Tommaso Landolfi: il genio delle parole

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di Nicola Vacca

«In un’opera come quella di Tommaso Landolfi la prima regola del gioco che si stabilisce tra autore e lettore è che presto o tardi ci si deve aspettare una sorpresa; e questa sorpresa non sarà mai gradevole o consolante, ma avrà l’effetto, nel più blando dei casi, d’un’ unghia che stride contro un vetro, o d’una carezza contropelo, o d’un’associazione d’idee che si vorrebbe scacciare subito dalla mente»,

Così Italo Calvino scrive di Tommaso Landolfi e non sbaglia una parola.

Tra i nostri più grandi scrittori del secondo Novecento, oggi poco letto e molto dimenticato, se non fosse per Adelphi che ha deciso di pubblicare le sue opere in prosa e in versi.

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Penna e la felicità di essere diverso

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di Nicola Vacca

Finalmente giustizia è stata fatta per Sandro Penna. Uno dei più grandi poeti del Novecento entra a far parte dei Meridiani con un volume corposo che comprende tutta la sua opera. Poesie, prose e diari per un totale di 1600 pagine( a cura di Roberto Deidier). Un omaggio doveroso, anche se arriva in ritardo, a un poeta immenso che per troppo tempo è stato dimenticato.

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L’ospitalità: l’ultima voce contro il male

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di Nicola Vacca

Edmond Jabès, poeta e filosofo,  nella sua opera ha accompagnato la scrittura poetica, sempre di straordinaria  intensità, con una meditazione intorno ai grandi temi come il tragico, il dialogo, lo straniero, il concetto di ospitalità. L’autore egiziano  non ha mai smesso di  interrogarsi  sulle questioni cruciali della nostra epoca.

Nei suoi libri si trovano tutte le ragioni dell’impegno di un poeta che ha amato la lotta.

Ma sono le ragioni malvagie dell’essere umano e la sua inclinazione alla distruzione del male  i punti sui quali si sofferma il poeta non smettendo mai di pensare da filosofo. Continua a leggere

Kafka nel quotidiano della sua grandezza

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di Nicola Vacca

Franz Kafka ha scritto sulla condizione umana ciò che nessuna riflessione  sociologica  e politologica forse potrà mai dire.

Il termine attuale kafkianità appare come il solo denominatore comune di situazioni (sia letterali, sia reali) che nessun’altra parola permetta di cogliere nella sua essenza. Nella kafkianità la cosa più geniale è  che si trovano condensate  tutte le contraddizioni, tutte le incertezze, tutte le miserie morali del nostro tempo.

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L’amore e i tempi del quotidiano

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di Nicola Vacca

Alain De Botton dopo ventitré anni torna a occuparsi dell’amore. È da poco uscito per i tipi di Guanda il suo nuovo romanzo.

Il corso dell’amore, questo è il titolo, è un libro che non ignora le concrete filosofie del quotidiano. Il suo autore racconta attraverso la storia di Rabih e Kirsten il corso del loro amore alle prese con il realismo disincantato della vita di tutti i giorni con tutte le sue ansie e le sue problematiche.

Cosa succede nella vita coniugale e amorosa dopo la fase esplicita dell’innamoramento?  Da questo interrogativo parte lo scrittore svizzero per demolire una volta per tutte l’ideale troppo esaltato dell’amore romantico.

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Lethem e la ferocia dell’assurdo

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di Nicola Vacca

Jonathan Lethem è il più lucido e ironico tra gli scrittori americani. La sua scrittura è sempre feroce e irriverente e si diverte a demolire la vanità degli intellettuali radical – chic.

Nei suoi libri Lethem predilige le intuizioni legate alla commedia dell’assurdo. Con il gusto beffardo dell’assurdo e del paradossale inventa storie come folgorazioni che demoliscono soprattutto gli ambienti culturali americani e il perbenismo conformista di un certo stile di vita statunitense.

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Il secolo breve dell’utopia

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di Nicola Vacca

Utopia significa andare da nessuna parte, scrive Emil Cioran. In nome di una presunta portata rivoluzionaria del concetto di Utopia, la storia si è sporcata di sangue. In questi ultimi anni sono venuti a galla crimini del comunismo. La luce è arrivata  dagli archivi segreti dell’ex Unione Sovietica per troppo tempo rimasti secretati. Finalmente è venuta fuori la verità.

Documenti che certificano ampiamente la nefandezza dell’ideologia bolscevica e la connivenza omertosa dell’apparato comunista occidentale che non riusciva ad affrancarsi radicalmente dall’ideologia della casa madre.

Tra questi partiti un discorso a parte merita il Pci. Continua a leggere

Majakovskij e l’incendio delle parole

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di Nicola Vacca

 

Vittorio Strada, critico letterario, filologo e autorevole studioso della letteratura russa, si chiede giustamente che fare oggi della poesia di Vladimir Majakovskij, definito  il «poeta della rivoluzione».

Una domanda tutt’altro che impertinente se si pensa che la poesia majakovskiana è colpevole di aver esaltato una rivoluzione criminosa.

Vittorio Strada dà una risposta che non si può non condividere: bisogna fare di Majakovskij non il poeta della rivoluzione, ma una vittima della rivoluzione, un giullare tragico del nuovo Potere. Continua a leggere

Cioran tra paradossi e divagazioni

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di Nicola Vacca

Esce per la prima volta in italiano Razne, l’ultimo libro scritto da Cioran in lingua romena. Fino a questo momento il libro non conosceva altre versioni oltre a quella romena.

Lo pubblica Lindau con il titolo Divagazioni (a cura e tradotto da Horia Corneliu Cicortaș) e rappresenta un evento letterario unico visto che il libro non è stato edito in altre traduzioni, né in francese, né in altre lingue,

Il libro rappresenta lo spartiacque nella produzione letteraria di Cioran che abbandonerà per sempre la sua lingua madre per quella francese.

«Il libro che presentiamo ai lettori italiani è la traduzione del volume Emil Cioran, Razne, a cura di Constantin Zaharia (Humanitas, București, 2012), comprensiva dei relativi apparati critici (prefazione, nota all’edizione e varianti testuali). Continua a leggere

Il malpensante contro il basso impero

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di Nicola Vacca

Ennio Flaiano è stato un talento puro del Novecento letterario italiano. La sua opera, mai asservita e compiacente, ha rappresentato il malessere italico e il male di vivere con un’arguta ironia.

Flaiano non è stato uno scrittore satirico e nemmeno un battuitista. Continua a leggere

Sciascia: la letteratura contro il potere

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di Nicola Vacca

Leonardo Sciascia, scomparso nell’autunno del 1989, è stato un intellettuale puro che credeva nell’eresia e scriveva le sue opere con il convincimento di dare fastidio.

Ogni suo libro è diventato un caso. Nelle sue invettive colpiva sempre nel segno, perché lo scrittore siciliano non è stato mai disponibile al compromesso e all’opportunismo.

Matteo Collura ha  giustamente osservato che Sciascia scrittore è un eretico con il culto dell’opposizione, un anticonformista delle idee sempre pronto a dare battaglia, instancabile  combattente  in un Paese  di trasformisti  in cui tutti sono pronti a salire sul carro del vincitore.

Leonardo Sciascia i suoi libri li scriveva d’estate, in campagna: tre – quattro cartelle ogni mattina, direttamente con la mitica Olivetti Lettera 22. Continua a leggere

Il libro proibito di Céline

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di Nicola Vacca

 

Riprovevole, infrequentabile, osceno, oltraggioso, infame, abietto e pornografo: sono solo alcuni degli aggettivi affibbiati al personaggio Céline.  L. F. Céline è lo scrittore perfetto, grande penna, maestro di stile e autore di capolavori. Ha attraversato la storia della letteratura francese e non solo creando con i suoi libri casi letterari. E a  più 50 anni dalla morte la sua scrittura  suscita ancora scomuniche e censure. Ancora oggi  i  suoi pamphlet danno enormemente fastidio. Continua a leggere

La filosofia “ignota” di Ceronetti

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di Nicola Vacca

Il Filosofo Ignoto non rinuncia alla libertà di pungere. Sa che il suo filosofare è necessariamente fuori dalle rotte della filosofia a binari fissi. Per questo si affida alla scrittura folgorante per frammenti, di cui l’aforisma è lo straordinario strumento che fulmina.

Il Filosofo Ignoto, in arte Guido Ceronetti,  si avvale della facoltà di essere irriverente.  Con le sue pugnalate di pensiero specula sulle cose della vita senza mai perdere di vista il sentimento del tragico  e la stanchezza della specie. Continua a leggere

Il genio di Carmelo Bene

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di Nicola Vacca

 

Carmelo Bene è stato un grande genio del nostro Novecento. La sua figura irriverente e anticonformista e la sua opera di rottura  meritano oggi una più alta considerazione .

Ma si sa che gli irregolari nel provincialismo e nel conformismo dilagante di questo sciagurato paese non hanno mai avuto  vita facile.

Mai come in questo momento è utile tornare a leggere Carmelo Bene.C’è  bisogno di antagonismo puro in questo tempo di servi sciocchi e omologati da social network. Continua a leggere

I vacillamenti di Cioran

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di Nicola Vacca

 

Nessuno come E.M.Cioran, scrittore e pensatore dal fascino contagioso, ha pugnalato con la scrittura l’essenza tragica dell’esistenza. Nessuno come lui, nel secolo scorso, si è servito del frammento per riassumere in un unico grande aforisma tutto il divenire che nelle cose mostra la sua spregiudicata metafisica. Chi è stato in compagnia di Cioran racconta che era impossibile uscire delusi da un incontro con lui.

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Pound poeta, ma anche grande critico

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di Nicola Vacca

 

Ezra Pound resta un autore fondamentale. La sua opera  poetica ha ispirato gran parte della poesia del Novecento. Nei Cantos è riassunta la chiave della nostra modernità, la spiegazione dei feroci dilemmi della contemporaneità: in questi magnifici versi troviamo  la nostra storia, il retaggio culturale  di un’epoca, ma soprattutto troviamo la nostra realtà.

La figura di Pound spazia a trecentosessanta gradi: poeta, critico d’arte, pensatore  sociale, economico, politico, ma prima di tutto artefice del libero pensiero. Pochi scrittori hanno raggiunto  il grado di unità  tra arte e vita, pensiero e personalità, idea ed azione.

La critica letteraria era una delle passioni del grande poeta americano. I suoi scritti, precisi e argomentati, sono sorprendenti perché anticonvenzionali e antiaccademici Una parte rilevante della sua attività di saggista  la si può leggere in Ars Poetica che Nino Aragno ha ripubblicato nel 2009. Questo prezioso volume, da troppo tempo introvabile, raccoglie gli scritti più significativi di Pound sulla poesia e sull’arte di scrivere, sul rapporto tra parola e letteratura, sulla necessità di salvare la tradizione e l’opera dei suoi maestri.

Il libro ha la prefazione di Thomas S. Eliot, che aiutò  Pound nella scelta e nella raccolta dei saggi da pubblicare . Un’opera  che può essere considerata indispensabile per capire come una delle personalità affascinanti e controverse  intendesse il significato della poesia del proprio tempo.

Lo stesso Eliot, nella prefazione, raccomanda  il libro al lettore perché Pound ha detto molte cose sull’arte di scrivere, e in modo particolare su quella di scrivere versi, che hanno un valore e utilità perenni. Ma Eliot apprezza questi scritti anche per un altro motivo.In questo libro, tenendo fede alla sua particolare irriverenza nei confronti del canone, Pound ha imposto all’attenzione di chi legge non soltanto dei singoli autori, ma intere zone di poesia che nessuna critica può ignorare. Per esempio, le bellissime pagine sulla poesia provenzale, considerata da Pound il trionfo  autentico della parola che si fa messaggio di autenticità e trasparenza.

Il pezzo forte del corposo volume è il saggio di apertura “L’arte della poesia” .In cento pagine Pound espone la sua poetica e redige un inventario ragionato del suo modo di intendere la poesia. Pound crede in un ritmo assoluto che corrisponde esattamente all’emozione o alle sfumature dell’emozione da esprimere. Per scrivere bene il poeta deve scrivere esattamente ciò che intende, nel senso che non deve mai rinunciare alla chiarezza. La poesia, per Ezra Pound, deve essere la prova decisiva della sincerità di un uomo.  Quando si scrivono versi si deve credere nel ripudio di ogni convenzione che impedisca e ottenebri la determinazione della legge o il rendimento preciso dell’impulso. La poesia vera è quella dove l’emozione resiste, la tradizione è l’unica bellezza da conservare.

Pound è convinto che il vaglio supremo della poesia  è il sentimento, da parte del lettore, di un’intelligenza insolita che opera dietro le parole.

«Vanno a pezzi le cataste di poesia artefatta che ogni decennio e ogni scuola e ogni moda producono. Talvolta  è estremamente difficile trovare qualche altra ragione speciale per spiegare il fatto  che tale poesia  risulta così insoddisfacente. Ho scritto espressamente intelligenza, non intelletto. Non vi è intelligenza senza emozione. L’emozione, il sentimento non può essere anteriore o simultaneo. Vi può essere emozione senza troppa intelligenza, ma questo non ci riguarda». Per Pound  il poeta ha un  compito preciso:  scrivere sempre per riempire il caos, popolare  solitudini, moltiplicare immagini, segnare la via sterile del paradiso, riempire il vuoto cosmico con la bellezza di un cielo stellato. Infine fare di  ogni stella  un nido di voci nobili.

In queste riflessioni capitali sull’arte dello scrivere versi c’è la grandezza del pensiero poetante di Ezra Pound. La poesia vera diventa profezia, rivelazione di un discorso cosmico che si candida all’eternità, che trova nell’erudizione della morale della conoscenza,  nel viaggio nel delirio, e soprattutto nella tenerezza e nel sublime di una visionaria liricità, i fondamenti etici dai quali è impossibile prescindere  se si decide di esistere per conoscere.

Le tre negazioni

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di Nicola Vacca

Roberto Rossi Testa si definisce un poeta che dà testimonianza di ciò che si svolge. Le sue poesie nascono dallo sconforto o dal dispetto causati da un diniego o al fine di provocarlo.

Il degrado e il pantano nel quale siamo finiti meritano un atto di resistenza  che non può non venire dalla poesia, che con posizione ferma  deve lanciare nel proprio tempo un fermo e deciso “no” agli scenari di disfatta che avanzano.

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Non dimenticare Alberto Moravia

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di Nicola Vacca

Che fine ha fatto Alberto Moravia? La domanda è pertinente, allo stesso modo lo è la risposta: pressoché dimenticato. A venticinque  anni dalla sua scomparsa uno degli scrittori più importanti del dibattito culturale del Novecento è scivolato nell’oblio, sorte comune a molti altri autori del suo tempo. Questo accade soltanto in un Paese senza memoria come il nostro. Dall’esordio avvenuto nel 1929, con Gli indifferenti, lo scrittore romano classe 1907, ha scritto trenta romanzi. Continua a leggere

Lo scrittore dei “matti” che raccontava la follia

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di Nicola Vacca

Mario Tobino, tra i più grandi scrittori del secondo Novecento, merita una riscoperta. Nonostante gli sia stato dedicato nel 2007 un Meridiano,  lo scrittore – psichiatra di Viareggio è stato quasi dimenticato.

I suoi libri, per la maggior parte ambientati nel manicomio dove lo scrittore ha esercitato la professione, raccontano l’esperienza della follia. Tobino ha dedicato tutta  la sua vita  a questo,  cercando di comprendere  l’umanità  dei pazienti che lui amava curare con la particolare attenzione del rispetto e della dignità

I  libri migliori di Mario Tobino  germogliano in manicomio,  dove egli per vocazione ha vissuto l’ intera  vita insieme ai suoi “matti”, per dimostrare  che loro sono creature degne d’amore. Ispirato da una psichiatria umana scrive  e lavora per dimostrare che i malati di mente meritano un trattamento dignitoso, vanno trattati, e soprattutto bisogna prestare cura e attenzione  per la loro vita spirituale e per la loro libertà.

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