Frammenti di Cinema # 11

 

Nel cinema la meteorologia è importante e non è mai casuale. Emblematica è la pioggia continua e interminabile in Blade Runner  (1982) di Ridley Scott. Per un maestro del cinema come John Ford, invece, il cinema è il vento che soffia tra gli alberi. Di recente la neve è divenuta lo scenario suggestivo di molti film, legati tra loro da due fili, la memoria e il thriller.

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Frammenti di Cinema # 10

 

Chi guarda Vizio di forma (2014) si trova di fronte ad un’ennesima, allucinata questa, versione di Raymond Chandler. Se vado indietro fino al Grande sonno e quindi proseguo fino a questo film di Paul Thomas Anderson, credo che questa storia noir sia la narrazione più citata dal cinema americano. Un vero e proprio stilema, un archetipo, un mito moderno. The Big Sleep è del 1946 per la regia Howard Hawks, con Humphrey Bogart e Lauren Bacall come interpreti. Al centro della storia c’è il detective Philip Marlowe, ingaggiato per liberare la ricca Carmen Sternwood dalla minaccia di una band di delinquenti che la ricattano per i suoi debiti di gioco.

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Frammenti di Cinema # 9

Un tema molto presente nel cinema è quello del doppio. In particolare, nel loro l’intreccio con la scrittura, è frequente vedere storie di ghostwriter, di intriganti vicende di sostituzione d’autore. Se il tuo “doppio” è tua moglie, la vicenda può caricarsi di implicazioni psicologiche e private imbarazzanti. E’ il caso di Wife di Bjorn Runge, interpretato da Glenn Close e Jonathan Pryce. Lui addirittura ha vinto il premio Nobel grazie alla penna nascosta di sua moglie. Immaginate quale conflitto latente o solo celato può star dietro un rapporto di questo tipo. E’ la storia di Francis Scott Fitzgerald e Zelda Sayre, su cui Hollywood sta realizzando due film di prossima uscita.

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Daniele Maria Pegorari, Letteratura liquida (Manni, 2018)

 

Daniele Maria Pegorari ci invita con le sue Sei lezioni sulla crisi della modernità ad un viaggio dantesco che dall’inferno del Novecento risale alla luce della contemporaneità. Solo che qui non troviamo stelle da ammirare, ma la precaria luminosità della fabbrica dei libri, del totalitarismo della comunicazione, della contumacia dell’autore, della bulimia dell’economia del capriccio. Insomma, l’uscita dal “secolo breve” non ci ha condotto in paradiso. E qualora il benessere materiale conquistato, da qualcuno possa ancora essere considerato un paradiso, scopriamo che questo non è affatto desiderabile, se ci viene svelato come una “variante luminosa del nulla”.

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Adriana Libretti, Parole presenti (Le Mezzelane 2018)

Ricordate la battuta di Woody Allen che conclude con la voce fuori campo lo splendido Io e Annie? “Bè, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, e pazzi. E assurdi. Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova”. Non è un caso che mi sia venuta in mente leggendo questo ultimo libro di Adriana Libretti. La comicità di Allen è tutta costruita sulla parola. L’autrice è un’attrice e doppiatrice. E Parole presenti si chiama questo suo libro. Le “uova” – ma se volete le relazioni con gli esseri umani, gli oggetti e le parole – Adriana ha imparato a coglierle da bambina frequentando la Casa del Sole di Milano, meglio conosciuta come Scuola all’aperto del Trotter. Nata per educare, irrobustendoli, i bambini più gracili delle famiglie meno abbienti, aveva poi introdotto la sperimentazione di metodi di apprendimento molto innovativo. Di questa scuola dal 1956 al 1963 sua nonna paterna, Nonna Bea, fu Direttrice. I bambini venivano educati alla “cooperazione”, accompagnati a condividere la gestione di una piccola banca di risparmi, l’orto, la fattoria.

Sembra facile scrivere sul Bacio. Non lo è affatto. “Proprio come non lo è affatto cuocere alla perfezione un uovo al tegamino”. Si coglie che l’umanità di Adriana Libretti viene da lì. Anche l’amore per la parola nella sua dinamica “globale”, credo, le è derivato da quell’imprinting iniziale. Questo libro è infatti un alfabeto intimo e familiare, un abbecedario di parole-chiave nella formazione e nell’esistenza dell’autrice, tenute insieme, però, non dalla semplice sequenza letterale, ma dalla loro collocazione nel contesto lessicale costruito dalla memoria, dalle sensazioni e dai sentimenti. Più che una sequenza, dunque, un ordito, anzi, una maglia, una rete che assolve al compito – come per il Ragno a cui l’autrice dedica una delle sue parole – di mettere ordine tra i ricordi e dentro questo abbozzare un bilancio o provare a tracciarlo.

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Frammenti di Cinema # 8

Il neorealismo italiano di Roberto Rossellini e Vittorio De Sica ha influenzato molto il cinema moderno. Ne ha plasmato lo sguardo e le tecniche di ripresa. D’altra parte, quanto a storie e soggetti, quindi passando dal linguaggio delle immagini ai contenuti, non riesco ad immaginare il grande cinema americano degli anni ’70, e non solo, senza i romanzi di Joseph Conrad. Anzi, in modo speculare, a leggerli, questi stessi ci appaiono subito molto cinematografici.

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Frammenti di Cinema # 7

 

Il cinema si è spesso occupato di controllo sociale. Esso stesso, come mezzo di comunicazione di massa, è stato – oggi molto meno, sostituito da strumenti più invasivi – un’arma di manipolazione collettiva. Un film molto intenso su questo tema è Le vite degli altri di Florian Henckel. Racconta le vicende di un gruppo di intellettuali dissidenti nella Germania dell’Est, quotidianamente spiati da un agente della Stasi, la polizia politica. Dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine del Comunismo in Europa, il protagonista dedicherà il suo libro alla spia che anonimamente aveva deciso di salvarlo. Continua a leggere

Frammenti di Cinema # 6

 

 

Dopo aver visto Il sacrificio del cervo sacro, l’ultimo film del regista greco Yorgos Lanthimos, è difficile non abbinarlo alla Scelta di Sophie, di Alan J. Pakula, con Meryl Streep. Hybris e peccato, cultura greca a confronto con quella giudaico-cristiana. La colpa-tracotanza del medico Steven-Colin Farrell è chiara (anche se non accertata). Misteriosa, inspiegabile, ineluttabile e capricciosa è invece la nemesis-vendetta da parte del ragazzo figlio del paziente morto tempo prima sotto i ferri chirurgici. Qual è stata invece la colpa di Sophie? La stessa di Giobbe o di Josef K. Una colpa inesistente ma che affonda nel peccato universale.

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Frammenti di Cinema # 5

La drammatica crisi della nostra sicurezza familiare e della nostra identità sociale accomuna due film “terribili” per la loro attualità, benché il primo, L’avversario sia del 2002, e l’altro, Niente da nascondere del 2005. Curiosamente entrambi sono interpretati da Daniel Auteuil ed entrambi sono stati presentati a Cannes.

Il film della regista spagnola Nicole Garcia è tratto dall’omonimo romanzo di Emmanuel Carrère, L’avversario. Jean-Marc Faure è un medico dell’OMS a Ginevra, ha una famiglia felice, ottime origini familiari ed una specchiata immagine sociale. Una mattina d’inverno, però, uccide sua moglie e i sui due figli minorenni. In seguito va a trovare i genitori che vivono in campagna e dopo aver consumato con loro l’ultimo pasto li sopprime, quindi dà fuoco alla casa. L’incredibile verità è che questa strage efferata non è frutto di follia. Jean Marc è solo un bugiardo. Non è un medico e per anni ha costruito per gli altri un’immagine di sé del tutto falsa. Ogni mattina ha finto di andare a lavorare. Ed invece sostava per ore in parcheggi lontani o affittava stanze d’albergo. Si è indebitato per coprire questa messinscena, fino al momento in cui la situazione è diventata insostenibile. A quel punto la strage è stata la soluzione obbligata. Compreso l’atto finale del tentato suicidio, inghiottendo dei farmaci. Quest’ultima mossa liberatoria, infatti, non funziona e così lui dovrà subire condanna e carcere.

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La poesia non è finita, al Sud almeno. Alcune proposte de I Quaderni del Bardo

Che la poesia non sia morta lo dimostra anche la nascita di una case editrice come I Quaderni del Bardo per iniziativa del leccese Stefano Donno. Esiste un progetto serio di conoscenza e di promozione. I volumetti sono stati composti da Mauro Marino nella sede del Fondo Verri e prendono il nome dall’esperienza dei “Bardi di Copertino”, poeti beat guidati da Maurizio Leo, che quindici fa pubblicava libretti artigianali a tiratura molto limitata.

Non è dunque un progetto autoreferenziale e non si considera esaustivo. Soprattutto non si propone come un modello e non mira a realizzare una “cordata”. Si colloca in luogo geograficamente preciso, considerando anche la localizzazione non elemento secondario dentro una visione. Si pone come una comunità di autori che non slegano il dato testuale da quello biografico, ragione per la quale una poesia è anche e sempre una scelta. Diretta la collana di poesia da Nicola Vacca, egli stesso lettore (per professione) prima che autore egli stesso, questa  nuova casa editrice è innanzi tutto una comunità di lettori che poi si “espongono” con la scrittura dei loro testi. A questo punto la condizione sospensiva dell’ “a meno che” di Cesare Viviani – interessante è il suo pamphlet per il Melangolo, La poesia è finita. Diamoci pace. A meno che… – risulta in questo caso ampiamente realizzata.

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Frammenti di Cinema # 4

A chi ha apprezzato L’amore bugiardo di David Fincher, con interprete maschile Ben Affleck, consiglio di vedere (e confrontare) altri due film,  Malice – Il sospetto (1993) di Harold Becker, con Nicole Kidman e Alec Baldwin, e il recentissimo Il filo nascosto di Paul T. Anderson, con Daniel Day-Lewis.  Il primo sembrerebbe una rivisitazione del mito dell’Angelo Sterminatore. Alla fine si rivela, invece, quasi una apologia cattolica (ed ironica) dell’indissolubilità del matrimonio.  “Finché morte non vi separi”: da questa promessa non si può fuggire (il titolo originale del film è Gone girl). Non si deve fuggire, perché lo sbocco potrebbe essere più dannoso. L’ironia del finale sta in un senso di distacco e accettazione che richiama il ghigno (quasi di rassegnazione) di Dustin Hoffman nella fuga finale degli sposi in Il laureato.

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Fuoco, Terra, Aria, Acqua. Poesia Portale Sud con De Rienzo, Grutt, Sant’Elia e Tempesta

Poesia portale Sud è un progetto ideato da Edoardo Sant’Elia con lo scopo dichiarato di “far emergere – oltre le secche dei modelli primo o tardo novecenteschi ed accettando in pieno la sfida del postmoderno – un diverso modo di ‘sentire’, di praticare la scrittura”. L’opera, Fuoco. Terra. Aria. Acqua, è il frutto maturato da questo tronco; uno spartito diviso in quattro tempi ciascuno dei quali interpretato da un poeta del Mezzogiorno, Giuseppina De Rienzo, Rossella Tempesta, Valerio Grutt e lo stesso Sant’Elia. Non casuale ritengo sia stata la scelta dell’editore, con le edizioni Terra d’ulivi di Elio Scarciglia, a sua volta, figura interessante di artista e insieme promotore di un Sud emancipato da modelli meridionalisti rivelatisi inidonei a far emergere talenti e valori radicati ma allo stesso tempo capaci di dialogare oltre i confini regionali.

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Frammenti di Cinema # 3

Il mito di Icaro è molto presente nel cinema. Tre film, in particolare, lo richiamano offrendo una efficace chiave di lettura della realtà. E non solo. Coprendo un arco temporale di quasi 40 anni, confrontandoli possiamo vedere come sia storicamente cambiato il modo in cui ci rappresentiamo, singolarmente e all’interno della società.

Negli anni ’70 la società va capovolta. Se non riusciamo a farlo collettivamente, resta l’atto di ribellione del singolo individuo. Al limite estremo, bisogna fuggire via. E’ quello che tenta di Brewster McCloud  nel film di Robert Altman Anche gli uccelli uccidono. La rivoluzione è già diventata materia per etologi oppure argomento di cronaca nera. Non resta che  l’auto-produzione della propria liberazione. L’esito però è scontato e l’epilogo crudele. La società è più forte. Nel finale felliniano all’interno dello stadio la caduta in volo di Brewster McCloud diventa (profeticamente) parte dello show.

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Frammenti di Cinema # 2

Cosa unisce Victor Hugo, The Joker e la “Dalia Nera”? Un sorriso. Prima di ogni collegamento (iper) testuale, per istinto, ho sempre pensato che un sorriso stampato sul volto fosse la prima e visibile distanza (e difesa) dal mondo. Per questo la scoperta di questo legame è stupefacente.

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Frammenti di Cinema # 1

Adriano Celentano ha compiuto 80 anni. Nel 1975 ne aveva 37 quando gira il suo film più ambizioso, Yuppi du. Venne persino proiettato in concorso alla 28^ edizione del Festival di Cannes. Nel 2008 ne è stata presentata una versione restaurata a Venezia.

La prima volta l’ho visto al cinema. Avevo 10 anni. Mi sembrò un film misterioso più che incomprensibile, a partire dal titolo, sul cui significato, ricordo, gli adulti discorrevano molto. Per anni ho pensato che significasse, in una qualche lingua sconosciuta, “spaventapasseri”, perché questo sembra l’icona resa famosa dalla postura di Celentano sul manifesto del film. Continua a leggere

Educazione sentimentale # 5

di Pasquale Vitagliano

Albert Camus

I libri che sono entrati a far parte della mia vita sono tanti. Eppure sento che l’autore che mi abbia maggiormente influenzato sia stato Albert Camus, e in particolare il Mito di Sisifo.

Quando ci penso, mi stupisco sempre. Il discorso filosofico sul suicidio e il paradigma dello sforzo interminabile e allo stesso tempo inutile di portare in cima un macigno che poi rotolerà di nuovo a valle inesorabilmente, hanno plasmato la mia vita, sin da adolescente.

Poi, anche L’uomo in rivolta e La peste sono stati fondamentali per me. In modo totalizzante. E non me ne vanto affatto. Non si tratta di un vezzo intellettuale. Non è bello scoprire di essere un “Sisifo” vivente. Le opere di Camus sono state per me una “profezia che si autodetermina”.

Le opere di Camus, tuttavia, hanno costituito (solo?) il format esistenziale e culturale del mio profilo di lettore permanente. Altre opere nel corso della vita sono diventate essenziali, Il processo, L’idiota, Il rosso e il nero, Don Chisciotte. Insomma, l’epopea del romanzo europeo.

E la poesia? Che posto ha avuto la poesia? La poesia aderisce alla mia stessa esistenza e vita. Come per Dino Campana è stata ed è ancora l’unica compagna di viaggio.

Sì, devo a Camus, alla letteratura e ai libri se mi sono salvato.

 

 

L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 12

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Giorni di guerra, Giovanni Comisso (1923)

Raccontare in presa diretta, la prima guerra mondiale, da tragico esordio della distruzione di massa, regredisce allo stato di guerra ordinaria, come tante, anzi una delle tante, in quello scorcio non riappacificabile di vita europea che è stato il “doppio secolo” del XIX-XX secolo. Vissuta così e così raccontata, la Grande Guerra diventa, nella sua normalità, un evento eccezionale solo per chi l’ha vissuta. Per il giovane arruolato, preso dal tedio tutto moderno della generazione piccolo borghese dei ragazzi di inizio secolo, la guerra non è una sfida eroica ma una “vacanza”, una fuga, un’avventura a contatto della natura e nella massima tensione possibile dell’arco della propria giovinezza.

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Normanno Soscia e il racconto della pittura.

La pittura di Normanno Soscia (Itri, 1938) rimanda, pur nella diversità dell’ispirazione e del canone, all’opera di Lucio Fontana. In entrambi gli artisti c’è il tentativo di andare oltre il già visto della pittura. Concettualmente il gesto pittorico è diverso: quest’ultimo taglia la tela; Soscia la raschia, la scrosta, quasi fosse un muro, solleva la parete metafisica della tradizione. Entrambi vogliono vedere, scrutare, (ri)scoprire ciò che sta dietro la rappresentazione visiva. Se Fontana propone un concetto spaziale, Soscia si muove dentro la categoria del tempo.

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L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 11

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Vedrò Singapore, Piero Chiara (1981)

Si domanda il giovane aiutante di cancelleria prima di imbarcarsi come scrivano di bordo su di una nave diretta in Estremo Oriente: “Vedrò Singapore?”. Siamo all’epilogo delle disavventure del narratore, il giovane impiegato di infimo livello dell’amministrazione giudiziaria, trasferito d’ufficio da una sede all’altra dell’istriano e del Friuli.

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Intrappolati. Gli scafisti di Burg Migheizil, di Michele Caccamo e Luisella Pescatori, Castelvecchi, (2017)

Intrappolati, scritto a quattro mani da Michele Caccamo e Luisella Pescatori è un racconto sull’emigrazione clandestina. Definirlo romanzo sarebbe, forse, impreciso. Una cronaca sarebbe riduttivo. Per evidenziarne con chiarezza la denotazione narrativa è adatta appunto la definizione di racconto. Per altro, questa forma espressiva mostra anche il terreno storico culturale da cui l’ispirazione degli autori trae origine o paradigma. Cosa fa, infatti, Sherazade per sottrarsi, anzi, meglio, per allontanare il destino di morte al quale il re persiano l’ha condannata? Deve narrare storie, raccontare. Per mille e una notte.

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