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Poesie per dicembre

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Passare in treno i boschi spogli di robinie,
i campi irti d’erba e stoppie
         dalla notte assiderate
è come
attraversare un sogno

– e basta un magro ciuffo di betulle
a fingermi la taiga intera, la
Transiberiana

         prima che Milano si materializzi
         e il giorno

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Paky Ferrara. Inediti (con una nota)

Un ragazzo pesca il suo viso insoluto,
dall’acqua.
È ridotto a lontananza
nella pozza di luce –
l’abbaglio ci deruba d’ogni prossimità –

Una radio accesa, laggiù,
dove la solitudine fa più esposte parole,
come le mie in presenza delle tue.

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Casse di fuga. Il poeta ritrovato di Canetti

di Giuseppe Ferrara

Nella sua autobiografia, Elias Canetti [1] si mostra circondato dal fumo di un incendio. In un gioco di rimandi, tra finzione e realtà, si tratta del fumo dovuto ai libri che il protagonista del suo romanzo, Auto da fé [2], ha bruciato. Volendo calare il “gioco” nella cruda attualità, questo fumo “eliatico” potrebbe essere quello del recente incendio doloso alla libreria di Centocelle, La pecora elettrica, ma potrebbe anche rappresentare un falò metaforico dei libri scartati, esclusi, censurati: quei libri che non avrebbero il diritto di varcare le soglie delle biblioteche perché messi all’indice da sedicenti “commissioni cultura”, come sta accadendo nella città di Ferrara.

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Van Gogh 3. La mostra di Padova

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Settembre 1880, esattamente 140 anni fa, Borinage, regione carbonifera in Belgio. Fine di luglio 1890, Sud della Francia, 130 anni fa.
La folgorante parabola artistica di Vincent Van Gogh si sviluppa entro la durata tanto breve quanto esatta di dieci anni (e la sua conclusione, come è noto, è insieme esistenziale, biografica, coincidendo con la morte del pittore).

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Van Gogh 1. Farabbi, Favola

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Me l’ha raccontata una vecchia. E quando ebbe affidato a me l’ultima parola della storia, si addormentò per stanchezza e passaggio di custodia. Il suo corpo, di colpo, sfilò l’arcobaleno e si chiuse nel sonno, davanti a me.

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Sergio Calzone. Racconto 4

PIERRE 1_Fontaine de Vaucluse

«Pierre mi tira i sassi!»

In una mattina di maggio che conservava ancora un poco della pungente novità della primavera, una bambina bionda con le trecce e un vestito di cotone bianco a righe orizzontali blu toglieva dall’acqua di una fontana, a una a una, le foglie di platano cadute dopo il vento, prendendole per il picciolo.

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Sergio Calzone. Racconto 3

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Muscat

Per una strada tra le dune e gli stagni arrivai a Frontignan. Dovetti fiancheggiare una grande raffineria della Mobil, sui cui serbatoi i gabbiani stavano appollaiati in cerchio, mentre, più in là, la fiamma azzurra delle scorie sembrava il tripode di un fantasma di olimpiade da Fahrenheit 451.

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Rossana Rossanda. 1924-2020

Rossana Rossanda è morta oggi, 20 settembre, a 96 anni. Nel 1969 era stata tra i fondatori del “manifesto”.

«Non ho trovato il comunismo in casa, questo è certo. E neanche la politica. E poi dell’infanzia non ricordo quasi niente, e poco dei primi sette anni nei quali – secondo Marina Cvetaeva – tutto sarebbe già compiuto. […]
Sono nata negli anni venti a Pola con sconcerto delle anagrafi: nata a Pola (Italia), a Pola (Iugoslavia), a Pola (Croazia). Allora era Italia. Sulla punta dell’Istria, tra il verde e gli scogli bianchi scavati dai datteri di mare. Poco oltre le isole del Carnaro e frammenti di isole, come la Fenera e Scoglio Cielo che erano di mia madre. Non so come si chiamino adesso, non sono mai tornata.»

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Sergio Calzone. Racconto 2

Prima dei nomi

Una donna trebbiava a mano delle spighe raccolte nella campagna intorno. I chicchi cadevano in un canestro e lei, svelta, gettava lo stelo nudo alla sua sinistra, su un cumulo che, da piccolo che era, si spargeva prima all’intorno e poi cresceva, man mano che gli strati si sovrapponevano.

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Sergio Calzone. Racconto 1

Lo scarto

È per loro che scrivo. Quelle vite così brevi, così facili da dimenticare. Sono l’unico essere nell’universo che ancora se li ricorda, a parte Dio.

J. M. Coetzee, Mattatoio di vetro

Finalmente sembra che rannuvoli: c’è del nero dietro i pioppi del canale e può essere che oggi butti giù un po’ d’acqua. La terra è una crosta sempre più dura, tanto che da giorni non mi riesce più di cavarne un lombrico e mi riduco a semi, a erbe e a qualche cavalletta presa appena dopo l’alba, quando non saltano ancora.

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Antonio Fiori, “I Poeti del sogno”

di Giovanna Menegùscover

È da oggi in libreria I Poeti del sogno, un’intrigante “piccola antologia” curata da Antonio Fiori. La pubblica l’editore Inschibboleth, nella collana Margini diretta da Filippo La Porta. L’antologia comprende 12 voci poetiche, per un arco temporale che iniziando nella Roma augustea passa dalla Spagna cinquecentesca alla Francia dei conflitti di religione a una Napoli catacombale ed eterna, per giungere fin quasi ai giorni nostri. Continua a leggere

25 aprile. Primo Levi

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Avevamo freddo e fame, eravamo i partigiani più disarmati del Piemonte, e probabilmente anche i più sprovveduti. Ci credevamo al sicuro, perché non ci eravamo ancora mossi dal nostro rifugio, sepolto da un metro di neve: ma qualcuno ci tradì, ed all’alba del 13 dicembre 1943 ci svegliammo circondati dalla repubblica: loro erano trecento, e noi undici, con un mitra senza colpi e qualche pistola. Otto riuscirono a fuggire, e si dispersero per la montagna: noi non riuscimmo. I militi catturarono noi tre, Aldo, Guido e me, ancora tutti insonnoliti. […]
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“Ciao, vecchio”. Luis Sepúlveda, 1949-2020

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Ci troviamo nella sala vip dell’aeroporto internazionale di Santiago, e sembra che noi cinque siamo davvero dei vip perché ci hanno assegnato un plotone di soldati e varie guardie che vigilano sulla nostra incolumità. Ed è forse per mettere in risalto il nostro status di vip che ci tengono al centro della sala, seduti per terra con le mani alla nuca. Non è certo il modo migliore di rilassarsi prima di un lungo viaggio, e i soldati ci guardano storto quando reclamiamo per la durezza della moquette e per il pessimo servizio: non ci hanno neppure offerto qualcosa da bere. Un trattamento schifoso per dei vip.
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Eresie. Sergio Calzone

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1.

La quasi recente fortuna di Charles Bukowski, pur in assenza (diciamolo, infine!) di un’autentica qualità letteraria, mi sembra apparentarlo a Jack Kerouac, cioè a un genere di scrittori che illustrano il “momento”, cioè interpretano, coscientemente o meno, un desiderio, quasi sempre giovanile, di disordine, non necessariamente violento ma proprio della violenza, assai borderline, per quanto c’è di potenziale, di a stento trattenuto, e che non può non interessare una nuova generazione o anche una “vecchia”, come in parte è avvenuto proprio con Bukowski, nostalgica dei “tempi di Kerouac”, divenuti mitici soprattutto per chi, all’epoca, non vi ha partecipato davvero (ed è quindi sopravvissuto!).

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Penoncini. Il fuoco e la paglia

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Aŋ sò cóm at dòrmi
all ad crucàl intabarà
fum ad stéll ach ràna iŋ ziél
t’aŋ sà briśa quant vól
i và e i viéŋ
ogni nòt
ròd a tèra butà là
s’na strada séŋza vóś
tra spèć d’aqua
buscùra séŋza vént
e còrav curnàć
sturaŋ ślapanùal
a fàr śgaŋzèga
tra muć d’erba śgà
int la spagnàra
àltar vól raś a tèra
e rubarié
i và e i viéŋ
ogni nòt.
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Alberto Arbasino. 1930-2020

Arbasino

Arbasino è morto mentre non si può andare in biblioteca e nelle librerie a sfogliare tutte le sue tante opere, per il coprifuoco globale imposto dal virus. Quanti, quali libri suoi avete in casa? Io troppo pochi, e non quelli per cui è (già) passato alla storia.
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21 marzo circa. Tre voci

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Sul pianoro

Quando al geometrico inverno subentra la primavera
con un gran pianto di morte
sento crescere la meraviglia del verde.

Pier Luigi Bacchini, Cerchi d’acqua. Haiku

*

Dopo una strage

da Lu Hsun

Le notti lunghe di primavera le passo ormai
con moglie e figlio. Fragili alle tempie i capelli.
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