Giovanni Giudici, da “Il male dei creditori”, Mondadori, 1977

61ed29adb1dc5be9f1a0024c67fc9028.jpeg

OMAGGIO A BAUDELAIRE

All’ultimo momento come sempre sopraggiunta
Nel taxi già strapieno di notte e su di me
Stipata dentro fra ilare e compunta

Ma poi bastò che di colpo lo sgangherato veicolo
Si tramutasse tutto nuovo e più grande
Con ben tre file di sedili e un nasuto ridicolo

A nome mi sembra Frigerio capo non so di chi
E subito tu da lui baciandolo sulle guance
Tutta effusiva e me lasciandomi lì

Che tuttavia non mi potevo a questo punto più tirare
Via dalla festa in quel lontano pianoterra
Dove poi ci sbarcarono mettendosi a parlare

Del giovinotto che s’era buttato
Giù dal terrazzo dello stesso palazzo
E io forse il solo che non ero invitato

Tanto che tu travestendoti a tua volta
Da neurotico mondano in odore di suicidio
Protervamente mi additavi rivolta Continua a leggere

da “Un gerundio di venia” – di Marina Pizzi

800px-gloeden1_-_casa_gloeden_in_pzza_san_domenico_2_-_casa_a_destra_.jpg

24.
tingere i capelli bianchi è una violenza
sul carico del tempo, sulla paura, sul limbo del soqquadro.
qua l’alunno invece s’innamora
proprio d’inganno e la questione è trita
da per sempre. quale matita correrà l’artista
per distanziarsi un poco? quale bugigattolo
infernale all’altare della paura? perché
questa finestra aperta sembra serrata
sposa di rapina? fin qui non vissi e la tovaglia
vara nel banchetto di ieri a credito. e già
conviene procurarsi cuccia e spalto
di filosofo: la gregaria morte.

Continua a leggere

Elias Canetti, da “La provincia dell’uomo”: Quaderni di appunti 1942-1972, traduzione di Furio Jesi. Adelphi, 1978

*
A ogni generazione, una sola persona che muore, come monito.
*
La vittima che nella morte si trasforma nel suo assassino e grida aiuto con la voce di lui. (Ramayana)
*
Il rancore segreto di tutto ciò che avremmo potuto conoscere e non abbiamo mai conosciuto.
*
Zoppica così bene che coloro che le camminano a fianco sembrano storpi. Continua a leggere

Miserere asfalto – di Marina Pizzi

via-savini.jpg

71.
con un capitolo nel ventaglio
così per raccontarti l’ultima crisalide
desta sull’asfalto chissà se domani
sarà crisi o sigillo il lungotevere
malato stracco contro il muro del carcere
cerimonia dell’attenti starsene
semivivi seminascosti al mito del veliero
la maglia di rovescio così per sbigottire
il perbenismo dell’angelo possibile

Continua a leggere

Apolide sodale – di Marina Pizzi

dsc01999.jpg

89.
se vuoi puoi darmi apolidi consensi
brevetti di cosmesi senza uccisioni
dell’io predato al costo della data
il petto in torcia per dirmi la gioia
la noia del sopruso di perdersi di vista
alla vista
lo sguardo desto scodellato al desco
felici di licenze al finalmente più vicini:
sono stata semplicemente via e
mi chiamo marina sodale ai venti
brezza senza conto
90.
(da Rughe d’inserviente, 2007-)

“Una vita da mediano” – di Marina Pizzi

76.
“Una vita da mediano”
piccoli capolavori di altra letteratura alfa
quella delle scarpe che ti fanno male
anche se di marca
il pilastro indispensabile
mai riconosciuto da nessuno
o, almeno, solo dal poeta di turno
sapiente a rendere giustizia
senza giustiziare proprio nessuno!
77.
(da Rughe d’inserviente, 2007-)

E. M. Cioran, da “Lacrime e santi”

Come mai i santi scrivono così bene? Soltanto perché sono ispirati? Fatto sta che, appena descrivono Dio, hanno uno stile. Per loro è facile scrivere, l’orecchio teso ai suoi sussurri. Le loro opere sono di una semplicità sovrumana, ma, poiché non trattano del mondo, non possono avere l’appellativo di scrittori. Non li riconosciamo come tali perché in loro non ci ritroviamo.

[a cura di Sanda Stolojan, Adelphi, 2002, 4a ed.]

Antonio Spagnuolo, Fugacità del tempo, LietoCollle

Antonio Spagnuolo
Fugacità del tempo
LietoColle – collana Aretusa
ISBN 978-88-7848-324-8 € 10

Esuberante. Eccessivo. Complicato e complesso. Luminoso e persino rutilante. Cerco, è evidente, gli aggettivi “giusti” per avvicinare la poesia di Antonio Spagnuolo, per ricondurre la sua ideale coloratissima luce napoletana alla dimensione fisica della grigiastra nebbia nostrana. Una luce che illumina ogni poesia, ogni verso […]

Continua a leggere

Franco Fortini: “Uno dei grossi meriti dell’avanguardia…”

“Uno dei grossi meriti dell’avanguardia è stato quello di aver richiamato alla memoria, per chi se ne fosse dimenticato, il grande valore del montaggio, del collaggio, e quindi del falsetto: che è un valore essenziale. Me ne sono ricordato rileggendo L’usignolo della Chiesa Cattolica, ove ci sono le cose forse più belle di Pasolini, che sono fatte in gran parte di elementi di falsetto.” [Franco Fortini, Un dialogo ininterrotto: interviste 1952-1994; a cura di Velio Abati. Torino, Bollati Boringhieri, 2003, p. 84]

Marina Pizzi – da Rughe d’inserviente, 2007-

hammershoi-092.jpg
25.
incantesimo di vetro la passeggiata
vetrigna al tocco di perir sfiorata
d’apice rantolo galeotto più forzato,
imperio il rivo torto alla condanna
bracconiere il secco della specie.
in meno di un permesso si serrò
il gigante del portone sull’alloggio.

Continua a leggere

Edoardo Sanguineti

da “Sanguineti’s song: conversazioni immorali

Mi è capitato di scrivere che il mio stile è non avere stile.

La frase ha un doppio significato: uno estetico, l’altro mondano. Un uomo senza stile è un uomo che non usa un galateo, questo è uno dei sensi. L’altro è più forte e coinvolge la responsabilità dell’intellettuale.

C’è una mia poesia che amo molto e che dice: la mia virtù fu la spudoratezza, e si conclude con: la mia sola virtù fu il mio pudore. Due endecasillabi che dicono esattamente il contrario, ecco il mio non avere stile.

a cura di Antonio Gnoli, Feltrinelli, 2006, pp. 170-171

Michele Mari, da Cento poesie d’amore a Ladyhawke

L’etere che uccideva il cervo volante
lo conservava intatto su un letto di bambagia
nella scatolina d’alluminio
delle vecchie professoresse di scienze

Così
mentre il nostro amore si spiegava
bruciando in pochi mesi ciò che richiede anni
ne ho fissato ogni volatile istante
a futura memoria
e nondimeno
il ricordo più forte resta un suono
di elitre ronzanti

*
(Einaudi, 2007)

Amelia Rosselli, da Sleep: Poesie in inglese

too vast a promontory for may sight
is this hill of belief: too vast
a thought you hide from my sight
this hill which slopes.

too strange a coincidence, your hand
on mine.
*
troppo vasto un promontorio per la mia vista
è questo colle di fede: troppo vasto
un pensiero che nascondi alla mia vista
questo colle che declina.

troppo strana coincidenza, la tua mano
sulla mia.

(traduzione dall’inglese di Emmanuela Tandello, Garzanti, 1992)