l’età degli alcolisti

Franco Arminio

Una nota di un mio amico uscita su fb mi riporta alla nostra gioventù alcolista. bere è obbligatorio, come pare obbligatorio trascurare il padre, considerarlo poco più che un bancomat. non amo i ragazzi ligi e conformisti, ma basta vedere una festa per i 18 anni per capire che stanno completamente fuori strada. aprire dieci birre e berne cinque, solo perché è tutto gratis, è veramente uno spettacolo… indegno. più che l’ebbrezza sembra che questi ragazzi sembrano volere togliere ogni sacralità all’esistenza. so che non sono tutti così, ma è ora di finirla con la complicità con questo andazzo. beaudelaire, poeta dell’ebbrezza, diceva che tutto sommato lavorare è meno noioso che divertirsi. e si può lavorare anche da disoccupati, imparando a fare qualcosa, leggendo un libro, aiutando qualcuno, etc…

Oltre il corpo, oltre il cuore

Sia chiaro, galleggeremo nel nulla. Ora siamo qui, la vita mostra di reggerci, ma è un filo sottilissimo e non sente se c’è sopra un elefante o una formica. Intanto salutiamoci. La vita ci rende guardinghi, ingenerosi. Invece bisogna dire dopo un giorno di confidenze: eccomi di nuovo qua. La vita ci fa vacillare, e ci chiama a rimbalzare da un attimo all’altro senza riparo. Altrimenti rifluisce nel suo buco convenzionale, buco che non si chiude mai.

L’abbraccio è il nostro segno della croce, a un soffio dalla solitudine mortale in cui operiamo. Chi non ama questo segno ci può essere anche utile a volte, ma non per noi.

La spaventosa, l’irrimediabile scomparsa possiamo vincerla solo qui, solo adesso, con gli occhi allungati fino la midollo per cercare il pane più chiaro dell’essere. Questo lavoro è un andare via dal mondo e dall’umano. Oltre il corpo, oltre il cuore. Non stiamo insieme per divertirci, o per sedurci. Bisogna che si sprigioni da noi una sorta di stupore leggero.

Dio verrà a trovarci nel momento in cui prendiamo a calci questi cani di gesso, questi pagliacci che hanno sempre il muso per terra. In un certo senso noi dobbiamo buttare all’aria la nostra vita. Come coriandoli. Dobbiamo stare attenti. Ancora qualche indugio e non riusciremo più a strapparci da noi stessi.

Elogio del corpo

1.

Il corpo sa tutto o quasi

Il corpo conosce l’acqua perché la beve

conosce l’aria perché la respira

il corpo conosce i baci che dà e riceve.

Molta fatica fa con le parole

che ascolta o dice,

lì si confonde

tra linfa e parassita, tra la chioma

e la radice.

 
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Scatto e pedalo

bicicletta e telefonino,
oggi scatto foto al paese nuovo,
scatto e pedalo
ascolto se mi arriva
pure qualche voce.
ho in gola la lieve amarezza
dell’estate che volge alla fine
ma scatto e pedalo
qui dove il disastro del mio cuore
si sposa col cuore del disastro
e andiamo avanti
mentre la luce scema
e il telefonino ormai pesca solo ombra,
ecco, l’ultimo scatto è nero,
fuori dal disastro c’è solo la prima stella
che appare in cielo.

Se incontrate qualcuno

se incontrate qualcuno potete star sicuri

che si sente solo, smarrito e stanco.

non v’illudete, quello è uno come voi,

un compagno di banco.

la gravità trascina tutti verso il basso.

l’incuria e lo scoramento raggiungono punte

del novantasei per cento.

vecchie strade

via orologio vecchio era molto lunga.

chi abitava all’inizio vedeva il tramonto

molto prima di quelli che lo vedevano alla fine.

la merda degli asini si raccoglieva

nella curva dove i ragazzi giocavano a pallone.

facevamo sul serio allora,

ci riempivano anche le vene di sudore. Continua a leggere

quello che noi diciamo mondo

quello che noi diciamo mondo,
e adesso per me è una nonna col nipote
seduta al balcone di fronte
di una casa verde pisello,
è come se perdesse luce e spazio e tempo
e si accartocciasse come una macchina
che sbanda e si capovolge nella mente.
tu attraversalo insieme a me
quello che noi diciamo mondo,
attraversiamolo lentamente,
guardiamo ogni paese e ogni persona
con clemenza.
sono come noi, sono spine
e frutti della terra.

Dichiarazione d’amore

la persona che cerchi non è raggiungibile.
invece di sentire la tua voce
scrivo
e sento il rumore che fa il portatile
per sentirsi vivo.

*

la tua faccia
quando compare nel film della vita
viene voglia di entrare dentro la pellicola
e stare lì come una nuvola
una sedia, una matita.

Cairano 7x

Dal 22 al 28 giugno a Cariano, Irpinia d’oriente, si svolge un evento piuttosto originale che vede coinvolte oltre trecento ospiti: studenti, contadini, muratori, architetti, archeologi, cineasti, scultori, filosofi, musicisti, poeti, cuochi, e altri pellegrini che vogliono offri risi e offrire un’esperienza di una comunità provvisoria, forse l’unica possibile in questa stagione di autismo corale. Speriamo che la settimana di giugno e tutto il lavoro che seguirà possa far capire ai politici che i territori interni hanno bisogno di essere considerati non luoghi vuoti da riempire d’immondizia. Non pensiamo nemmeno che la soluzione sia attraversare le terre di mezzo con l’alta velocità. Non siamo paesanologi, non nutriamo nostalgie dei paesi com’erano una volta. Ci sporgiamo verso il futuro partendo da una fonte che sia solo nostra. Siamo stufi di pensare a questi luoghi con le categorie degli altri. Non cerchiamo turisti, ma nuovi residenti. E si verrà in questi luoghi non solo per lo loro bellezza, ma perché qui si può sperimentare un diverso modo di vivere, lontano dall’affollata insolenza dei centri urbani.

Franco Arminio (direttore artistico Cairano 7x)

CARTOLINE DA CAIRANO

1.Cairano guarda a sud dalla sua rupe. È un paese dove sono rimasti trecento abitanti. Alla fine di giugno, quando ad occidente c’è più luce, Cairano7x è una settimana per parlare e ascoltare, per guardare, per stare in silenzio, da soli o insieme agli altri. Continua a leggere