Premi letterari: da trent’anni, poesia e impegno sociale a Porto Recanati

I premi letterari sono tanti, anche quelli dedicati alle opere poetiche, a differenza di come si potrebbe pensare, vista la difficoltà con cui si legge e si promuove la poesia. Molti premi hanno vita breve, nel giro di una manciata di edizioni sono solo un ricordo impresso su pagine di blog e trafiletti nei quotidiani.
Il premio letterario internazionale “Città di Porto Recanati” celebrerà nel 2019 il suo trentesimo “compleanno”; tutto sommato un premio giovane, ma dalle spalle forti e lo sguardo proiettato verso il futuro, non tralasciando mai di fare riferimento al passato. Marco Pigliacampo, segretario del Premio, è il figlio del fondatore, Renato, e prosegue il percorso tracciato con passione, amore e una fortissima motivazione, dal papà.

Marco, il premio è nato trent’anni fa per volere di tuo padre. Come mai ha istituito un premio letterario?Mio padre Renato, che purtroppo è scomparso tre anni fa, era un sociologo; si occupava di problemi dei portatori di handicap e li viveva in prima persona, in quanto non udente. Ha dedicato tutta la vita a cercare di migliorare l’integrazione sociale dei sordi italiani, con il lavoro di ricerca, l’insegnamento universitario, i testi scientifici. Con il premio di poesia volle estendere questo suo messaggio alle persone più sensibili e ideative, ossia i poeti, proponendo un tema fisso: la disabilità o l’emarginazione sociale in genere. La risposta fu positiva, perché induceva i poeti a riflettere sulla realtà che avevano attorno a loro. Continua a leggere

Intervista a Erika Bianchi, autrice del romanzo Il contrario delle lucertole (Giunti)

Erika Bianchi è autrice del libro Il contrario delle lucertole, Giunti 2017. Un libro coraggioso dove si parla di padri che abbandonano i figli, madri che compiono scelte estreme, ragazze dall’esistenza difficile; alcune lottano per ricostruire la propria identità a scapito delle origini, altre affilano le unghie più che possono e finiscono per farsi male. Il romanzo è condotto senza retorica (in cui cadere è facile, quando si parla di come dovrebbe essere una madre, di padri assenti, di anoressia, di disagio) e soprattutto con una sospensione di giudizio necessaria in un periodo in cui sembra che tutti abbiano la Verità, unica e inequivocabile, su tutto lo scibile umano, in tasca.

In fondo all’intervista, la scheda del libro. Grazie a Erika per aver accettato l’invito.

Erika, il tuo romanzo si regge sulle fondamenta della fragilità umana, che detto così sembra un controsenso; in realtà i tuoi personaggi cercano, tutti, a modo loro di riparare le crepe formatesi dopo gli scossoni della vita. È così? Come hai “conosciuto” Lena, Zaro, Isabelle, Marta, Carlo e Cecilia? Cosa hai visto in loro, che doveva essere assolutamente raccontato?
Riparare le crepe dopo i terremoti è ciò che facciamo tutti, continuamente. Le mie storie nascono dai personaggi, nel senso che i personaggi precedono l’idea e lo sviluppo delle vicende narrate. Mi succede di essere “visitata”, dapprima con qualche timidezza, poi con insistenza, da una o più creature di fantasia, con tanto di nome e cognome, caratteristiche fisiche, nazionalità, idiosincrasie, temperamento. I personaggi mi nascono dentro compiuti e pieni di dettagli, testardi e tenaci, e quando l’insistenza si fa prepotenza, e poi assedio, sono costretta a cercare il modo di metterli insieme, a capire come possano incastrarsi l’uno con l’altro nello spazio e nel tempo, a trovare, insomma, una storia che li contenga con agio e verosimiglianza, nel rispetto del loro carattere, età, provenienza, mestiere. Zaro, per esempio, era un meccanico di biciclette toscano, lo era prima che lo collocassi nella storia, anzi la storia è venuta fuori così perché ho dovuto trovare il modo di inquadrare Zaro in un contesto che lo rispettasse e rispecchiasse come personaggio. Zaro era anche il padre eternamente latitante di una figlia cresciuta nel nord della Francia, Isabelle, concepita per sbaglio in una notte di passione con una ragazzina bretone. Perché bretone? Non lo so. I miei personaggi mi tiranneggiano finché non li assecondo, finché non corro a vedere i posti a cui mi raccontano di appartenere, finché non li racconto.

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Di fumetti ed esordi, con Fabrizio Palmieri

Agosto, esterno giorno, Messina. Un balcone con la vista sulla falce, i traghetti che fanno la spola da una sponda all’altra, una bottiglia di tè freddo ed Eliana Camaioni che mi ha ospitato nella sua casa-salotto letterario per intervistare Fabrizio Palmieri.
Autore del romanzo Di amori diversi, uscito a maggio per la casa editrice ad est dell’equatore (qui la scheda), fumettista, con tanti progetti da realizzare e alle spalle storie curiose.
Abbiamo parlato di scrittura, esordi, approccio alle storie, di un pullman nero con un dark dai capelli colorati alla guida e un cassetto pieno di sogni.

Iniziamo dal romanzo. Continua a leggere

Scrittori e scrittura: Domenico Dara

Ho incontrato Domenico Dara in occasione di una presentazione a Roma, alla libreria I Trapezisti, condotta con grande emozione e competenza da Simona Aversa. Per me è stata un’occasione per toccare con mano quello che si evince dai suoi romanzi: è una persona con un’anima molto profonda e riesce a creare atmosfere dense di sensazioni, sentimenti, emozioni anche in una stanza gremita di gente, e non solo fra le sue pagine.
Domenico mi ha parlato del suo “mestiere”, dei suoi personaggi, mi ha raccontato un aneddoto sul suo primo romanzo (che mi ha molto stupito) e ha anticipato una bellissima sorpresa.

Domenico, tu vivi di scrittura, è il tuo mestiere principale? (Lo so, è una domanda retorica, ma non potevo non farla, spero sempre che qualcuno smentisca).
No, assolutamente no. Penso che siano pochi quelli che riescono a vivere di scrittura, io faccio anche altro.

Quando e dove scrivi?
Quando posso, nel senso che con un altro lavoro, una famiglia, tre figli… L’impresa è ritagliarsi un po’ di tempo, quindi quando ho tempo (la notte, la mattina appena sveglio), ho dei buchi, scrivo.

Hai dei rituali, delle scaramanzie legate alla scrittura?
Ogni storia, quando inizio a scrivere una storia, deve avere una sua agenda. Ogni storia deve avere un suo spazio.

Le tue idee come diventano romanzi che hanno una struttura così precisa ed equilibrata?
Io scrivo per accumulazione. Parto da un’idea e poi come dei cerchi concentrici parto da quell’idea e inizio a raccogliere materiale, gli articoli di giornale che io già archivio da tanti anni, gli appunti di lettura; da un’idea iniziale poi tutto questo materiale viene ricostruito. Continua a leggere

Domenico Dara, il suo Breve trattato e gli Appunti

Domenico Dara è un autore di grande talento, capace di controllare, senza svilire e tecnicizzare, i mezzi letterari che ha; lo si capisce fin dal suo primo romanzo, Breve trattato sulle coincidenze, pubblicato da Nutrimenti nel 2014, finalista al premio Calvino 2013 e vincitore di tanti altri premi. La lingua è potente e contaminata con il calabrese, lo stile e la struttura sono degni di un ingegnere aeronautico, tanto sono ben calibrati nei minimi particolari e la storia è coinvolgente, con snodi scivolano e portano il lettore sempre più dentro, in fondo; la scelta delle parole, dei costrutti narrativi è intelligente, precisa e piacevole, tanto da far apparire naturale un lavoro che certamente ha richiesto dedizione, riscritture e cesello per essere scolpita in maniera così convincente e coinvolgente.

Sono sicura che anche voi vi innamorerete del protagonista, il postino di Girifalco, piccolo paese in provincia di Catanzaro. Prima di consegnare le lettere ai compaesani, le legge, le copia e le cataloga, entrando così nelle loro vite. Un’invasione, in realtà, del privato, ma portata avanti con così tanta grazia e delicatezza da rappresentare una attenzione, più che una violazione.
Attraverso le storie degli altri, inizia a guardare dentro sé stesso, come avviene a volte nella realtà fuori dai libri. Scopre che anche la sua vita è cambiata fra le righe di una lettera e che le coincidenze sono segni messi dal Caso davanti a noi per indicarci che stiamo sbagliando strada e ci possono portare sulla via giusta. Soprattutto se qualcuno, o qualcosa, intercettano il meccanismo e cercano di “oliarlo” un po’, proprio come fa il postino. Continua a leggere

Stefano Tofani, Fiori a rovescio (Nutrimenti)

Fiori a rovescio, Nutrimenti edizioni, 2018

Stefano Tofani nella sua vita precedente è stato un pittore, sono sicura. Studiava alla scuola di Raffaello e dal suo maestro ha tratto la capacità unica di rappresentare ogni personaggio in maniera efficace e piena, dai principali, al centro della scena, fino ai comprimari, anche i più lontani.
Tutti i personaggi del romanzo sono rappresentati con le loro caratteristiche, presi in momenti di vita quotidiana, pennellati con precisione e partecipazione (e penso a opere come La scuola di Atene). Tutti, dal maggiore al minore, concorrono a colorare la scena, in cui il lettore si immerge completamente, accompagnato da chi apre sul proscenio al punto di fuoco principale; ascolta le voci, viene richiamato dai gesti, diventa anche lui parte di quel quadro. Anzi, i personaggi minori danno un apporto concreto, sono loro stessi i narratori della storia in alcuni punti in cui prendono voce. Continua a leggere

Il romanzo di Daniele Mencarelli: La casa degli sguardi

Vi è mai capitato di essere chiamati da un libro, incontrarlo così, per caso, in un momento particolarmente “giusto” per una determinata lettura? Ecco, a me è successo con il romanzo La casa degli sguardi di Daniele Mencarelli. L’ho incontrato per caso, me lo ha “presentato” un amico, ho letto la quarta di copertina, ero un po’ spaventata onestamente ma ho deciso di leggerlo, e al massimo fermarmi. E invece ho iniziato e non mi sono fermata fino all’ultima, bellissima poesia che chiude la storia.

Non accade spesso di trovare sé stessi fra le pagine di un libro, soprattutto quando la storia sembra lontana anni luce e il personaggio principale diametralmente (in apparenza) diverso da te.

Un ragazzo poco più che ventenne, con alle spalle problemi di dipendenza dalla droga e davanti a sé un futuro incerto e ovattato dai litri di “bianco”, alcol a buon mercato, vino a fiumi che consuma ogni giorno. Il caso porta il protagonista a lavorare per un’impresa di pulizie in uno dei posti più duri che esistano (questa la ragione principale del mio timore, anche solo di avvicinarmi al libro): un ospedale pediatrico, anzi, l’Ospedale pediatrico per antonomasia, il Bambino Gesù, dove arrivano da tutto il mondo genitori pieni di speranze o disperazione. Continua a leggere

Educazione sentimentale # 6

Rispondo all’appello e vado indietro nel tempo a cercare quella scintilla che mi ha fatto inesorabilmente innamorare dei libri, delle storie. Arrivo ai miei quattro anni quando mio zio, rispondendo con pazienza a ogni mio “e questo come si legge? E quest’altro?”, ho imparato a leggere. Il mio primo testo è stato un cartellone pubblicitario mentre ero in macchina con mamma, la scritta quella grande, ed ero felice. Da quel momento, ho mi sono cimentata in cose sempre più lunghe e sono diventata una quattrenne “che sapeva già leggere” e una patita della lettura.

Libri da leggere con gli amici, alla scoperta di cose sconosciute
Il primo libro che ha segnato il mio percorso da lettrice è arrivato da un amichetto, figlio di un’amica, quasi una sorella, di mia madre; un bambino con cui trascorrevo pomeriggi interi a giocare e sognare. Un giorno (avevamo circa sette anni) mi ha dato Mabel tra gli Esquimesi, di Ginevra Pelizzari. Già alla vista della copertina ero tutta emozionata, erano cose che non conoscevo, storie di bambini in un mondo lontano. E ancora oggi ricordo Mabel, bimba bionda e delicata, figlia di italiani emigrati in California, che rimane sola in un’isola nel mare Artico dopo un naufragio durante una battuta di pesca con il papà. Ho conosciuto insieme a lei gli esquimesi, l’usanza di masticare pelle di foca per ammorbidirla e farci dei vestiti, i giochi sul ghiaccio e l’amico Icoluki. Il mio primo vero viaggio in un posto lontano e affascinante, grazie a un libro. Continua a leggere

Vite da raccontare: Quelli accanto di Silvia Angeli

Quelli accanto di Silvia Angeli, Italic *Scritture* (2018).

Quante volte nella vita ci siamo trovati in situazioni “scomode”, dalle quali avremmo voluto

solo fuggire, annientarci magari? Quante paure abbiamo cercato di scacciare dalla nostra testa e dal nostro cuore con un gesto della mano? Paura di ammalarci, di non essere all’altezza di una situazione, di sentirci abbandonati.

Questi otto brevi racconti sono un concentrato di vita, di relazioni con gli altri e con noi stessi. Anche se a volte ciò che leggiamo ci appare lontano, è come se Silvia Angeli mettesse davanti al nostro viso uno specchio e ci costringesse a guardare dentro, oltre la superficie, chiedendoci: “E tu, che faresti al mio/suo posto? Cosa provi?”.
In alcuni racconti è un narratore esterno che idealmente ci si siede accanto e ci pone di fronte alla scena; in altri è il protagonista che si rivolge al suo antagonista o al lettore stesso, in cerca forse di empatia o di una persona esterna con cui sfogarsi, e li rende partecipi di un processo intimo, introspettivo. Continua a leggere

Confini e non barriere: Ancóra di Hakan Günday

Ancóra di Hakan Günday, traduzione di Fulvio Bertuccelli, Marcos y Marcos, collana Gli Alianti, 2016, 452 pagine.

Ogni volta che sento parlare di scafisti e arrivi di migranti, faccio un piccolo passo indietro e penso ad Hakan Günday. Ho avuto l’onore di conoscerlo durante una piccola tappa del suo tour italiano nel 2016 e mi è rimasto nel cuore. Una persona profonda, uno scrittore consapevole, che capisce quanto sia importante scrivere, raccontare, e ancor prima osservare, analizzare.

Ne ho sentite tantissime su questo romanzo. “Ancóra è un romanzo sui migranti”. Non del tutto. “Un romanzo sul difficile ruolo della Turchia come ponte fra Oriente e Occidente, luogo in cui le due anime convivono non sempre pacificamente”. Non solo. “Un reportage sui trafficanti di clandestini”. Decisamente no. “Il secondo romanzo di Hakan Günday”. Nemmeno questo è vero, in realtà ne ha scritti otto.

Ancóra è la narrazione di una storia, dura, impegnativa, forte, ma una storia. Storia che potrebbe somigliare alla realtà e quindi essere un reportage, ma di fatto è fiction ispirata (cinque anni fa, quando è stata scritta) a quello che stava succedendo e che ancora non era così palese: “C’erano solo numeri di morti su brevi trafiletti sui giornali; era necessario dare voce, identità, a quelle persone che al momento in cui decidono di partire non hanno più né luna né l’altra e non è nemmeno sicuro che le avranno di nuovo” (Hakan Günday, in una delle interviste del tour italiano). Continua a leggere

Scrittori e nuovi progetti: intervista a Ivano Porpora

Ho ricevuto oggi il Biglietto di commiato a mio padre; un libro, sì, ma non solo. Il Commiato è un progetto molto interessante ideato, promosso e realizzato dallo scrittore Ivano Porpora.
Ivano ha pubblicato con Einaudi, Marsilio, Miraggi, LiberAria e tiene corsi di scrittura. Il Commiato non ha un editore per espressa scelta dell’autore. Alcuni mesi fa ha aperto un crowdfunding per finanziare il suo progetto; nella pagina dove oggi campeggia la scritta CONCLUSO / FINANZIATO lui stesso scrive:
Il 13 novembre 2012, a poche settimane di distanza dalla pubblicazione del mio primo romanzo per Einaudi, moriva mio padre. Un paio di anni dopo, un pomeriggio di luglio, morivo io, e qui spiego per la prima volta cosa è successo, e perché; e perché queste due morti abbiano segnato chi sono, quello che faccio. “Biglietto di commiato a mio padre” è un libro di cento pagine in formato 14×21, fuori dal mercato editoriale per precisa scelta, nel quale parlo di me, di lui, di ciò che sono diventato, di ciò che è realmente successo e di perché quello che è successo mi ha marchiato tanto.

I 244 sostenitori che insieme hanno raccolto il doppio della cifra minima stabilita stanno ricevendo in questi giorni la copia del libro con dedica, disegno, ringraziamento (in base all’entità dell’impegno) e alcuni avranno diritto a una presentazione nel luogo a loro più vicino. Una community di lettori di Ivano che si sono uniti per leggere ancora, aspettando il suo nuovo romanzo, e accogliere un pensiero intimo, privato, profondo che non è solo dello scrittore Porpora ma anche del figlio Ivano.

Parliamo con Ivano Porpora del Commiato e del suo rapporto con la scrittura.
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Il tuo nemico di Michele Vaccari

Ci sono romanzi scritti bene, anzi benissimo, che sovrastano con la loro perfezione al punto di far dimenticare la storia, elemento fondamentale della narrazione.
Ho comprato Il tuo nemico di Michele Vaccari quando era appena uscito con Frassinelli (aprile 2017) ma ho deciso di rimandarne la lettura a un periodo più libero da impegni e lavoro in modo da dedicargli la massima attenzione: era un libro che in qualche modo mi spaventava.

Sento che lo stile di Michele Vaccari è tanto frutto di un lavoro impeccabile tecnicamente che di un percorso artistico interiore. Credo sia grazie a quest’ultimo che lui abbia ottenuto quella voce che gli editor cercano sempre in un autore, in un romanzo; quella nota unica che lo rende riconoscibile fra tutti. Il romanzo è un continuo andare avanti e indietro nel tempo e nelle precarie esistenze dei personaggi. Una struttura costruita ad arte permette al lettore di perdersi dentro confini ben delimitati, non rimanere mai disorientato, non soffrire di vertigini in questa veloce giostra temporale. Il merito è della grande maturità stilistica dell’autore che gli permette di sperimentare, spostandosi velocemente da un punto all’altro del suo racconto in piena libertà senza mai perdere la direzione. Continua a leggere

Sangue giusto di Francesca Melandri: la Storia bussa alla porta

Sarebbe bello studiare e conoscere la Storia presente e passata attraverso le persone che l’hanno scritta, ancor prima che gli storici. Sarebbe costruttivo seguire sul campo tutti, dal più semplice ferroviere che in epoca di guerra si occupava dei convogli pieni di giovani baldanzosi all’andata, e di feriti con il loro forte odore di sangue, sudore e rassegnazione al ritorno. Guardare negli occhi uno di quei “capi” che ordinava di gettare iprite sulle persone inermi, al tempo delle Colonie fasciste in Africa; un uomo con un passato, e un presente fatto di convinzioni reali e pensieri indotti.

L’occasione oggi ce l’abbiamo ed è un regalo costato anni di ricerche e fatica alla scrittrice Francesca Melandri. Sangue giusto (Rizzoli, 2017, 527 pagine) è un’opportunità per scoprire avvenimenti della nostra Storia forse poco conosciuti, di cui si parla a bassa voce e le cui conseguenze arrivano fino a oggi. L’epoca del colonialismo fascista è stata raccontata come un’epoca di grande civiltà, dei bravi colonizzatori che andavano a civilizzare i popoli d’Africa, costruivano strade, acquedotti, creavano forza lavoro. E sopprimevano le ribellioni della popolazione occupata con l’iprite. Di questo si parla poco, come si parla poco di quanti con una mano scrivevano libri e manifesti sull’inferiorità della razza africana e con l’altra accarezzavano una moglie eritrea che amavano e con cui mettevano al mondo dei figli in piena clandestinità e contraddizione. Continua a leggere

Un libro in cartella: La giovane morte di Mario Pietrantoni di Enrica Belli

Uno dei libri che ho regalato a Natale è uscito poco più di due anni fa per Frassinelli: La giovane morte di Mario Pietrantoni di Enrica Belli. Romanzo nato da una curiosità della scrittrice verso la storia del ciclista Ottavio Bottecchia, morto nel 1927 in circostanze misteriose. Questo romanzo non è una biografia del ciclista, ma ne trae ispirazione, dando vita a una vicenda appassionante e profonda.

La storia in breve è questa (non voglio rovinarvi il piacere di leggerla, svelando troppo): c’è un ragazzo morto, un giovane ciclista di successo e due rei confessi spontaneamente si presentano al cospetto del commissario Linguiti e si autoaccusano dell’omicidio.

Sembra un giallo, ne ha tutti gli elementi e le caratteristiche ed è stato definito come tale; ma La giovane morte di Mario Pietrantoni è molto più che un giallo. Circoscrivere un romanzo così equilibrato, “pieno”, perfetto in una etichetta di genere è a mio parere riduttivo. Continua a leggere

Scrittori e Scrittura: intervista a Riccardo Gazzaniga

Sono sempre stata attratta dagli scrittori e dalle scrittrici, dal rapporto che ognuno di loro ha, più che con il libro che sta scrivendo, con la scrittura in generale. Mi incuriosisce molto capire se per loro scrivere sia un’ossessione, una necessità, un lavoro come un altro, una liberazione. Mi piacerebbe anche “spiare” la loro routine, capire se seguono uno schema, hanno un metodo o si lasciano guidare dall’ispirazione e in che modo.


Inizio questa serie di interrogat… ehm… interviste con un autore, Riccardo Gazzaniga, che seguo dal suo primo romanzo, A viso coperto, uscito nel 2013 per Einaudi Stile libero, dopo aver vinto il premio Calvino (massimo rispetto!). Il suo secondo romanzo, Non devi dirlo a nessuno, completamente diverso dal primo (il primo ambientato nel mondo degli ultrà e dei poliziotti, il secondo in un piccolo paese, Lamon, dove due fratelli imparano a essere grandi, fra paure e segreti) Continua a leggere

Un fatto umano: una graphic novel per non dimenticare

Un fatto umano, di Manfredi Giffone, Fabrizio Longo e Alessandro Parodi, Einaudi stile libero, 2011.

Mimmo Cuticchio, famoso cantastorie siciliano, prende la parola in apertura di questa graphic novel. E tutto, intorno a lui e dentro chi legge, tace.
Falcone diceva che la mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha avuto un inizio e avrà anche una fine, fine che oggi più che mai appare lontana. In questo libro non troveremo scoop, fatti eclatanti che riguardino le stragi, le uccisioni, i compromessi (tanti, troppi); ogni tavola, ogni scena, ci sbatte in faccia avvenimenti, incontri, personaggi che hanno scritto pagine tristissime della nostra storia.

I fatti sono esposti con una precisione documentaristica che fa paura e quella paura dovrebbe aiutarci a non dimenticare, a non abituarci.
Non dobbiamo dimenticare che Pio La Torre riuscì a far mandare giù agli italiani (con un provvedimento ufficiale) che l’associazione a delinquere di stampo mafioso fosse una realtà, viva e concreta, ben al di là dell’organizzazione criminale”; e per questo è morto ammazzato.
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Un libro in cartella: Sono puri i loro sogni di Matteo Bussola

Una cartella o poco più per raccontare un libro

Mi piace molto il tono del nuovo libro di Matteo Bussola. In fondo è una “tirata d’orecchie” ai genitori, come si faceva un tempo a scuola con gli alunni. L’autore però non cede alla tentazione di puntare il dito contro i genitori che inveiscono mentre l’insegnante cerca di far comprendere l’impegno e la disciplina a un ragazzo, o che nelle famigerate chat criticano l’operato dei professori, anzi, fa proprio il contrario: si mette accanto ai genitori, non “sale in cattedra”. Attraverso una dialettica che parte da un fatto – una persona conosciuta, l’esperienza di un insegnante, il rapporto con i genitori o una ricerca sull’argomento – approda a una considerazione, un dialogo aperto con il lettore. Il lettore, quindi, si sente coinvolto e non edotto, si mette in ascolto, tanto è gentile e concreto il tono dell’autore; e osserva, fidandosi, da un altro punto di vista, coraggioso e senza pregiudizi quale è sempre e ovunque (libri, social, programmi radiofonici) quello di Matteo Bussola. Continua a leggere

Ciao Severino!

“Editoria è conoscenza degli uomini. E la bellezza, la chiave di questo lavoro è che deve essere premiata l’intelligenza, che a sua volta proprio dal rapporto con gli uomini, oltre che dei testi, si alimenta” .
Giulio Einaudi
(La citazione è tratta dal
Colloquio con Giulio Einaudi, libro imprescindibile ed emozionante curato da Severino Cesari e pubblicato da Theoria nel 1991 e da Einaudi nel 2007.

Severino Cesari non c’è più, se n’è andato mercoledì. Il suo ultimo post su Facebook è del 14 ottobre; rispondeva idealmente a quanti, tantissimi, chiedevano, aspettavano sue notizie su una bacheca che è e sarà fra le più belle, profonde e intense nella storia italiana dei social. Era ammalato, sempre di più, ed era grato, felice, solare, sempre di più. Come se dalle tantissime (troppe) sfide affrontate, alcune vinte, alcune pareggiate, traesse coraggio, grinta, amore da dare, più che riceverne. E ne riceveva tanto, da chi lo conosceva personalmente, da chi ha lavorato con lui, da chi lo seguiva su Facebook e sperava, un giorno, di poterlo abbracciare. Continua a leggere

Un libro in cartella: Gli eroi imperfetti di Stefano Sgambati

Libri in cartella: letture raccontate in 2000 battute.

Non vi aspettate “l’uomo medio che lotta per la sopravvivenza in una giungla metropolitana”: gli “eroi imperfetti” di Stefano Sgambati (Minimum fax, 2014) sono persone normali che non hanno in apparenza nulla di eccezionale. Ma scavando scavando rivelano nevrosi, inquietudini, meschinità ed esistenze al limite; lottano a modo loro contro ingiustizie, piccoli soprusi, convenzioni sociali, perdite e mancanza di sentimenti.

Il romanzo ha tre voci: un narratore equilibrato e consapevole, lungi dall’essere saccente e “onnisciente”; Irene, che nasconde la sua fragilità in una spocchia senza fine; e in ultimo Corrado che tentando di uscire dalla monotonia si trova in una situazione ingestibile − ai limiti del giallo – per la quale l’unica soluzione per lui è quella di attendere, e per il lettore cercare di capire. La struttura è molto interessante e originale, matura, e non imbriglia la storia come spesso accade, ma la rende libera di evolversi entro confini flessibili. Continua a leggere

“Per quanto vi diciate assolti” di Ivano Porpora

PER QUANTO VI DICIATE ASSOLTI

A cura di Ivano Porpora, che ringrazio.

LARNED, CARTER (HEADLIGHT), 1904, work clothes for train engineer

Due parole sulla questione Weinstein, ma non solo.
Ho avuto modo di rifletterci allontanandomi dall’Italia per tre giorni per motivi di lavoro – sono stato in Francia a Loriol-Sur-Drôme, un paesino di 5800 abitanti e nessun bar o forse uno; al ritorno, dopo due notti di sonni saltati e connessioni ballerine, ho visto che l’hashtag #quellavoltache è stato sostituito da #metoo (per comodità, per dargli una immagine più internazionale, perché proposto fuori confine: non lo so).
La cosa che ho pensato è che, come spesso succede, le riflessioni che sono giunte hanno creato una sorta di diversione rispetto al tema principale. Qualcuno si è attardato sulle differenziazioni tra violenza e molestia (è il caso di ripeterle?), qualcuno sul fatto che la differenza tra provarci e molestia è sottile (e sì). Qualcuno ha suggerito che ogni maschio sia sottilmente molestatore, cosa che mi rifiuto anche solo di prendere in considerazione.
Il mio pensiero per poter essere discusso ha bisogno di tre punti fermi, e non prescinderò da questi tre punti fermi in alcuna risposta (ossia: se dovessi venire tirato in ballo in qualsiasi commento che neghi i tre punti fermi, non perderò il mio tempo rispondendo). Continua a leggere