Il bello della compagnia

da qui

Ho vissuto in questa casa dalla seconda media all’assistentato universitario. Ora si sentono solo le voci dei nipoti e di mia madre, che cerca di intrattenerli come può. Mio padre non c’è più; le generazioni nuove richiedono attenzioni ed energie. Sulla sinistra, un deposito di libri: ogni tanto mi affaccio, per vedere se ne trovo uno da portare via. Molti sono miei, non so più dove lasciarli, perché da me c’è sempre meno posto. Dal salone, si sente la TV: si riferisce di un convento, spaccio di droga e falsi pellegrini. Tutto è cambiato, non sono mai stato più di passaggio di così. Penso sia un bene, vista l’aria che tira. Si avvicina mia madre, per dirmi che il nipotino è buono: così piccolo, non disturba mai. Aggiunge qualcosa sui falsi monaci, con saio e cocaina. Accende la radio, c’è una cronaca da Fatima, per il viaggio del papa. Arriva mia sorella, con l’altra nipote, fa le feste al piccolo, mentre mia madre le assicura che ha mangiato a sufficienza: la pasta, e molto melone. Racconta: lui dice che sono tutti brutti, tranne Gesù. E zio Fabri, com’è? gli chiede mia sorella; e il bambino: è brutto pure lui. Spengo il computer, me ne torno a casa, dall’unico bello della compagnia.

Luigia Sorrentino: “La nascita, solo la nascita”

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di Rita Pacifici

Ho conosciuto Luigia Sorrentino, ancora prima di leggere i suoi versi, lungo le strade della poesia. Quegli spazi reali, piazze vie di città italiane, che diventano in alcuni periodi dell’anno festosi cenacoli letterali. Non si può restituire l’emozione di quegli incontri dove le voci dei poeti, da invisibili compagni di vita si incarnano in presenze concrete e vicine. Oppure dove, all’inverso, un incontro fortuito si trasforma in una nuova esperienza conoscitiva, e ci si muove dal poeta ai suoi testi trovando, come in questo caso con la Sorrentino, consonanze profonde, forse perché tutti “siamo di questa terra, la terra dei gerani e dei cento canarini gialli”, come recita un verso della scrittrice napoletana.

Difficile non sentirsi inscritti in questo orizzonte poetico, così ricco di materia e di colori, così drammaticamente abitato da una stirpe macchiata dal peccato originale della “nascita” e gettata a metà strada tra la luce e l’ombra. Continua a leggere

Paulu Piulu

“Paulu Piulu” come ebook gratuito

Per tutto il mese di giugno l’editore Manni propone sul suo sito come e-book in pdf Paulu Piulu, romanzo d’esordio di Giorgio Morale, autore del recente Acasadidio.

Paulu Piulu è scaricabile gratuitamente qui, mentre per maggiori informazioni questa è la pagina dedicata al libro sul sito dell’editore.

La medicina delle favole

fiabe

di Alessandro Zaccuri

“Sparano ancora, papà?”
“Sì, ma lontano lontano. Qui non succede niente.”
Soltanto adesso sembra che torni a respirare, ma rimane in silenzio.
“Paura?” gli chiedo. Non risponde.
“Prendiamo un po’ di medicina?”
Non c’è luce nella stanza, se non quella delle granate in esplosione, un lampo che filtra dalle finestre. Ogni vampata rimanda un riflesso opaco dal nastro adesivo attaccato in diagonale sui vetri. Non c’è luce in questa stanza, ma lo vedo annuire piano, come se – una volta di più – non volesse far rumore. Quattro anni, e la prudenza di un vecchio.
“Allora” inizio, “c’era questo bambino che si chiamava…”
“Spaventino” prosegue lui. È il segnale che la medicina ha già iniziato a fare effetto. Continua a leggere

E sua nazion sarà tra feltro e feltro, di Bianca Garavelli

dante

Sollevò il rettangolo di cuoio che copriva la nicchia, scavata in profondità nella parete. Le carte dentro erano ordinate con cura, come ricordava di averle messe poco tempo prima, a pochi versi dalla fine dell’opera.

La grande opera a cui aveva atteso per anni, in diversi tempi, in diversi luoghi, ispirato da persone ed eventi che avevano lasciato un segno su di lui. Segni indelebili, segni di un’intera vita, di uomini e donne che sarebbero rimasti nella storia.

Uno di loro era Arrigo VII, l’imperatore mancato. Colui che aveva tanto alimentato le sue speranze, riacceso la sua vita di esule e uomo politico ancora passionale. Un’altra era Margherite Porete, la battagliera mistica che aveva visto bruciare a Parigi. E Cangrande, il giovane principe generoso che lo aveva accolto a Verona, salvandolo dalla povertà. E poi c’erano gli occhi di smeraldo di Beatrice, lei sua guida, lei suo raggio divino che lo innalzava. Che continuava a innalzarlo a sé. Continua a leggere

L’eutanasia? Via di fuga solo per i sani

Intervista a Sylvie Menard

di Paolo Lambruschi

Le prospettive cambiano quando la morte ti guarda negli occhi. Quando la diagnosi di una malattia dalla quale non si può gua­rire viene scritta sotto il tuo nome. Allora non pensi più all’eutanasia, ad abbreviare la tua vi­ta prima del tempo. Tutto si ribalta, valori e con­vinzioni. Anche se prima, quando avevi il do­no della salute, credevi che fosse un diritto e u­na tua libertà avere una morte degna che ab­breviasse le sofferenze. Dopo, invece, vuoi vi­verla fino alla fine, la tua esistenza.

Vuoi ag­grapparti a ogni minuto e alla speranza molto umana che alla fine salti fuori una cura mira­colosa. Sylvie Menard, 61 anni, parigina e laureata alla Sorbona, è una ricercatrice oncologica che da 40 anni lavora in Italia per trovare cure anti­cancro. In una delle eccellenze scientifiche ita­liane, l’Istituto dei tumori di Milano, è stata al­lieva di Umberto Veronesi ed è stata direttrice del Dipartimento di oncologia sperimentale. Oggi è in pensione, ma collabora sempre con l’ospedale. Il 26 aprile del 2004, a seguito di un malore, le venne diagnosticato un tumore al midollo osseo da cui non si guarisce. Continua a leggere

Europiè. Cronache calcistiche da molto lontano. #1

di Mauro Mirci

La parola europei si può anagrammare in europie. Con la maiuscola e un accento sull’ultima “e” viene un Europiè che mi pare renda tautologica l’aggiunta “… di Calcio 2008”.
Europiè, dunque, come dire: Europiedi. E si parla, chiaro, dei campionati in corso in Svizzera e Austria. Non ci sono gli inglesi,che pure hanno dominato la Champions League. Questo per dimostrare che i soldi possono molto, ma per mettere su una squadra nazionale competitiva nemmeno quelli bastano. Un’amica mi chiede spesso se giocherà Ronaldinho, e io rispondo di no. Lei fa una faccia stupefatta e chiede come mai. “Il Brasile non gioca agli Europiè” le spiego io. “Non s’è qualificato?”. E no, dico io, certo che no, perchè non le ha proprio giocate le qualificazioni, perché il Brasile sta là, in Sudamerica, mentre gli Europiè li giocano le squadre europiedute. Ma lei contesta che se una squadra straniera può vincere il campionato italiano, non capisce perché Ronaldinho non possa giocare agli Europiè. E, illuminandosi, fa rilevare la presenza di Ronaldo, brasiliano, come tutti sanno, ancorché ciccione e fragilissimo Continua a leggere

Ermanno Krumm

da Respiro

Come due soavi uccelli

Ricordando un affresco del Pinturicchio
nella libreria Piccolomini

Da qualche parte l’alba imporpora
un ramo, due uccelli si rincorrono
e il vento a un lupo arruffa il pelo.
La guardo, nell’ombra lei riposa.

Non so se è questo l’assoluto
dell’amore, ma penso che anche noi
come i due soavi uccelli
sopra l’unico cipresso alzato sul mare
potremmo, indenni, superare la distanza.

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Ciao

Sono tornato a Firenze. Qui non si visita una città, si abita un ricordo. Lo sguardo si riempie di visioni, e quello che vedi non è il Duomo, o la stazione, o Piazza della Signoria, ma strati di gioie e malinconie, volti si sovrappongono alle statue che sorvegliano gli Uffizi, e perfino i camerieri sono figure scolpite nel marmo, la mano che preme il pulsante della polaroid è una macchina del tempo sprofondata nel chiasso di una gita scolastica di tanti anni fa, quando gli studenti issarono un pigiama nell’atrio dell’albergo come i rivoltosi la bandiera sul pennone più alto della Bastiglia. La vita è rivoluzione, ogni strato s’impone sull’altro, lo combatte come un acerrimo nemico, fino a capire che la statua, il cameriere, la donna con il seno di fuori, sono la stessa immagine replicata all’infinito, sono il mondo rovesciato dei miei desideri e delle mie paure, ora che torno a Firenze e mi sembra di non visitare una città, ma di abitare un ricordo, che diventa lacrima, sorriso, fino a issare la bandiera sul punto più alto della nostalgia, dove lo sguardo s’incontra con quello che ha sempre cercato e finalmente, in una notte improbabile di maggio, forse, e dico forse, lo trova.
ciao
fabry

“Cosa fa stasera?”, di Agnese De Donato

A c. di Margherita De Donato

A Roma, dal ’57 al ’66, “Al Ferro di Cavallo” una piccola e stravagante libreria sfoggiava con disinvolta allegria le avanguardie letterarie e artistiche: la pop art italiana e americana, i Novissimi poeti, gli scrittori, il Gruppo ’63, ma anche i vecchi grandi poeti, avanguardie essi stessi (Ungaretti, Sinisgalli, Tzara, Pound, Guillen, De Libero, Frassineti, Bertolucci, Pisolini) e gli artisti visivi come Burri, Afro, Caporossi. Continua a leggere

Massimo Sannelli, Una poesia (2000-2008)

forma prediletta, da sempre ostaggio
Michele Ranchetti, La mente musicale

chi prende, prende umilmente,
ed è docile: Ariete visita
gli alberi, sfiora le mani; e
il filo di canto. la cosa adora:
soglia, come di bocca, e porto,
gloria, aria forte, aria: ora la piccola
governa sé; *ora* ma *storia*; Dio
è storia attiva e celeste:
l’opera è la prima cosa. Continua a leggere

Performance di poesia “Petali-parole di desiderio”

Roma (cultura) 15/05/08 – 12/06/08, performance di poesia “Petali-parole di desiderio”.

Giovedì 15 maggio alle ore 19.00, nell’ambito della giornata inaugurale della 1ª edizione della rassegna internazionale “Arte nella Natura e la Natura nell’Arte”, si svolgerà, presso il patio della Casina delle Civette di Villa Torlonia a Roma, la performance di poesia “Petali-parole di desiderio”. Parteciperanno Laura Baldieri, Vitaldo Conte, Sara Davidovics, Ugo Magnanti. L’esibizione sarà replicata giovedì 12 giugno alle ore 17.45, con la partecipazione di Tiziana Pertoso. Interventi musicali della Ars Musica Roma.
Tra linguaggio poetico ed evento d’arte, la lettura, curata da Ugo Magnanti e Vitaldo Conte, aspira a declinare in termini sinestetico-simbolici la remota e travolgente propensione della natura, quella del desiderio. Un dialogo e un’azione fra le forme e le parole del fiore, attraversando un estremo esercizio di rinnovamento dei suoi significati e miti premonitori. Continua a leggere

Fugacità del tempo, di Antonio Spagnuolo

Antonio Spagnuolo, Fugacità del tempo, LietoColle – collana Aretusa

Luminoso e persino rutilante. Cerco, è evidente, gli aggettivi “giusti” per avvicinare la poesia di Antonio Spagnuolo, per ricondurre la sua ideale coloratissima luce napoletana alla dimensione fisica della grigiastra nebbia nostrana. Una luce che illumina ogni poesia, ogni verso […]
La voce dello scrittore napoletano risuona nel silenzio rumoroso e spesso assordante che circonda oggi tutte le cose, della cultura o della vita, per ricordarci l’annientamento dell’illusione, il dileguarsi dell’inganno dei sensi, l’impressione insomma che tutto proceda verso la propria fine. Continua a leggere

Micame, di Livio Borriello

di Franco Arminio

Da qualche giorno ho in casa un libro che aspettavo da tempo. Lo ha scritto il mio amico Livio Borriello. Si chiama Micame e lo ha stampato una giovane ma agguerrita casa editrice di Napoli che si chiama Orientexpress. Detto questo adesso sono libero di scrivere quello che voglio e mi pare il miglior modo di aderire alla lezione del libro. Continua a leggere

DA FILASTROCCHE MINORI, di Nadia Agustoni

il guardiano delle fabbriche (*)

Il guardiano delle fabbriche le guardava andare in fumo

era un erudito, dice ancora qualcuno, ma lui pur di non darlo a vedere

stava sempre solo stava sempre a sedere e camminava se camminava

con la testa che gli girava con le spalle ciondoloni fischiando alle gonne e ai calzoni…

Se portava bretelle o cintura lo camuffava ben bene

era un guardiano di fabbriche e le elencava intere

stava lì fin dal mattino con cannocchiale e acciarino e una a una

fissava le ciminiere apriva e chiudeva il portale faceva si e no il bene e il male… Continua a leggere

Pubblico dormitorio Massuero alla Casa della Poesia di Milano

Casa della Poesia, largo Marinai d’Italia, Milano
13 maggio 2008, ore 21

Performance poetica & cinema
di
Pubblico dormitorio Massuero

Il “Pubblico dormitorio Massuero”, involuzione gerontica del Collettivo di Pronto Intervento Poetico “Altri Luoghi” è formato dal seguente personale: Marco Berisso, Guido Caserza, Marcello Frixione, Paolo Gentiluomo.

La serata del pubblico dormitorio Massuero è divisa in due parti: nella prima parte il personale del Massuero leggerà parti di un testo in prosa e in versi, rifacimento colettivo di un precedente rifacimento trecentesco del Nuovo Testamento. Nella seconda parte verrà proiettato un remake artigianale a zero budget del film “Shining”, intitolato “beliin sciain”, interpretato dal personale del Collettivo di Pronto Intervento Poetico “Altri Luoghi”, costituito da Marco Berisso, Piero Cademartori, Guido Caserza, Marcello Frixione, Paolo Gentiluomo; guest star: Cristiana Baietti Berisso.

Antonella Anedda

da Dal balcone del corpo

Cori

Solo nel coro può esserci verità
(Franz Kafka)

Coro I

C’era la stanza dove paura e tempo ruotavano.
Dove lui le accarezzò la schiena lavando con l’acqua ogni
traccia di respiro.
Le loro ossa brillarono in segreto.
Quando pensarono di amarsi
la luna sollevò l’acqua in due diverse maree.
Quando lei rispose lui era già lontano.
Lui parlò, lei stava cercando di raggiungerlo
il cane abbaiava nel vento. Cane e vento confusero entrambi
e più di tutto confuse la torcia di chi li andava a cercare.
L’amore s’incise a quel punto.
Lei restò tra gli scogli e la sabbia.
Il mondo si fece rosso e il cane le coprì le ginocchia.
Notte e maestrale li gelarono insieme.

Ecco per te che ti fermi e ascolti – questo dettaglio
mentre il freddo mi sale;

“Essi vivono dietro una veranda di vetro. Essi scaldano i
rispettivi corpi”. Continua a leggere

Nelo Risi

da Né il giorno né l’ora

A torto si lamentan gli omini della
fuga del tempo incolpando quello di
troppa velocità, non s’accorgendo
quello essere di bastevole transito
(Leonardo)

Nessuno

Una pietra esiste
per essere guardata
ecco David
mentre riposa in sé

come potrebbe essere il mondo?
stupore di esserci ancora
che il visionario dell’azione
diventi visibile

sradicati: l’avulso uno strappo
però con un che di diverso
che ci spinga all’insù
verso l’ardire del non compiuto

nell’indistinto
nel flusso riflusso di un futuro
in ciò che non è ancora
tenebra nella sua latenza

nel non avvento in acque calme
dove non muore foglia
niente accade né possa accadere
all’intelletto impigrito

un nuovo dizionario ci vorrebbe
per comprendere la morte
come nuovo elemento di vita. Continua a leggere