Bailada Mapuches don’t cry for me [trattasi di ballata della pampa con implicazioni nostrane.]

di Franz Krauspenhaar [Francisco Renato Crespi.]

Mapuches, Tehuelches, Onas, Guarnì, Matacos, Tobas, di rilevante presenza in alcune Regioni; la Gauchos, le “estancias”, dino risi adelante

Pampanini pampa pompa, pompar la diletta andrea

del Gassman sputamate

Los paraguayos, lassù la playa garnì

Con fruta boa

Del misparde, olamos vamonos alamos Continua a leggere

Svaniloquio.

di Franz Krauspenhaar

E questa strana tristezza che ti prende, e poi sei come un campione dietro la sua sconfitta. Lassù qualcuno mi ama o mi amerebbe, lo vedrebbe anche stecchito il mio occhio chiuso, con la benevolenza che si dà ai cani e ai cretini. E magari succede, ai vaniloqui alcolici, di dare pezza a moti bassi, lo stomaco che grida disimpegno fino a strazio, finchè si preme perchè questa giornata si sformi nel buio della cessione, della notte.

[Immagine: FK – Gold pedals gold medals.]

Perchè Ibra dovrebbe inchinarsi al mitico Egidio Calloni.

di Jacopo Guerriero.

L’ultimo romanzopoema di Krauspenhaar:
Un affresco di quando il calcio – e l’Italia – erano in bianco e nero.Uno spunto ironico(e malinconico) pertornare con i “tacchetti per terra” in un’epoca di campioni bizzosi,stadi ipertech e scioperi della domenica.

Il libro
La passione del calcio,
di Franz Krauspenhaar,
è edito da Perdisa Pop,
160 pp., 10 euro

«San Siro era allora un catino a cielo aperto, fatto di gradinate sulle quali si metteva il cuscinetto di gommapiuma con i colori della squadra del cuore. Non stavi al caldo, coperto da un cerchio di ferro.
San Siro era una specie di monumento che richiamava divinità guerresche, che esprimevano il loro volere sul campo per mezzo delle squadre».
Come in un sogno, c’è un’età del cuore che sbiadisce (bianco e nero, poco colore) a segnare La passione del calcio, l’ultima narrazione di Franz Krauspenhaar. Più che un racconto, l’anatomia di una religione perduta. La rievocazione rapsodica, dagli anni 60 ad oggi, di episodi minori, momenti chiave e svolte, gioie, vittorie, sconfitte, colpi di follia, colpi di fulmine, amori e tradimenti, folgorazioni della domenica, dissimulazioni. Filtrati dal ricordo e dall’esperienza personale,mai dalla cronaca. Perché l’autore, milanese, cinquantenne, milanista, poi, a inizio millennio, convertito all’interismo integralista per amore «della sfortuna, degli sforzi inutili, della facciada gregario ostinato di Hector Cuper», previene l’accusa di sentimentalismo e chiarisce: «Certo, preferisco l’elegia a un calcio del tutto devitalizzato». Continua a leggere

Il bagno del sabato

di Franz Krauspenhaar

Sono andato a raccogliermi in un guscio
di noce, mancavan la vela e il mare della vasca
da bagno; tondo come una mela ho sentito
il freddo dell’acqua e lo sporco del sapone
usato. Così ho capito subito che la vita
è questa cerimonia del bimbo, d’ogni sabato.
Una volta, due volte, tre, è finita in un albero
d’estate, giocando con le nuvole strazianti,
tutti i pomeriggi. Crescere era necessità. Continua a leggere

Da Somewhere ai TQ

di Franz Krauspenhaar

Stanotte su Sky ho visto l’ultimo film di Sofia Coppola, Somewhere. Non vado più al cinema, è una perdita di tempo. E’ un pò come andare allo stadio: con tutte le partite visibili sul piccolo schermo perchè pagare il biglietto, lo spostamento, perdere tempo? La tv satellitare ha dato il colpo mortale al calcio dal vivo e al cinema sul grande schermo. E così sia, anche perchè il mondo è cambiato, e soprattutto si è involgarito, e no di certo perchè si dicono più parolacce in pubblico. Quando qualche anima bella mi accusa  di cattivo gusto spiego che simile categoria appartiene ai borghesucci del dopoguerra, o agli arricchiti dell’oggi, quelli che comprano i loro quadri a Telemarket. I clienti di un demente della pittura come Mark Kostabi. Tornando a me, stanotte, insonne come sempre, ho visto Somewhere. Continua a leggere

Poesieandale andale [con menzione speciale al matrimonio del giorno.]

di Franz Krauspenhaar

#1

le regole
del suca
sono
tuca
tuca
e poi
abbassando
il capo
suca, sucando.

#2

Rimani a festa
lo scozzese inventa
birradolce, cavoli
a merenda, testa
o croce e mazza
e incolla. Puta de fijo
si ritorce nel trullo.
Cullo! Continua a leggere

Volontà, desiderio – di Franz Krauspenhaar

Vorrei essere il masso, il gradino e l’atlantica sedia,
il materasso, il divano tuo rosso e la ciliegia dei seni
scollinati dalle mani dei due bracci e braccioli sfiniti.
Vorrei essere di saliva sulla tua lingua, vorrei essere le tue mutandine, le tue scarpe, vorrei essere il tuo reggiseno
e le tue calze, per avvolgerti e salire fino allla tua femminilità, scavezzacollo, mistura e aria di nembi verso atlantico, e scortecciarle, e reggerne le foglie eterne. Continua a leggere

“1975” – recensione di Pasquale Vitagliano.

1975 Nonostante Pasolini, e purché Buzzanca non lo sappia, al liceale piacciono le donne, Franz Krauspenhaar, Caratterimobili, Bari, 2010

“Ci sono ragazzini segnati da un’epoca. E poi ci sono scrittori che segnano un’epoca”, si legge in copertina. Ragazzini e scrittori hanno bisogno di un luogo per segnare un’epoca. Il luogo di FK è la Milano di piombo degli anni ’70, rigata dalle lacrime degli scontri fra ragazzi di sponde politiche opposte – apparentemente divisi tra il gallismo di Buzzanca, che in quegli anni imperversava nei cult-movies di serie B, e la disperazione di Pasolini,  scandaloso ed eretico persino a sinistra – ma accomunati dalla infantile e ingorda voglia di sesso. Sesso, droga e rock’n roll. Continua a leggere

Preghiera per Milano

di Franz Krauspenhaar

Prego per te perchè ne hai bisogno
perchè sia nuovo sogno e destino
notevole il declino declinato, fine
dei giochi veramente sporchi.
Non m’illudo di niente ma tu sei
stato amore placentare, e sei
sempre con me, come una madre
stanca, col sangue in flusso di fatica.
Prego Milano per la tua faccia
lavata, non subito, non presto,
che ci vuole del tanto di quel tempo;
ma ti spero allungata nel silenzio
e nel riposo, la coscienza più forte
nelle nostre mani bambine, nei giochi
antichi e nuovi, seri e pur sempre puri.
Gloria a te.

franz vom fass.

di Franz Krauspenhaar

stasera ero deficiente guardavo fernando di leo
l’ha scoperto tarantino e io, io prima che sono
più vecchio, [ e mi rompo con ‘sti punti fermi: dio, patria, famiglia, il 68, andrea pazienza, brigitte bardot.
qualcuno fermi il 900! ] Continua a leggere

Vi passò accanto la dea.

Ricevo da Carla Saracino e più che volentieri pubblico. FK

Domenica 15 maggio 2011 – ore 19,00
Salone del Libro di Torino, stand Regione Puglia, PADIGLIONE OVAL

“VI PASSO’ ACCANTO LA DEA”

Lettura dei poeti:
Alfonso Guida
Giuseppe Goffredo
Andrea Leone
Biagio Lieti
Carla Saracino

Giuseppe Genna: un’installazione fascista.

[Riprendo da Facebook – il noto social network – di qualche giorno fa.  – Franz Krauspenhaar.]

Giuseppe Genna Ho bannato Franz Krauspenhaar per le sue opinioni da autentico fascista, quale so che è. Da ora in poi banno tutti i fascioqualunquisti. Sarò lieto d’altro canto di essere cancellato al più presto dall’elenco dei vostri contatti Facebook, se pensate che tanto sono tutti uguali, che la vedova di Almirante fa bene a dirle certe cose, etc.

Ieri alle ore 0.37

Mi piace: Enrico Miceli, San Glinglin, Antonio Lorenzo Falbo e altri 68 piace questo elemento.

Federico Miozzi Standing ovation.

Giuseppe Genna Non mi frega un cavolo di quello che può fare dire scrivere Franz Krauspenhaar.

Toti Balia Ci hai messo anche troppo…

Giuseppe Genna Non sono solito bannare, se non ci sono motivi gravi o moleste rotture di palle. Franz lo conosco, non dico sia un amico, ma lo conosco. Non si è mai dimostrato maleducato pubblicamente qui o con me in privato. E’ la prima volta che enuncia… le sue cazzate fascioqualunquiste e destrorse, che in questi anni ho letto vergate da lui in Rete. Prima non c’era motivo. Ora sì. Chiarito questo, il problema non è Franz, bensì quello che altrove ho definito “OGM nazionale che sceglie Berlusconi”. Sottolineo che da stasera siamo in guerra con la Libia, ripudiandola (la guerra, non la Libia, ché tutto abbiamo fatto finora tranne che ripudiare la Libia) per Costituzione. E che oggi è apparsa a Roma la scritta di ingresso ad Auschwitz. L’italiano medio non pare reagire? Io reagisco, non essendo reazionario. Continua a leggere

Bambino cattivo – di Franz Krauspenhaar

Sono un bambino cattivo, spingo
la sedia a rotelle di dio e lo lancio
dal burrone, lo guardo saltare
nel canyon di tutte le pie morti,
salutare la vita, sono il bambino
vecchio delle streghe, mungo
le tette vizze delle vacche stinte
dei quadri di campagna, fatti
da artisti della domenica, stizziti
e stanchi, prima di morire d’incidenti
stradali al ritorno, tra Meda e Viggiù,
l’odore dell’erba nelle mani, ancora
l’odore della colpa, di pelle di minore
chiavata nel fienile. Sono un vecchio
bambino senza ricordi, solo leste
ricognizioni tra nuvole di mosche
tentando di ucciderle, prima di cena,
quando la sera cade come un muro.

[Immagine: FK – Autoritratto da un’estrema lontanznza.]

La passione del calcio – prima presentazione a Milano.

Venerdì 15 aprile alle ore 18.00 prima presentazione di La passione del calcio (Perdisapop) alla Libreria dello Sport in via Carducci 9 a Milano (vicinissimo alla metrò di Cadorna e alla Stazione Nord). Con Gianni De Felice, tra le altre cose ex direttore de  La Gazzetta dello Sport e l’autore Franz Krauspenhaar.

Forforismi [prima dello shampoo aiutano il cuoio capelluto a non detergersi troppo.]

di Franz Krauspenhaar

[Avvertenza: i forforismi sono 49 ma sono brevi e soprattutto abbastanza comprensibili. Sono numerati rigorosamente in successione. Potete usarli come freddure soprattutto in spiaggia d’estate; escluderei le località di Capalbio, Ventotene, o la Costa Smeralda – lì rischiate di passare per poeti dialettali. Meglio Bocca di Magra, nelle Cinque Terre, che almeno ha un’antica tradizione di villaggio di pescatori meta di grandi poeti del Novecento. Tanto per darci lustro sul passato. Accertatevi però che sia rimasto in vita qualche lettore e non ci siano solo pescatori col “bélin” sempre in bocca. Se citate il nome dell’autore, magari facendo lo spelling, sarà apprezzato, anche se a gratis. FK.]

1Non ce l’ho tanto con i cacciatori, quanto con le povere bestie che non hanno la forza necessaria per sbranarli

2Oggi sono così annoiato che gli sbadigli di tutto il mondo, appena si risveglieranno, probabilmente mi vorranno come testimonial.

3Lo spleen è il mio stato d’animo quando vuol darsi un contegno internazionale.

4La felicità è la sospensione involontaria di un giudizio.

5La noia è una nebbia dentro la quale si vede tutto.

6Non mi tapperanno mai la bocca. Al massimo, il naso.

7La pazienza non basta mai. Ma mai quanto l’impazienza.

8Sono il più grande poeta italiano fondente.

9Quando ti dicono: ‘Nessuno te l’ha chiesto!’, è venuto il momento del commiato.

10L’eleganza spesso è solo un camuffamento. Continua a leggere

Internet/Via [una specie di riflessione]

 

 

di Franz Krauspenhaar

 

Internet sparisse, quando
lo odiavo e non lo conosco
questo mostro. Una pena
dura da tenere nelle mani.
Piccoli schizzi di nulla, i blog
-e hai voglia di solo morire. Continua a leggere

Torcicollo esistenziale – di Franz Krauspenhaar

Io credo che sto male
di torcicollo esistenziale
di stanziale fermoimmagine
su foto antiche, gialle
come cinesi in gita.
Io credo che basale
sia Basaglia, la cento
ottantaglia, mi pare
di star bene, fino al crollo.
Un male porco cane.
Un male ahia, come il pollo
industriale, i colli a beccare
mangime innaturale.
Io credo che sto male
di torcicollo esistenziale
ho preso freddo al cuore
al tono dell’umore, è prima
vera, svegliatevi latrine.

[Immagine: FK – Franzache.]

Gordiano Lupi recensisce “La passione del calcio” per Lankelot.

Arrembaggi, la collana diretta da Antonio Paolacci, aggiunge un nuovo titolo di valore dopo Niente da capire di Luigi Bernardi. La passione del calcio non è un romanzo autobiografico come recita il sottotitolo, ma un contenitore di sensazioni e ricordi legati al mondo del calcio e a una passione che – come tutte le passioni – finisce per sfiorire. Franz Krauspenhaar è scrittore navigato, nato nel 1960, ha pubblicato Era mio padre (Fazi), scrive poesia (si sente dallo stile elegiaco della sua prosa), ma ha il dono non comune di un periodare sciolto che riesce a coinvolgere. I ricordi del calcio servono per compiere un viaggio a ritroso nella memoria, nei sogni in bianco e nero, per un tuffo nell’infanzia di una generazione che pensava di restare eternamente bambina. Negli anni Settanta non eravamo consapevoli che saremmo dovuti diventare grandi, capitava di pensare al futuro solo quando guardavamo i Pronipoti alla televisione e in ogni caso il futuro erano i nostri genitori. Il presente, invece, era un pallone SuperTele da rincorrere in un piazzale sterrato, sognando i nostri eroi della domenica in un campo di calcio. Continua a leggere