SUL TAMBURO n.34: Domenico Cacopardo, “Semplici questioni d’onore”

domenico-cacopardo-semplici-questioni-donoreDomenico Cacopardo, Semplici questioni d’onore, Venezia, Marsilio, 2016

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di Giuseppe Panella

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Concetto Granaleo, detto Tino, studente a Scienze Politiche, innamorato perso della cugina carnale Ornella che lo ricambia, è stato allevato dalla zia Antonia: la madre è morta quando lui era piccolissimo e il padre è scomparso da Messina il 31 dicembre 1943 e non ha più fatto avere alcuna notizia di sé. Il giovane è molto legato a uno dei suoi tanti cugini, Demetrio, con il quale ha condiviso esperienze di vita, di caccia e di aspirazioni al successo con le donne e con la futura professione. Ma una notte, al suo ritorno a casa in tarda notte, succede qualcosa: due individui pericolosi si introducono in casa convinti che il giovane non ci sia e uccidono la zia con un colpo di coltello in pieno petto. Tino sente tutto ma non si muove dal nascondiglio improvvisato di camera sua: in seguito accuserà se stesso di una vigliaccheria congenita e meschina, umiliante e vergognosa, ma salverà in questo modo la vita (come gli dice il cugino Demetrio cui confiderà la sua debolezza).

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SUL TAMBURO n.33: Mario Quattrucci, “Ogni giorno è quel giorno””

mario-quattrucci-ogni-giorno-e-quel-giornoMario Quattrucci, Ogni giorno è quel giorno. Versi, Torino, Robin, 2015

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di Giuseppe Panella

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Memoria / non è peccato fin che giova. Dopo / è letargo di talpe, abiezione / che funghisce su di sé (Eugenio Montale, La bufera) – è una delle quattro epigrafi che campiscono con nitore e secchezza espressiva sulla prima pagine del libro di Mario Quattrucci. Politico militante degli anni d’oro del Pci, operatore culturale (è Presidente del Premio Feronia Città di Fiano fin dalla sua fondazione), poeta e noto come il creatore della serie poliziesca legata alla Roma del commissario Marè (almeno dieci volumi ma potrei sbagliare il conto), il poeta romano si conferma autore duttile e capace di modulare tutte le gamme della scrittura lirica.

Ne è conferma questa sua ultima raccolta di poesie dove allo sperimentalismo delle poesie “in forma di rosa” (in un incontro-scontro-confronto con Pasolini) si mescola il lirismo della tradizione italiana e la capacità di legare “memoria e desiderio” (per citare solo di sfuggita Eliot).

Il poeta Quattrucci è scabro come una pietra pomice (quella del libellum di Catullo) e i suoi versi sono pervasi, da un lato, dalla nostalgia per un passato che è già trascorso e talvolta invano, dall’altro da una consapevole accettazione di un presente che non piace ma che pure bisogna prendere in considerazione e che è necessario, in qualche modo, accettare.

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SUL TAMBURO n.32: Simona Lo Iacono, “Le streghe di Lenzavacche”

simona-lo-iacono-le-streghe-di-lenzavaccheSimona Lo Iacono, Le streghe di Lenzavacche, Roma, Edizioni E/O, 2016

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di Giuseppe Panella

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Come può una famiglia di sole donne continuare a perpetuarsi se non fosse composta da streghe la cui attività meritoria (anche se considerata criminale) dura ininterrotta dal 1600? E’ il punto di partenza che scatena la scrittura di Simona Lo Iacono e la spinge a narrare una storia che trae origine in un determinato periodo storico (il 1938, l’anno del massimo consenso tributato al regime fascista in Italia) e si distende diacronicamente a raccontare le vicende di un paese e delle sue abitanti più ostinate e più straordinariamente coerenti nella resistenza al conformismo sempre imperante nella penisola e ai costumi bigotti e reazionari che lo contraddistinguono.

Le streghe di Lenzavacche (in realtà una piccola località nel comune di Noto che qui acquista respiro simbolico e molto più rilevante rispetto alla sua ampiezza topografica quasi a indicare e a prefigurare la lotta contro le prevaricazioni del Potere e la volontà di sconfiggerle sia pure parzialmente) è un romanzo che vuole indicare una strada e proporre delle soluzioni anche se si attiene al registro della narrazione storica di fatti quasi-veri.

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SUL TAMBURO n.31: Alberto Figini – Paolo Dapporto, “Lupo Alpha”

alberto-figini-paolo-dapporto-lupo-alphaAlberto Figini – Paolo Dapporto, Lupo Alpha, Carmignano (Firenze), Attucci Editrice, 2016

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di Giuseppe Panella

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Il lupo alpha è considerato di solito il capobranco, l’animale-guida cui si ispirano le azioni degli altri lupi e a cui essi fanno riferimento per le scelte fondamentali riguardo la loro vita. Secondo le teorie etologiche più recenti, non è una figura di capo autentico e non ha mansioni dittatoriali-direttoriali ma è un esempio di vita e di azione per altri animali più deboli e più gregari nel loro orientamento di vita. Danilo Gini viene indicato dal Pubblico Ministero nel processo che lo vide protagonista e che ne sancì la condanna a due ergastoli per omicidio e traffico di droga proprio come un lupo alpha, un capobranco astuto, spietato, capace di indurre al delitto coloro che lo circondano e che dipendono moralmente dalle sue decisioni.

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SUL TAMBURO n.30: “Sotto un altro cielo” a cura di Claudio Volpe,

copertina_sottounaltrocielo:copertina_ferrero.qxd.qxdDacia Maraini – Giampiero Rossi – Gianfranco Di Fiore – Renato Minore – Francesca Pansa – Pierfrancesco Majorino – Simone Gambacorta – Claudio Volpe – Paolo Di Paolo – Michela Marzano – Alessandro Di Meo, Sotto un altro cielo, a cura di Claudio Volpe, Milano, Laurana, 2016

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di Giuseppe Panella

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Undici contributi (otto racconti, due interventi teorici, una testimonianza personale) su vicende, storie, narrazioni legati alla questione delle grandi migrazioni che stanno avvenendo in Europa a partire dalle guerre e dai genocidi che hanno contraddistinto la scena geopolitica degli ultimi anni.

Undici tentativi di fare chiarezza raccontando e mostrando (come è sempre avvenuto nella grande tradizione narrativa) ciò che è avvenuto e che avviene ancora, tragicamente, disperatamente, assurdamente, sulle coste italiane, nelle isole dell’Egeo, ai confini dela Turchia e poi dell’Europa civilizzata che una volta si faceva chiamare Mitteleuropa. Undici tentativi di parlare della grande tragedia del mondo (di quello opulento o ex-tale e di quello una volta detto Terzo e oggi ormai moltiplicato in Quarto), delle fughe in massa di tanti uomini e donne (e dei loro figli e figlie) che scelgono di rischiare la loro vita infame e macilenta in nome di un’altra vita, una vita migliore e degna di essere considerata tale.

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SUL TAMBURO n.29: Maria Roccasalva, “La compagnia dei naufraghi”

maria-roccasalva-la-compagnia-dei-naufraghiMaria Roccasalva, La compagnia dei naufraghi, Napoli, Tullio Pironti Editore, 2014

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di Giuseppe Panella

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Con questo suo romanzo (che non è certo il suo ultimo, dato che nei primi mesi del 2016 ha pubblicato Il Chiostro dei Miracoli, sempre per Pironti di Napoli), Maria Roccasalva prosegue il suo percorso storico attraverso la Napoli sconosciuta e misteriosa del Medioevo e dell’età in cui la grande città partenopea era ancora libera e non era ancora stata conquistata da Angioini o Aragonesi o Borboni e sempre in lotta perenne con lo Stato della Chiesa che avrebbe voluto sottometterla definitivamente. Esemplari per questa sua ricerca letteraria e antropologica insieme restano alcuni suoi testi narrativi, in particolare la Trilogia di Costantinopoli (Intrigo a Costantinopoli, 2008; Il Danubio non parla latino, 2009; È notte anche per me, 2010, tutti per lo stesso editore Pironti).

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SUL TAMBURO n.28: Pasquale Vitagliano, “Habeas corpus”

pasquale-vitagliano-habeas-corpusPasquale Vitagliano, Habeas corpus, Lavagna (Genova), Edizioni Zona, 2015

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di Giuseppe Panella

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L’habeas corpus come pratica giuridica, introdotta per la prima volta il 15 giugno del 1215 per effetto della ratifica della Magna Charta ad opera del re Giovanni Senza Terra, costretto ad accettarla dalla volontà imperiosa dei suoi baroni in rivolta, è una delle pietre miliari del diritto e della civiltà europea, soprattutto nei paesi dove vige la Common Law e in cui tale principio è stato applicato ininterrottamente fin da allora. La sua base applicativa implica l’impossibilità di essere accusati senza un’accusa precisa e di essere detenuti sulla base di un semplice sospetto dovuto all’arbitrio di un giudice o di un sovrano. Grazie all’habeas corpus, non è possibile in Inghilterra e negli Stati Uniti d’America incarcerare nessuno senza un’accusa precisa e senza un mandato giudiziario – la richiesta di arresto, quindi, deve essere suffragata da accuse precise.

Ma perché intitolare ad esso un libro di liriche appassionate come è questo di Vitagliano?

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SUL TAMBURO n.27: Il fascino discreto della pedagogia. Michela Murgia, “Chirù”

michela-murgia-chiruIl fascino discreto della pedagogia. Michela Murgia, Chirù, Torino, Einaudi, 2015

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di Giuseppe Panella

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È singolare come il percorso letterario e tematico di Michela Murgia coincida (ma in modo palindromicamente rovesciato) con quello di uno scrittore da lei molto lontano come Flaubert. All’inizio, la scrittrice sarda ha redatto uno Sciocchezzaio o Dizionario dei luoghi comuni con il suo libro d’esordio (Tutto il mondo deve sapere, Milano, Isbn Edizioni, 2006 – una raccolta vibrante di aneddoti di cronaca vissuta e di (mal)costume cui si è ispirato anche il regista Paolo Virzì per un suo film non troppo ben riuscito, Tutta la vita davanti del 2008). Poi si è cimentata con il suo Salammbô (la Sardegna ancora arcaica dei riti e delle credenze in un mondo soprannaturale dove c’è spazio per chi, da psicopompa, accompagna i non ancora defunti nel regno dei morti) e anche con una possibile Madame Bovary sempre con lo stesso, magnifico romanzo, Accabadora (Torino, Einaudi, 2009) dedicato com’è alla descrizione dell’infanzia e del passato remoto riletto nel presente.

E ora con questo suo ultimo Chirù prova a redigere la propria, personale Educazione sentimentale, anche se non ci riesce del tutto compiutamente.

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SUL TAMBURO n.26: Francesco Azzirri, “Sostanze in fiera”

francesco-azzirri-sostanze-in-fieraFrancesco Azzirri, Sostanze in fiera, Buccino (Salerno), Eretica Edizioni, 2015

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di Giuseppe Panella

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I quattro elementi sono al centro della ricerca poetica che inaugura questa prima produzione lirica di Francesco Azzirri. Acqua fuoco terra e aria si inseguono e si susseguono in un andirivieni di sensazioni, di sogni, di incerti movimenti e di osservazioni puntuali.

Nell’aria predominano le Creature, esseri un po’ misteriosi e un po’ fatui che si aggirano per il mondo cercando di farsi comprendere dagli uomini e dando loro l’occasione di stupirsi:

«Il maledetto (o impiccato). Strapiombo d’altura / giaciglio sghembo / riempito / da un albero aggobbito. // Il ramo s’inchina / tra ruvide braccia / galante s’insinua / nel vuoto s’affaccia / disposto ad amare / la forca di cordame. // E gira a mezz’aria / l’umana vertigine / in tenebra giostra. // Sconfitta creatura / – rondella carnale – / al margine, in bilico / perno infernale. // La fronte rivolta / in cielo di vene / tra nuvolo marmo / specchiato di fiele. // Immerso nel vuoto / perso è il traguardo / al prodigo ed aulico / voltato lo sguardo. // E cercano gli occhi / permeati del torto / l’appiglio di un conforto» (p. 19).

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SUL TAMBURO n.25: Renzo Paris, “Il fenicottero. Vita segreta di Ignazio Silone”

renzo-paris-il-fenicottero-vita-segreta-di-ignazio-siloneRenzo Paris, Il fenicottero. Vita segreta di Ignazio Silone, Roma, Elliott, 2014

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di Giuseppe Panella

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Consacrato ormai dalla pubblicazione dei due Meridiani intitolati a suo nome, ancora ristampato in edizioni tascabili a larga diffusione, Silone è un autore abbastanza letto (considerati i bassissimi standard italiani) soprattutto su base scolastica ma ormai poco frequentato dalla critica letteraria militante e anche da quella accademica. In realtà, la sua parabola esistenziale è stata maggiormente oggetto di ricerca da parte di storici contemporanei come Dario Biocca e Mauro Canali1 le cui affermazioni circa l’attività da doppiogiochista e informatore dell’OVRA di Silone hanno suscitato ampie polemiche e dure prese di posizione. Certo fin dall’uscita del suo testo autobiografico contenuto in Il Dio che è fallito (poi confluito in Uscita di sicurezza2), la sua figura di transfuga dal Partito Comunista ai tempi delle purghe staliniane e della lotta antifascista aveva gettato su di lui la lunga ombra del tradimento. Ma il libro di Renzo Paris che prende spunto dal termine usato dai comunisti in clandestinità per definire se stessi va al di là anche delle pur importanti ricerche archivistiche di Canali e di Biocca e tenta un affondo nella complessa e spesso contorta personalità di Silone con l’aiuto della psicologia del profondo e di Carl Gustav Jung (come pure dello stretto collaboratore di quest’ultimo di cui lo scrittore pescinese fu probabilmente un paziente, sia pure per un breve periodo). Ma l’importanza di questo romanzo-saggio di Paris non è costituito dalla sua ricostruzione minuziosa e perspicua dei primi trenta anni di vita di Ignazio Silone.

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SUL TAMBURO n.24: Synthesis, “Viaggio di un piccolo principe”

Senza titolo-1Synthesis, Viaggio di un piccolo principe, a cura di Mario Costanzi, Roma, Terre Sommerse, 2015

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di Giuseppe Panella

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Mario Costanzi è un sacerdote, parroco in paesini probabilmente bellissimi e probabilmente sperduti in quel del Senese, appassionato di scrittura e di canto e suonatore di chitarra.

Il suo interesse per il romanzo di Saint-Exupéry nasce nel 1987 attraverso la sua collaborazione con una misteriosa Mademoiselle Margot con cui mette in musica alcune situazioni del Piccolo Principe trasformandole in canzoni. Da allora, il suo amore per questa vicenda capace di far commuovere (e far pensare) grandi e bambini è continuata molto a lungo nel tempo fino a culminare in questo Viaggio… come spettacolo strutturato in una serie di passaggi musicali legati alle principali vicende raccontate nel romanzo.

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ESTETICA DEL MITO E SCRITTURA MITOPOIETICA IN RICCARDO FERRAZZI

Riccardo Ferrazzi, Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggioESTETICA DEL MITO E SCRITTURA MITOPOIETICA IN RICCARDO FERRAZZI in Riccardo Ferrazzi, Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio, Fusta Editore, 2016.

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di Giuseppe Panella

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«Ciò che è stato storicamente, ritorna con la morte nell’ambito della natura, e ciò che è stato naturalmente ricade infine con la morte nell’ambito della storia»

(Walter Benjamin)

Questo importante libro di Riccardo Ferrazzi non si presenta con i caratteri del classico studio accademico e paludato sul mito ma come una ricerca sul campo. L’autore esamina in dettaglio gli aspetti del problema che lo affascinano e che gli competono maggiormente e poi trae le proprie conclusioni da scrittore piuttosto che da antropologo o da etnologo (come accade di solito negli studi dedicati alla natura mitica dell’immaginario collettivo o della società umana).

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SUL TAMBURO n.23: Roberto Arlt, “Un viaggio terribile”

Roberto Arlt, Un viaggio terribileRoberto Arlt, Un viaggio terribile, a cura e con una postfazione (Roberto Arlt, o l’arte di inventare) di Luigi Marfè, Siena, Radio Londra Edizioni, 2015

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di Giuseppe Panella

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Non è ancora il tempo di una sintesi compiuta riguardo il lavoro intellettuale e la produzione letteraria di Roberto Arlt (Buenos Aires, 1900-1942). Nonostante un nutrito gruppo di benemerite traduzioni (o nuove traduzioni) dei principali romanzi dello scrittore di origine tedesca soprattutto nell’ambito del progetto Sur di collaborazione culturale italo-argentina e nonostante l’interesse per Arlt risalga già agli anni Settanta quando I lanciafiamme, I sette pazzi e Il giocattolo rabbioso furono tradotti per Bompiani e Savelli (io li lessi, infatti, in queste edizioni), un’ampia parte della sua opera è ancora in attesa di essere conosciuta in ambito italiano. Mancano all’appello i testi teatrali e le sceneggiature, ad esempio, molti scritti giornalistici e parte dei racconti1

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SUL TAMBURO n.22: Mariagrazia Carraroli, “Paesaggio condominiale”

Mariagrazia Carraroli, Paesaggio condominialeMariagrazia Carraroli, Paesaggio condominiale. Poesie, illustrazioni di Luciano Ricci, Firenze, Florence Art Edizioni, 2015

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di Giuseppe Panella

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Ciascuno di noi vive insieme agli altri, in circostanze che sono sempre diverse ma, in fondo, restano sempre le stesse, ripetute e rinnovate giorno dopo giorno, ora dopo ora. I condominii sono parte integrante del nostro paesaggio mentale, del nostro modo di vivere associato. Convivenza non sempre agevole (talvolta spiacevole, talvolta turbolenta ma anche fonte di sorprese), quella condominiale è un’esperienza comune a tutti che merita, proprio per questo, di essere trasformata in emozioni e in situazioni liriche. Mariagrazia Carraroli ne è ben consapevole nel suo libro che nasce da esperienze quotidiane e personali rivissute e trasformate in parole di consapevolezza raggiunta:

«PAESAGGIO CONDOMINIALE. Oltre il balcone / il pino marittimo in burrasca / lancia segnali. // Travolto legno / in mare sconvolgente / per folle nocchiero / ha il fiato di Monte Morello. // Il telo del quarto piano / e la selva degli aghi / ricuciono lesti la quiete. // Dipana l’azzurro / appena sbiancato / da orme fuggitive di tempesta» (p. 12).

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SUL TAMBURO n.21: Salvatore Martino, “Cinquant’anni di poesia 1962-2013”

Salvatore Martino, Cinquant'anni di poesiaSalvatore Martino, Cinquant’anni di poesia 1962-2013, a cura di Donato di Stasi, Roma, Edizioni Progetto Cultura, 2015

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di Giuseppe Panella

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Cinquant’anni, mezzo secolo di poesia, sono tanti e va da sé che non si possono racchiudere in una formula, in una frase che abbracci un percorso tanto lungo e tanto variegato. Il tentativo, tuttavia, va comunque fatto perché l’esperienza poetica di Salvatore Martino ha caratteristiche sue peculiari che non debbono passare inosservate nel mare magnum del calderone della poesia contemporanea.

Il percorso di Martino, peraltro ben ricostruito da Donato di Stasi nella sua massiccia Introduzione al volume, inizia nel 1969 (anche se molti testi raccolti in questo volume risalgono già al 1962) con Attraverso l’Assiria (Caltanissetta, Casa Editrice Terzo Millennio, 1969) e La fondazione di Ninive (Roma, Carte Segrete, 1977), due raccolte che incidono già, nel mondo poetico e culturale del poeta, il segno pieno della sua scrittura e della sua aspirazione a una visione colorata e sanguigna del mondo con cui si confronta. In essi – scrive di Stasi:

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SUL TAMBURO n.20: Guido Guidi Guerrera, “La truffa”

Guido Guidi Guerrera, La truffaGuido Guidi Guerrera, La truffa, Reggio Emilia, Imprimatur Edizioni, 2016

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di Giuseppe Panella

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La più grande (e riuscita) truffa della storia dell’Occidente avvenne a Lisbona tra il 1925 e il 1926. Le sue ripercussioni furono enormi per la storia della nazione lusitana – senza il gravissimo scandalo suscitato dalla burla (come viene chiamata in portoghese) orchestrata da Arturo Virgilio Alves do Reis e dai suoi complici di tutta Europa, e dalle sue ripercussioni a livello economico nazionale e internazionale, l’inflazione non avrebbe dilagato in Portogallo e i militari non avrebbero trovato la forza e il consenso necessari a prendere il potere (con il colpo di stato del 28 maggio 1926 che portò al potere António de Oliveira Salazar per lunghi decenni fino alla “rivoluzione dei garofani” del 1975). Non si trattò, allora, solo di un evento criminale sia pure di livello notevolmente alto per conseguenze e implicazioni ma della tipica goccia che fece traboccare un vaso fino allora rimasto colmo soltanto fino all’orlo (analoghe conseguenze ebbero storicamente eventi dello stesso tipo: l’affaire Stavisky nella Francia del 1934 con le imponenti conseguenze che ebbe sul governo del radicale Camille Chautemps costretto alle dimissioni e, più indietro nel tempo, nel 1786, l’affaire del collier della regina Maria Antonietta all’alba della grande stagione della Rivoluzione Francese – sembrerebbe che, dal punto di vista della storia universale, grandi truffe siano i prodromi di grandi eventi successivi, siano rivoluzionari o meno).

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SUL TAMBURO n.19: Donatella Giancaspero, “Ma da un presagio d’ali. Poesie”

Donatella Giancaspero, Ma da un presagio d'aliRIMUOVERE IL SUPERFLUO. Donatella Giancaspero, Ma da un presagio d’ali. Poesie, Milano, La Vita Felice, 2015

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di Giuseppe Panella

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“Rimuovere il superfluo” dal dettato lirico e linguistico sembra la parola d’ordine di questo prezioso libretto di versi che distilla il percorso poetico di lunghi anni di riflessione di Donatella Giancaspero:

«Eppure vorremmo / rimuovere / tutto il superfluo / da noi stessi, raschiare via / ogni vanità / e la finzione, / che oscura l’animo / e ci fa vili, / soli / nella vita. // Vorremmo possedere / il nucleo / primigenio del cuore, / cellula intatta, / da cui rinascere / così chiari ed essenziali, / come lo spazio / che si rinnova infinito / nella tua mente / e si fa luce in movimento, / si fa suono, vento… // e strada, / ancora strada / da percorrere» (p. 55).

Quella di cogliere “il nucleo primigenio del cuore” è l’aspirazione poetica all’impossibile, all’impervio, all’assoluto, è volontà di cedere al rilievo infinito dei sentimenti che si propongono così come sono, senza scorie e senza compromessi, come sensazioni pure e incoercibili.

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SUL TAMBURO n.18: Paolo Marati, “L’intrusione delle onde anomale”

Paolo Marati, L'intrusione delle onde anomalePaolo Marati, L’intrusione delle onde anomale, Siena, Barbera Editore, 2014

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di Giuseppe Panella

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Nella vita quotidiana, chi aspira alla normalità talvolta si trova di fronte a delle esperienze o a delle condizioni di vita che trova anormali e che, quindi, rifiuta come “intrusioni anomale” – tali anomalie, però, permettono alla soggettività di svilupparsi in direzioni e in ambiti che altrimenti rimarrebbero soffocate sotto la cappa di piombo di un vivere grigio e sempre uguale.

Nel suo primo romanzo, Paolo Marati sviluppa, in maniera contrastata e spesso provocatoria, questo concetto che solo apparentemente deriva dalla fisica ondulatoria ma che più propriamente può essere ricondotto all’esperienza di forme di vita che sono presenti nel tessuto sociale corrente ma sfuggono allo sguardo di chi non sa coglierle.

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SUL TAMBURO n.17: Paolo Colagrande, “Senti le rane”

Paolo Colagrande, Senti le ranePaolo Colagrande, Senti le rane…, Roma, Nottetempo, 2015

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di Giuseppe Panella

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Senti le rane è un canto tradizionale delle mondine della Bassa che l’oggetto principale della narrazione che costituisce il motivo conduttore del romanzo di Colagrande, a un certo punto, si mette a stonare intervallandolo con poderose bestemmie – una rana che affiora dal pelo dell’acqua gli fa da controcanto gracidando in maniera cacofonica (il richiamo, oltre che all’anfibio in questione, è al coro delle rane nell’omonima commedia di Aristofane indirizzata contro l’opera tragica di Euripide).

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SUL TAMBURO n.16: Marco Balzano, “L’ultimo arrivato”

Marco Balzano, L'ultimo arrivatoMarco Balzano, L’ultimo arrivato, Palermo, Sellerio, 2014

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di Giuseppe Panella

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L’ultimo è sempre lo sconfitto, il vessato, la vittima designata: Ninetto detto pelleossa per la sua magrezza frutto di una fame secolare e apparentemente inestinguibile è il protagonista di un romanzo di formazione che, però, si conclude con una dura sconfitta, non con il compimento della maturità o il successo sociale da parte del personaggio più significativo della storia raccontata.

Il bambino (ha nove anni all’epoca) scappa da San Cono, sperduto paese della provincia di Catania e noto soprattutto per il miracolo officiato dal santo frate che portava questo nome, stabilendosi a Milano presso i parenti del “paesano” Giuvà che dovrebbe fargli da mentore e aiutarlo in questa difficile trasferta. Ma Giuvà non fa molto per lui oltre a rubargli i danari del gruzzolo affidatogli dal padre Rosario e ubriacarsi lasciandolo sempre solo nell’”alveare” (il complesso edilizio popolare dove gli operai di origine meridionale arrivati a Milano finiscono quasi sempre per andare ad abitare). Dopo essersi ripreso i suoi soldi quasi con la forza, Ninetto va a fare il galoppino in bicicletta per una lavanderia dove, seppure molto sfruttato, il lavoro gli procura una qual certa indipendenza economica. Ma ovviamente non potrà bastargli fare le consegne a domicilio della biancheria stirata e strappa – al compimento del quindicesimo anno di età – un posto all’Alfa Romeo di Arese, alla catena di montaggio dove rimarrà per lunghi anni senza cambiare mai prospettiva e dimensione lavorativa. Nel frattempo, Ninetto si è sposato con Maddalena, una ragazza altrettanto giovane e piena di buona volontà: si è sposato quasi clandestinamente al suo paese, è ritornato a Milano e poi ha avuto una bambina, Elisabetta. Quando la ragazza sarà diventata grande, il delirio possessivo nei confronti delle “sue” donne (un atteggiamento che non l’aveva mai abbandonato fin da quando si era sposato) esploderà in un atto di violenza contro Paolo, futuro marito della figlia, da lui sorpreso in un atteggiamento di abbandono amoroso con lei.

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