Propongo un’altra visione del cristianesimo

Credo che ci sia un’altra visione del cristianesimo:

  1. La chiesa dei discepoli di Gesù è solo una riunione cultuale in cui ci si riunisce per pregare e invocare Dio.
  2. Il cristianesimo non è una cultura ma un principio di critica radicale dell’ingiustizia mediante un appello continuo a Dio e alla sua giustizia, giustizia che Lui solo può intervenire a instaurare, quando come e se ne ha voglia. Il cristiano si adopera con le sue proprie singole forze a realizzare nella sua vita e nel suo ambiente la giustizia di Dio, senza ricorrere ad altri strumenti che quelli della sua persona. Continua a leggere

Le religioni convergono verso la verità, ognuna a suo modo: un’idea antica e attuale


1. L’esperienza storica di ebraismo e cristianesimo, in territori estremamente vasti del nostro pianeta, dimostra che essi hanno assunto forme e comportamenti profondamente differenziati nelle diverse epoche e nelle diverse aree geografiche. Questi monoteismi sono stati a volte estremamente tolleranti e a volte estremamente intolleranti. E tra i due lati opposti del ventaglio esistono tante posizioni intermedie che si sono attuate concretamente e che sono state formulate teoricamente. Sono in sostanza convinto, per ripetere un’affermazione di Jacob Neusner, che le religioni siano quello che gli uomini decidono di farne, perché anche in passato esse si sono presentate in forme profondamente diverse. Continua a leggere

La sindone e la religione dei primi cristiani

I Vangeli di Marco, Luca, Matteo e il vangelo degli Ebrei parlano di un lenzuolo in cui Gesù fu avvolto. Pubblico un’analisi di questi testi sul prossimo numero di Micromega, ma qui vorrei parlare del quarto vangelo contenuto nel canone del Nuovo testamento, quello detto di Giovanni (19,38 – 20,10), il quale scrive abbastanza diversamente dagli altri. Non è solo Giuseppe di Arimatea che si fa dare il cadavere di Gesù da Pilato, ma anche Nicodemo. Ambedue avvolgono il cadavere di Gesù, ma non in una sindôn, bensi – al plurale – in othoniois. Per giunta, il Vangelo di Marco sostiene che

    “passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù”

e così pure dice Luca: «il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato» . Giovanni invece pensa che il cadavere di Gesù sia stato già profumato e unto da Giuseppe di Arimatea e Nicodemo. In Giovanni è solo Maria Maddalena che va al sepolcro e non altre donne come in Marco, in Luca e Matteo. Continua a leggere

Gesù ebreo

di Mauro Pesce

I. Gesù fu ebreo nella pratica di vita, nelle idee e nella cultura

L’esperienza di Gesù e quella dei primi cristiani non è una esperienza filosofica, una riflessione astratta a tavolino condotta da singoli, ma l’esperienza di vita di un gruppo. Il primo messaggio di Gesù è la sua pratica di vita, come Adriana Destro ed io abbiamo cercato di mostrare in L’uomo Gesù. Luoghi, giorni, incontri di una vita (Mondadori, 2008). Come nel cattolicesimo può nascere un nuovo ordine religioso, senza che questo comporti la sua uscita dalla chiesa cattolica (si pensi ad esempio al manifestarsi della novità di Francesco di Assisi e al costituirsi dell’ordine dei francescani) così la nascita del movimento di Gesù, con la sua originalità, non significa l’uscita dal Giudaismo, ma soltanto che ai diversi gruppi giudaici se ne aggiunge un altro: quello dei gesuani. Continua a leggere

Assurdo e sconveniente, di Mauro Pesce

La chiesa cattolica ha reintrodotto nella liturgia in latino del Venerdi santo una preghiera per la conversione degli Ebrei, che era stata melinata dalla riforma liturgica voluta dal concilio Vaticano II. Il fatto che questa preghiera sia fatta proprio il Venerdi santo, giorno della crocifissione di Gesù, sta a ribadire in modo indiretto ma chiarissimo che i colpevoli della morte di Gesù sono gli ebrei. Il contesto è fondamentale. Continua a leggere