Archivio dell'autore: giacomoverri

Luciano Funetta o del discorso occulto della pornografia

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A volte si dice di un romanzo che è potente. Poi lo leggi e non ti ha neppure graffiato.

Adesso prendi in mano Dalle rovine di Luciano Funetta (Tunué, pp. 184, euro 9,90) e vedi che almeno un pugno ben vibrato ti arriva. Anzi due: uno in faccia, per stordirti, un secondo nello stomaco, per soffocarti. C’è un giovane uomo, un padre, un marito. Il suo nome è Rivera, abita una città immaginaria – a tratti futuristica – che porta il nome di Fortezza. La vita di quest’uomo si affaccia sul fallimento dell’istituto del matrimonio: è padre e marito, ma egli ha abbandonato moglie e figlio, li ha preferiti alla propria collezione di serpenti velenosi. Ha perso anche il lavoro (non si sa come, “il lavoro al giornale era soltanto un ricordo”) e un posto nella società. Vive relegato nel proprio appartamento, piccola fortezza al centro dell’immensa Fortezza. Continua a leggere

Rosa Matteucci: Costellazione familiare

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“Mia madre si era fatta un taglio profondo sul ginocchio da cui sgocciolava sangue; il cane, vicino ai cassonetti dell’immondizia, l’aveva fatta cadere su un collo di bottiglia. Raffaella si medicò sommariamente, giusto una sciacquata con la spugnetta da cucina, bendò il ginocchio tumefatto con un mocicchino di batista e, come se nulla fosse, prese a sorseggiare champagne sul divano mentre il cane, con la maestria di un tagliatore di diamanti, leccava ieratico ogni traccia di perdita ematica”. Continua a leggere

Kent Haruf: l’indispensabile vita della contea di Holt

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Ringrazio la sorte per aver messo sulla mia strada di lettore il Canto della pianura di Kent Haruf (pp. 303, euro 18). Ce l’ha in catalogo – un catalogo ancora minuto, ma tanto intenso da far pensare a larghi orizzonti – il quasi neonato NN Editore. Si tratta del secondo tomo di una splendida trilogia – La trilogia della pianura, appunto – il cui primo tassello, Benedizione, è comparso sugli scaffali delle librerie la scorsa primavera. Aspettando, speriamo molto a breve, il terzo capitolo, Crepuscolo, ci godiamo ora la prosa necessaria di questo romanzo che fluisce come il sangue – sarà anche merito della lucente traduzione di Fabio Cremonesi – e che come il sangue non smette di vorticare tra vene e arterie neppure quando l’ultimo foglio viene richiuso dietro la quarta di copertina. Continua a leggere

Per un catalogo di gesti

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Pubblicato per la prima volta qui: https://giacomoverri.wordpress.com/2016/02/16/per-un-catalogo-di-gesti/

A volte è sufficiente un gesto a far grande una pagina di narrativa.
Si tratta perlopiù di immagini semplici ma incisive, un modo di atteggiare le mani o una postura, una mossa, un tic, un’andatura. Basta poco, una manciata di parole, per rendere incancellabile una figura, il profilo di un personaggio.
Abbiamo allora a che fare con apparizioni che non si cancelleranno mai dalla nostra mente e ci ricorderanno per anni il personaggio di un romanzo, donne e uomini colti in una splendida e croccante unicità di tratti. Continua a leggere

Quando Umberto Eco s’era tolta la barba

Umberto Eco è morto. Per me è stato un maestro, un idolo. L’ho letto, l’ho amato, l’ho studiato. Ci ho scritto la mia tesi di laurea: Oltre la teoria: la narrativa di Umberto Eco.

Per il suo ottantesimo compleanno ne avevo scritto un elogio intitolato A Umberto Eco, scienziato della verità, principe della menzogna (http://librisenzacarta.it/2012/01/17/a-umberto-eco-scienziato-della-verita-principe-della-menzogna/).

Ha costruito personaggi e luoghi dell’immaginazione che non dimenticheremo mai.

Io lo vedo passegghiare, ora, di nuovo con la sua leggendaria barba, a fianco di Guglielmo da Baskerville, da qualche parte, in un colorato medioevo.

Ripropongo qui sotto quell’articolo scritto quattro anni fa, in occasione del suo ottantesimo compleanno.

Italian writer Umberto Eco listens to a question during the presentation of his latest novel "The Cemetery of Prague" in Madrid

Lo scorso 5 gennaio il semiologo alessandrino ha compiuto ottant’anni. Continua a leggere

Alessandro Baricco e La Sposa giovane. Per trattar del ben ch’i’ vi trovai

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Ne ho lette di poco lusinghiere, davvero. Parlo delle recensioni all’ultimo romanzo, sempre per Feltrinelli, di Alessandro Baricco, La Sposa giovane. Chiedo venia se ci torno ora, a dieci mesi dall’uscita del volume. È che non sempre leggo subito quel che esce. Delle volte ci vuole del tempo. Delle volte, nella calca polverosa sollevata dai lettori a ridosso della novità editoriale, non si legge bene. Devi farlo da in piedi, in mezzo agli altri che spingono e strattonano. Allora meglio farlo dopo, con calma.

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Le critiche mosse a questo Baricco – ma spesso anche ai precedenti suoi lavori – sono agglutinate ormai da tempo attorno alla definizione del Nostro (erano anni che volevo ricorrere a quest’uso ormai greve del possessivo!) come scrittore fastidiosamente aristocratico e snob, e dei suoi libri come il condensato delle più vuote raffinatezze. Continua a leggere

Joseph Czapski, «Proust a Grjazovec»

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Józef Czapski, Proust e il ritorno della memoria nella ‘terra disumana’ dei gulag.

Proust a Grjazovec (Adelphi, pp. 125, euro 18) è un libro decisamente particolare. Denso, a tratti commovente, luminoso. Di che si tratta? È un saggio, una lezione, una conferenza su Proust, un florilegio della memoria sfuggito, per miracolo, alle maglie strette del gulag di Grjazovec – uno dei tanti nell’enorme arcipelago –, a quattrocento chilometri da Mosca. Continua a leggere