I saloni dei vecchi ai tempi del Coronavirus

Articolo di Vittorio Coletti apparso su “La Repubblica”

C’è anche un luogo meno frequentato e noto da cui osservare la nostra società ai tempi della nuova epidemia. Sono le case di riposo, le residenze per gli anziani, per gli affetti da malattie neurodegenerative. Le necessarie precauzioni per limitare i contatti e quindi i contagi, diventate ora più stringenti e severe, stanno di fatto tenendo fuori da questi luoghi i parenti dei malati, con quell’insieme di attenzioni affettuose, compagnia e cure personalizzate e aggiuntive che, direttamente o attraverso badanti esterne, essi assicuravano ai loro cari. Ora, i vecchi, i dementi stanno riuniti in atroci saloni, guardano il vuoto delle ore, come una sorta di schiera dolente in attesa rassegnata della fine, per lo più in un silenzio pesante, rotto solo a intermittenza dall’urlo o dal gemito di qualcuno che sta peggio o dai vani, per quanto generosi tentativi di qualche animatore di rallegrare un po’ l’ambiente. Continua a leggere

Vincenzo Celano, “La scomparsa di Anice Zolla”

Testo introduttivo e intervista di Marino Magliani

Vincenzo Celano, La scomparsa di Anice Zolla (Avagliano, 2019)

Solitamente i narratori che si occupano di territorio, della cura del territorio, intendo, e delle sue forme di vita, animali legati a una ruralità, domestici come gli asini e i cani, ma anche animali selvatici, lupi, fiere, producono narrazioni che in qualche modo si piazzano ben salde contro la caccia. Sotto quest’aspetto, pare che Vincenzo Celano, lucano, di Castelluccio Inferiore, autore di romanzi e racconti da tempo ben accolti dalla critica, rappresenti un’eccezione. La caccia rientra nelle sue prose, la giustifica se è ben regolata e se si muove all’interno di un recinto per nulla anarchico, con i suoi codici. In Celano troveremo ad esempio l’amore per i setter, i migliori cani da piuma (chissà se predilige un irlandese o un gordon) e per quella grande selvaggina che è la beccaccia, insomma in Celano troviamo natura e caccia, una tradizione di cura e conservazione del territorio, un rispetto, come dire, per la natura, da buon cacciatore. Forse tante volte l’armonia sta nel riuscire a prendere il buono di ogni mondo? Celano fa qualcosa di simile anche in campo letterario: egli racconta il territorio attraverso una prosa visionaria, e anche sotto quest’aspetto, rappresenta in qualche modo un’eccezione: la sua prosa visionaria riesce a mappare le sue vallate aspre e ai margini (ai margini persino del Sud) meglio di quanto non facciano romanzi studiati a tavolino per contenere un microcosmo o una regione. Continua a leggere

Dittico appenninico

DITTICO APPENNINICO

Presentati a San Biagio della Cima (IM) e Acquasanta (GE) i volumi “Incendio nel bosco” di Marco Candida e “L’Appennino piemontese” di Rocco Morandi.

Articolo e foto di Marco Grassano

Domenica 2 febbraio a San Biagio della Cima (IM), e la successiva domenica 9 febbraio ad Acquasanta (GE), sono stati presentati, “in tandem”, due titoli apparsi recentemente nella bella collana “Appenninica” (diretta da Marino Magliani e Paolo Ciampi) dell’editoriale Tarka: erede (geneticamente diretta, perché gestita dalle stesse “teste pensanti” Franco Muzzio ed Emanuela Luisari, e quindi con gli stessi criteri di scelta nelle pubblicazioni) della storica Franco Muzzio Editore, ancorché quest’ultima sia ora un marchio autonomo, di proprietà del Gruppo Editoriale Italiano.

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Il primo dei due libri è un romanzo: Incendio nel bosco, del tortonese Marco Candida, scrittore con alle spalle una produzione narrativa già ragguardevole. Va da sé che l’argomento, considerato quel che sta accadendo in Australia e in Amazzonia o quel che si è verificato in Portogallo un paio di anni fa, può vantare un’attualità davvero “scottante”. Continua a leggere

Buona lettura 20: Poesie di Mara Pardini

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

1.

In quale posto del mondo tu sia

io non lo so.

Forse abiti il cielo

o forse sogni tra le pietre polverose.

Quella notte di colpo

è crollata su di noi:

ti suonava addosso l’ora del riposo

e il tuo respiro rallentava.

Io sono rimasta lì,

a vivere di striscio

e a ingombrare una casa diventata muta. Continua a leggere

Buona lettura 19: “L’ambasciatore delle foreste” di Paolo Ciampi

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.
Ne L’ambasciatore delle foreste, Paolo Ciampi ha scommesso di camminare sul confine tra un’epoca e l’altra, tra la propria vita e quella di un tale George Perkins Marsh, primo ambasciatore in Italia degli Stati Uniti, e che solo più tardi scoprirà essere l’uomo che, nel secolo del progresso e dell’industria, ancora prima che nasca la parola ecologia e che il destino della natura si imponga all’attenzione dell’opinione pubblica, capisce cosa sta accadendo all’ambiente e al mondo.

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“Lunga notte nella Petite Passe”, racconto di Lino Pastorelli

Lino Pastorelli, “Lunga notte nella Petite Passe”

A J.C., con riconoscenza

– Guarda un po’ quanto manca, va’! ‘Sto Loran lampeggia, non prende… ne puoi fare regate, funziona un cazzo qui! –
– Quella piastra di massa, scommetti? Comunque quello lì è il faro del Titan, ce lo lasciamo a dritta e filiamo giù fuori delle isole, il temporale arriva da terra. Se non fa scherzi per le due entriamo a Tolone –
Il lampo ammicca vicino, intenso. Gian armeggia con la bussola, il compasso punge la carta umida. Continua a leggere

Laura Guglielmi, “Le incredibili curiosità di Genova”

Estratto da Le incredibili curiosità di Genova. Uno sguardo curioso su più di mille anni di storia della Superba, di Laura Guglielmi (ed. Newton Compton, 2019)

RINA, LA TIGRE DI GONDAR E LA SUA CASA CHIUSA IN VICO LEPRE

Immaginiamo una studentessa ventenne, che vive in un carruggio nascosto del centro storico, nella seconda metà degli anni Ottanta del Novecento. A pochi passi da via Garibaldi, Strada Nuova, con i suoi palazzi un po’ cadenti, non ancora rimessi a nuovo, non ancora patrimonio Unesco. Vico Angeli corre giù in discesa, fa angolo con Palazzo Rosso, non c’è nessun negozio, in strada solo loro, le puttane. Lucia, la capa del vicolo, sta sempre in strada, dirige il traffico, ha tante ragazze negli appartamenti all’interno dello stabile da lei governato con un piglio da marescialla. Per ogni prestazione chiede cinquantamila lire, venticinquemila per le ragazze e venticinquemila per sé, che servono anche per la manutenzione degli appartamenti e tante altre piccole cose, come pagare Oscar che vigila pronto a scattare in caso di pericolo.

La studentessa vive in una soffitta che sbuca fuori dai tetti. Non c’è voluto molto tempo per conquistare il cuore di Lucia. Con gli anni è diventata la sua portinaia, ritira la posta o la scheda elettorale, le regala piccoli mobili di un certo valore, recampati chissà dove. E soprattutto la difende dai clienti importuni. E se qualcuno ci prova con la studentessa, Lucia alza la voce e lo caccia via in malo modo. Continua a leggere

“Mater amena”, di Giacomo Sartori

“Perché impantanarsi nella poesia?”

Mater amena, di Giacomo Sartori (Arcipelago Itaca, 2019)

Recensione di Roberto Antolini

Qualcuno sa spiegare per bene cosa è la poesia oggi? Sicuramente è un genere letterario sparito dai banchi dei librai, ma non dai corsi universitari né dalle antologie scolastiche, perché in passato è stata a lungo la principale forma di comunicazione letteraria, da Omero ai poemetti didascalici settecenteschi. Fino al XX secolo la scrittura poetica si differenzia da tutte le altre per l’uso della caratteristica ritmica della metrica, retaggio forse di antiche tecniche di memorizzazione di testi complessi, basate sulla forma di una cantilena ricorrente. Ma questo comun denominatore non definisce, in realtà, un bel niente: dentro la struttura metrica si possono ricondurre (e sono stati ricondotti) i più disparati contenuti, stili e funzioni. Tutto cambia fra Ottocento e Novecento, quando la conquista dell’egemonia culturale da parte della borghesia industriale accompagna il definitivo affermarsi del romanzo, al posto della poesia. La forma-romanzo è basata su una tecnica di comunicazione razionale, normativamente strutturata su di un flusso narrativo coerente e socialmente standardizzato, messo ad un certo punto sotto attacco dalla fuggevole stagione delle avanguardie, ma affermatosi poi con geometrica potenza nella richiesta di “leggibilità” della narrativa mainstream dell’industria culturale. Ed a questo punto nella poesia, divenuta marginale e sperimentale, dilaga il “verso libero”, libero dalla metrica. E quindi senza più alcuna caratterizzazione tecnica. La poesia dei grandi poeti del simbolismo francese o dell’ermetismo italiano sviluppa una ricerca della parola “assoluta”: di assonanze semantiche, fonetiche, ritmiche, sciolte da ogni regola che non sia la forza del verso stesso, inteso come aggregato verbale autosufficiente, seppur legato agli altri versi da relazioni ambigue ed allusive, più che sintattiche. Continua a leggere

Buona lettura 18: “L’erbario di Libereso” di Libereso Guglielmi

“BUONA LETTURA” 18: “L’erbario di Libereso” di Libereso Guglielmi

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Gli acquerelli, le matite, gli appunti si susseguono di pagina in pagina, piccoli e grandi tasselli pronti a raccontare la storia di Libereso Guglielmi e la sua immensa conoscenza botanica.

È L’erbario di Libereso (Pentàgora Edizioni) che propone le meraviglie della natura attraverso la matita del giardiniere di Calvino.

Curato da Claudio Porchia, il bel volume svela come il disegno fosse lo strumento per eccellenza per fissare forme e colori, nomi e caratteristiche degli incontri di Libereso con le piante e i fiori con cui si imbatteva camminando per i boschi, le colline, i monti, i prati e, soprattutto, nutrendosi di ogni tipo di pianta. Continua a leggere

“Urlo grafico”

Esce per Nerosubianco Edizioni la nuova raccolta dei Commenti grafici

alle notizie dal mondo di Fabrizio Piumatto, in arte Urlo Grafico.

Un volume con oltre 150 lavori realizzati durante l’anno.

​Che siate yin o yang, popolo o élite, Urlo Grafico c’è.
Ritorna l’originalissimo notiziario che parla di quotidianità e avvenimenti attraverso le illustrazioni.
Questo è il settimo volume del progetto e raccoglie le tavole grafiche realizzate nel 2018.

Del lavoro di Urlo Grafico colpiscono soprattutto tre cose: lo stile; la capacità di muoversi tra una mole scoraggiante di notizie (selezionando quelle “interessanti”) Continua a leggere

Buona lettura 17: “Artigianato sentimentale”, di Gabriele Borgna

“BUONA LETTURA” 17. “Artigianato Sentimentale“. Gabriele Borgna

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

È la vita della poesia, quella che dapprima si presenta profonda, delicata, silenziosa per poi animarsi mossa dalla passione e scrosciare con forza sulla realtà, sul tempo e sullo spazio, “squarciando viscere e ragione“.

Un’invenzione libera, quella di Gabriele Borgna in Artigianato sentimentale (puntoacapo CollezioneLetteraria) per una poesia che si rimescola all’esistenza e dove trovano posto momenti vitali, incanti d’amore che producono vibrazioni ma anche immagini lancinanti, capaci di ospitare l’inatteso. Continua a leggere

“Deserto”, di Ilaria Palomba

Recensione di Francesco Improta

Ilaria Palomba, Deserto (ed. Fusibilia)

Con Deserto, silloge poetica vincitrice del concorso letterario “Profumi di poesia”, Ilaria Palomba continua il suo cammino nel deserto dell’essere, riallacciandosi a Mancanza, pubblicato dalla casa editrice Augh nel 2017, con tale convinzione ed efficacia da indurci a considerarlo un seguito e una promessa di ulteriori esplorazioni come sembra suggerire la chiusa di questa raccolta:

Adesso // cammina sul sole // non badare al crollo.”

In questa terzina permane, tuttavia, un panorama di rovine, ancora fumanti per il crollo recente, ma illuminato e riscaldato dalla luce del sole che indica nuove traiettorie, nuovi percorsi e probabilmente nuovi e inaspettati approdi. Continua a leggere

Mario Novaro in spagnolo e danese, tradotto da Martha Elias

Mario Novaro (foto tratta da Wikipedia)

 

Mario Novaro in spagnolo e danese, tradotto da Martha Elias

A seguito dalla pubblicazione di alcune poesie di Mario Novaro (1868-1944) in italiano e in inglese, proponiamo oggi, sempre insieme ai testi originali, le relative traduzioni spagnola e danese, a opera di Martha Elias, linguista danese che vive a Copenaghen.

Dal 2001, Martha lavora su progetti di carattere multilinguistico, nel settore delle lingue, dell’arte e della comunicazione, arrivando a coinvolgere otto lingue europee. Attualmente sta preparando un progetto interdisciplinare che coinvolge le espressioni lirico-poetica, dell’arte visiva e della musica. Il suo rapporto con la parola scritta si basa su un approccio trans-estetico e sull’impiego versatile delle lingue danese, inglese, spagnola, italiana e francese. Continua a leggere

Quattro poesie di Mario Novaro

Quattro poesie di Mario Novaro (1868-1944) in italiano e in inglese.

La traduzione inglese è di Giovanni Agnoloni.

Qui potete invece trovare le stesse poesie tradotte in spagnolo e danese da Martha Elias.

Mario Novaro (foto tratta da Wikipedia)

Aria di primavera

Giovine luce,
aria di primavera!
soffici nuvole bianche
ragnano il cielo puro:
chiama
la numerosa alterna
voce del mare.

 

Air of springtime

Young light,
air of springtime!
soft white clouds
cobweb the pure sky:
the plentiful,
alternate voice of the sea
is calling. Continua a leggere

BUONA LETTURA: “Letti da un soldo”

Buona lettura 16 – Letti da un soldo, di Enrique González Tũnón

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.


Esce per Arkadia Editore, per la traduzione di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi, Letti da un soldo, brillante traduzione della raccolta di racconti di Enrique González Tũnón, “Camas desde un peso” (1932). Continua a leggere

Claudio Bagnasco, “Gli inseguiti”

Ecco un estratto de Gli inseguiti, il nuovo romanzo di Claudio Bagnasco, edito da CartaCanta,

Capitolo XXVIII

Di nuovo lui.

Preferirebbe essere preso subito a calci e pugni piuttosto che sopportare questa intimidazione: è la seconda volta che l’uomo compare sulla passerella. E se è vero che l’altra mattina era il giorno del pagamento e lui si è presentato solo con la metà dei soldi da restituire, oggi ha semplicemente deciso di uscire di casa un po’ prima per fare una passeggiata su e giù per il porto turistico ancora vuoto di gente; non è possibile che per una distrazione gli stiano addosso così, persino nei pochi attimi di libertà che spettano anche ai carcerati, anche ai cani. Continua a leggere

“La carta del burro”, di Paola Maccario

Estratti da La carta del burro di Paola Maccario (ed. arabAFenice, 2019)

LA CARTA DEL BURRO

Prologo

In una Livorno di inizio novecento, due giovani, Iole ed Egisto si innamorano: lei è di religione cattolica, lui di religione ebraica, l’unione è osteggiata dalle famiglie ma ai due giovani non importa della religione, sono spiriti ribelli, Egisto si dichiara apertamente anarchico.

Un giorno d’estate decidono di fuggire insieme, scelgono Genova perché lì Egisto può facilmente trovare lavoro ai cantieri navali Ansaldo dato che è un disegnatore tecnico alla San Giorgio di Livorno.

Una convivenza di inizio secolo è uno scandalo cui prima o poi devono porre rimedio, almeno con una unione civile. Da questa unione  nascono quattro figli: Lida, Leda, Antonio e Alcibiade. Continua a leggere

“Il giro dell’oca”, di Erri De Luca

Recensione di Francesco Improta

Erri De Luca, Il giro dell’oca, Feltrinelli 2018

Con Il giro dell’oca (Feltrinelli, 13 euro) Erri De Luca, dopo alcune incertezze palesate recentemente, ritrova il passo sicuro del narratore, oserei dire dell’affabulatore, per la straordinaria fascinazione che esercita sui suoi lettori – se le sue storie, come egli stesso confessa, non provenissero dalla realtà di cui è stato, a seconda dei casi, protagonista o testimone. In questo libro, confrontandosi con la sua realtà più intima e ripescando da quel crepaccio che è la sua memoria alcuni ricordi familiari, parla della sua mancata paternità. Continua a leggere

Ilaria Palomba, “Disturbi di luminosità”

Da Disturbi di luminosità, di Ilaria Palomba. Gaffi Editore, 2018

Ascolto i rumori della strada, invadono. Mi lascio invadere, senza tuttavia lasciarmi scalfire. Fuori ci sono gli zingari, un uomo che vende rose e un altro che rovista nel cassonetto.

Arriva una voce di donna, il rombo di un’auto, c’è il vento. Poggio le mani sul vetro, lascio i segni. Disegno serpenti con le dita, le porto a me, stringo la carotide fino a farmi mancare l’aria.

Immaginami sul divano, i piedi scalzi, laidi, il vestito nero arricciato sulle cosce, i capelli scarmigliati e il cuore che batte a centottanta bpm.

Non c’è nulla che somigli a un attacco di panico, l’ansia è fisica, quello che io provo ha a che fare con il pensiero. Anche se il corpo dovrebbe essere tutt’uno col pensiero, io li vivo dissociati. Di fondo anche il mio corpo non sta bene. La mia testa è piena di rimbombi. Ma sono le cose che penso a gettarmi di faccia in un baratro. È l’eterno ritorno dell’identico, da questo non si può guarire, non si può guarire da sé stessi. Posso soltanto tapparmi le orecchie. Sbatto contro un caleidoscopio dai mille volti e sono sempre io e non posso fingere di non vedere.

Dicevo: Non sono sicura che questa realtà sia vera. Continua a leggere

“Notturno con sax”, di Rossana Pavone

Notturno con sax

di Rossana Pavone

Aveva imboccato per caso il viottolo in discesa e la vecchia moto che lo accompagnava da tanti anni sembrava scegliere autonomamente il percorso migliore su quel terreno sconnesso.

Arrivato alla spiaggetta compì l’unico consueto movimento con cui, smontando, appoggiava il mezzo al cavalletto. Questa volta, però, non c’era nessuno da aiutare a scendere dalla sella.

Sfilò il casco e si avviò seguendo i suoi passi. Non si accorse del respiro cadenzato del mare, né delle cicale che avevano ritrovato il ritmo del loro canto, l’ultimo prima del calare della notte, interrotto dal rombo estraneo di quel motore sconosciuto e potente.

Si era lasciato cadere sulla sabbia, stordito dall’assenza dolorosa che aveva preso il posto dei suoi pensieri. La sua figura era in contrasto stridente con l’armonia di quell’angolino riposto, abbracciato dalle rocce ancora tiepide di sole, lambito dal mare già tremolante dei riflessi della notte. Dopo un tempo indefinito si rialzò, allacciando meccanicamente il giubbotto, con passo rigido e cieco raggiunse la moto fedele, l’avviò col gesto noto e si allontanò accompagnato dal rombo basso del motore.

Non notò la piccola abitazione abbarbicata alle rocce, dello stesso colore, in perfetta sintonia con esse, che apriva piccole finestre da cui trapelava una luce. Non sentì muovere un’imposta, né scivolare leggero un gatto ritagliato nel colore della notte.

La baia tornò silenziosa per poco, per riaccendersi poi del frinire dei grilli che davano, nel buio, il cambio alle cicale.

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