Intervista impossibile a Luce Marinetti

di Marilena Lucente

lucemarinetti

“Ogni mattina imponetevi di contraddire il progetto o programma che la vostra vita passata v’ispira. Fate esattamente il contrario di tutto ciò che il grande Albergo, il Baedecker, i vostri amici, la temperatura della giornata, il paesaggio, i vostri bagagli, il vostro denaro, le vostre comodità e tutti i vostri gusti vi impongono di fare. Sarà naturalmente in voi il desiderio di rimanere soli più lungamente possibile. Ma dovunque vi sono importuni e folle opprimenti!”

F.T.Marinetti, Scatole d’amore in conserva, 1927

In un  brillante pomeriggio d’estate, il treno corre  solcando l’estremo lembo della Puglia, attraversa la spianata degli ulivi – sembra sia il  vento dell’alta velocità a muovere  le foglie di verde, d’argento e di grigio –  sfiora il giallo delle dune lungo la costa, sino ad inabissarsi, ma è un’ impressione, nell’azzurro intenso del mare. Azzurro lapislazzulo. Nello scompartimento viaggia Luce Marinetti, curatrice del Centro Studi Marinettiani  della Yale University,  diretta a Lecce. Di fronte a lei, una donna, la chiameremo  semplicemente, la “Lettrice”, immersa nel libro: Scatole d’amore in conserva . Continua a leggere

Photoshopoem Luigia Sorrentino

Questo triptyque è apparso su Nazione Indiana. E’ nato su la poesia e lo spirito.
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Ogni cosa del fiume
di
Luigia Sorrentino

L’asse del cuore

I

con il mantello disteso sul petto
frantuma la roccia sotto il ponte
si tiene all’abisso come sponda
sommersa, come ogni sponda erosa
corre sotto, l’acqua, giù nell’abisso

non conosce nessuno, neanche
lo spirito del fiume
manto di bronzo abita l’esilio
e piange, la casa
ogni cosa del fiume è deserta
assente ogni cosa divina
fa ritorno alla terra di sempre
la terra che esalta ogni vivente
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Gaja in the canto

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di
Francesco Forlani
(per il dìversario di Gaja)

Allora versami da bere, Gaja ed alza il braccio
la mano che lo tiene, il gomito e la bocca
in bacio del cristallo le dita intorno al piede
del calice che hai in canto e con le labbra un sorso

da dedicare a tutti i giorni e agli altri amici
e il riso ridipinga i gesti, ogni memoria,
e faccia il vino buono e la brigata salva
sia un fiume in piena di vita sul suo corso

Anteprima Sud n°13 / La mela di Anita

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di Helena Janeczek

Forse l’ho saputo da lei per prima, ma la cosa è tanto anomala che non ricordo bene. Devo aver rimesso tutto nell’ordine consueto: c’è il comune amico che mi parla del suo medico di fiducia alternativo dal quale era andata avendo scoperto un po’ di sangue nelle feci e questo le aveva prescritto infusioni, dieta, creme o gocce omeopatiche per curare con pazienza un problema emorroidale.

Così, capisci, è passato quasi un anno prima che lei sia stata male quel tanto che bastava perché si rivolgesse a un ospedale.

Aveva il sangue nelle feci e questo non pensa di mandarla a fare un esame, le emorroidi, le tisane, capirai. Continua a leggere

Wall paper

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di Azra Nuhefendic

Appena si cominciò a stare meglio, gettammo via i vecchi mobili, di legno, fatti a mano e riempimmo I nostri piccoli appartamenti con armadi a mille ante, poltrone ingombranti che sembravano carri armati messi lì dentro prima che venissero tirate su le pareti delle stanze. Via i tappeti variopinti bosniaci. Era una questione di prestigio ricoprire il pavimento con una moquette monocolore, possibilmente. In tanti, me compresa, ci siamo trovati durante la guerra, a pagare ancora le rate per tutta quella roba moderna. C’era, però, un elemento costante nel nostro modo di fare, a prescindere dai tempi che correvano. I libri. Rimanevano un oggetto prezioso, sacro direi. Appartamento o casa, spesso era l’unica proprietà che avevamo avuto nel corso della nostra vita. Al punto che la gente si sovveniva dei libri persi, bruciati, rubati, e non delle case. Continua a leggere

B & B

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Ancora una cosa, l’ultima. Perché c’è un’obbiezione che ho sentito ripetermi fino alla nausea, in questi giorni. Inizia così: “Proprio adesso…”. Proprio adesso che ci sarebbero da combattere i tagli del governo tu te ne esci con una proposta di quel tipo? Nella sua formulazione più brusca, l’obbiezione suona così: noi qui a lottare e tu stai lì a portare acqua alla politica del governo. Che dire… Ho già detto e ripetuto che la differenza tra ciò che io propongo e ciò che questo governo fa mi sembra immensa. Ma so anche che non è questo il punto. Il punto è che quello che io dico può essere usato per portare acqua a quella politica. Basta un semplificazione qua, una massiccia censura là, un’aggiustatina…

Alessandro Baricco da Repubblica di oggi

Chi è obiettivo in questo dialogo surreale: l’obiettore o il venditore di obiettivi? Sicuramente il venditore di obiettivi, che fra obiettare e obbiettare, obiettivamente e obbiettivamente, obiettivo e obbiettivo, obiettore e obbiettore, obiezione e obbiezione sceglie sempre le forme con una sola b. Intendiamoci, le varianti con due b non sono sbagliate, ma sono più lontane dagli originali latini, che erano obiectare, obiectivus, obiector, obiectio. Anticamente queste parole non venivano usate nella lingua di tutti i giorni: le adoperavano solo i filosofi nei loro eleganti trattati in latino, sicché, in questo caso, adoperare le forme più vicine al latino equivale a rispettare maggiormente la storia di queste parole

Accademia della Crusca qui

Non c’è più rispetto…
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Sud 12 – Kapital list

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installazione di Claire Robert

Un capitalista di nome Borman

di

Riccardo De Gennaro
da Sud numero 12

Il vanto principale del magnate americano Karl Borman era, gli si perdoni l’indelicatezza verso la madre, quello di essersi fatto da solo. Karl, in verità, non era diventato ricco con il suo lavoro, ma perché – dopo aver avviato una modesta attività immobiliare – si era ritrovato di punto in bianco un centinaio di milioni di dollari sul suo conto alla First Chicago Bank. Da quel momento aveva costruito un impero. Alcuni suoi concittadini erano convinti che avesse rinvenuto il bottino sepolto anni prima nella Death Valley da un pericoloso gangster. Altri, invece, assicuravano che avesse poteri soprannaturali. Più d’una volta, d’altronde, diventato potente, era riuscito a far comparire o scomparire cose e persone.
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Uno poco diplomatico

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Cuneo, il piccolo Schindler che salvò gli ebrei di Anversa

di

Riccardo De Gennaro

L’abitazione della pittrice Gianna Paola Cuneo si trova nel cuore di Trastevere e assomiglia a un museo. Antichi ritratti di Garibaldi e di Napoleone sono appesi a quasi tutte le pareti, occupate anche da stampe della rivoluzione francese, un editto di re Vittorio Emanuele II, opere della stessa Cuneo. Nelle numerose vetrinette sono conservate carte e oggetti preziosi del periodo risorgimentale e tra le due guerre, mentre una stanza intera è adibita a magazzino e contiene altri quadri della padrona di casa, libri d’arte, giornali dell’Ottocento, serigrafie del Maggio francese, manifesti della rivoluzione russa. Continua a leggere

Faits divers # 6

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Sul numero di fresco di stampa di dicembre dedicato al tema degli ingiusti tagli e sprechi della spesa pubblica . Colgo l’occasione per mettere su anche il dialogo-intervista via Facebook, avuto con Rosaria Capacchione autrice di un libro fondamentale, L’oro della camorra ( pubblicato sul numero di Novembre)

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Rete!

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di

Francesco Forlani

 

Scriveva Albert Camus che di tutti gli spettacoli che il mondo gli aveva dato agio di vedere, ciò che in conclusione poteva dire di sapere sulla morale e sugli obblighi degli uomini, era nella sua squadra di calcio che lo aveva imparato. (Car, après beaucoup d’années où le monde m’a offert beaucoup de spectacles, ce que finalement je sais sur la morale et les obligations des hommes, c’est au sport que je le dois, c’est au RUA que je l’ai appris.)

Di tutte le partite disputate – numerose quanto quelle sognate – ricordo ogni cosa. Le grida dagli spalti, la faccia dell’allenatore quando distribuiva le magliette nello spogliatoio, il dolore alle ginocchia su cui il pietrisco del campo ti aveva inciso terni lapilli e gocce di sangue pronte a calare giù lungo i parastinchi.

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Titoli di coda

di

Francesco Forlani

Per fare la spesa, lo scrittore dedica, in media, quel tanto di tempo che sua moglie, la moglie dello scrittore, vorrebbe che lui vi sacrificasse, ma, siccome le storie delle coppie confidano il segreto del proprio successo ad una contabilità imperfetta, colei che noi abbiamo definito la moglie dello scrittore è convinta che lui non faccia abbastanza per la casa. Perché il focolare domestico abbisogna di legno e di fuoco, di mani sapienti e forti, di occhi precisi, un misto d’intuizione e d’organizzazione. Continua a leggere

Anteprima Sud 12 – edito

 

Dodici Quando tutto manca

(considerazioni in margine al nuovo Sud, n°12)

 

Lo diceva spesso mia madre e più che l’annuncio di un problema era la proposta di una soluzione. Quando tutto mancava, infatti, ci stava sicuramente qualcosa d’altro a cui appigliarsi, sempre. Mancava poco per finalmente sbarcare il lunario. Ma con queste lune…La vera questione a differenza di quanto leggiamo sui giornali non è arrivare alla fine del mese, ma partire da quello successivo. Ci sono infatti strane regole in economia ma una rappresenta per i più un vero flagello e che si può sintetizzare con il seguente teorema. Quanto ci è dovuto arriva sempre dopo e quello che dobbiamo lo dobbiamo subito. E guai a protestare! Il vero nodo che spezza il pettine delle fluenti e rigogliose chiome del precariato è in quella fatalità, quando al momento della consegna del lavoro commissionato, e in cui si spera  di riscuotere, ci viene notificato dal nostro committente  che per accadere, accadrà,il pagamento, ma non subito.

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Cara città, di Davide Vargas

anteprima Sud n°12

foto di Philippe Schlienger

I suv sono tutti partiti.

La sera la città si rianima.

I ragazzi abbronzati dalle ore di mare a Sperlonga vanno verso i bar rimasti aperti, siedono ai tavolini fanno capannello sul marciapiede bevono birra e fumano canne. Dalle auto ferme arrivano le note sparate di Giusy, le motociclette piegate sui cavalletti luccicanti cromate aggressive, una stella cade mentre nessuno guarda in cielo e i desideri restano inespressi. Come certi sguardi che corrono dai ragazzi appollaiati sui sedili delle auto con gli sportelli aperti alle ragazze ancora più nere per le maglie bianche e scollate che indossano facendole ricadere su gambe da fremito infilate negli stivaletti da cow boys. Continua a leggere

Nel fuoco della scrittura

Sabato 20 settembre ore 18.00

Inaugurazione della mostra di pittura

e presentazione del libro

Nel fuoco della scrittura

di Biagio Cepollaro
La mostra si può visitare fino al 17 ottobre

dalle ore 17.00 alle ore 23.00, esclusi i lunedì. Di mattina su appuntamento. Continua a leggere

Matteo De Simone, L’età adulta

immagine di  Luca Dalisi

 

Non è che le prendevamo, le andavamo a vedere per farci un’idea.

L’aveva pensata Fede. Ci piacevano le case vuote del centro, i palazzi minimo anni ’20, con le porte intagliate liberty, i palchetti fighetti lucidati antichi, ci sono le case del ‘700, spettacolari, soffitti a volta affrescati, soffitti a cassettoni, il camino, le porte autochiudibili inclinate sui cardini, ci piacevano le case così, andare a vederle vuote, fare finta che potevamo averle, arredarle da Ikea.
Vedevamo solo le case grandi perchè l’idea era di spendere sui mille mensili in quattro, avevamo visto che nel rapporto dimensione prezzo convenivano le grandi, un monolocale zona stazione 35 mq 450 mensili, meglio 100 mq diviso quattro, zona quadrilatero, 250 a cranio. Continua a leggere

*Les italiens: Manila Benedetto

 

Lettera di apertura

Cara Manila,

Tanti mi dicono che Torino è come Parigi. E io rispondo, forse. Perché in fondo ogni città del mondo è come Parigi.

Perfino la pioggia può essere la stessa. La questione è nel come, Torino non è Parigi. Forse nemmeno Parigi è più Parigi. Il cafè Flore non è Jean Paul Sartre e il Select Hemingway.
Perché Parigi è i suoi marciapiedi, le linee incrociate delle sedie in vimini dei bistrot o quelle rotanti delle insegne dei Tabac. Lo ricordi anche tu del resto nella splendida citazione di Kafka, quando risponde a chi gli chiede di Parigi, è una linea. Proust, Miller, Hemingway li calpesti a Parigi e ogni giorno si compie il gesto surrealista per antonomasia, secondo Breton, quello di scendere in strada e sparare sulla folla. Tutte le città sono come Parigi, allora. Perfino la tua, Bari.

 

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