, da qui, nell’agonia
di un mondo stregato da altre luci,
diretto ad altri lidi,
a un’altra flotta.

Luigi Maria Corsanico legge Paul Éluard

da qui

Paul ÉluardT’amo
da “Paul Éluard, Ultime poesie d’amore”
Passigli Poesia, 1996
Traduzione di Vincenzo Accame

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Willy Ronis, Gli innamorati della Bastiglia, 1957

Francis Poulenc
Novelette No.3 in E minor [Jiang Yi Lin]

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Antidepressivi

[Avvertenza: si tratta di medicinali da assumere solo in casi acuti di ricerca di fede. Possono provocare effetti collaterali anche gravi, come cambiamento di vita e di mentalità, capovolgimento di criteri e di scelte]

S. Caterina da Siena

[dal Dialogo della Divina Provvidenza]

O Deità eterna, o eterna Trinità, che, per l’unione con la divina natura, hai fatto tanto valere il sangue dell’Unigenito Figlio! Tu, Trinità eterna, sei come un mare profondo, in cui più cerco e più trovo, e quanto più trovo, più cresce la sete di cercarti. Tu sei insaziabile; e l’anima, saziandosi nel tuo abisso, non si sazia, perché permane nella fame di te, sempre più te brama, o Trinità eterna, desiderando di vederti con la luce della tua luce. Continua a leggere

Il capolavoro di Marino Magliani

di Riccardo Ferrazzi


Fra i lettori di Magliani ci sarà senz’altro chi non è d’accordo. Per esempio, chi ricorda la trama serrata di “Quattro giorni per non morire” o l’atmosfera indecifrabile di “Quella notte a Dolcedo” potrebbe sostenere – a buon diritto – che in quei due romanzi sia già presente il vertice della sua arte affabulatoria. E poi, perché parlare di capolavoro? Perbacco, non c’è già D’Orrico che grida al capolavoro ogni due per tre? Continua a leggere