Del perduto senso – C’era una volta un indiano – di Natàlia Castaldi

la peinture à la maison

Se si fosse almeno un indiano, subito pronto e sul cavallo in corsa, torto nell’aria, si tremasse sempre un poco sul terreno tremante, sinché si lasciavano gli sproni, perché non c’erano sproni, si gettavano via le briglie, perché non c’erano briglie, e si vedeva la terra appena innanzi a sé come una brughiera falciata, ormai senza il collo e la testa del cavallo!

Franz Kafka, Desiderio di diventare un indiano

C’era un sogno,
una stella, sapeva
di mare, reti,
fabbriche e sudore.
E c’era un ragazzo
che voleva lottare
con pochi soldi
ed una chitarra di cartone. Continua a leggere

L’arrampicatore di specchi – di Paolo Alessandrini

gene curvante

Sono un arrampicatore di specchi. Non un dilettante, intendiamoci, e nemmeno un allievo all’inizio del corso di addestramento. No, io sono un maestro arrampicatore, e posso dire con certezza di essere tra i primi dieci al mondo nella mia specialità.
Quando iniziai a praticare questo sport estremo ero molto giovane: un ragazzino. Gli allenamenti dei primi anni non si svolgono ancora sulle pareti di vetro: gli istruttori insistono molto sullo sviluppo della sensibilità delle mani e dei piedi, sul miglioramento della capacità di riconoscere, in ciò che si tocca, ogni minima irregolarità, ogni imperfezione che possa risultare utile come appiglio.
Si fanno i primi esercizi con materiali scabri, rugosi: le mani vengono educate a tastare le nervature del legno, a classificare le rugosità della carta vetrata, a maneggiare le cortecce degli alberi, le spine dei rovi, le punte aguzze delle pietre e le diverse asperità dei terreni.
Gradualmente si passa a superfici più levigate, e si impara a scoprire ogni difetto presente in un foglio di carta, o ad apprezzare la perfezione del marmo che risulta invariabilmente rotta da microscopiche grinze e da solchi appena distinguibili.
Soltanto i pochi che riescono a superare questa dura gavetta di anni vengono ammessi alla soddisfazione di posare, un bel giorno, le dita sul vetro, e tendere i propri muscoli nella prima vera arrampicata. Continua a leggere

Marco Rovelli libertAria a Milano

rovelli

Al Leoncavallo (via Watteau-Milano) giovedì 25, alle 23, concerto-anteprima assoluta del nuovo cd di Marco Rovelli libertAria.
Il concerto sarà preceduto dalla presentazione di Con il nome di mio figlio – Dialoghi con Haidi Giuliani (Transeuropa), alla presenza di Haidi Giuliani e di Marco Rovelli, curatore. Continua a leggere

Haikuglobetrotter – di Franz Krauspenhaar

medworld

Manicotti caldi
segnano Temp
autostrada
della vacanza
segnerà

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La tua lontananza
è come il vento
fresco, o il pesto

****

Breakfast in America
Poltergeist ad Hollywood
Bonanza on television
noia maledetta noia Continua a leggere

“Upupa, ilare uccello calunniato” – di Mauro Candiloro

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Upupa, ilare uccello calunniato
dai poeti, che roti la tua cresta
sopra l’aereo stollo del pollaio
e come un finto gallo giri al vento;
nunzio primaverile, upupa, come
per te il tempo s’arresta,
non muore più il Febbraio,
come tutto di fuori si protende
al muover del tuo capo,
aligero folletto, e tu lo ignori.

Lirica appartenente alla stagione miracolosa degli Ossi brevi, si situa quasi in chiusura di sezione, in posizione estremamente marcata, quasi il poeta volesse affidarcela come exemplum della presenza animale della raccolta in questione.
L’upupa montaliana è ascrivibile alla categoria che Derrida definisce degli “animots” , intraducibile neologismo della lingua francese composto dalle parole “animaux” e “mot” (parola), coniato dal filosofo algerino per superare la tradizione filosofica (da Aristotele a Heidegger) secondo la quale l’essenza dell’animale è ontologizzabile sotto il paracadute della categoria assoluta “Animale”; premettendo che ogni discorso sull’animalità sia inevitabilmente «dell’uomo, ma per l’uomo e nell’uomo» , Derrida prova a scavalcare l’aporia proprio tramite il neologismo animot, che sorge dalla volontà di «collegare in un unico corpo verbale tre parti eterogenee» : Continua a leggere

LA DEVOZIONE DI MAŠA Il bisogno del femminile cura il femminile? – di Nina Maroccolo

Masa

[da Il Gabbiano di Anton Čechov. Rivisitazione drammaterapica a cura dell’Atelier LiberaMente, oggi “Creative Drama & In-Out Theatre”, diretto da Ermanno Gioacchini]

Studio sul personaggio: Maša.

MEDVEDENKO Perché va sempre vestita di nero?
MAŠA È il lutto per la mia vita. Sono infelice.

Cara Maša, creatura dall’amore non corrisposto, canterei per te affinché un rovo di tenebra scordasse il suo pasto. Continua a leggere

Una vita tinta di bianco – di Franz Krauspenhaar

bianco

Flavia Cherubini è una giovane – ma non giovanissima – donna romana con una vita normale che d’improvviso viene colta da una specie d’invasione. Non degli ultracorpi, come nel famoso film di Don Siegel, ma da certi “intracorpi”. Un’invasione di macchie bianche, spots come di latte condensato destinate a propagarsi per tutto il corpo. Non si tratta dell’effetto di fantascientifici raggi bombardati dallo spazio profondo: si tratta invece dello stato iniziale di una malattia invalidante della pelle e della persona, la vitiligine, che colpisce milioni di uomini e donne. E’ questo l’assunto del romanzo d’esordio di Francesca di Mattia Bikbova, “Scritta di bianco è la mia pelle”, Ed. Palomar, pagg. 142 euro 13,00. Il romanzo è la narrazione frastagliata, a metà tra il diario e il racconto di visioni, del vissuto della protagonista-io narrante attraverso le drammatiche fasi della malattia. Continua a leggere

Per Gaja [nel giorno del suo compleanno.]

silver clouds

Il tempo passa. Lo so da qualche tempo
quando sentivo di avere cento anni
sulla schiena. Ero un ragazzo solo.
Una luce tra mille, siamo sempre vicini
nella lontananza. Gaja cara, in mille
byte e post and comments per i blog,
qui specialmente, ci siamo stretti le mani.
Ancora un minuto, ancora cento anni.
Buon compleanno cara, dal Franz’O,
che dalla capitale, quella vera, t’abbraccia
come se fosse vero; e più che vero lo è,
che l’affetto è pensiero e il pensiero
è d’affetto, quello vero.

[Immagine: Franz Krauspenhaar – Silver clouds.]

Ans(i)a – di Lisa Sammarco

ich werde dir sagen

( Nella stanza le donne vanno e vengono
parlando di Michelangelo) T.S. Eliot

Non so se fosse solo un sogno strano o la molestia
di un pensiero al buio:
il titolo mi annunciava
che sulla base del consumo degli incontri
degli affetti e si sospetta addirittura degli amori
era scaduto il termine di ogni notizia,
che si attendevano fatti nuovi
nuove guerre, il risvolto non previsto della morte,
al più presto
una catastrofe naturale che riaccendesse il gusto
della miseria, gli animi, e gli ascolti o
che almeno si ristabilisse l’ordine bi-polare
dei pro e i contro le teorie
ma soprattutto – l’istante era già vecchio-
perché s-caduto dalle pagine
quello che c’è
già non esiste, e dunque, intanto
si poteva tornare tutti a dire come di poesia
e a far finta di essere felici.

[Immagine: Franz Krauspenhaar – Ich werde dir sagen – da “Il diario di una ragazza perduta” di Georg Wilhelm Pabst- 1929]

Fiera del libro di Torino – incontro su Slowbookshop e I blog e l’industria culturale.

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GIOVEDÌ 14 MAGGIO

Sala Professionali – padiglione 5 – ore 16.30

Slowbookshop.org, il primo farm market italiano dell’editoria

e I blog e l’industria culturale: modelli a confronto e nuove prospettive

a cura di Transeuropa

Intervengono
Giulio Milani (editore) e Franz Krauspenhaar (scrittore) Continua a leggere

Prima e dopo la doccia – di Francesca di Mattia Bikbova

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Ti guardo e non ti riconosco. Non mi riconosci. Le onde propagano calore nei riflessi, e mi chiedo cosa ti sia successo stanotte. Mi guardi con aria interrogativa, come se io potessi rispondere al tuo posto. Ti soffermi, e allora ti spio, ti scruto, per capire. Ma cosa dovrei fare, se tutto è così nebuloso? Vuoi chiedermi aiuto, e io non posso fare altro che stare di fronte a te, impotente. Vorrei cambiare la tua espressione. Mi piacerebbe abbracciarti ma so che non vuoi. E non puoi. In ogni caso. Continua a leggere

AD UN MESE DAL TERREMOTO DELL’AQUILA: MURI DI CENERE (in memoria dei bambini) di Dario Arkel

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Come sono vuoti ma conseguenti
i caduti in questa terra, testimoni ràbidi
della corsa di pietre rotolanti
in cerca di lune che pace non recano.

Ma forse non è che il tempo,
il tempo che scorre e vola,
a soffrire per queste torbide lune,
e per le ombre del giorno

– quelle ore che da sole scrivono
il nome dei morti
oltre il davanzale del vuoto,
sui marciapiedi spazzati dal vento. Continua a leggere

Ho raggiunto – di Franz Krauspenhaar

terra

Ho raggiunto le farfalle
del mio stomaco.
Un volo, un senso
unico. Di morte.
La primavera ha cent’anni
ha le speranze senz’ovulo
ha i fiori gettati nella gola,
il manifesto nudo, le urla
dei soccorritori. Continua a leggere

I POETI ITALIANI PER L’ABRUZZO E L’AQUILA LUOGHI D’ARTE E CULTURA

[Ricevo da Nina Maroccolo. FK]

Le Edizioni Tracce stanno organizzando, in collaborazione con l’Associazione Poeti Abruzzesi, un movimento umanitario di adesione, da parte dei poeti italiani, all’Abruzzo terremotato.
Le ultime drammatiche vicissitudini che hanno colpito l’intero Abruzzo e in particolar modo la città dell’Aquila, distrutta nei monumenti più belli e storici dal terremoto, hanno scosso le coscienze degli Abruzzesi per le vite perdute sotto le macerie. Nella memoria collettiva si è aperta una profonda ferita ma il popolo dei poeti sente una viva energia che li spinge a non arrendersi agli eventi naturali e all’incuria degli uomini, attraverso la poesia e la creatività. Continua a leggere

Krauspenhaar Franz – di Rael [da Cabaret Bisanzio]

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[Pubblico questa intervista pubblicata il primo di aprile su http://www.caberetbisanzio.com ma avvenuta il 18 novembre 2008.FK]

Che cosa si prova nell’istante esatto in cui si pigia “pubblica” e appare sul web un proprio scritto? Tu: cosa provi?

Mi fa piacere, certo. Anche se è la carta che mi da più piacere. Diciamo che il web è un po’ una masturbazione ben eseguita, magari dalla partner; ma il libro – per me il romanzo – è l’atto completo.

Ma il web in sé non lo hai mai considerato come piattaforma di lancio? È mai accaduto che tu scrivessi un qualcosa, appoggiassi uno scritto altrui in previsione del ritorno, del feedback? È mai accaduto tu leggessi una cosa di un “collega” e pensassi fosse la più grossa schifezza mai letta ma, di facciata, gli facessi i complimenti?

No, non mento mai per la facciata. Se mento è per non ferire qualcuno, è diverso. Infatti, poi, io me la prendo più facilmente con i cosiddetti “forti” che con i “deboli”, questo è un dato di fatto. Se leggo una schifezza magari non dico che lo sia, ma certamente non approvo. Certo che il web è una piattaforma di lancio. Ma è anche vero che è altro: laboratorio di scrittura, dove limare, provare, sperimentare. I più non lo usano in tale modo, e sbagliano. Non è solo una vetrinetta, è riduttivo. È anche questo, ma prima di tutto dev’essere strumento di approfondimento della materia letteratura, di studio. Altrimenti è solo un hobby. Chiaro che cerco dei feedback. Ma io non lavoro a compartimenti stagni: mi muovo ad impulso, velocemente, avendo capito che le fasi della “lavorazione” sono interconnesse in modo naturale. Il feedback è previsto nel pacchetto completo, ma non è assicurato, ovviamente. Continua a leggere

Il lungo sonno – di Eva Carriego #2

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[Seguito del post di ieri]

Passarono gli anni e lui tenne fede alla sua promessa. Ci incontravamo sporadicamente solo per lavoro, insieme ad altri, e ogni volta il cuore sembrava volermi uscire dal petto per cantargliene quattro, e non restammo mai da soli. Avevo cinquant’anni e gli uomini che volevo, per una settimana o per dei mesi. Non c’era giorno che non pensassi a lui che invecchiava felicemente accanto alla donna bionda e perfetta.
Ci speculavo pure, su queste considerazioni: pensai d’essere la dimostrazione che il solo modo di liberarsi di una tentazione è cedervi. Era pur vero, nel mio caso, che era stata la tentazione a liberarsi di me senza alcun ripensamento, ma l’assunto di base rimaneva: in qualche modo, qualcuno si era liberato di qualcun altro.
Non leggevo solo Wilde, leggevo anche Garcia-Marquez.
Come Florentino Ariza aveva aspettavo senza cedimenti che la fedelissima Fermina Daza gli si concedesse in un amore senile e totale, io avrei aspettato che il mio Alberto Ferrara cedesse alla forza del mio sentimento. Continua a leggere

Il lungo sonno – di Eva Carriego #1

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da “Carnefici” Magnum Edizioni

Una mattina qualunque di molti anni fa liberai un amore prigioniero da quindici anni. Lo conobbi per telefono, gli chiesi un appuntamento per valutare un immobile della mia agenzia. Credo d’essere stata vittima di uno dei pochi casi d’innamoramento via cavo. O almeno lo suppongo: se esiste una letteratura più vasta in tal senso, io non ne sono a conoscenza. Continua a leggere

San Diablo – di Manfredo Kempff Suarez

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[Ricevo da Isabella Borghese. FK]

San Diablo,
di Manfredo Kempff Suarez
Edizioni Idea

Genere: romanzo boliviano
Collana: Giallo e ocra
Formato: 13×21 cm
Traduzione: Antonio Vigilante
Pagine: 288
Prezzo: 8,5 euro
Uscita: febbraio 2009
Isbn: 978-88-903022-7-5
http://www.edizionidea.it

San Diablo contiene le atmosfere e tutte le caratteristiche di un romanzo che si consegna al pubblico come la riposta boliviana al realismo magico di Isabelle Allende per il Cile, di Garcia Marquez per la Colombia e di Sulman Rushdie per l’India.
Siamo negli anni Trenta a Santa Cruz de la Sierra, quelli della guerra del Chaco con il Paraguay. Continua a leggere

Michele Caccamo – estratti editi (con traduzione in inglese.)

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1)
E poi d’improvviso mi ritiro e mi sciupo
e mi attacco al catafalco
come fossi impiccato ad un vuoto leggero.
Ma io voglio significare la mia morte
con un odore romantico
e che sia anche languida
un sepolcro spumeggiante
gocce d’olio cariche di luce
perché non sia un amen
ma uno spinterogeno nel sangue
una rondine Continua a leggere