Quelli che vogliono rendere legittimo l’uso della violenza privata

di: Guido Tedoldi

(Dopo la lettura de «Il metodo 15/33», di Shannon Kirk, Rizzoli, 2017, pp. 276, € 18,00)

 

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Quando si parla di «buoni» e «cattivi» la differenza tra di loro salta subito all’occhio. Gli uni vivono onestamente, perseguono la felicità, preferiscono risolvere i problemi con le altre persone invece che contro di loro, ecc. Perseguono la positività, insomma. I cattivi fanno il contrario. Sembrano trarre godimento e forza dalla sofferenza altrui, e per ottenere tale sofferenza si ingegnano in maniere che potrebbero sembrare fantasiose, se non fossero odiose.

In questo romanzo, ambientato negli Usa del 1993 ma con un finale di 17 anni dopo che contribuisce a renderlo inquietante, la differenza tra buoni e cattivi, ehm, quasi non si nota. Forse, addirittura, non c’è. Continua a leggere

Ma guarda quel batterista, bravo come un dio!

 

di: Guido Tedoldi

Dopo la visione del film «Whiplash», regia/soggetto/sceneggiatura di Damien Chazelle, con J.K. Simmons e Miles Teller, Produzione Usa 2014, Distribuzione Sony Pictures

In questo film si racconta di un ragazzo di talento che cerca e trova l’insegnante migliore – con l’obiettivo di diventare il migliore al mondo nella sua categoria (batterista jazz). Roba già vista in altre storie hollywoodiane i cui protagonisti sono dei vincitori. Ma a un certo punto della vicenda qualcosa non va nel solito modo: il ragazzo di talento lascia la fidanzata. Il motivo, tenta di spiegarle, è che non riesce a essere con lei completamente. Il suo pensiero fisso di suonare la batteria, fare musica, migliorare la propria abilità. Sta sempre pensando a quello. Non ha tempo per altro nella sua vita. Non ha voglia di altri amori.

La morosa se ne va, indignata. Il ragazzo torna a occuparsi delle cose serie.

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Donne infertili che si credono inutili, ma intanto diffondono bellezza

 

di: Guido Tedoldi

Dopo la lettura di «Non chiedermi come sei nata», romanzo di Annarita Briganti – Cairo Editore, 2014, pp. 200, € 13,00

La protagonista di questo romanzo si chiama Gioia Lieve, ma nelle prime pagine della vicenda precipita in uno stato mentale tutt’altro che contento: ha un aborto spontaneo, e da successive visite ginecologiche risulta che la sua capacità di diventare madre potrebbe essere stata compromessa. Inoltre ha già 39 anni, un’età nella quale per molta parte della storia dell’umanità le donne erano troppo vecchie per restare incinte.

Per fortuna siamo nel XXI secolo, e la scienza medica conosce tecniche di inseminazione assistita sempre più efficaci. Il desiderio di Gioia di avere un figlio (o una figlia, come lei preferirebbe) può essere soddisfatto.

Per sfortuna siamo in Italia. La legislazione nazionale ostacola chi vuol avere figli con metodi non certificati da millenni d’uso tradizionale. Gioia dovrà andare all’estero.

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Dinosauri scrittori & squali editori. La letteratura e l’editoria spiegate ai, ehm, giovani

 

di: Guido Tedoldi

Dopo la lettura di «La città dei libri sognanti» – di: Walter Moers – Salani, 2006, pp. 510, € 16,60 – 1ª edizione: Germania, 2004

Il succo di questo romanzo è la letteratura (amata, dileggiata, descritta, spiegata, incompresa, ecc.) e qualche suo rapporto, perlopiù conflittuale, con l’editoria. Il pubblico cui si rivolge è quello generalista composto da tutti i lettori possibili. Poi però qualche genio del marketing ha guardato la carriera dell’autore, Walter Moers, scoprendo che in Germania è diventato famoso con i fumetti… e allora deve «per forza» essere pubblicato da una etichetta «per ragazzi»… e quindi in Italia i diritti sono stati acquisiti da Salani, la casa editrice di Harry Potter.

Moers medesimo, a quel punto, si è adeguato. Ha preso materiale potenzialmente boriosissimo e l’ha trasformato in una narrazione seriale, di quelle da ziliardi di volumi che fanno pensare agli editori di poter spremere ziliardi di monete dalle tasche dei lettori. E un’occasione si è perduta. Forse, però, non del tutto.

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Femminicidio: un tentativo (maschile) di riscatto

 

 

di: Guido Tedoldi

 

Qualche pensiero su «Rose Madder», romanzo di Stephen King, Sperling & Kupfer, 1996, pp. 511, L. 32˙900 – Usa, 1995, idem

 

In un tempo come il nostro in cui il femminicidio è uno dei crimini più tragicamente praticati, questo romanzo ha quasi il sapore di un instant book. Invece Stephen King lo ha pubblicato quasi due decenni fa, nel 1995. Il centro del suo discorso è la bestialità umana, e il pregiudizio negativo di alcune parti dell’umanità nei confronti di altre parti: alcuni uomini contro le donne, alcune donne contro gli uomini, alcune persone di buona volontà contro i metodi di alcuni poliziotti moralmente deviati.

Nello svolgersi della vicenda, però, King mostra anche l’opposto. Uomini che amano le donne, donne che amano gli uomini, poliziotti che fanno il loro mestiere per proteggere e non per violentare legalmente.

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L’avventura di Napoleone in Russia, o della follia umana

 

di: Guido Tedoldi

Qualche riflessione intorno a «Marcia Fatale, 1812 Napoleone in Russia», saggio di Adam Zamoyski, Utet, 2013, pp. 486, € 20,00 (1ª edizione Usa, 2004).

I libri di storia possono essere concepiti come cronache delle imprese dei governanti. La Campagna di Russia di Napoleone del 1812, vista in tale ottica, è stata raccontata come una baruffa tra Napoleone imperatore dei francesi e Alessandro zar di tutte le Russie. Il loro scopo: spartirsi l’Europa, oppure prendersela tutta soggiogando militarmente l’avversario.
Lo storico statunitense di origine polacca Adam Zamoyski ha provato a guardare in un’altra direzione, compiendo una imponente ricerca d’archivio nei diari personali e nei resoconti pubblicati da centinaia di persone che a quella baruffa parteciparono a vario titolo e con vari ruoli, e che ebbero la sorte di sopravvivere per poterla raccontare.
Il risultato del suo lavoro è parecchio lontano dal solito resoconto ammirato di manovre militari impersonali e quasi artistiche. Perché in quella guerra morirono circa 1 milione di persone. Un milione di vite umane sacrificate praticamente per niente.

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Leggere J.K. Rowling senza passare da Harry Potter

di: Guido Tedoldi

Recensione de «Il seggio vacante», romanzo di Joanne Kathleen Rowling – 2012, Salani, pp. 553, € 22,00

Prima di questo romanzo non avevo mai letto niente di Joanne K. Rowling. In particolare, non avevo mai letto nessuno dei 7 romanzi del ciclo di Harry Potter, che lei ha pubblicato tra il 1997 e il 2007 e che sono diventati un fenomeno della cultura popolare con oltre 400 milioni di copie vendute nel mondo – successo di pubblico confermato dagli 8 film tratti da quel filone. Grazie a quelle cifre di vendita, la Rowling è diventata la donna più ricca d’Inghilterra, con un patrimonio superiore al miliardo di dollari americani (perlomeno stando a quello che dice la Wikipedia, qui il link in internet).

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L’essere umano è una belva, amano dire a Hollywood. E invece i fatti dicono il contrario

 

 

di: Guido Tedoldi

 

Nel dicembre 2006 il presidente del Messico, Felipe Calderón, dichiarò guerra ai narcotrafficanti del suo Paese. Da allora ci sono stati 80˙000 combattenti caduti, e altri 30˙000 messicani sono scomparsi senza che ne venisse più ritrovato il corpo.

Mentre questa mattanza si verificava, i sociologi scoprivano che l’umanità sta vivendo l’epoca meno violenta della storia. Il tasso di omicidi in Europa ha raggiunto un picco massimo intorno al 1450 con circa 75 ammazzati ogni 100˙000 abitanti, e poi c’è stata una progressiva diminuzione fino agli 0,85 per 100˙000 di oggi.

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Bamboccioni? No, arresi. E cocciuti nella loro resa.

 
di: Guido Tedoldi

Recensione de «La resa», romanzo di Fernando Coratelli – Gaffi, 2013, pp. 410, € 16,90
 
Questo romanzo racconta l’oggi di una generazione, quella dei trenta-quarantenni, e racconta l’oggi di una città, Milano. E lo fa con la ragion veduta dell’autore, Fernando Coratelli, che è nato nel 1970 e parla delle persone che conosce e che incontra nella vita di tutti i giorni, nel posto che frequenta ogni giorno. Per farlo ci impiega un tot di pagine, in molte delle quali sembra che i componenti della generazione raccontata vogliano realmente impegnarsi per cambiare il mondo – per quanto possibile in meglio a seconda delle sensibilità personali di ognuno. Invece, quando si arriva alla fine… si realizza ciò che fin dal titolo era evidente. Si arrendono tutti. E nel caso in cui qualcuno continui a combattere, be’, non se la passa tanto bene.

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Giorgio Faletti e la ricerca del grande romanzo occidentale

 

 

di: Guido Tedoldi

 

Recensione di «Fuori da un evidente destino» – di: Giorgio Faletti – Baldini Castoldi Dalai, 2006, pp. 492, € 18,90

 

Questo testo ha un prologo: un incontro pubblico avvenuto a Treviglio lo scorso 9 novembre, in cui Giorgio Faletti ha parlato di sé con Andrea Villani. L’incontro era una delle tappe del festival dei narratori italiani «Presente prossimo», organizzato da Raul Montanari in 8 biblioteche della provincia bergamasca – cominciato il 19 ottobre e in programma fino al 17 dicembre (qualche info a questo link). La tappa di Treviglio è stata organizzata in un palazzetto dello sport, e ha avuto un pubblico di 550 persone.

Tutte lì per ascoltare uno scrittore.

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Dreadlock. Segni particolari: universitario fuori sede a Bologna. Supereroe

di: Guido Tedoldi

Recensione a «Dreadlock», romanzo di Jacopo Nacci, 2011, Editrice Zona, pp. 70, scaricabile gratuitamente in forma digitale dal sito web dell’autore http://www.Yattaran.com

Di questo romanzo scrivo oggi, fine 2013, anche se è stato fissato dall’autore e dall’editore nel 2011. Ma il fatto che sia anche un file scaricabile non lo fa invecchiare. Si può recuperare in ogni momento, senza richiederlo a qualche libraio che lo deve richiedere alla casa editrice che deve vedere se ce l’ha in magazzino oppure decidere che le valga la pena ristamparlo… Bisognerà abituarsi a situazioni di questo genere. Recensioni di libri usciti più di 2 giorni fa, e però ancora perfettamente rintracciabili. È l’editoria ai tempi di internet («bellezza. E tu non puoi farci niente», direbbe Humphrey Bogart).

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«Più libri più liberi» dicono a Roma – anche se tanti libri li fanno gli editori a pagamento

 

 

di: Guido Tedoldi

 

All’edizione 2012 di «Più libri più liberi», fiera della piccola e media editoria che si è svolta per l’11ª volta a Roma dal 6 al 9 dicembre scorsi, c’erano oltre 400 espositori che presentavano 60˙000 titoli. Tra di loro c’erano anche 26 Eap, cioè editori a pagamento (li ha contati Carolina Cutolo per PubblicoGiornale, qui il link al suo articolo online).

La cosa è sembrata incongrua anche a Marco Polillo, presidente dell’Aie, cioè dell’Associazione italiana editori che riunisce e rappresenta le aziende che intraprendono nel settore librario. Secondo lui gli Eap non hanno titolo di chiamarsi «editori» perché non credono nei libri che producono: infatti non li distribuiscono secondo i canali tradizionali della vendita in libreria, da cui ottenere i proventi con cui pagare autori e collaboratori, bensì fanno pagare tutte le spese agli autori. Ovvero, si comportano da meri stampatori.

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Storia dell’orso Ted, o del diritto che i quarantenni si sono presi di valorizzare i propri riferimenti culturali

 

 

di: Guido Tedoldi

 

Dopo la visione del film «Ted», regia/soggetto/sceneggiatura di Seth MacFarlane, con Mark Wahlberg, Mila Kunis e Ted l’orso di peluche, Usa 2012, distribuzione Universal.

 

«Ted» è un film generazionale, nel senso che è stato girato da un regista nato nel 1973 per essere goduto e capito da suoi coetanei sparsi sulle due sponde dell’Oceano Atlantico. Poi Ted è anche un orso di peluche reso vivo dal forte desiderio di un bambino di Boston nel 1985, e cresciuto con lui nel bene e nel male compresa una certa propensione all’uso di droghe, ma a scopo ludico e non tanto da diventare dipendente, e a una certa esuberanza sessuale, per quanto in gran parte spesa all’interno di una relazione stabile (con una ragazza in carne e ossa, non con un’orsetta di peluche).

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Saran pure bamboccioni tq, ma è con loro che abbiamo a che fare

 

 

di: Guido Tedoldi

 

Dopo la lettura di «Bamboccioni Voodoo», antologia di racconti di Marco Candida, Historica Edizioni, 2012, pp. 182, € 14,00

 

Il libro è composto da 14 racconti, alcuni già pubblicati su siti web e riviste cartacee. Ogni racconto è indipendente, a cominciare dai nomi dei protagonisti che sono ogni volta diversi. L’atmosfera in cui sono inseriti, però, è comune. È il nostro presente. E comune è anche la categoria di persone che per la gran parte vivono a muovono le vicende narrate. È la generazione dei bamboccioni (come li definì nel 2007 l’allora ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa) anche se alcuni di loro, quelli magari che stanno avendo più successo professionale, preferiscono definirsi tq, visto che hanno 30 o 40 anni.

Un’altra caratteristica comune ai racconti è il genere horror. Ciò non significa che l’autore, Marco Candida, sia rinchiuso in uno stilema – basta vedere la sua produzione letteraria e saggistica precedente (qui il link al suo sito web) per rendersene conto. La scelta dell’horror, qui, mi è parsa una sorta di avviso: guardate che i bamboccioni potranno pure sembrare sfigati, ma invece occorre tener conto di loro. Conoscono il voodoo.

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I marziani atterreranno a Lucca? Be’, intanto i terrestri sono ammartati a Gale, nei pressi del monte Sharp

di: Guido Tedoldi

Questo articolo deriva da un cortocircuito mentale che ho sperimentato qualche giorno fa, generato da 2 eventi distinti. Domenica 5 agosto, sul Domenicale del Sole24ore, c’era un articolo di Christian Raimo intitolato «Chissà se i marziani atterreranno a Lucca»; poche ore dopo, nella mattinata di lunedì 6 agosto, la sonda Curiosity lanciata dalla Nasa è ammartata nel cratere Gale, che si trova alle pendici del monte Sharp, alto circa 5˙500 metri.

Cioè, non sono i marziani che sono venuti da noi, siamo noi terrestri che siamo andati da loro.

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Wikipedia, la precisione delle fonti e lo scrivere libri contemporaneo

di: Guido Tedoldi

Un paio di idee ispirate da «Quando il comunismo finì a tavola», romanzo di Fernando Coratelli, Caratteri Mobili, 2011, pp. 125, € 13,00

Una recensione di questo libro è già comparsa qui su LaPoesiaELoSpirito – lo scorso 2 aprile a firma di Franz Krauspenhaar. In quella sede Franz ha parlato soprattutto del valore letterario del racconto su cui si basa il libro, cioè quello dei 33 anni trascorsi in Italia tra il 1978 e i giorni nostri, ovvero tra il rapimento di Aldo Moro in un periodo in cui c’era ancora il partito comunista, e l’affogare del 4° governo Berlusconi, in un periodo in cui il partito comunista non c’era più dopo aver cambiato nome diverse volte.

Coratelli però non ha parlato soltanto di politica. Ha messo in evidenza un’altra trasformazione avvenuta tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo: quella ispirata dalla Wikipedia riguardo il valore della precisione. Niente più incertezze, niente più ricordi vaghi, tutta precisione chirurgica resa possibile dai nuovi strumenti informatici.

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Festival della letteratura di Milano, prima edizione ma forse già un po’ vecchia

di: Guido Tedoldi

Il 1° Festival della letteratura di Milano è stato presentato ufficialmente lunedì 4 giugno, alla presenza dell’assessore alla «Cultura, moda e design» del Comune, Stefano Boeri (che ha promesso di finanziare almeno un pochino il Festival con soldi pubblici… ma a partire dall’edizione dell’anno prossimo: questa qua cammina finanziariamente con le proprie gambe) e dell’assessore alle «Politiche sociali e cultura della salute» del medesimo Comune, Pier Francesco Majorino.

Per spiegare il senso dell’operazione c’erano Daniela Padoan e Cristiana Zamparo, e soprattutto l’ideatore Milton Fernández, che parla di sé come di un «milanese nato altrove» visto che la sua origine anagrafica è uruguagia ma vive da un quarto di secolo in città. La kermesse si articola in una novantina di eventi sparpagliati in diversi luoghi della città e della durata di 5 giorni (da mercoledì 6 a domenica 10 giugno – il calendario è spiegato nei dettagli sul sito web attivato per l’occasione).

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La fiera «Più libri più liberi» 2010, qualche dato certo e qualche idea stravolta

di: Guido Tedoldi

La Fiera della piccola e media editoria «Più libri più liberi», che si è tenuta a Roma dal 4 all’8 dicembre scorsi, è servita a chiarire alcune idee (almeno 3, ma forse anche di più) che molti hanno intorno all’editoria e alla letteratura contemporanee.

Per esempio risulta, dai dati pubblicati sul sito web della manifestazione e avallati da ricerche effettuate dall’Aie, l’Associazione italiana degli editori, che in Italia i libri elettronici hanno mercato, e che in pochi mesi questo mercato è cresciuto a velocità sensazionale. Dal sito risulta che i libri digitali venduti nell’ultimo anno sono stati 665˙000, i titoli disponibili nella nostra lingua sono 5˙900 (erano 1˙619 a gennaio 2010, 2˙567 a giugno) e che tutto questo genera un giro d’affari di quasi 3,5 milioni di euro, che è un millesimo del fatturato globale dell’editoria italiana.
Tutto ciò potrebbe sembrare poco significativo, ma si accompagna a un altro dato ben più consistente: oltre 1 milione di italiani (1˙091˙000 per la precisione) ha dichiarato di aver letto almeno un e-book nella vita, e oltre 2 milioni con età superiore ai 14 anni percepiscono se stessi come lettori anche se abitualmente non leggono libri in formato cartaceo. Non sembra neanche di essere nell’Italia «che non è un Paese per lettori».
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Di cosa parliamo quando parliamo di libri (elettronici) (a milioni)

di: Guido Tedoldi

Nello scorso mese di maggio, in concomitanza con la Fiera del libro di Torino, sono stati annunciati i lanci di 3 piattaforme diverse per la distribuzione di libri elettronici, altrimenti detti e-book. I gruppi editoriali Gems, Rcs e Feltrinelli hanno annunciato Edigita, la Mondadori si è immediatamente accodata dicendo di star lavorando da tempo a una propria libreria in internet e Ibs, negozio che in internet già da anni vende libri di carta seguendo il modello dell’americana Amazon, si è detta pronta a far concorrenza ai primi 2 gruppi nello stesso mercato. Ognuna di queste aziende si è detta pronta a rendere disponibili migliaia di libri.
Poi ad agosto si è saputo che in tutto il mondo ci sono quasi 130 milioni di libri, per la precisione 129˙864˙880. Li ha contati Google, privilegiando il numero di titoli più che quello delle copie o delle versioni (i criteri con cui li ha contati sono spiegati in internet al seguente link: http://booksearch.blogspot.com/2010/08/books-of-world-stand-up-and-be-counted.html). Il conto lo ha fatto Google perché ha in progetto di digitalizzare tutti i libri del mondo, trasformando i tomi di carta custoditi in tutte le biblioteche (e magari anche nelle librerie e nelle edicole) in file digitali scaricabili da internet.
Cioè, 130 milioni era il numero di libri aggiornato allo scorso 1 agosto. Poi c’è stato un aumento, la cui misura hanno tentato di calcolare Francesco Cataluccio e Andrea Di Stefano sul Domenicale del Sole24ore (il loro articolo è anche leggibile nel web sul Fatto Quotidiano, al link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/30/ebook-la-sfida-della-qualita/45849/). Cataluccio e Di Stefano riportano una notizia diffusa dal Dipartimento di Fisica dell’università di Stanford, la cui direzione ha deliberato di costruire una nuova biblioteca. Nell’edificio però non ci sarà nemmeno un libro di carta – soltanto computer ed e-reader sui quali gli studenti potranno consultare tutti i libri in formato elettronico. Le edizioni cartacee verranno immagazzinate in un altro edificio, posto a 60 chilometri di distanza, il quale dovrà essere bello grosso, perché ogni anno vi entreranno circa 100˙000 nuovi libri e riviste… e stiamo parlando soltanto dei libri interessanti per un Dipartimento di Fisica!
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Barack Obama, il premio Nobel per la Pace e la sfiducia nei cambiamenti positivi

di: Guido Tedoldi

Il premio Nobel per la Pace è stato assegnato quest’anno a Barack Obama, presidente degli Usa. La notizia è sembrata sorprendente a molti, che si sono domandati per quale motivo un riconoscimento così prestigioso sia stato assegnato a un personaggio salito alla ribalta internazionale soltanto da pochi mesi, e che per questo motivo ha avuto finora soltanto il tempo di fare tante promesse senza avere la possibilità materiale di concretizzarle. Lo stesso Obama, in una nota rilasciata dopo aver ricevuto il premio, si è detto «sorpreso e stupito» di essere stato accomunato alle personalità di assoluta qualità che hanno ricevuto il Nobel in passato.
Geir Lundestad, segretario del Comitato per l’assegnazione del Nobel per la Pace, ha fornito la sua spiegazione: «Vogliamo sottolineare che Obama ha già portato dei cambiamenti significativi».
Ed è proprio qui il senso di questo evento. Il mondo si stava abituando a una situazione di negatività e contrapposizione, mentre il presidente Usa ha mostrato un orizzonte luminoso. Continua a leggere