“Le facce del fiume”. Clemente Castelli e le sue sculture

Testo introduttivo e intervista di Oreste Verrini

C’è un piccolo borgo in provincia di Lucca, nel comune di Piazza al Serchio, fatto di sassi. Sassi per costruire le strade, per costruire le case e per abbellire. Non è inusuale, camminando in quelle stradine, incontrare un signore alto, di bianchi capelli, che con fare dinoccolato, passeggia. Siamo a Nicciano, in Garfagnana, e il signore è Clemente Castelli. Postino di professione e scultore per passione, ha abbellito il borgo di statue in arenaria. Ognuna di esse racchiude una storia, una leggenda, un desiderio.
Così l’ho conosciuto, camminando nel borgo. E sempre camminando ho conosciuto le sue opere e poi la sua storia. Non poteva rimanere ancora nascosta. Meritava di essere raccontata. Ad aiutarmi in questa avventura, Angelica Polverini, storico dell’arte e docente d’Accademia. Assieme abbiamo cercato di raccontare Clemente e il suo mondo. Le Facce del Fiume, Tarka Edizioni, è il risultato di questo lavoro. Continua a leggere

GABRIELE BORGNA, “ARTIGIANATO SENTIMENTALE”

Gabriele Borgna, Artigianato sentimentale, ed. Collezione Letteraria, 2017

Prefazione di Giuseppe Conte

Così è ormai verificabile come Porto Maurizio, u Portu, un piccolo antico paese verticale, di pietra e vento, alto sul mare, sia un luogo propizio alla poesia, di più, sia un luogo dove la poesia continua ritmicamente, segretamente a incarnarsi. Questo ho pensato leggendo i versi del libro di Gabriele Borgna: benvenuto nella compagnia che conta Giovanni Boine, Cesare Vivaldi e chi scrive questa nota. Non sapevo niente di questo giovane uomo, se non che fosse molto alto e atletico, dopo averlo incontrato per la prima volta lontano dalla Liguria, durante un happening poetico da me promosso al Teatro Filodrammatici di Milano. Ma sono i suoi versi, sorprendenti per energia, invenzione, passione -qualità molto rare oggi- ad avermi detto abbastanza di lui. E’ uno che sa cosa è la poesia, uno che la vive, uno che sa esprimere al meglio il suo mondo interiore in connessione con il tempo, e con il cosmo. Continua a leggere

ORESTE VERRINI, “LA VIA FRANCIGENA DI MONTAGNA”

Oreste Verrini, La Via Francigena di Montagna, Edizioni dei Cammini, 2017

(le illustrazioni qui riportate sono di Chiara Fabbri Colabich; il testo è di Oreste Verrini)

 

La passione per la letteratura di viaggio nasce, per caso, ai tempi dell’università e non ricordo un elemento scatenante, come un compagno di casa o di corso amante di quel genere, dal quale prese forma. Ricordo invece Le Vie dei Canti di Bruce Chatwin come il primo libro, un caposaldo della letteratura e forse nemmeno il più semplice da cui iniziare. Ma fu In Vespa di Giorgio Bettinelli ad aprirmi un mondo fatto di strade infinite, di racconti e persone incontrate, di lingue diverse, sorrisi e curiosità, seminando dentro di me quel seme che germoglierà solo molti anni più tardi.

Figurarsi come possa essermi sentito, immaginando i viaggi di quelle persone, il loro toccare con piede luoghi e nazioni sempre nuovi a centinaia di chilometri da casa, mesi e mesi lontani dalla famiglia e dagli affetti, spinti da una insaziabile sete di curiosità e di avventura.

Quale complesso di inferiorità mi abbia assalito quando ho realizzato di come il mio libro, La Via Francigena di Montagna, parli di un cammino fatto nella terra dove sono nato ed il percorso si sviluppi a pochi chilometri da dove sono cresciuto. Per un lungo periodo di tempo mi sono sentito un “viaggiatore” inferiore – non solo uno scrittore e narratore – per la vicinanza del luogo camminato, in senso metaforico il mio giardino di casa, per i pochi giorni, alla fine solamente dieci, per la relativa semplicità, zone conosciute e prive di pericoli e difficoltà oggettive. Continua a leggere

BUONA LETTURA: “Shiai e Ai. Combattimento e amore”. Lamberto Garzia

“BUONA LETTURA” 13. “Shai e Ai. Combattimento e amore“. Lamberto Garzia

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Shiai e Ai (effigie edizioni, 2014) è certamente uno dei lavori più ispirati e compiuti di Lamberto Garzia, dove la poesia segna la storia di un amore guerriero, dei suoi abbandoni e del suo ritrovarsi, delle sue confidenze e delle sue conquiste, unicamente sotto forma di combattimento, scontro di corpi  che si annusano, si cercano e si respingono. Continua a leggere

BUONA LETTURA: “L’ho sposato, lettore mio. Sulle tracce di Charlotte Brontë”

“BUONA LETTURA” 12. “L’ho sposato, lettore mio. Sulle tracce di Charlotte Brontë“. A cura di Tracy Chevalier

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Le storie racchiuse in L’ho sposato, lettore mio hanno in comune una qualità che le rendono audace organismo narrativo: il ricorso, seppur a tratti molto calibrato, ad una delle battute più celebri e citate della letteratura inglese.
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GIOVANNI NIKIFOROS, “ELIAL. IL FIGLIO DEI DUE POPOLI”

Da Giovanni Nikiforos, Elial. Il figlio dei due popoli, ed. Atene, 2016

PROLOGO

Era nato, per la seconda volta. La Terra, dopo averlo di nuovo partorito, ne ebbe paura. Il Fato l’aveva chiamata a quella gestazione, perché così era deciso che fosse.

Immani pareti di roccia riflettevano le luci emanate dall’infante, ancora fioche. La sua mente, mai del tutto sopita, si muoveva veloce, pregustando il momento in cui sarebbe riuscito a rimettersi in piedi, per non essere più abbattuto. Serviva ancora tempo, ma il tempo pare un’inezia a chi abbia riposato per ere covando propositi di vendetta. Incominciò a respirare e crescere.

Due occhi lo osservarono, poi il loro proprietario prese a risalire l’altissima scalinata quasi verticale. Si stava preparando un’epoca di dolore. Continua a leggere

Grande secolo d’oro e di dolore. Intervista a Vincenzo Pardini

Grande secolo d’oro e di dolore. Intervista a Vincenzo Pardini

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di Marino Magliani
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Prendiamo l’incipit di Grande secolo d’oro e di dolore (Il Saggiatore, 2017) di Vincenzo Pardini:
«In una stanza bianca come un sudario, il pavimento di mattoni, rossi e sgretolati, le travi che hanno resistitito ai terremoti, un giorno di febbraio del 1983 è morta Leonide Francesca Lusetti dei Longobardi, ultima discendente d’una antica casata della Media Valle del Serchio».
Il lettore è conquistato dall’onestà dell’io narrante, un discendente del casato, che nella stessa pagina ci dirà:
«Con l’aiuto della memoria e di documenti, tenterò di ricostruire una cronaca di vicende ed eventi che il tempo sta cercando di ingiallire»

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Il coraggio di Cion. Intervista a Daniele La Corte

daniele-la-corte-il-coraggio-di-cionDaniele La Corte, Il coraggio di Cion, Fusta Editore, 2016, pp.208, € 16
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di Marino Magliani
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Magliani: La letteratura della Resistenza è un po’ strana, come per certi aspetti lo è la Resistenza. Si scrivono migliaia di libri sull’epopea dell’esercito scalzo, mostrandola da ogni angolatura, quota, marginalità, e poi occorre aspettare il 2016 per veder sulla copertina di un libro Il coraggio di Cion (Fusta Editore) di Daniele La Corte. Cosa c’è di strano? Una sola cosa: Cion, nome di battaglia di Silvio Bonfante, nato nel 1921 e morto nel 1944, è quanto di più leggendario, assieme a Felice Cascione, ha combattutto nazisti e fascisti sulle montagne e sulle colline imperiesi. Continua a leggere

Mauro Francesco Minervino, “Stradario di uno spaesato”

mauro-francesco-minervino-stradario-di-uno-spaesatoMauro Francesco Minervino, Stradario di uno spaesato, Melville, 2016, pp. 253, € 17.50

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di Marino Magliani

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Qualche settimana fa, trovandomi in Italia in un paesino pietroso di nome Costa d’Oneglia, ho scoperto su una pietra la forma di un serpentello. Era come se la superficie della pietra fosse una pellicola e il serpentello si facesse spazio là sotto da millenni e al mio arrivo si fosse fermato per sempre. Mi fu chiaro fin da subito che ogni qualvolta io avessi ricordato quel mio soggiorno in Liguria, mi sarebbe tornata alla mente la scoperta del serpentello e che, conoscendomi, questa cosa l’avrei infilata in chissà quante storie. Il padrone della pietra “serpentata” che stava sopra il muretto di una villetta, mi ha spiegato il trucco. Ora qualcosa so.

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Alessandro Zaccuri, “Lo spregio”

alessandro-zaccuri-lo-spregioAlessandro Zaccuri, Lo spregio, Marsilio, 2016, pp.120, 16 €

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di Marino Magliani

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Leggendo Lo spregio, (Marsilio, 2016), di Alessandro Zaccuri, anche se il libro è ambientato nel comasco e io mi trovavo nell’estrema Liguria occidentale, ho ritrovato quel senso di frontiera invernale e piovosa che conosco molto bene. È tuttavia l’ultimo dei temi, e non avrei mai immaginato che decidendo di scriverne avrei iniziato proprio da “quel senso”. Sia chiaro, è qualcosa che vivo io, e che a molti lettori magari non è importato o non l’hanno saputo riconoscere, e comunque non lo sceglierebbero come attacco di un pensiero, visto che qui le cose ottime non mancano. Forse ne parlo perché quel senso che fa della frontiera un dentro o fuori, in realtà, se vogliamo ben vedere, nel libro appare molto sullo sfondo. Come rimane ai margini l’altro senso di frontiera, quello di una zona pulsante che prende un bel po’ di là, in questo caso di Svizzera, e un bel po’ di qua, la vallata italiana di traffico intenso. Ma è davvero così, lo è come se a Zaccuri non fosse importato ricreare con dovizia di dettagli (quando lo fa lo fa bene) certe atmosfere? Io un’idea ce l’ho.

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“DA ROMA A DIGIONE”, A CURA DI LUIGI PREZIOSI

Da Roma a Digione. Garibaldinismi a 150 anni da Bezzecca (1866-2016). A cura di Luigi Preziosi (ed. Nerosubianco)

A centocinquant’anni da Bezzecca, una nuova antologia della letteratura garibaldina, dopo quelle pubblicate nella seconda metà del secolo scorso, tra le quali – certo imprescindibili e ancora attualissime – le raccolte di Giani Stuparich (Gli scrittori garibaldini, Garzanti, 1948), di Gaetano Trombatore (Scrittori garibaldini, Einaudi, 1979) e di Paolo Ruffilli (Antologia di scrittori garibaldini, Mondadori, 1996).

da-roma-a-digioneLa particolarità dell’antologia di Luigi Preziosi è nell’aver puntato maggiormente su una narra­zione collettiva, in seno alla quale i brani selezionati vengono a comporre un unico romanzo, che da uno specifico punto di vista racconta come nasce una nazione. Di più. Leggendolo, si possono percepire l’odore di cuoio degli spallacci e dei fuochi dei bivacchi, ascoltare i canti di marcia, sentire le carezze della brezza della primavera siciliana e lo scricchiolio del ghiaccio sotto gli scarponi delle pattuglie nei boschi dei Vosgi. Insomma, ritornano all’immaginazione di chi legge, presenti come cose vissute, gli ordini urlati con voci arrochite, gli scherzi tra commilitoni, le discussioni su repubblica e unità, la timidezza negli occhi delle monacelle palermitane, gli orrori dell’ospedale da campo, il languore di un addio alla fidanzata, il senso di sospensione del momento che precede l’assalto e soprattutto la fiducia verso il futuro – propria della giovinezza e dei protagonisti dell’epopea e del paese che stava nascendo – che suscita ancora in noi tanta ammirazione (e pure un po’ di invidia), nonostante il nostro (a tratti davvero eccessivo) disincanto. Continua a leggere

“MIRACOLO A PIOMBINO”, DI GORDIANO LUPI

Recensione di Marino Magliani

PiombinoOgni anno, a fine maggio, quando torno in Italia e rientro nella mia vallata, dopo aver scorrazzato un po’ in giro, alla fiera del libro di Imperia trovo Gordiano Lupi con la sua casa editrice, Il Foglio Letterario, di Piombino. Un miracolo: il libro che Gordiano ha pubblicato quest’anno (perché l’editore è anche autore, per la sua casa e per altre, ed è saggista e traduttore) si intitola proprio Miracolo a Piombino. Ma non lo pubblica il Foglio, bensì Historica. È un libro di circa 180 pagine e contiene alcune foto molto belle. Foto di paesaggi marini, di fauna, di cieli, edifici, spiagge, porti. Miracolo a Piombino potrebbe essere proprio Il Foglio Letterario, dunque. Una piccola casa, dinamica, che ha pubblicato e scoperto parecchi talenti. Che ha scritto pagine importanti sulla Cuba che lui, Lupi, conosce molto bene, avendo tradotto grandi cubani, o giovani dissidenti ed esordienti. Continua a leggere

MARCO CANDIDA: “LA MADRE DELL’ISPETTORE BALTI”

di Marco Candida

La madre dell’Ispettore Balti

(testo che uscirà sul “Wall Street International Magazine” il 20 febbraio 2016)

Nella posizione di madre di un Ispettore di Polizia Laura Balti si è sempre sentita in imbarazzo. Cos’ha da spartire lei con un investigatore? Quali profili della sua personalità o quali geni suo figlio può aver tratto da una come lei? Forse la dirittura morale e un certo qual sentimento d’indignazione di fronte alle ingiustizie. Ma quanto a fiuto o acutezza di ragionamento, di sicuro non può aver preso da lei; ed esclude possa aver preso da quel mezzo rimbambito del padre, nonché suo marito ormai dalla bellezza di quarant’anni. Tuttavia, forse per questo, a settantasette anni, Laura Balti (il suo cognome è Sennetti; ma non le procura alcun imbarazzo sfoggiare il nome del rimbambito, specialmente grazie ai figli) ha accettato l’incarico di mistery shopper. Non che ne avesse bisogno. Col suo lavoro di avvocato Leardo ha messo da parte una quantità di soldi invidiabile. In più Laura proviene da buona famiglia e, ringraziando il Cielo, non l’è mai venuto in mente di sperperare denaro facendo investimenti sbagliati o scialacquandolo. Continua a leggere

SEBASTIANO GATTO, “BLUES DELLE ZUCCHE”

Sebastiano Gatto, Blues delle zucche, Venezia Mestre, Amos Edizioni, «Poetiche», 2015, 105 pp., 10 euro

CRESCIAMO AL MODO DELLE ZUCCHE. Quasi una recensione

di Luciano Curreri

ZuccheGatto è del 1975, io del 1966, eppure il suo Blues delle zucche lo so strimpellare anch’io. Mi è bastato sfogliarlo con gli occhi, seguirlo con le mani, è stato come leggere uno spartito: è un blues che sa di requiem, come ogni buon blues, del resto. E che ogni fatto cantato sia frutto di fantasia, non importa. Ci stai dentro comunque, tanto il ritornello è fantastico, nelle sue circolari, significative varianti:

«Cresciamo al modo delle zucche e quando è ora ci trovi al mondo come sui banchi del mercato, e siamo in offerta, e costiamo poco. In tanti sui banchi del mercato nemmeno ci finiamo: ci lasciano ai merli senza la fatica della raccolta (p. 21)»;

«Quando cresci al modo delle zucche sai già in quale mercato finirai, sai già che sarai in offerta, che costerai poco. Ammesso che su quei banchi si finisca, perché un giorno, magari, ti accorgi che, invece di raccoglierti, ti hanno lasciato ai merli, senza la fatica della raccolta» (p. 94). Continua a leggere

VIDEO-INTERVISTA DI SONIA CAPOROSSI A GIOVANNI AGNOLONI

Da Critica Impura

La critica letteraria Sonia Caporossi intervista lo scrittore Giovanni Agnoloni per il blog “Critica Impura”. Tema portante dell’intervista è il movimento letterario connettivista, con riferimento al suo Manifesto e, specificamente, al tema dell’Oltre (già trattato teoricamente da Agnoloni in questo articolo).

All’interno di questa video-intervista, vengono analizzati i motivi ispiratori della poetica del Connettivismo e le più recenti pubblicazioni dei suoi esponenti principali.

Particolare attenzione viene quindi dedicata ai saggi scritti, curati e tradotti da Giovanni Agnoloni come studioso di J.R.R. Tolkien, nonché alla sua serie narrativa della “fine di internet”, ad oggi comprensiva dei romanzi Sentieri di notte e La casa degli anonimi, oltre allo spin-off/interludio Partita di anime (Galaad Edizioni),in attesa del romanzo conclusivo, la cui uscita è prevista per l’autunno 2016. Continua a leggere

BRUNO VALLEPIANO, “OSCURI PERCORSI”: UN ESTRATTO

Da Bruno Vallepiano, Oscuri percorsi, ed. Araba Fenice

Oscuri_Percorsi

Cap. 1

-Eccome se lo conosciamo. Voglio dire io e mio marito. Lo conosciamo benissimo…-
-E non avete idea dove sia adesso?-
-Eh no, questo no. Ci ha parlato di qualche parente. Sapete, aveva anche questa gamba che gli dava fastidio.-
-Fastidio?-
-Sì, sì zoppicava. Aveva questa gamba un po’ …-
L’ispettore Matteo Tarditi, nel pieno della sua funzione investigativa, prendeva appunti mentre chiedeva informazioni alla donna, annotando di tanto in tanto qualche parola su un piccolo notes coi fogli a quadretti.
-Un po’?
-Ma sì non so come dire. Zoppicava, aveva una gamba con un difetto credo; oppure gli faceva male. Che ne so? Non gli ho mai chiesto. Non è mica simpatico chiedere a qualcuno per quale motivo stia zoppicando, insomma…-
-Abitava qui da molto tempo?-
-C’è stato due anni. Sono veramente dispiaciuta che se ne sia andato, sa. Persone così non se ne trovano molte. Ora chissà chi ci verrà ad abitare qui…- Continua a leggere

PATRIZIA BARTOLI, “IL MARE D’INVERNO”

di Patrizia Bartoli

Il mare d’inverno

Amava il mare d’inverno. Dalla finestra della sua camera d’albergo Emma osservava le onde che appena mosse si rincorrevano sotto il limpido cielo mattutino di fine gennaio.
Come le capitava sempre più spesso, aveva dormito soltanto poche ore.
Era tornata a Viareggio la sera prima con gli ultimi risparmi. Non erano molti e forse era stata una sciocchezza pernottare al Royal, ma non le importava granché. Quei pochi soldi non sarebbero durati a lungo, anche se avesse scelto una pensione economica al di là della pineta, rinunciando così alla vista incantevole della spiaggia deserta.
Non era nata a Viareggio e aveva vissuto altrove fino all’età di undici anni ma, dopo la morte dei suoi genitori, vi aveva trascorso l’adolescenza e la giovinezza.
Zio Aldo e Tina, la moglie americana, l’avevano accolta nella loro casa prendendosi cura di lei con amore e pazienza.
Il dolore l’aveva resa una ragazzina difficile, tuttavia lo zio le era sempre rimasto accanto, sapendo cogliere quel che c’era di buono nei suoi furibondi atti di ribellione che scoppiavano improvvisi. Ne aveva accettato gli sfoghi impetuosi, così come i cocciuti silenzi.
A lungo Emma era rimasta chiusa in se stessa, preda delle sue angosce, infine aveva imparato di nuovo a sorridere e quelli passati con zio Aldo si erano rivelati i migliori anni della sua vita.
Anche Tina era stata affettuosa con lei, sebbene non avesse mai voluto che la chiamasse zia. Continua a leggere

VINCENZO CELANO, “L’ANIMALE A SEI ZAMPE” – UN ESTRATTO

Vincenzo Celano, L’animale a sei zampe, Edigrafema, 2013, pp. 184

Cap. 1

Copertina-Lanimale-a-sei-zampeQuando fu vicina al punto più alto dell’impietrata sconnessa di Ciaracalle, la giumenta sollevò di scatto la testa e cominciò a orecchiare chiaramente in apprensione rallentando il passo. Alla fine s’impuntò e non volle andare avanti.
Il Capitano, che le era sul basto, la spronò più volte con il tallone. L’animle fece due passi e si piantò di nuovo. Fu in quel momento che una nuvola, mossa da un fiato di vento, si scostò e sotto i riflessi della luna calante i muri del camposanto emersero improvvisi dalla terra a mostrarsi come un’immensa carcassa bianca.
Le orecchie della cavalla si erano fatte più mobili. Ne mandava avanti ora una ora l’altra allargando le froge e sollevando la testa come a sincerarsi di quel che sentiva. Continua a leggere

“LA CASA DEGLI ANONIMI” DI GIOVANNI AGNOLONI

Articolo e intervista di Alfredo Citro

La casa degli anonimi (copertina)Citare la parola “Connettivismo” mi reindirizza senza esitazione i pensieri a Giovanni Agnoloni, laureato in Legge, traduttore di lingua inglese, francese, spagnola e portoghese, blogger e, soprattutto, scrittore. A voler citare tutto il suo lunghissimo “curriculum letterario”, si corre davvero il rischio di finire per smarrirsi nello stesso e non trovare più la via d’uscita. Ma è un piacevole smarrirsi, quello negli anfratti nascosti del suo mondo per scoprire nuove vie, scrutare nuove svolte, raggiungerle, oltrepassarle e ritrovarsi in altre stradicciole fatte di ghiaia rozza, di asfalto liscio o di sabbia morbida, che conducono dove non sappiamo e che, eppure, desideriamo raggiungere lo stesso. Perché ascoltarlo, leggerlo, conoscerlo, è un po’ come passeggiare placidamente lungo il viale costeggiato dagli alberi quando la brezza fresca ti smuove i capelli, narrandoti storie sconosciute. Quelle storie Giovanni le ha realizzate grazie al Tragitto vissuto in questo mondo: ha attinto dallo stesso e le ha trasformate in libri, facendo del suo amore per la cultura letteraria e per la scrittura una professione schietta e decisa.

Il suo ultimo romanzo, La casa degli anonimi (data di uscita: 15 dicembre 2014), edito da Galaad Edizioni, rappresenta il terzo della serie “della fine di internet”, costituita, sino ad ora, dai due precedenti Sentieri di notte  e Partita di anime, pubblicati con lo stesso editore rispettivamente nell’ottobre 2012 e nel marzo 2014. Continua a leggere

I ragazzi del tunnel 57. Estratto da “Berlino. In fuga dal Muro” di Saverio Simonelli

Berlino. In fuga dal MuroI ragazzi del tunnel 57

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Wolfgang ripiegò la lettera e la ripose sullo scaffale vicino alla busta col francobollo israeliano. Poi si alzò in piedi e andò alla finestra lì accanto. L’ombra dei palazzi di fronte faceva a gara con la nebbia di quella mattina di inizio autunno. Un mondo che pareva pigro, rassegnato, come le facce dei passanti che andavano al lavoro. Si voltò anche lui con aria svogliata e i suoi occhi tornarono sui fogli lasciati in disordine sulla scrivania. Riprese la lettera in mano e la infilò nella busta, quindi aprì il secondo cassetto e la sistemò all’interno della cartella verde, quella delle lettere personali, ma che oramai poco avevano a che fare con le cose di tutti i giorni.

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