Bestemmia in forma di rosa – di Cristiano Armati

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Mio nonno ha stirato le zampe dietro a un paravento bianco. Era tutto nudo sul letto, sembrava che dormiva, invece era quasi morto. Non era solo, c’era un sacco di gente: a cominciare dalla signora seduta su una sedia di ferro, china sul capezzale accanto a quello di mio nonno.
Si guardava il marito, la signora. Era la terza volta che lo operavano di tumore: ormai era ridotto a un cencio. Senza denti, senza pezzi interi di polmoni, eppure campava. Cioè, respirava. E la moglie stava là, divorata dai capelli bianchi, sotto una tinta fatta male che le aveva sporcato di nero la fronte. Figuriamoci se faceva caso a mio nonno. Continua a leggere

Tre poesie per San Valentino – di Francesca Genti

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PRIMAVERA-ESTATE 2008

voglio lanciare una nuova moda

la moda dell’amore squadernato:

su tutte le panchine di milano
sui gradini vicino ai cassonetti
in centro in multisala ai giardinetti.

per niente torbido
per niente cerebrale.

un grosso amore.

un bufalo totale.
tremendo e scatenato.

un cubo giallo
un baratro stupendo
un bestia-cinghiale in sfondamento.

voglio vederlo circolare in ogni strada
indossato nelle metropolitane
e in ogni piazza di periferia.

voglio una splendida primavera-estate
voglio la moda dell’amore.
E COSÌ SIA. Continua a leggere

Noi, dandy di Lambrate – di Francesca Genti

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Noi, dandy di Lambrate, ci ritroviamo alla stazione. Non quella Centrale, va da sé. Quella Centrale è sporca e rumorosa; non è contemplativa. Quella di Lambrate: piccola, vicina, familiare. Con davanti pochi alberi verdi che respirano l’aria di Milano. Ci ritroviamo ogni sera alle sette e la domenica mattina alle sette. La sera, all’imbrunire, ci beviamo l’aperitivo decadente: il chinotto e le noccioline, la cedrata e i pistacchi, la sanguinella e i fonzie. Noi, siamo disgustati dagli aperitivi non decadenti della Milano centrale. Continua a leggere

Magazzino mondo, di Francesca Genti

I. L’arcobaleno appiccicato al muro frusciava perché c’era il vento e la finestra era aperta. Era fatto con pastelli a olio marca Panda, una marca molto dolce. I colori c’erano tutti in abbondanza, non erano solo sette, ma molti di più. C’erano tanti tipi di arancioni e di rossi, e di verdi; i colori preferiti. Le foglie di edera del castello Sforzesco, era settembre, erano un manto molto spesso verde e argento e frusciavano nel vento, sembrava volessero dire qualcosa di importante, erano magicissime, non come l’erba su cui stavo seduta, a cui le lattine e le siringhe e i mozziconi di sigaretta avevano totalmente disinnescato la magia. Continua a leggere