Into the park

di Mauro Baldrati

talon1Il Parco della Chiusa di Casalecchio di Reno, o parco Talon (dal nome della famiglia che possedeva la tenuta, i marchesi Sampieri Talon), a mio avviso è uno dei più belli d’Italia. Per “belli” non intendo la preziosità o la magnificenza di certi parchi architettonici, come Villa Borghese, o il Sempione di Milano, ma la vastità del territorio, la sua morfologia, la qualità e la varietà delle piante. Il Talon è un parco collinare molto esteso, si snoda lungo il fiume Reno, dove ci sono i resti dell’antica chiusa del XIV secolo che gli ha dato il nome, e si allarga sulla collina. Ci sono boschi selvaggi, grandi prati, vialetti. Un ripido sentiero conduce direttamente alla Basilica di San Luca, e alternando sterrati a brevi percorsi su strade secondarie è possibile arrivare fino a Firenze. E’ frequentato da ciclisti in mountain bike, podisti, famiglie, passeggiatori, giocolieri, padroni di cani.
Io ci vado a correre e a passeggiare, quasi ogni giorno. Non cambierei il Talon per nessun altro parco al mondo, e nonostante ne conosca quasi ogni cespuglio non mi annoio mai durante le escursioni. Continua a leggere

Le formiche e le cicale indifferenti

Senti come soffia il fischio del Duquesne, soffia come se non avesse mai soffiato prima, piccola luce azzurra, rossa luce lampeggiante, soffia come se fosse davanti alla porta di casa mia.
Bob Dylan, da Duquesne Whistle, Tempest, 2012

di Loris Pattuelli

Il protagonista di questa storia non è una cicala ma una formica incapace di campare alla giornata, sembra uno che interpreta la sua parte, lo diresti quasi un poeta, forse è proprio un poeta. Continua a leggere

Hendrix 70

27 novembre 2012. Domani. Jimi Hendrix avrebbe settant’anni. Come sarebbe Jimi settantenne? Difficile, quasi impossibile immaginarlo. Improbabile che continuerebbe a sculettare sui palcoscenici, come Mick Jagger, o Keith Richards. Oppure sì? Avrebbe rivoluzionato la musica rock, come sognava qualcuno, oppure il Mercato se lo sarebbe mangiato a colazione? Continua a leggere

PSYCHEDELIC PILL, Neil Young with Crazy Horse

di Loris Pattuelli

“Da venticinque secoli la cultura occidentale cerca di guardare il mondo. Non ha capito che il mondo non si guarda, si ode. Non si legge, si ascolta. La nostra scienza ha sempre voluto controllare, contare, astrarre e castrare i sensi, dimenticando che la vita è rumore e solo la morte è silenzio: rumori del lavoro, rumori degli uomini e rumori delle bestie. Rumori comprati, venduti o proibiti. Nulla di essenziale accade ove non sia presente il rumore”. Jaques Attali.

I rumori sono tanti, milioni di milioni, e quelli che girano intorno al rock sono sempre i migliori. Mi vengono in mente Satisfaction dei Rolling Stones e All along the watchtower di Jimi Hendrix. Dovendo allungare la lista, la mia scelta cadrebbe su qualcosa di Neil Young. I suoni dell’elettricità lui li frequenta da sempre, da sempre la sua fama di menestrello fa il paio con quella di miglior rumorista del reame. Continua a leggere

Lo Sceriffo di Nottingham

Lo Sceriffo di Nottingham riscuoteva le tasse per conto del suo padrone, il Principe Giovanni. Nel bel cartone animato di Walt Disney lo vediamo coi suoi scherani che entra nelle capanne dei villaggi e sottrae la monetina al bambino, al vecchio, alla povera donna. Non ci sono prove della reale esistenza di questo personaggio, ma non ha molta importanza. Anche noi in Italia abbiamo lo Sceriffo di Nottingham. E’ un soggetto “autorevole”, che ha restituito al paese il suo “prestigio internazionale”, uno che le “canta” alla Merkel, uno che agli incontri europei usa parole come “governance”, amato dall’Imperatore Obama e da tutti quelli che contano, quelli con le armatura dorate, coi vessilli che garriscono sui castelli, le tavole stracariche di cacciagione e i boccali tempestati di pietre preziose. E’ il loro uomo di fiducia, efficiente, pragmatico, spietato.

Lo Sceriffo di Nottingham è un asso nel rapinare i poveri. E’ imbattibile, un fenomeno. E’ puntiglioso, dotato di una fantasia straordinaria. E’ pagato per questo, e svolge molto bene il suo lavoro, a differenza del sultanoide che l’ha preceduto, troppo occupato a coltivare i propri vizi privati e contare le monetine, come Paperone nel suo deposito corazzato. L’ultima incursione l’ha fatta nel mio villaggio. Continua a leggere

John Cage, un secolo di voli sperimentali

Testi di John Cage
(a cura di Loris Pattuelli)

John Cage (1912-1992), compositore americano, teorico della musica, scrittore e artista. Pioniere, eccetera, eccetera, dice Wikipedia. Alla faccia delle ricorrenze, tanti auguri! Siamo al centenario, ma non solo. Esattamente sessant’anni fa, il 29 agosto del 1952, alla Maverick Concert Hall, nello Stato di New York, va in scena 4’33”, uno dei capolavori assoluti (e più astrusi) della musica del novecento. (lp) Continua a leggere

Aperitivo beat

IL BARDO PSICHEDELICO DI NEAL
romanzo di Dianella Bardelli

L’autrice trae spunto per il suo romanzo dalle ultime ore di Neal Cassady. Immagina il suo ultimo viaggio tra visioni, pensieri e ricordi. Neal si ritrova nello stadio intermedio tra la morte e la rinascita: il suo Bardo. Il deserto del Messico si colora, si trasfigura e si anima di incontri… Jack Kerouac e Allen Ginsberg, arrivano a bordo dell’autobus psichedelico di Ken Kesey, invitano Neal a salire e a ripartire con loro ma lui rifiuta. Un romanzo psichedelico, denso, poetico e musicale, con illustrazioni di Matteo Guarnaccia. Neal Cassady, grazie a Jack Kerouac ed al suo libro On the Road, è stato uno dei simboli della Beat generation. Infatti sotto il nome di fantasia di Dean Moriarty si celava proprio Neal che ispirò a Kerouac anche un altro lavoro, Visioni di Cody.

Presentazione del romanzo martedì 19 giugno alla Libreria Modo Infoshop

di Via Mascarella 24/b Bologna, ore 19.

Al sax Antonio Sovrani

con Dianella Bardelli
Mauro Baldrati

La formazione di Lenni

di Mauro Baldrati

Se nella sua accezione originaria il “romanzo di formazione” (Bildungsroman, dal tedesco, poiché per convenzione si fa risalire la nascita del genere al Wilhelm Meister di Goethe) tendeva al racconto dei processi di integrazione sociale del protagonista, oggi si può dire che avvenga il contrario, cioè la difficoltà di integrazione in un mondo sempre più negativo, se non una vera e propria disintegrazione sociale. Infatti il concetto di romanzo di formazione si è allargato, e oggi possiamo classificare come tale qualsiasi racconto che tratti una crescita, anagrafica, sociale, politica, intellettuale, con tutte le relative difficoltà, con tutti i rifiuti e le pazzie che un sociale a dismisura d’uomo oppone a una giovane persona. Continua a leggere

Politici bassi in un tempo immobile

La striscia televisiva quotidiana Otto e mezzo, in onda su La7, ieri era dedicata al caso di Romano di Lombardia, dove un imprenditore disperato ha fatto irruzione nella sede dell’Agenzia delle Entrate prendendo un ostaggio. Anche gli imprenditori rovinati dalla crisi entrano a far parte del nuovo proletariato, e l’ondata impressionante dei suicidi è un “dato allarmante” ha detto Lilli Gruber nell’introduzione. In studio c’erano due ospiti, come al solito politici professionisti: i senatori Ignazio Marino del PD e Maurizio Gasparri del PDL. Continua a leggere

Rimini, c’era una volta la grande pittura

di Mauro Baldrati

La mostra al Castello Malatestiano di Rimini, “daVermeer a Kandinsky”, non ha un vero filo conduttore, né una linea di navigazione temporale, ma è una antologica che copre un periodo di circa cinque secoli, dal ‘500 al ‘900. Però è importante perché offre la possibilità di ammirare quadri di grandi pittori, paesaggi, ritratti, eventi storici. E’ l’arte senza tempo, di fronte alla quale, non senza imbarazzo e inquietudine, riflettiamo su come eravamo, come siamo stati, cosa siamo riusciti a creare, quali vette siamo stati in grado di raggiungere. Continua a leggere

La Fenice spennacchiata

di Mauro Baldrati

Ho seguito la diretta dell’adunata leghista di Bergamo, ieri. Per una volta non ho cambiato canale al primo apparire dei predicatori di “Roma ladrona”, alla quale hanno partecipato e banchettato alla grande, quando erano la colonna portante del governo Berlusconi. Al di là dei riscontri (quelli noti almeno), delle responsabilità, col “Trota” che si dava alla pazza gioia e alla bella vita, del ruolo di Rosy Mauro che rifiuta di dimettersi, insomma al di là delle vicende dure e pure di un partito che predicava male e razzolava da schifo, mi ha colpito l’onda impressionante di populismo e di demagogia che si è riversata dallo schermo televisivo come un corpo contundente. Il linguaggio era ridotto a zero. Diciamo che non c’era linguaggio, ma unicamente slogan, fatti di poche parole ripetute, declamati sopra e dentro un coro continuo di ovazioni del pubblico leghista che, dalle scarse zoomate, appariva composto perlopiù da anziani. Continua a leggere

Una questione di calibri

“lo sconquasso sociale e politico sarà intenso se non si arriverà ad un compromesso: potrebbe cadere il governo Monti, potrebbe sfasciarsi il Partito democratico e la sinistra italiana finirebbe in soffitta, lo “spread” potrebbe tornare a livelli intollerabili con conseguenze nefaste per tutta l’Europa”.

Questo è un passo dell’editoriale di Eugenio Scalfari su Repubblica di ieri, dedicato all’art. 18. Non fanno che ripeterlo, o con Monti o sarà l’apocalisse. Continua a leggere

Ghe pensi mi 2.0

Interessante, sintomatica, emblematica l’intervista al ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi a Che tempo che fa. Abbiamo ascoltato questa esposizione di buoni sentimenti, buona volontà, l’integrazione, i dubbi etici sugli interventi del suo governo, il colloquio con Fidel Castro, la comunità di Sant’Egidio, il soccorso ai senzatetto della Stazione Termini ecc. Impossibile non essere d’accordo, disumano non sottoscrivere, poi con quei modi affabili e quella faccia da buono…
Continua a leggere

Love Out


Chi ha conosciuto l’amore assoluto? Ma assoluto sul serio. L’amore che non scende a patti con nessuno, arriva come una tempesta e spazza via tutto. Sradica gli alberi, scoperchia i tetti. Una mattina cerchi i tuoi calzini ma non c’è più niente, tutto volteggia in aria. È passato un turbine e ha rimescolato ogni cosa, e tu ci sei dentro. Nel vortice. Io l’ho conosciuto, un amore così. L’ho conosciuto davvero e ve lo voglio raccontare.
Tiziano Scarpa, L’amore assolutoLove Out, Transeuropa 2012

Un viaggio avventuroso nei territori dell’amore, con racconti e poesie di Silvia Tebaldi, Alan D. Altieri, Francesca Matteoni, Giulio Milani, Marilù Oliva, Raul Montanari, Tiziano Scarpa, Veronica Tomassini, Paola Ronco, Gianluca Morozzi, Filippo Casaccia, Gilda Policastro, Marco Rovelli, Patrizia Debicke van der Noot, Mauro Baldrati, Anna Lamberti-Bocconi, Geraldina Colotti, Francesca Genti.

L’opera sarà presentata a Bologna lunedì 13 febbraio alle ore 18,30, libreria delle Moline (Via delle Moline 3), con la partecipazione di Marilù Oliva, Silvia Tebaldi, Gianluca Morozzi, Mauro Baldrati

Roma, martedì 14 febbraio alle ore 18.00, libreria Koob (Via Poletti 2), con Gilda Policastro, Geraldina Colotti, Luciana di Mauro della rivista Leggendaria

Ghe pensi mi

di Mauro Baldrati

Mezzaluna, provincia di Riccianegra, 3 febbraio 2012. Il sindaco Fioravanti riceve nel suo ufficio l’assessore ai lavori pubblici Rambelli.
“Allora, Rambo, come sono le previsioni?” chiede, senza alzare gli occhi dallo schermo del computer. L’assessore, che è suo amico d’infanzia, si siede a gambe larghe su una delle due poltroncine di fronte alla scrivania, dopo averla girata al contrario.
“Pessime” dice. “La neve aumenterà da stanotte e avremo un paio di settimane di quelle da morsa del gelo.”
Il sindaco sbuffa. Ci mancava solo “la morsa”, con tutti i telegiornali a martellare sui disagi, a diffondere l’allarme e a indugiare sulla disorganizzazione dei comuni ecc ecc.
“Hai preparato il bando per gli spalatori avventizi?”
Continua a leggere

Vecchie idee per nuovi canterini

di Loris Pattuelli

Il 31 gennaio uscirà Old ideas di Leonard Cohen. Dieci nuove canzoni a otto anni dall’ultima raccolta di inediti. Attesa neanche poi lunghissima, se consideriamo che la sua discografia non supera la dozzina.
Questo lavoro arriva dopo 247 concerti in giro per il mondo, e molto probabilmente non sarebbe mai diventato disco, se il suo conto corrente non fosse andato in rosso. Il gossip (o koan) promozionale parla di un “pigro bastardo” recluso per cinque anni in un monastero zen nei pressi di Los Angeles e della sua manager che scappa con cinque milioni di dollari.
“Io non scrivo canzoni, solo poesie che corteggiano la musica”, ha detto l’altro giorno a Londra. E poi, sempre più civettuolo, ha pure aggiunto quanto segue: “Vede, per conservare questa voce, devo fumare moltissimo. Ho quasi 78 anni, potrebbe essere pericoloso; però, se smetto, rischio di diventare un soprano”.
Continua a leggere

L’ultimo dei grandi

Giorgio Bocca era un grande. Dalle colonne dell’Espresso ogni settimana sferzava la pessima politica italiana, e l’opportunismo, il qualunquismo, l’egoismo, che stanno alla base dell’involuzione che ha rovinato questo paese. Parlare di “italiani” è sempre rischioso, e spesso sbagliato, perché significa generalizzare, fare di tutta l’erba un fascio. Forse solo Giorgio Bocca poteva permetterselo. Nella sua scrittura essenziale, veloce, secca, vibrava tutta l’indignazione e la rabbia fredda di chi ha vissuto grandi epoche, ha condiviso grandi ideali ed è costretto ad assistere, nell’ultima fase della sua vita, alla salita al potere di personaggi meschini, corrotti, amorali, che usano le istituzioni nate dalla Resistenza per scopi privati. Ultima penna magistrale del giornalismo moralista italiano, ha denunciato per anni la falsità del berlusconismo, il suo disprezzo per la Costituzione e per la cosa pubblica, l’esaltazione del malaffare e il consenso di cui, nonostante tutto, ha goduto. Continua a leggere

Adieu, ItaGLia

Ho appena assistito all’intervista di Maurizio Landini, segretario FIOM, dal promoter Fabio Fazio. Un’intervista tesa, precisa, indignata. Ha espresso tutta la rabbia di milioni di lavoratori, precari, pensionati, che portano sulle spalle il peso di una crisi scatenata dalla grande speculazione finanziaria, dalle aziende che falliscono e sopravvivono grazie al denaro pubblico, alla corruzione e all’evasione fiscale, mentre i profitti dei padroni italiani sono tra i più alti del mondo. Ha fatto proposte, ha detto cose semplici, condivisibili, con irruenza, com’è nel suo stile. E si è dovuto pure sorbire le battute del promoter Fabio Fazio (ma io non dico niente, dice tutto lei! con un ghigno), e l’intervento, dopo la sua uscita, della cosiddetta comica Littizzetto (ma gliela hai fatta l’iniezione antirabbia? E’ incazzato nero!) ovviamente seguito dalle risate del promoter. Questa sarebbe la sinistra italiana? La sinistra televisiva? Un promoter che promuove, in ginocchio, Veltroni, Alfano, Baglioni, Bocelli (con intere trasmissioni e la santificazione in diretta) e una comicastra radical chic che pubblica libri finti.
La sinistra italiana in televisione.
Adieu, ItaGLia.
(mauro baldrati)

Autore senza libro, scrittore senza scritto

a cura di Loris Pattuelli

Joubert non scrisse mai un libro. Solo si preparò a scriverne uno, cercando con risolutezza le condizioni giuste che gli avrebbero permesso di scriverlo. Poi, dimenticò anche questo progetto. Più precisamente, quel che egli cercava, la fonte della scrittura, lo spazio dove scrivere, la luce da circoscrivere in quello spazio, richiese da lui, creò in lui inclinazioni che lo resero inadatto a qualsiasi fatica letteraria ordinaria o lo distolsero. E’ stato perciò, uno dei primi scrittori veramente moderni, in quanto preferì il centro alla sfera, sacrificò i risultati alla scoperta delle loro condizioni, e non scrisse per aggiungere libro a libro, ma per prendere possesso del punto da cui gli sembrava sorgessero tutti i libri; punto che, una volta trovato, lo avrebbe dispensato dallo scrivere libri.
Maurice Blanchot

Continua a leggere