Frammenti di Cinema # 14

 

 

Non so se esista, come per la letteratura, una cattedra universitaria di Cinema e Diritto. Il materiale di studio, sotto diversi profili, sarebbe copioso, ricco e interessante. Ad esempio, ai limiti della curiosità aneddotica, Il segreto dei tuoi occhi (2009) di Juan José Campanella (di cui Billy Ray ne ha fatto un remake con Julia Roberts) non è solo un bellissimo film sulla violenza e la vendetta. Può essere utilizzato come modello di diritto comparato. Si scopre, infatti, che in Argentina, e presumibilmente in altri paesi di ordinamento giuridico latino-americano, il cancelliere non è solo il notaio del giudice ma svolge anche compiti di direzione delle indagini di polizia. Il protagonista (Ricardo Darìn), infatti, non è un poliziotto ma un funzionario della Procura. Continua a leggere

Maddalena Capalbi, Ribbelle (Edizioni del Verri, 2018)

Chi sceglie di scrivere poesia nel dialetto della propria terra affronta una sfida assai rischiosa. La poesia dialettale, infatti, è stretta tra vari angoli angusti, la storia patria o il folklore, se non addirittura il trash. D’altra parte, nessuno può negare la legittimazione poetica e letteraria di scrivere versi in lingua. Quello che conta è conoscere il pericolo che c’è dietro l’angolo. Il Ribbelle di Maddalena Capalbi riesce a liberarsi da quella strettoia e ci propone una raccolta di poesia in romanesco che non ci lascia come eravamo prima di inoltrarci nella lettura. (…) così ciò er pianto a véde er ffinimònno,/ la lupa poi, che manco a immaginallo,/ me spingne indove er sole s’aripone. Impresa ancora più insidiosa con il romanesco, lingua per sua natura teatrale e dunque, come sappiamo, malleabile ad un uso ridanciano e istrionico. Insomma ci vuole coraggio. Continua a leggere

Frammenti di Cinema # 13

 

 

Forse perderò la stima di qualche cinefilo se confesso che non mi sono perso un film della famosa serie di una Pallottola spuntata con un irresistibile Leslie Nielsen. Per me è una regressione infantile, come andare al circo. Per scoprire che quest’attore è nella vita reale un petomane bisogna guardarsi S.P.Q.R. – 2000 e ½ anni fa di Carlo Vanzina del 1994 con Cristian De Sica e Massimo Boldi, ritornati insieme proprio quest’anno. La comicità di Nielsen è priva di parolacce e il sesso è presente per allusione, mai oggetto esplicito della situazione ridicola. Ecco, questa è la differenza tra due stili di commedia. Nielsen non ha mai avuto il bisogno di ricorrere al suo talento naturale, mentre i maghi dei cine-panettoni lo chiamano per un cameo che su quel talento fa leva.

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Daniele Giancane, Anima vagabonda. Appunti per un biografia (Tabula fati, 2018)

Daniele Giancane ha sentito l’urgenza di raccontarsi, come egli stesso scrive. Di abbozzare un’autobiografia, giunto “all’alba” dei settant’anni. Da poco ha lasciato l’insegnamento universitario di Letteratura per l’Infanzia dopo un impegno lungo una vita. Ha pubblicato oltre cento volumi, tra saggi, narrativa e poesia, ed è l’animatore del gruppo poetico de La Vallisa, che ha raccolto e rappresentato, se non la migliore poesia della Puglia, certamente quella più coerentemente legata alla promozione culturale della propria terra. Ancora oggi, instancabilmente, ogni lunedì tiene presso la Libreria Roma di Bari incontri e dibattiti culturali, non solo poetici. Questi Appunti per una biografia, non sono dunque un afflato di vanità. Concretizzano invece un vero e proprio concentrato di esperienza e di valore che è di grande sollievo e utilità per chiunque pensi che la cultura debba essere impastata di vita. Ne viene fuori il racconto della scoperta e della formazione “di un’anima vagabonda e inquieta” così vibrante da creare una risonanza con gli altri, con i lettori. Ed ancora, apprezziamo la forma rovente e l’assenza di una chiusura ammonitrice. Con una scelta non usuale, questi appunti autobiografici si concludono con una breve silloge poetica. Perché, come Giancane stesso precisa, “la biografia è poesia”.

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Frammenti di Cinema # 12

 

 

Ci sono film tra loro molto diversi e lontani, eppure rappresentano in modo lineare come si è modificato il punto di vista dell’osservazione nel cinema, e non solo. L’osservatore è tradizionalmente fuori, distante e guarda dentro. E’ la posizione che occupa Jeff in La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock, costretto su una sedia a rotelle a causa di una frattura, mentre osserva con il suo binocolo ciò che accade nelle case di fronte. In Dillinger è morto di Marco Ferreri l’osservazione entra dentro la stanza, nel suo tempo e nel suo spazio. Il tempo del cinema coincide con quello reale. E noi seguiamo Glauco dal suo rientro a casa, dopo il lavoro, fino all’assassinio della moglie e alla sua fuga su uno yacht, senza alcuna scissione, se non di senso e significato, con il suo percorso di alienazione. Se posso sostituire il senso dell’osservazione, l’udito con la vista, ne La conversazione di Francis Ford Coppola, Harry Caul finirà per distruggere la sua abitazione alla ricerca ossessiva della cimice che lo avrebbe mutato da spia in spiato. Continua a leggere

Frammenti di Cinema # 11

 

Nel cinema la meteorologia è importante e non è mai casuale. Emblematica è la pioggia continua e interminabile in Blade Runner  (1982) di Ridley Scott. Per un maestro del cinema come John Ford, invece, il cinema è il vento che soffia tra gli alberi. Di recente la neve è divenuta lo scenario suggestivo di molti film, legati tra loro da due fili, la memoria e il thriller.

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Frammenti di Cinema # 10

 

Chi guarda Vizio di forma (2014) si trova di fronte ad un’ennesima, allucinata questa, versione di Raymond Chandler. Se vado indietro fino al Grande sonno e quindi proseguo fino a questo film di Paul Thomas Anderson, credo che questa storia noir sia la narrazione più citata dal cinema americano. Un vero e proprio stilema, un archetipo, un mito moderno. The Big Sleep è del 1946 per la regia Howard Hawks, con Humphrey Bogart e Lauren Bacall come interpreti. Al centro della storia c’è il detective Philip Marlowe, ingaggiato per liberare la ricca Carmen Sternwood dalla minaccia di una band di delinquenti che la ricattano per i suoi debiti di gioco.

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Frammenti di Cinema # 9

Un tema molto presente nel cinema è quello del doppio. In particolare, nel loro l’intreccio con la scrittura, è frequente vedere storie di ghostwriter, di intriganti vicende di sostituzione d’autore. Se il tuo “doppio” è tua moglie, la vicenda può caricarsi di implicazioni psicologiche e private imbarazzanti. E’ il caso di Wife di Bjorn Runge, interpretato da Glenn Close e Jonathan Pryce. Lui addirittura ha vinto il premio Nobel grazie alla penna nascosta di sua moglie. Immaginate quale conflitto latente o solo celato può star dietro un rapporto di questo tipo. E’ la storia di Francis Scott Fitzgerald e Zelda Sayre, su cui Hollywood sta realizzando due film di prossima uscita.

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Daniele Maria Pegorari, Letteratura liquida (Manni, 2018)

 

Daniele Maria Pegorari ci invita con le sue Sei lezioni sulla crisi della modernità ad un viaggio dantesco che dall’inferno del Novecento risale alla luce della contemporaneità. Solo che qui non troviamo stelle da ammirare, ma la precaria luminosità della fabbrica dei libri, del totalitarismo della comunicazione, della contumacia dell’autore, della bulimia dell’economia del capriccio. Insomma, l’uscita dal “secolo breve” non ci ha condotto in paradiso. E qualora il benessere materiale conquistato, da qualcuno possa ancora essere considerato un paradiso, scopriamo che questo non è affatto desiderabile, se ci viene svelato come una “variante luminosa del nulla”.

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Adriana Libretti, Parole presenti (Le Mezzelane 2018)

Ricordate la battuta di Woody Allen che conclude con la voce fuori campo lo splendido Io e Annie? “Bè, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, e pazzi. E assurdi. Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova”. Non è un caso che mi sia venuta in mente leggendo questo ultimo libro di Adriana Libretti. La comicità di Allen è tutta costruita sulla parola. L’autrice è un’attrice e doppiatrice. E Parole presenti si chiama questo suo libro. Le “uova” – ma se volete le relazioni con gli esseri umani, gli oggetti e le parole – Adriana ha imparato a coglierle da bambina frequentando la Casa del Sole di Milano, meglio conosciuta come Scuola all’aperto del Trotter. Nata per educare, irrobustendoli, i bambini più gracili delle famiglie meno abbienti, aveva poi introdotto la sperimentazione di metodi di apprendimento molto innovativo. Di questa scuola dal 1956 al 1963 sua nonna paterna, Nonna Bea, fu Direttrice. I bambini venivano educati alla “cooperazione”, accompagnati a condividere la gestione di una piccola banca di risparmi, l’orto, la fattoria.

Sembra facile scrivere sul Bacio. Non lo è affatto. “Proprio come non lo è affatto cuocere alla perfezione un uovo al tegamino”. Si coglie che l’umanità di Adriana Libretti viene da lì. Anche l’amore per la parola nella sua dinamica “globale”, credo, le è derivato da quell’imprinting iniziale. Questo libro è infatti un alfabeto intimo e familiare, un abbecedario di parole-chiave nella formazione e nell’esistenza dell’autrice, tenute insieme, però, non dalla semplice sequenza letterale, ma dalla loro collocazione nel contesto lessicale costruito dalla memoria, dalle sensazioni e dai sentimenti. Più che una sequenza, dunque, un ordito, anzi, una maglia, una rete che assolve al compito – come per il Ragno a cui l’autrice dedica una delle sue parole – di mettere ordine tra i ricordi e dentro questo abbozzare un bilancio o provare a tracciarlo.

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Frammenti di Cinema # 8

Il neorealismo italiano di Roberto Rossellini e Vittorio De Sica ha influenzato molto il cinema moderno. Ne ha plasmato lo sguardo e le tecniche di ripresa. D’altra parte, quanto a storie e soggetti, quindi passando dal linguaggio delle immagini ai contenuti, non riesco ad immaginare il grande cinema americano degli anni ’70, e non solo, senza i romanzi di Joseph Conrad. Anzi, in modo speculare, a leggerli, questi stessi ci appaiono subito molto cinematografici.

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Frammenti di Cinema # 7

 

Il cinema si è spesso occupato di controllo sociale. Esso stesso, come mezzo di comunicazione di massa, è stato – oggi molto meno, sostituito da strumenti più invasivi – un’arma di manipolazione collettiva. Un film molto intenso su questo tema è Le vite degli altri di Florian Henckel. Racconta le vicende di un gruppo di intellettuali dissidenti nella Germania dell’Est, quotidianamente spiati da un agente della Stasi, la polizia politica. Dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine del Comunismo in Europa, il protagonista dedicherà il suo libro alla spia che anonimamente aveva deciso di salvarlo. Continua a leggere

Frammenti di Cinema # 6

 

 

Dopo aver visto Il sacrificio del cervo sacro, l’ultimo film del regista greco Yorgos Lanthimos, è difficile non abbinarlo alla Scelta di Sophie, di Alan J. Pakula, con Meryl Streep. Hybris e peccato, cultura greca a confronto con quella giudaico-cristiana. La colpa-tracotanza del medico Steven-Colin Farrell è chiara (anche se non accertata). Misteriosa, inspiegabile, ineluttabile e capricciosa è invece la nemesis-vendetta da parte del ragazzo figlio del paziente morto tempo prima sotto i ferri chirurgici. Qual è stata invece la colpa di Sophie? La stessa di Giobbe o di Josef K. Una colpa inesistente ma che affonda nel peccato universale.

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Frammenti di Cinema # 5

La drammatica crisi della nostra sicurezza familiare e della nostra identità sociale accomuna due film “terribili” per la loro attualità, benché il primo, L’avversario sia del 2002, e l’altro, Niente da nascondere del 2005. Curiosamente entrambi sono interpretati da Daniel Auteuil ed entrambi sono stati presentati a Cannes.

Il film della regista spagnola Nicole Garcia è tratto dall’omonimo romanzo di Emmanuel Carrère, L’avversario. Jean-Marc Faure è un medico dell’OMS a Ginevra, ha una famiglia felice, ottime origini familiari ed una specchiata immagine sociale. Una mattina d’inverno, però, uccide sua moglie e i sui due figli minorenni. In seguito va a trovare i genitori che vivono in campagna e dopo aver consumato con loro l’ultimo pasto li sopprime, quindi dà fuoco alla casa. L’incredibile verità è che questa strage efferata non è frutto di follia. Jean Marc è solo un bugiardo. Non è un medico e per anni ha costruito per gli altri un’immagine di sé del tutto falsa. Ogni mattina ha finto di andare a lavorare. Ed invece sostava per ore in parcheggi lontani o affittava stanze d’albergo. Si è indebitato per coprire questa messinscena, fino al momento in cui la situazione è diventata insostenibile. A quel punto la strage è stata la soluzione obbligata. Compreso l’atto finale del tentato suicidio, inghiottendo dei farmaci. Quest’ultima mossa liberatoria, infatti, non funziona e così lui dovrà subire condanna e carcere.

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La poesia non è finita, al Sud almeno. Alcune proposte de I Quaderni del Bardo

Che la poesia non sia morta lo dimostra anche la nascita di una case editrice come I Quaderni del Bardo per iniziativa del leccese Stefano Donno. Esiste un progetto serio di conoscenza e di promozione. I volumetti sono stati composti da Mauro Marino nella sede del Fondo Verri e prendono il nome dall’esperienza dei “Bardi di Copertino”, poeti beat guidati da Maurizio Leo, che quindici fa pubblicava libretti artigianali a tiratura molto limitata.

Non è dunque un progetto autoreferenziale e non si considera esaustivo. Soprattutto non si propone come un modello e non mira a realizzare una “cordata”. Si colloca in luogo geograficamente preciso, considerando anche la localizzazione non elemento secondario dentro una visione. Si pone come una comunità di autori che non slegano il dato testuale da quello biografico, ragione per la quale una poesia è anche e sempre una scelta. Diretta la collana di poesia da Nicola Vacca, egli stesso lettore (per professione) prima che autore egli stesso, questa  nuova casa editrice è innanzi tutto una comunità di lettori che poi si “espongono” con la scrittura dei loro testi. A questo punto la condizione sospensiva dell’ “a meno che” di Cesare Viviani – interessante è il suo pamphlet per il Melangolo, La poesia è finita. Diamoci pace. A meno che… – risulta in questo caso ampiamente realizzata.

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Frammenti di Cinema # 4

A chi ha apprezzato L’amore bugiardo di David Fincher, con interprete maschile Ben Affleck, consiglio di vedere (e confrontare) altri due film,  Malice – Il sospetto (1993) di Harold Becker, con Nicole Kidman e Alec Baldwin, e il recentissimo Il filo nascosto di Paul T. Anderson, con Daniel Day-Lewis.  Il primo sembrerebbe una rivisitazione del mito dell’Angelo Sterminatore. Alla fine si rivela, invece, quasi una apologia cattolica (ed ironica) dell’indissolubilità del matrimonio.  “Finché morte non vi separi”: da questa promessa non si può fuggire (il titolo originale del film è Gone girl). Non si deve fuggire, perché lo sbocco potrebbe essere più dannoso. L’ironia del finale sta in un senso di distacco e accettazione che richiama il ghigno (quasi di rassegnazione) di Dustin Hoffman nella fuga finale degli sposi in Il laureato.

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Fuoco, Terra, Aria, Acqua. Poesia Portale Sud con De Rienzo, Grutt, Sant’Elia e Tempesta

Poesia portale Sud è un progetto ideato da Edoardo Sant’Elia con lo scopo dichiarato di “far emergere – oltre le secche dei modelli primo o tardo novecenteschi ed accettando in pieno la sfida del postmoderno – un diverso modo di ‘sentire’, di praticare la scrittura”. L’opera, Fuoco. Terra. Aria. Acqua, è il frutto maturato da questo tronco; uno spartito diviso in quattro tempi ciascuno dei quali interpretato da un poeta del Mezzogiorno, Giuseppina De Rienzo, Rossella Tempesta, Valerio Grutt e lo stesso Sant’Elia. Non casuale ritengo sia stata la scelta dell’editore, con le edizioni Terra d’ulivi di Elio Scarciglia, a sua volta, figura interessante di artista e insieme promotore di un Sud emancipato da modelli meridionalisti rivelatisi inidonei a far emergere talenti e valori radicati ma allo stesso tempo capaci di dialogare oltre i confini regionali.

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Frammenti di Cinema # 3

Il mito di Icaro è molto presente nel cinema. Tre film, in particolare, lo richiamano offrendo una efficace chiave di lettura della realtà. E non solo. Coprendo un arco temporale di quasi 40 anni, confrontandoli possiamo vedere come sia storicamente cambiato il modo in cui ci rappresentiamo, singolarmente e all’interno della società.

Negli anni ’70 la società va capovolta. Se non riusciamo a farlo collettivamente, resta l’atto di ribellione del singolo individuo. Al limite estremo, bisogna fuggire via. E’ quello che tenta di Brewster McCloud  nel film di Robert Altman Anche gli uccelli uccidono. La rivoluzione è già diventata materia per etologi oppure argomento di cronaca nera. Non resta che  l’auto-produzione della propria liberazione. L’esito però è scontato e l’epilogo crudele. La società è più forte. Nel finale felliniano all’interno dello stadio la caduta in volo di Brewster McCloud diventa (profeticamente) parte dello show.

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Frammenti di Cinema # 2

Cosa unisce Victor Hugo, The Joker e la “Dalia Nera”? Un sorriso. Prima di ogni collegamento (iper) testuale, per istinto, ho sempre pensato che un sorriso stampato sul volto fosse la prima e visibile distanza (e difesa) dal mondo. Per questo la scoperta di questo legame è stupefacente.

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Frammenti di Cinema # 1

Adriano Celentano ha compiuto 80 anni. Nel 1975 ne aveva 37 quando gira il suo film più ambizioso, Yuppi du. Venne persino proiettato in concorso alla 28^ edizione del Festival di Cannes. Nel 2008 ne è stata presentata una versione restaurata a Venezia.

La prima volta l’ho visto al cinema. Avevo 10 anni. Mi sembrò un film misterioso più che incomprensibile, a partire dal titolo, sul cui significato, ricordo, gli adulti discorrevano molto. Per anni ho pensato che significasse, in una qualche lingua sconosciuta, “spaventapasseri”, perché questo sembra l’icona resa famosa dalla postura di Celentano sul manifesto del film. Continua a leggere