Ascoltare il Canto di Kent Haruf

Canto della pianura di Kent Haruf è un libro che mi ha stupito. Pubblicato anni fa da una grossa casa editrice ma passato inosservato, è stato sapientemente ripresentato da NN editore che ne ha riconosciuto il grande valore, scegliendo di affidarne la traduzione a Fabio Cremonesi − traduttore abituale di Haruf − che ha saputo dare una perfetta voce all’autore americano scomparso poco più di due anni fa.
Grazie quindi alle edizioni di Alberto Ibba, questo romanzo meraviglioso è arrivato a casa mia, e poi nel mio cuore. E mi sono trasferita per una decina di giorni a Holt, la piccola cittadina di campagna dove è ambientata la storia.
Evito sempre di informarmi troppo su un romanzo che sto per leggere, per non farmi influenzare, e per qualche ragione mi aspettavo una prosa ricercata, carica, magari una struttura complessa e una storia intricata. Sono stata invece smentita da Canto della pianura ché si è rivelato un romanzo capace di scavare nel profondo dell’animo umano, al di là del suo tono semplice, di raccontare la vita, la più viscerale, fatta di sudore, sangue, dubbi, nascita e morte. E la racconta attraverso pochi – e perfetti – personaggi che si muovono in una struttura ben definita: ogni capitolo è focalizzato su uno di loro e la storia procede nell’alternanza dei punti di vista, riferiti da una voce narrante molto partecipe delle vicende di ognuno.

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