da “Soqquadri del pane vieto”, 2 di Marina Pizzi

80.

metterò il salice piangente in tasca per risanare

le lacrime brutali del senza errore

questa osteria brunita dal vino

rosso sangue. esangue la luna di giochi

manca delle vertigini degl’innamorati

le parti illese che si trovano raramente.

l’indice del creato sarà una lenticchia

per me che non sono che abbecedario breve

ceduo datario senza appuntamenti.

in mano le parti vecchie della sfinge

mi daranno magia una rotonda sul mare

davvero affascinante per la rimonta

del delfino bambino tutti baci fino

da creatura imbelle il ladrocinio d’ascia.

81. Continua a leggere

THAUMA EDIZIONI

A tutti gli scrittori e lettori

l’esserci (ri)conosciuti con e nella poesia, incontrati e scontrati per la poesia, ha certamente il significato di poter e dover fare qualcosa insieme: mutare cose e parole.

A tal fine presentiamo in questa sede un progetto editoriale, sperando di trovare in tutti voi appoggio e adesione.

Lo scopo di questo progetto è sopperire all’appiattimento culturale del paese e alla messa al bando della poesia, filosofia e quant’altro in ambito culturale viene considerato pericoloso agli occhi del potere che sempre di più, oggi, ostacola qualsiasi vitalità creativa e audacia critica. Continua a leggere

Soqquadri del pane vieto 2010 di Marina Pizzi

1.

è qui l’altrove del rantolo di fame

questo statuto che sa di Colosseo

verso i cani bastardi, randagi quanto

un dì del mese scorso. scorribanda

di eclissi starti accanto io che ti amo

oca di mamma guardarti nel passo.

dove ti ammacchi io so che mi ami

ugualmente lo stesso e senza ansia

bambina darsena col cerchio senza avaria di salto.

viadotto della cometa chiedere asilo

ai quartieri proletari dove i tarli ammucchiano

e le madonne scempiano. io spendo dio

per dirti del canile abbandonato al dolo.

i comatosi stanno zitti e i morenti urlano

come mio padre erto sulla fronte ubriache le guance

gli occhi spicchi di coltelli per la bramosia di pace Continua a leggere

Il solicello del basto di Marina Pizzi

E’  uscito il mio nuovo libro di poesia:

Il solicello del basto

Roma, Fermenti Editrice, 2010

Casella Postale 5017 – 00153 Roma Ostiense

Tel. e fax06-6144297 e.mail: ferm99@iol.it

http://www.fermenti-editrice.it

Marina Pizzi, da Vigilia di sorpasso, 2009-2010

ho perso l’aureola in un interno di fabbrica

in uno stelo vieto più a punta di un ago

una cannuccia di siesta che non

dà felicità,

così trapasso allo spasmo del cantuccio

mo’ gerundio di un amanuense.

da Vigilia di sorpasso, 2009-2010 di Marina Pizzi

l’astro in collina che calunnia il sole

unghia di luce estro d’avvampo

oh quale musica è scampo di condono

sul lastricato d’esito palustre

e genio d’eloquenza non ha il lupo

del mistico conforto dello stagno.

da “L’invadenza del relitto” di Marina Pizzi, 2009

42.

un rullio di tempie e sembra morire

questo antefatto lungo una stirpe

rantolando rantolante cent’anni.

nei venti che blasfemi staccano le rondini

tu il collo lungo di Modigliani inventi

per disperdere le fiaccole crocefisse.

le pene che sbocciano dentro il calendario

benesseri nel bilico di davanzali

zonzo d’angeli che non sanno chi proteggere.

le malattie congenite del tetto

narrano nidi patrioti

eremi che imperlano le nuche.

oggi è colmo il male asperrimo

di chiudere le spalle all’avvenire.

43.
—————-
Now playing: Bruce Springsteen – Tougher Than The Rest
via FoxyTunes

Marina Pizzi, da: L’invadenza del relitto, 2009

21.

la rondine che stacca le reliquie

ci fa il nido. la muffa sull’ananas

fa la colpa della casa vuota. nessun

menu è appeso in cucina.

si rantola dappresso nella polvere

del torto. qui le belve dell’aria

sono molte in lite costante.

dapprima il grembo consolava

la lava della scuola la lavagna

col battito del cuore di scudiscio.

ora la vena è immobile e la scienza

un arato di ruggine. quale gelo

chiami nel sonno? quale gerundio

vuoi che non sa darti? eppure muore

l’almanacco e si fa sfinge il fuoco.

22.

da: Il sonno della ruggine di Marina Pizzi

69.

la noia del mare sullo sfondo

ingoia il gomitolo dell’aria

le risse che frantumano gli stagni.

nella tua mano s’ingaggia il primo amore

con il paltò triste degli attori

che riposano dopo le riprese.

amor sconfisse l’argine divieto

e dietro il vento che uccide ben comunque

si mise il torto che i nidi abbatte.

permesso di ventura avrò dall’angelo

che mi sonnecchia accanto.

con le muse sotto la tavolozza

vaga senza fiato la libertà dell’ozio.

intorno alla deriva del martìre

s’inventi la bella faccia di far sogno

questo veleno che legifera la sfera. Continua a leggere

da: Il sonno della ruggine di Marina Pizzi

52.

or che d’affanno salirò le staffe

fango estremo la favola del mondo

al mio museo imbiancherò il sarcofago

per farne gradita la promessa.

in pieno scempio non conosco l’erba

bagnata di rugiada d’innamoramento.

le fiaccole morenti del letame

immune costo della fine.

e per domani il soccorso è scialbo

bagliore senza bulbo di rinascita

né sito con il nome della sfinge.

ancora si farà l’aria antica gola

ospitale del rantolo e la favella chiusa

sul muro senza l’asino l’attesa.

nulla. ma il dolore alquanto

senza uguali la dismisura.

53.

da “Il sonno della ruggine” di Marina Pizzi

23.

una struttura anagrafica di niente

questa burocratica rottura della voce

qua dove ammisi di credere la rotta

e persi invece la bussola per sempre.

in mare la barcaccia chiama s.o.s.

e la marea non s’inchina alla paura

anzi la stempia con apice di venti.

dove sarà l’ipocrita salvezza

lo sa l’alunno che non crede al tema

pure scrivendolo col nome e il cognome.

ora le celle del panico di eclisse

sono gestite dallo stipite del sogno

quando la gente dorme per dolore.

24.

Segnacoli di mendicità di Marina Pizzi

16.

cantuccio di elemosina la sposa

guardata a vista dall’eremo

del rantolo. dove domani il refrigerio

è favola. qui nel patibolo che ruba

le elemosine il silenzio del pargolo

corrotto. accosto accosto le sfingi

delle guance queste vedette tenui

di vento e le restie comunque. ora

ti chiamo adito alla sera per fingere

di nascere. le tue macule si curvano

turbate dal branco della bara. Continua a leggere

Marina Pizzi – Un inedito da “Segnacoli di mendicità”

perdo ogni cosa anche i libri letti
nella scoscesa ritrosia del lutto.
maleficio di steccato
ho visto il caso fustigarsi fato.
con la corda del boia s’impenna
la penombra. tra breve brancola
la fine del tatuaggio la tua origine.
tra sterpi di coriandoli bambini
nessuno più ride, la ventosa del labbro
borbotta le gare delle perdite
i davanzali anneriti dal cranio del màrtire
dal martìre temporale.
l’universale della bestemmia è solo
un caso di vetro incrinato, un rapace
senza pace, un crimine per mito,
un mito per crimine. la bisaccia
fa sempre in tempo a raccogliere
scommesse i fati d’àncora.

Miserere asfalto (afasie dell’attitudine): 452-552

di Marina Pizzi

*****

452.

la spiga sta sotto l’erta del sale del mare, il salato la brucia lentamente. nei viali malinconici intorno alla stazione si festeggia la giara con l’olio siciliano. in un pezzullo di unghia tutta la paura di entrare dal medico. ho freddo al collo ma la sciarpa l’ho perduta cercando i guanti. otto ore al dì di postazione informatica dal lunedì al venerdì.

Continua a leggere

Marina Pizzi – Un inedito

muro-pericolante

*****

perno di soqquadro nomea del rantolo

notaio del coma, cecità.

invano cercando il numero civico.

se s’intovaglia lo spreco delle briciole

anche le lucciole perdono la luce

con le domande cremisi del cuore.

in te vivesti il simbolo del sangue

questa vestina illogica del verso

da qui al gendarme che ti dette carcere.

tutta sbilenca passeggia la lezione

di non capire zero né addendo.
[da L’inchino del predone, 2008]

Marina Pizzi – Un inedito

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(Immagine: Serebryakova)

*****

è notte, sono tinti i capelli

con la pece dei tristi che migrano

per questo goccio di aspetto

riarso dalla cometa che va in pezzi

per colpa della lirica di stonio, stonata

nata dentro i pozzi per fari suicidi

se ne vanno nel vano delle scarpe.

[da L’inchino del predone, 2008]