Intrappolati. Gli scafisti di Burg Migheizil, di Michele Caccamo e Luisella Pescatori, Castelvecchi, (2017)

Intrappolati, scritto a quattro mani da Michele Caccamo e Luisella Pescatori è un racconto sull’emigrazione clandestina. Definirlo romanzo sarebbe, forse, impreciso. Una cronaca sarebbe riduttivo. Per evidenziarne con chiarezza la denotazione narrativa è adatta appunto la definizione di racconto. Per altro, questa forma espressiva mostra anche il terreno storico culturale da cui l’ispirazione degli autori trae origine o paradigma. Cosa fa, infatti, Sherazade per sottrarsi, anzi, meglio, per allontanare il destino di morte al quale il re persiano l’ha condannata? Deve narrare storie, raccontare. Per mille e una notte.

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L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 10

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Socialismo liberale, Carlo Rosselli (1930)

Carlo e Nello Rosselli vengono assassinati il 9 giugno 1937 a Bagnoles-de-l’Orne da una squadra di fascisti del gruppo terroristico La Cagoule. Per questa generazione di antifascisti si deve partire dal dato biografico. Parliamo degli eredi della tradizione risorgimentale che seppero fare, come Mazzini, della politica una religione civile, della lotta politica un magistero laico. Questi “chierici”, cui va aggiunto Piero Gobetti, ancora a Torino, e Tommaso Fiore, nel Mezzogiorno d’Italia, solo per indicare alcuni, intrecciarono così intimamente opera e biografia, da porsi direttamente, con la loro vita e le loro azioni, quali testimoni del loro programma politico. All’ombra dello scontro storico tra grandi movimenti organizzati, tuttavia, queste personalità furono “perle” slegate dalle grandi masse popolari protagoniste del secolo scorso e per questo sempre relegate ad essere “splendide” minoranze.

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La mia terra, Nicola Apollonio, Edizioni EspressoSud (2017)

Di Meridione ormai si parla solo all’inaugurazione della Fiera del Levante di Bari, kermesse che al Sud fa da contraltare ai grandi forum finanziari del Nord, quelle che contano. La “Questione Meridionale” è uscita dall’agenda politica strategica, se non per inseguire le emergenze, soppiantata dalla fine degli anni ’80 dalla “Questione del Nord”. Il “meridionalismo” che nel dopo-guerra aveva rappresentato un’area di ricerca storica e di pensiero storico di grande blasone, discendendo da Benedetto Croce e procedendo con Gaetano Salvemini e Manlio Rossi Doria, è stato sostituito da una pubblicistica che ha cercato di contrapporsi al “vento del Nord” con un suggestivo ma controproducente revisionismo a favore di una presunta età dell’oro “borbonica”.

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Nasce la collana Z a cura di Nicola Vacca per i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno

Nasce per i tipi de I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno la collana Z a cura di Nicola Vacca. L’obiettivo che si nutre dell’esperienza, della sensibilità  e professionalità pluriennale nel mondo del giornalismo culturale d’opinione, della militanza e vita poetica e letteraria del curatore Nicola Vacca portata avanti nel tempo anche con il suo blog tra i più visti in Italia (Zona di disagio), vuole essere un universo altro dove codici, tracciati semantici e stilistici tra i più vari potranno trovare il loro posto e la loro dignità.  La prima pubblicazione selezionata  e proposta da Nicola Vacca, che vedrà la luce nella prima metà di novembre 2017 nella collana Z è quella di Donato Di Poce firma autorevole nel panorama culturale italiano dal titolo Lampi di Verità con la prefazione del filosofo Alessandro Vergari.

“Sono orgoglioso di aver avviato con Nicola Vacca, cultore di Cioran e poeta che stimo e apprezzo moltissimo – dichiara l’editore Stefano Donno – questa collaborazione in puro spirito di autentica solidarietà poetica e culturale. La convinzione che la casa editrice si sia dotata di un ulteriore mezzo culturale di grande qualità ci rassicura sul fatto che il nostro marchio inserito nel segmento della micro editoria italiana lavori lentamente ma con grande forza, purezza e autenticità”

Donato Di Poce, (Nato a Sora – FR – nel 1958 ma residente dal 1982 a Milano ). Poeta, Critico d’Arte, Scrittore di Aforismi, Fotografo.  Artista poliedrico ed ironico ma dotato di grande umanità, si è imposto all’attenzione del pubblico e della critica con la pubblicazione di una collana di 5 portfolio dal titolo: TACCUINO BERLINESE – East Side Gallery , Félix Fénéon Edizioni, Ruvo di Puglia (BA), 2009 dedicata al muro di Berlino. In un suo celebre aforisma ha scritto: “Il Poeta vede l’invisibile/Il Fotografo fornisce le prove”.

I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno (iQdB Edizioni di Stefano Donno)

Info link – http://www.iquadernidelbardoedizioni.it/

L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 9

 

 

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Un popolo di formiche, Tommaso Fiore (1952)

C’è una corda civile che lega Torino al Mezzogiorno, oltre e prima la catena operaia dell’emigrazione. Torino e la cultura azionista di cui fu guida Piero Gobetti; il Sud ed il meridionalismo di Gaetano Salvemini. Se Gobetti ebbe come maestro lo storico pugliese; Tommaso Fiore, il cantore dell’epopea contadina delle genti pugliesi, ebbe come maestro il padre della Rivoluzione liberale. Ma Torino fu anche la città di Carlo Levi, del cui Cristo si è fermato ad Eboli l’opera di Fiore rappresenta un’ideale anticipazione.

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L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 8

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani, Giacomo Leopardi (1824)

Il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani di Giacomo Leopardi è, insieme alle Operette morali, un trattato di filosofia politica, che racchiude, come pure la raccolta di poesie dei Canti, la sintesi del pensiero del poeta di Recanati. Il punto di partenza della riflessione leopardiana è la conseguenza dell’Illuminismo sulla morale comune: «la distruzione o indebolimento de’ principi morali fondati sulla persuasione». Il secolo dei Lumi, in altre parole, privando ogni valore umano di un proprio principio fondativo originario e dislocando l’origine di ogni discorso sull’uomo nella sola constatazione dei fatti ha dato un colpo definitivo alla tradizione — cosa pure meritoria se si pensa a quanto espresso nei versi de La ginestra — ma ha, allo stesso tempo, colpito a morte i costumi, i valori universali.

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L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 7

 

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Amore e ginnastica, Edmondo De Amicis (1892)

E se la sit-com l’avesse inventata l’autore di Cuore? Niente di strano, avremmo la conferma che un autore sottovalutato perché sentimentale e retorico, è invece tutto da riscoprire per la sua modernità. Edmondo De Amicis infatti è stato un autore nazionale e popolare, nell’accezione gramsciana autentica e non sarcastica, ed ha anticipato in questo romanzo l’indiscreto e rassicurante rapporto voyeristico tra attore e spettatore.

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Commedia ubriaca. Nicola Vacca e il “Dio del Massacro”.

Abbasso la realtà, viva la realtà. L’ultima fatica poetica di Nicola Vacca, Commedia ubriaca (Marco Saya Editore, 2017), può risultare ad una lettura immediata troppo cupa e disperata. Ho dovuto  rileggere più volte questi versi scarnificati di ogni consolazione umanitaria, per cercare di comprendere l’origine di questa coazione alla caduta, per cogliere il ritmo di questa sinfonia del dolore e del fallimento di ogni “umanitarismo”. Non trovo le parole/ per amputare il gesto/ che porta con sé il sangue del massacro./ Non trovo nessun dio/ che possa lenire il dolore/ di cui siamo maestri./ Non trovo più niente/ dove il vuoto è diventato l’impero dei giorni. Alla fine credo di aver trovato il codice segreto di questa opera “disumana”, idoneo a disvelarla all’opposto in tutta la sua umanità più sincera. Questo è il “principio di realtà”, che lo stesso autore, forse anche inconsciamente, afferma in un suo verso.

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L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 6

 

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Malombra, Antonio Fogazzaro (1881)

In uno spettrale castello sulle rive di un lago lombardo vive, segregata dallo zio Cesare d’Ormengo, la marchesa Marina di Malombra. Per caso Marina viene in possesso di una lettera scritta da sua nonna Cecilia, anch’ella segregata dal marito, come punizione per essersi innamorata di un giovane ufficiale di nome Renato. Marina finisce per identificarsi con Cecilia e rivive la tragedia della sua morte. In un lento ma progressivo stato di allucinazione, la marchesina comincia a credere di essere la reincarnazione della nonna. In preda alla follia ucciderà lo zio e lo scrittore Corrado Silla, che di lei si era innamorato — credendolo la reincarnazione di Renato.

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L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 5

 

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Il maestro di Vigevano, Lucio Mastronardi (1962)

Il maestro è un mi… E’ un mi…», il maestro chiama gli alunni a completare la frase. «Il maestro è un mi… E’ un mi…» . «E’ un missile!», rispondono i ragazzi in coro, con la loro ingenua sfrontatezza. E il maestro strabuzza gli occhi: «E’ un missionario! E’ un missionario!».

Il maestro di Vigevano è più noto per l’interpretazione che ne ha dato l’attore Alberto Sordi che per Lucio Mastronardi, autore dell’omonimo romanzo. Grazie alla comicità grottesca del film, moltissimi conoscono le vicende del maestro Mombelli senza aver mai letto il libro. La stessa sorte – pur con esiti letterari diversi – di tanti personaggi della letteratura.

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L’isola misteriosa. La Bibioteca dei libri inutili. N. 4

 

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

I pirati della Malesia, Emilio Salgari (1896)

Scritto nel 1896, I pirati della Malesia è il libro che dà nome al ciclo di romanzi d’avventura di Emilio Salgari, iniziato con I Misteri della jungla nera (scritto nel 1895) e concluso con La rivincita di Yanez (del 1913). Al centro dell’azione è di nuovo lo scontro tra Tremalnaik e la terribile setta degli strangolatori, i Thugs.

Sandokan e Yanez incontrano il bengalese per aiutarlo a liberare la bella inglese, Ada Corisbant, fatta dai Thugs nuova Vergine della Pagoda. Nel corso della storia si svolgono eroiche battaglie contro truppe straniere e popolazioni nemiche, scontri sul mare e duelli contro feroci animali selvaggi.

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L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 3

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Corruzione al Palazzo di giustizia, Ugo Betti (1944)

Il Palazzo poi è la miniera, è il pozzo, è il nido, del malcontento, dei sussurri. Comincia uno a spargere calunnie, l’altro seguita, il giorno dopo sono dieci, venti e poi… E’ come una cancrena che si allarga», dice il giudice Bata all’inizio del dramma teatrale di Ugo Betti, scritto nel 1944 e rappresentato per la prima volta il 7 gennaio 1949 al Teatro delle Arti di Roma.

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L’attesa del padre di Raffaele Niro, Transeuropa, 2016

Viviamo in un’epoca “amletica”. Non tanto per i dilemmi da affrontare, quanto per la condivisione di un destino caratterizzato dall’ “assenza” del padre. La vita “liquida” che viviamo è materna (o “matrigna”). Siamo in un liquido amniotico privo di riferimento stabili, in attesa di fuoriuscire, primo o poi, dal nostro stato di galleggiamento. Continua a leggere

Danzas De Amor y Duende, Gianpaolo G. Mastropasqua. Una lettura di Pierluigi Boccanfuso

Quando la poiesis assume la sua dimensione cosmogonica.

Tra le numerose raccolte poematiche che ho letto, non ne ricordo molte che, dal campo del mio spirito, sono riuscite a divellere un fiore di entusiasmo come questa di Gianpaolo Mastropasqua. Danzas de Amor y Duende è una scoperta preziosa, una partitura wagneriana priva di musica (a meno che non si tratti dell’accordatura poetica), è intima e remota riconciliazione con lo spartito cosmico. Una Danza di Amore e Duende, appunto. Parola, l’ultima, che non va traslata. Deve essere lasciata così, nel suo idioma originario, totemico, la cosa in sé kantiana, universale, lo spirito dionisiaco e selvaggio, nel quale il nostro riconosce ogni tentativo di evasione dalla sfera del razionale.

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L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 2

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Hocynus Orca , Stefano d’Arrigo (1975)

Hocynus Orca di Stefano D’Arrigo, può essere considerato il Moby Dick della nostra letteratura, per aver fatto del mare e dei suoi abitanti l’epico scenario di un’imponente opera simbolica. D’Arrigo stesso affrontò l’impresa come di fronte a un capolavoro del Novecento. In realtà, in quest’opera volutamente monumentale sono presenti Omero e Joyce, più che Melville, l’insonne ritorno alla propria Itaca, più che l’ossessivo inseguimento di una chimera.

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L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili.

rubrica

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Tre croci, Federigo Tozzi (1918)

Scritto in pochi giorni alla fine del 1918, Tre croci narra la storia di tre fratelli, Giulio, Niccolò ed Enrico Gambi. Essi ereditano dal padre una libreria antiquaria nel centro di Siena. Quando gli affari cominciano ad andare male, sono costretti ad indebitarsi. Ma la situazione rovina a tal punto che finiscono persino per firmare delle cambiali falsificando la firma di un loro amico, il cavalier Nicchioli, a garanzia dei loro debiti. La verità, però, viene subito a galla e la vergogna cade su tutta la famiglia. Giulio non sopporta l’umiliazione e si toglie la vita. Gli altri due fratelli, invece, subiscono un processo, dal quale escono assolti perché hanno scaricato ogni responsabilità sul fratello morto. Ormai, però, il destino è tracciato. Niccolò morirà di lì a poco di apoplessia, dopo aver vissuto di stenti, ed anche Enrico morirà, più tardi, nella miseria, ricoverato in un Ospizio di mendicità.

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LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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L’ultima lettera

Giuseppe De Santis aveva intuito tutto. Aveva colto cosa si muoveva sotto la cenere dell’Italia catto-comunista. Ne dette prova con Riso amaro. Nel 1972 gira il suo ultimo film, Un apprezzato professionista di sicuro successo. Vincenzo, giovane e brillante avvocato di provincia è impotente. Tutti si aspettano un figlio. Anche sua moglie Lucetta, che acconsente ad un patto a tre. Il figlio arriverà col contributo di don Marco, amico fraterno di Vincenzo, l’unico capace di conservare per sempre il segreto. L’esito della storia è inatteso, e qui non ci interessa. La vicenda ha una forte carica profetica. Difficilmente accettabile. Ed infatti De Santis da allora venne praticamente estromesso dal mondo del cinema e della cultura.

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LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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“Mentire è umano”

“Faremo una televisione che racconta la realtà. Così come l’avrebbe voluta Pasolini”, parola di Angelo Guglielmi, a capo di Rai Tre a fine anni ’80. Da questa linea – non va dimenticato che l’allora direttore di rete proveniva dal Gruppo 63 – nacquero programmi storici del palinsesto televisivo come Chi lo ha visto? e Un giorno in Pretura. Non dubito che le intenzioni – ma anche i risultati a vedere il successo – fossero ottimi.  La premessa, invece, è stata malefica, se anche format come il Grande Fratello e tutti che ne sono seguiti Reality sono diretti discendenti di quell’enunciato.

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“Non c’è nulla di più incredibile della verità”. A voler riadattare questa storica battuta di Groucho Marx, direi che non c’è nulla di più falso della realtà. Della sua rappresentazione, chiaramente. E che all’opposto dell’interpretazione di Guglielmi, questo dilemma sia stato il principale cruccio di PPP o almeno del Pasolini regista. Il nodo è proprio questo: può essere rappresentata la realtà? Credo che questo è il tema della Modernità. E si tratta di un problema irrisolto ancora oggi che dalla Modernità siamo fuoriusciti. Suggerisco di (ri) vedere Rashomon di Akira Kurosawa per comprendere quanto esso sia centrale. E Rashomon in giapponese vuol dire appunto verità.

Il punto più drammatico e spinto di questo dilemma lo abbiamo anche già toccato. Ed è l’omicidio in diretta dell’ambasciatore russo ad Ankara da parte di un agente del servizio di sicurezza, in realtà (appunto) un radicale islamico. Il richiamo all’omicidio in diretta di Quinto Potere, se pur immediato, è scontato e superato. Ciò che è questa volta s’impone nella sua stupefacente rappresentazione è la potenza iconografica della scena nella fissità della fotografia. La perfetta simmetria del corpo disteso e dell’assassino col braccio alzato; il nero degli abiti in controcanto al bianco dello spazio; i quadri al muro che spezzano il vuoto dell’ambiente: è terribile, ma non si vede una goccia di sangue. Sembra un’installazione artistica ed invece è la scena (appunto) di un terribile assassinio. E’ incredibile. Ma vero.

 

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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“Dica lo gioro”

Perché in Germania il Cancelliere governa il paese, mentre in Italia i cancellieri possono essere sostituiti dai barellieri della Croce Rossa? La storia di una “parola”, e questa del termine che qualifica un organo, una funzione, una professione, è davvero curiosa in Italia, può diventare un paradigma dell’identità di un’intera Nazione. Si tratta chiaramente di un paradosso “illuministico” che un Leonardo Sciascia avrebbe esposto con ben altri argomenti e qualità di scrittura. Eppure, la curiosità resta se pensate che la figura del “cancelliere” è stata in passato sinonimo di potere, l’ “eminenza grigia” per antonomasia. Pretore e cancelliere erano le autorità più alte di un paese, il primo amministrava la giustizia, il secondo la incarnava negli atti che la sua firma rendeva pubblici. In Assunta Spina di Salvatore Di Giacomo, Federico Funelli che simboleggia il sopruso e l’arbitrio persino nella tormentata relazione sentimentale con la protagonista, di mestiere è appunto un cancelliere.

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LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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“Contrordine compagni”

All’Università ho studiato economia sui testi del premio nobel Paul Samuelson. “Non potrà mai più esserci una crisi drammatica come quella del ’29 perché nessuno crede più nel dogma del pareggio di bilancio”. Mi rimase impresso questo enunciato ottimistico. Eravamo alla fine degli anni ’80, e se il comunismo aveva fallito, la “pax” keyensiana appariva indiscutibile. Ed invece è accaduto che questo principio ottocentesco abbiamo finito per metterlo in Costituzione negli articoli 81 e 97. Padre di questa riforma costituzionale realizzata nel 2012 fu Giulio Tremonti, “mosca cocchiera” del monetarismo nuovamente trionfante. Le teorie economiche sono dunque volubili. A questo punto, non mi stupirei se qualcuno rispolverasse la socializzazione dei mezzi di produzione. Insomma, con la caduta del Comunismo ci avevano detto che la storia era finita. Ed invece siamo punto e a capo.

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