Poesie sono anche doni…

terezinnulla è dato
dove la pupilla
incontra solo il vuoto
e riveste la notte
di viaggi silenziosi, di mappe
scolorite d’abbandono: –

così la vita si arresta
tra le pietre sulla soglia
e ignora il nevaio che brilla
nella sete di una rosa –
è una pausa tra le ore
terezin
da cui si leva
la lingua profonda dei morti,
lo stelo solitario
che cresce senza nascere
e fiorire –
è questo vento, ancora,
dove trascorre ignorata
una commossa estasi
di grano – il pane oscuro
che guida i giorni
alla terra dell’esilio

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Il tredicesimo invitato – di Fernanda ROMAGNOLI

Fernanda Romagnoli, Il tredicesimo invitato (1980) Libri Scheiwiller, 2003 (I ediz., Milano, Garzanti, 1980).

Testi

Ritratto

Certo che lo conosco:
sul libro, in frontespizio, bianco-e-nero
viso tutto concesso all’allegria,
che in un’ombra comincia a intimorirsi
del suo solstizio. Continua a leggere

Poesie inedite di Michele ORTORE

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(Ellen Burgin, Marking time)

 

                         E il motivo

                         E’ nella rigidità flessibile
                         della foglia di eucalipto,
                         è nella pesca a strascico del vento
                         sui rami

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Viola Amarelli – Note su “A ogni cosa il suo nome” di Francesco Tomada

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               Viola Amarelli – Note su A ogni cosa il suo nome di Francesco Tomada

     “Le Voci della Luna” confermano una attenta linea editoriale pubblicando “A ogni cosa il suo nome”, secondo libro di Francesco Tomada, autori tra i più interessanti degli ultimi anni.
     I testi di questa raccolta palesano, con una accresciuta consapevolezza, ragioni e spazi della scrittura di Tomada già presenti nel precedente, felice esordio de “L’infanzia vista da qui”. Continua a leggere

Purgatoriale – di Maria Pia QUINTAVALLA

         Purgatoriale

     Stamane, mi sono svegliata già stanca e un po’ agitata come da un sonno duro e senza pace, e avrei voluto parlare con te, madre: mi sento così strana senza il nostro telefono senza fili che quei fili ho cercato amorosi nel buio, per un po’ senza trovarli.  
Intanto risentivo la tua bella voce sensuosa avvolgermi, un po’ solare, ma l’aria pareva potesse smarrire quei tesori se non li afferravo presto, come quel tuo ondeggiare lieve.
Eravamo sole, e questa immagine mi ha dato la carica nervosa, senza parole ancora, che per giorni mi avrebbe lasciata in tormento.
Allora ho sentito che non ci sarebbe stata un’altra possibilità, se non ti avessi presa così di forza, e con la mia attenzione costretta a sedere qui, a portata di orecchio.

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Nel folto di silenzi senza occhi

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(Federico Federici, L’attimo del paesaggio, 2007)

         Da un’eternità passeggera (IV) – Nel folto di silenzi senza occhi

gravida di polvere
e stupori, monotona
corolla
verdemare,
divampa sul ciglio
levigato della sera –
segreto dispiegarsi
di calici ricolmi
di muschiose piogge
o intrico declinante
d’agavi protese
in bianchi spasmi: –

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In difesa di un diritto costituzionale

Curare gli indigenti, soprattutto i bambini, è un dovere deontologico per tutti i medici, ma è un imperativo etico per un paese civile.
Non cancelliamo con un decreto un diritto costituzionale.

….” chi di questi ti sembra stato il prossimo di colui che fu ferito dai briganti ?”
Quello rispose “chi ha avuto compassione e si è preso cura di lui”
ed Egli disse “va e fa anche tu lo stesso”

(Vangelo secondo Luca)

Appello promosso dalla Segreteria Provinciale FIMP
( Federazione Italiana Medici Pediatri ) di Modena

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Due ma non due – Aperture ed incontri nell’arte…

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Due ma non Due – Aperture ed incontri nell’arte degli anni post Basaglia

Genova, Loggia della Mercanzia
28 novembre – 25 dicembre

L’associazione culturale ContemporArt con l’appoggio del Comune e della Provincia di Genova, ed in collaborazione con il Circolo Vega, presenta un’importante iniziativa per ricordare il trentennale dell’entrata in vigore della legge 180, comunemente denominata legge Basaglia.

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1799 – di Antonio SCAVONE

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(Giuseppe Boschetto, La Pimentel condotta al patibolo, 1869)

                   Antonio Scavone – 1799
                   (Tratto da Albo Noir, Napoli, Lo Stagno Incantato, 1999)

“A cagione de’ tumultuosi disordini consumati nelle ultime settimane sulle piazze e nei quartieri della città si fa solerte affidamento ai Signori Uffiziali di Polizia Giudiziaria di volere e dare per inteso di  trasferire in seconda istanza avvenimenti delittuosi che pure avessero a notarsi”

      

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Pianeta-inferno: cronache di ordinario orrore

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«L’orribile macellazione di migliaia di balene pilota indifese ogni anno nelle isole Fær Øer – ha denunciato la Sea Shepherd Conservation Society – è altrettanto crudele come la macellazione del delfino effettuata dai giapponesi nelle Taiji. Si vedono le baie tinte di rosso del sangue e si sentono le urla delle balene pilota ferite mortalmente. E’ uno spettacolo mostruoso ed è una oscenità abbracciata completamente dal governo danese e da molta gente danese».

Leggi qui, qui e qui.

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Reliquiario d’ombre – di Melquíades Fermín HERRERA

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(Ritratto di Melquíades Fermín Herrera, eseguito da Moebius in stato di trance.)

Ricevo dal Professor Lazzaro Visconti questi “frammenti“, attribuibili sicuramente a Melquíades Fermín Herrera. Si tratta, a suo dire, di testi preparatori antecedenti la stesura del poema sacro Sobre el margen del otro. Il noto studioso sta ultimando sull’argomento un saggio che sarà presto presentato alla comunità scientifica e letteraria internazionale. Noi speriamo che ciò possa avvenire in concomitanza con l’uscita dell’edizione italiana dell’opera di Herrera, già annunciata col titolo Sull’orlo d’altro.
Per ulteriori ragguagli sulla figura del misterioso vate macondiano si rimanda qui. E che i doni di Melquíades siano sempre con voi.

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Una camicia nuova di zecca – di Ivano MUGNAINI

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(Emilio Merlina, Truth, 2007)

Ivano Mugnaini – Una camicia nuova di zecca

     Quando, nel bel mezzo del bar affollato, l’uomo in camicia a scacchi gialli e viola sbraitò al suo amico con faccia truce: “Ho ammazzato cinque vacche la settimana passata!”, Giacomo Berilli, psicologo della Cattolica, rifletté sul fatto che il contadino ruspante si disinteressava totalmente della sensibilità altrui. Giannina Picchi, maestra elementare, corresse mentalmente la frase con una matita blu: osservò che avrebbe potuto usare “ucciso” al posto di “ammazzato”, “mucche” al posto di “vacche”, e, a voler essere pignoli, “la settimana scorsa” invece di “passata”. La bionda del bar, Giulia Patroni, si limitò a dirsi che se uno aveva le palle per pronunciare una frase del genere facendosi sentire da tutti, doveva possedere, appunto, gli attributi. Proporzionati. E si passò la lingua sulle labbra, mentre l’acquolina le scendeva lenta sul mento. Solo Federico Tantali rifletté su un particolare: le vacche a cui l’elegantone aveva fatto riferimento avrebbero potuto non essere quieti bovini. Continua a leggere

Buio (Parole e ore della nuova morte) – di Adriano PADUA

Adriano Padua – Buio (Parole e ore della nuova morte), 2008, inedito.
                           (Qui altri testi tratti dalla stessa opera.)

                            Allora sarà bello quando noi
                            che qui abbiamo abitato
(amato)
                            saremo tutti nomi morti
                            saremo tutti dai nostri stessi
                            semi – gli ultimi esiti pieni –
                            perfettamente finiti, senza resti
                            in nessuno che abbia
                            – sia pure irriflessa – parola

                            (Marco Giovenale, La casa esposta, 2008)

1

la nostra cerimonia è cominciata
sediamo su un altare
di macabre parole

noi siamo le banali
vittime designate
corpi sacrificali
a cui spetta la gioia

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Cinque poesie inedite di Hernán Felisberto DONOSO


(Salvatore Garau, Rose tra i laghi, 2001)

                   Rendere visibile l’inespresso equivale ad acquisire
                   immancabilmente universi esposti alle sirene
                   dell’abissalità. Equivale a perdersi nelle forme che
                   intendono restituire le oscure articolazioni dell’essere.
                   Nella convinzione che solo il riferimento a ciò che
                   dev’essere manifestato dia al pensiero la capacità di
                   misurare le segrete (im)possibilità del linguaggio,
                   sino alla fondazione di altre architetture.

                   (Anterem, XIV, 39)

     Altre architetture

scrivendo di luci appassite in luoghi di visione
straniate nel sabba del risveglio
bivacco immaginario di mercanti di sabbia dal profilo in rovina
abbandonare filamenti d’estasi ai roseti

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I fiori della gratitudine – Poesie inedite di Enzo FERRARI

 

     GENOVA E I SUOI TETTI

In questo lento giorno
non è dato sapere
dove siano salute e felicità.
I tetti sono grigi dell’ardesia.
La salsedine si è fermata
alle finestre.
Tu già lontana
poni la mano stanca.
Sui rami carichi di frutti
rossi e maturi
pigramente indugia
il mulinello delle parole.

 

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La polifonia del mondo – Viola AMARELLI

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(Linda Allison, The Coral Reef)

     (Da: Notizie dalla Pizia, 2005, e-book, www.vicoacitillo.net)

(la veggente)

So, i granelli di sabbia
la misura dei mari,
le direzioni d’aquile e di venti.
So dove l’ali di farfalle ogni momento.
So, l’urlo e il muto,
quello che è stato come ciò mai nato.
So, fatica di termiti
lucertole al salice inseguite.
So, che sapere non serve,
so l’infelice.

 

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In Itinere – Agostino CORNALI

     Poesie inedite di Agostino Cornali

Agostino

              per Agostino Cornali (1957-1978)

Saltano gli schemi, stanze chiuse
(insopportabile il freddo delle maniglie)
e subito tre fischi dal corridoio.

Ci vuole coraggio a tornare qui
anni dopo la fine della partita
e trovare ante sfondate, vetri rotti
dalle pallonate, odore di cavolfiore
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Poesie di Roberta CASTOLDI

                        Testi tratti da: Roberta Castoldi, Il bianco e la conversazione, Genova-Milano, Casa Editrice Marietti, 2007.

     senza figure

mi ricordo le cose, qui
sì, ma altre
con l’aria che passa a fianco
come intravedere

perché vedere è le quantità

se puoi portarmi via da lì
stendermi più in basso
che possa passare.

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La mano tronca – Ferruccio MASINI

(Da: Ferruccio Masini, La mano tronca, Bari, Dedalo Libri, “Collana Bianca”, I ed., 1975)

Mio giorno
che ti disseti nell’ombra tagliente del pietrisco
nella vertigine delle più alte torri
sei quel poco che mi fu concesso
per elevarmi fino alla mia statura
e scavare la terra e far crescere il grano
Gli anni che si distillano nei tuoi silenzi
sono un filo impalpabile a cui si sostiene il mare
la forma del vento la conchiglia sonora della tua piccola
eternità Continua a leggere