Sempre cara mi fu quest’ernia al colon, a cura di A. Bonino e S. Andreoli, Mondadori

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Finalmente in libreria il libro dei fincipit. Il gioco è semplice e divertente. Si prende l’incipit di una poesia, una canzone, un romanzo e lo si chiude subito in maniera spiazzante e comica. Bonino e Andreoli raccolgono e scelgono tra le migliaia di fincipit arrivati nel blog E io che mi pensavo l’inverno scorso. La prefazione è di Bartezzaghi. Eccovene un assaggio:

Ei fu. Siccome immobile

pagava l’ICI.

(Alessandro Manzoni, Il cinque maggio)

Io lavoro

e penso a te

o TFR. Continua a leggere

Intervista ad Alessandro Bonino, ovvero Eìo che mi pensavo di G.Tramutoli

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Quando hai aperto e perché il tuo blog E io che mi pensavo che la vita dei blogger….?

Come sai, il primo titolo del blog era “E io che mi pensavo che la vita del bancario erano tutti fiorellini”, e l’ho aperto a aprile 2004 per sfogarmi un po’, per raccontare qualche storiella divertente che mi capitava mentre facevo quel lavoro lì che ben conosci. Facevo il cassiere, anch’io ero Uno che conta(va). Poi mi son fatto prendere la mano, ho cominciato a metterci un po’ di fantasia, e quando ho smesso di lavorare in banca gli ho cambiato il nome, trasformando il bancario in blogger, prendendomi un po’ di libertà in più.

So che hai un passato da musicista. Ce lo racconti?

Fidati che è meglio di no, per il bene di tutti.

Quando produci il tuo post quotidiano?

In genere la mattina presto, dopo colazione e le abluzioni mattutine.
Se non mi viene nessuna idea entro l’ora di pranzo, mi vien sempre da pensare
che creativamente sarà una giornata sprecata. Son fatto così. Continua a leggere

Marco Rossari, L’amore in bocca, Fernandel 2007

Nel sottotitolo, c’è la sintesi della raccolta: Canzoni sconce e malinconiche.

Nei versi di Rossari sono infatti onnipresenti dosi massicce di eros e di humour nero.

E’ una poesia che ha la leggerezza di Sandro Penna, la visceralità di Bukowski, il gusto per il calembour di Toti Scialoja. Da questa felice miscela vien fuori un libro godibile, onesto, malinconico. Uno dei pochi che si sottraggono a quella sessuofobia che caratterizza la quasi totalità della poesia contemporanea italiana. Da gustarsi, in particolare, la sezione finale, La stagione dei poeti, dove in una prosa esilarante, si racconta una grottesca gara tra poeti, in cui coesistono la vanità, l’amarezza, la megalomania e la dannazione di questa anacronistica vocazione. Segue qualche assaggio: Continua a leggere

Questa era una poesia sulla censura…

————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————–ma è stata censurata.

Inedito di Giancarlo Tramutoli

INTOSSICAZIONI

Ancora aggrappato alla grappa
o a quel che trovo
tanto fa lo stesso
anche se non sono ancora le undici
perché qualcuno ti fa sentire
l’ultimo degli stronzi
ridacchiandoti in faccia
e tu sai che proprio quello
che sto facendo ora
s c r i v e r e
alla fine è proprio quello
che sempre si frappone
fra me e le persone
e penso che allora era meglio
che l’evitavo la letteratura
che son più simpatici gli eroinomani
che il mondo è più paziente e buono
coi tossici che con i poeti
che alla fine può essere pure
che son più stronzi loro, i poeti.
Sicuro più tossici, mi dice lei.

29.6.07

Da Lampadine, Ermes 1998, di Giancarlo Tramutoli

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*
La vita è fatta a scale:
c’è chi scende
e c’è chi cade.

*
Curriculum

Elementare: Watson.
Scuola Media: Sherlock Holmes.
Liceo Classico: Conan Doyle.

*
Un santone trovò la vera pace
conservando una fede d’oro
in una credenza di noce
abbastanza popolare.

*
Un famoso architetto
andò in pensione
passando
dalla ricerca sullo spazio
alla ricerca dell’ospizio.

*
Che Guevara
ha lasciato ai poster
una lezione amara:
è dura la vita da clandestino.
Meglio quella da manifesto.

Michele Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawke, Einaudi 2007

Un esordio sorprendente per una serie di ragioni. E’ il primo libro di versi di un narratore noto (e che ha scritto uno dei più bei racconti che abbia mai letto in vita mia: I palloni del signor Kurz). E’ un canzoniere sull’amore platonico, tanto impossibile quanto intenso, quindi anacronistico ma moderno nello stesso tempo.

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Elio Paoloni, Volubilità

Perché si mette su un cd invece di un altro? Inutile dire che, tralasciando i fondamentalisti “solo jazz” e i tetragoni “solo seria” (ma anche lì c’è Beethoven che ti schianta all’inizio e Vivaldi che ti accarezza immediatamente mentre poi si ‘capisce’ Bach – quelli che lo suonano, soprattutto – o si divinizza Mahler e non puoi più sopportare il Bolero o Per Elisa e neppure la Cavalcata per non parlare della Marcia di Radetzky), di solito ce n’è uno per ogni periodo della tua vita. Ma non sono queste fasi a interessarmi: parlo delle microfasi, quelle settimanali o addirittura orarie. Continua a leggere

Marco Rossari, Il leone vanitoso (e altri animali).

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*
Per sistemare la criniera
prima di una festa
passa dalla parrucchiera
il re della foresta.

*
Sarà anche di passaggio
il povero gabbiano lontano,
ma possibile che nel paesaggio
non sia mai in primo piano?

*
Ma insomma che gli piglia:
sarà mica pazzo per amor?
Il toro più cattivo di Siviglia
sta abbracciando il toreador!

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TRIS – 1999

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*

Pedalando in solitudine
attraverso campi d’erba alta
in una pioggia di fiocchi di cotone
in mezzo a tanta bellezza
sento solo un sordo dolore
che la brezza non scalfisce
un piccolo dolore
che non finisce.

*

Per sapere se è arrivata davvero
la primavera
in mancanza di almeno
due rondini
vanno lo stesso bene
cinque passeri saltellanti
sul mio balcone?

*

Eravamo felicemente brilli
la luce d’aprile nei tuoi occhi belli
e le carezze e i mille baci alla Catullo…
Peccato che hai dimenticato sul tavolo
la poesia che t’avevo dedicato.

Da “Temporali”, I protagonisti, (collana Zerozerosud a cura di Michele Trecca), Foggia 2002

Marco Rossari, Il gatto di Platone ed altri animali

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Il gatto di Platone
si fa una dormita:
ha rubato al suo padrone
il senso della vita.

Il criceto, animaletto
inquieto, corre a perdifiato
sulla ruota del tempo
restando sempre indietro.
Il padrone lo prende
sul faceto, credendolo fesso.
Ma fissando il criceto
fissa se stesso.

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