Commedia ubriaca. Nicola Vacca e il “Dio del Massacro”.

Abbasso la realtà, viva la realtà. L’ultima fatica poetica di Nicola Vacca, Commedia ubriaca (Marco Saya Editore, 2017), può risultare ad una lettura immediata troppo cupa e disperata. Ho dovuto  rileggere più volte questi versi scarnificati di ogni consolazione umanitaria, per cercare di comprendere l’origine di questa coazione alla caduta, per cogliere il ritmo di questa sinfonia del dolore e del fallimento di ogni “umanitarismo”. Non trovo le parole/ per amputare il gesto/ che porta con sé il sangue del massacro./ Non trovo nessun dio/ che possa lenire il dolore/ di cui siamo maestri./ Non trovo più niente/ dove il vuoto è diventato l’impero dei giorni. Alla fine credo di aver trovato il codice segreto di questa opera “disumana”, idoneo a disvelarla all’opposto in tutta la sua umanità più sincera. Questo è il “principio di realtà”, che lo stesso autore, forse anche inconsciamente, afferma in un suo verso.

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L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 6

 

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Malombra, Antonio Fogazzaro (1881)

In uno spettrale castello sulle rive di un lago lombardo vive, segregata dallo zio Cesare d’Ormengo, la marchesa Marina di Malombra. Per caso Marina viene in possesso di una lettera scritta da sua nonna Cecilia, anch’ella segregata dal marito, come punizione per essersi innamorata di un giovane ufficiale di nome Renato. Marina finisce per identificarsi con Cecilia e rivive la tragedia della sua morte. In un lento ma progressivo stato di allucinazione, la marchesina comincia a credere di essere la reincarnazione della nonna. In preda alla follia ucciderà lo zio e lo scrittore Corrado Silla, che di lei si era innamorato — credendolo la reincarnazione di Renato.

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L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 5

 

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Il maestro di Vigevano, Lucio Mastronardi (1962)

Il maestro è un mi… E’ un mi…», il maestro chiama gli alunni a completare la frase. «Il maestro è un mi… E’ un mi…» . «E’ un missile!», rispondono i ragazzi in coro, con la loro ingenua sfrontatezza. E il maestro strabuzza gli occhi: «E’ un missionario! E’ un missionario!».

Il maestro di Vigevano è più noto per l’interpretazione che ne ha dato l’attore Alberto Sordi che per Lucio Mastronardi, autore dell’omonimo romanzo. Grazie alla comicità grottesca del film, moltissimi conoscono le vicende del maestro Mombelli senza aver mai letto il libro. La stessa sorte – pur con esiti letterari diversi – di tanti personaggi della letteratura.

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L’isola misteriosa. La Bibioteca dei libri inutili. N. 4

 

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

I pirati della Malesia, Emilio Salgari (1896)

Scritto nel 1896, I pirati della Malesia è il libro che dà nome al ciclo di romanzi d’avventura di Emilio Salgari, iniziato con I Misteri della jungla nera (scritto nel 1895) e concluso con La rivincita di Yanez (del 1913). Al centro dell’azione è di nuovo lo scontro tra Tremalnaik e la terribile setta degli strangolatori, i Thugs.

Sandokan e Yanez incontrano il bengalese per aiutarlo a liberare la bella inglese, Ada Corisbant, fatta dai Thugs nuova Vergine della Pagoda. Nel corso della storia si svolgono eroiche battaglie contro truppe straniere e popolazioni nemiche, scontri sul mare e duelli contro feroci animali selvaggi.

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L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 3

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Corruzione al Palazzo di giustizia, Ugo Betti (1944)

Il Palazzo poi è la miniera, è il pozzo, è il nido, del malcontento, dei sussurri. Comincia uno a spargere calunnie, l’altro seguita, il giorno dopo sono dieci, venti e poi… E’ come una cancrena che si allarga», dice il giudice Bata all’inizio del dramma teatrale di Ugo Betti, scritto nel 1944 e rappresentato per la prima volta il 7 gennaio 1949 al Teatro delle Arti di Roma.

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L’attesa del padre di Raffaele Niro, Transeuropa, 2016

Viviamo in un’epoca “amletica”. Non tanto per i dilemmi da affrontare, quanto per la condivisione di un destino caratterizzato dall’ “assenza” del padre. La vita “liquida” che viviamo è materna (o “matrigna”). Siamo in un liquido amniotico privo di riferimento stabili, in attesa di fuoriuscire, primo o poi, dal nostro stato di galleggiamento. Continua a leggere

Danzas De Amor y Duende, Gianpaolo G. Mastropasqua. Una lettura di Pierluigi Boccanfuso

Quando la poiesis assume la sua dimensione cosmogonica.

Tra le numerose raccolte poematiche che ho letto, non ne ricordo molte che, dal campo del mio spirito, sono riuscite a divellere un fiore di entusiasmo come questa di Gianpaolo Mastropasqua. Danzas de Amor y Duende è una scoperta preziosa, una partitura wagneriana priva di musica (a meno che non si tratti dell’accordatura poetica), è intima e remota riconciliazione con lo spartito cosmico. Una Danza di Amore e Duende, appunto. Parola, l’ultima, che non va traslata. Deve essere lasciata così, nel suo idioma originario, totemico, la cosa in sé kantiana, universale, lo spirito dionisiaco e selvaggio, nel quale il nostro riconosce ogni tentativo di evasione dalla sfera del razionale.

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L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 2

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Hocynus Orca , Stefano d’Arrigo (1975)

Hocynus Orca di Stefano D’Arrigo, può essere considerato il Moby Dick della nostra letteratura, per aver fatto del mare e dei suoi abitanti l’epico scenario di un’imponente opera simbolica. D’Arrigo stesso affrontò l’impresa come di fronte a un capolavoro del Novecento. In realtà, in quest’opera volutamente monumentale sono presenti Omero e Joyce, più che Melville, l’insonne ritorno alla propria Itaca, più che l’ossessivo inseguimento di una chimera.

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L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili.

rubrica

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Tre croci, Federigo Tozzi (1918)

Scritto in pochi giorni alla fine del 1918, Tre croci narra la storia di tre fratelli, Giulio, Niccolò ed Enrico Gambi. Essi ereditano dal padre una libreria antiquaria nel centro di Siena. Quando gli affari cominciano ad andare male, sono costretti ad indebitarsi. Ma la situazione rovina a tal punto che finiscono persino per firmare delle cambiali falsificando la firma di un loro amico, il cavalier Nicchioli, a garanzia dei loro debiti. La verità, però, viene subito a galla e la vergogna cade su tutta la famiglia. Giulio non sopporta l’umiliazione e si toglie la vita. Gli altri due fratelli, invece, subiscono un processo, dal quale escono assolti perché hanno scaricato ogni responsabilità sul fratello morto. Ormai, però, il destino è tracciato. Niccolò morirà di lì a poco di apoplessia, dopo aver vissuto di stenti, ed anche Enrico morirà, più tardi, nella miseria, ricoverato in un Ospizio di mendicità.

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LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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L’ultima lettera

Giuseppe De Santis aveva intuito tutto. Aveva colto cosa si muoveva sotto la cenere dell’Italia catto-comunista. Ne dette prova con Riso amaro. Nel 1972 gira il suo ultimo film, Un apprezzato professionista di sicuro successo. Vincenzo, giovane e brillante avvocato di provincia è impotente. Tutti si aspettano un figlio. Anche sua moglie Lucetta, che acconsente ad un patto a tre. Il figlio arriverà col contributo di don Marco, amico fraterno di Vincenzo, l’unico capace di conservare per sempre il segreto. L’esito della storia è inatteso, e qui non ci interessa. La vicenda ha una forte carica profetica. Difficilmente accettabile. Ed infatti De Santis da allora venne praticamente estromesso dal mondo del cinema e della cultura.

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LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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“Mentire è umano”

“Faremo una televisione che racconta la realtà. Così come l’avrebbe voluta Pasolini”, parola di Angelo Guglielmi, a capo di Rai Tre a fine anni ’80. Da questa linea – non va dimenticato che l’allora direttore di rete proveniva dal Gruppo 63 – nacquero programmi storici del palinsesto televisivo come Chi lo ha visto? e Un giorno in Pretura. Non dubito che le intenzioni – ma anche i risultati a vedere il successo – fossero ottimi.  La premessa, invece, è stata malefica, se anche format come il Grande Fratello e tutti che ne sono seguiti Reality sono diretti discendenti di quell’enunciato.

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“Non c’è nulla di più incredibile della verità”. A voler riadattare questa storica battuta di Groucho Marx, direi che non c’è nulla di più falso della realtà. Della sua rappresentazione, chiaramente. E che all’opposto dell’interpretazione di Guglielmi, questo dilemma sia stato il principale cruccio di PPP o almeno del Pasolini regista. Il nodo è proprio questo: può essere rappresentata la realtà? Credo che questo è il tema della Modernità. E si tratta di un problema irrisolto ancora oggi che dalla Modernità siamo fuoriusciti. Suggerisco di (ri) vedere Rashomon di Akira Kurosawa per comprendere quanto esso sia centrale. E Rashomon in giapponese vuol dire appunto verità.

Il punto più drammatico e spinto di questo dilemma lo abbiamo anche già toccato. Ed è l’omicidio in diretta dell’ambasciatore russo ad Ankara da parte di un agente del servizio di sicurezza, in realtà (appunto) un radicale islamico. Il richiamo all’omicidio in diretta di Quinto Potere, se pur immediato, è scontato e superato. Ciò che è questa volta s’impone nella sua stupefacente rappresentazione è la potenza iconografica della scena nella fissità della fotografia. La perfetta simmetria del corpo disteso e dell’assassino col braccio alzato; il nero degli abiti in controcanto al bianco dello spazio; i quadri al muro che spezzano il vuoto dell’ambiente: è terribile, ma non si vede una goccia di sangue. Sembra un’installazione artistica ed invece è la scena (appunto) di un terribile assassinio. E’ incredibile. Ma vero.

 

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“Dica lo gioro”

Perché in Germania il Cancelliere governa il paese, mentre in Italia i cancellieri possono essere sostituiti dai barellieri della Croce Rossa? La storia di una “parola”, e questa del termine che qualifica un organo, una funzione, una professione, è davvero curiosa in Italia, può diventare un paradigma dell’identità di un’intera Nazione. Si tratta chiaramente di un paradosso “illuministico” che un Leonardo Sciascia avrebbe esposto con ben altri argomenti e qualità di scrittura. Eppure, la curiosità resta se pensate che la figura del “cancelliere” è stata in passato sinonimo di potere, l’ “eminenza grigia” per antonomasia. Pretore e cancelliere erano le autorità più alte di un paese, il primo amministrava la giustizia, il secondo la incarnava negli atti che la sua firma rendeva pubblici. In Assunta Spina di Salvatore Di Giacomo, Federico Funelli che simboleggia il sopruso e l’arbitrio persino nella tormentata relazione sentimentale con la protagonista, di mestiere è appunto un cancelliere.

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“Contrordine compagni”

All’Università ho studiato economia sui testi del premio nobel Paul Samuelson. “Non potrà mai più esserci una crisi drammatica come quella del ’29 perché nessuno crede più nel dogma del pareggio di bilancio”. Mi rimase impresso questo enunciato ottimistico. Eravamo alla fine degli anni ’80, e se il comunismo aveva fallito, la “pax” keyensiana appariva indiscutibile. Ed invece è accaduto che questo principio ottocentesco abbiamo finito per metterlo in Costituzione negli articoli 81 e 97. Padre di questa riforma costituzionale realizzata nel 2012 fu Giulio Tremonti, “mosca cocchiera” del monetarismo nuovamente trionfante. Le teorie economiche sono dunque volubili. A questo punto, non mi stupirei se qualcuno rispolverasse la socializzazione dei mezzi di produzione. Insomma, con la caduta del Comunismo ci avevano detto che la storia era finita. Ed invece siamo punto e a capo.

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Umano troppo Umano

Ma qualcuno pensa davvero che i poeti siano migliori dei politici? Avvicinandomi, assai marginalmente, al mondo dell’editoria ho visto cose che un “giovin scrittore” non è neppure in grado di immaginare. Ad esempio, ritengo che il “Palazzo” delle grandi case editrici non sia diverso da quello dei partiti, affollato da nominati e non da eletti. In fondo, eletti ed elettori sono parole molto vicine.

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Bienvenu don Tonino

 

 

Monseigneur Bienvenu si chinava su tutto ciò che geme, su tutto ciò che espia. L’universo gli appariva come un’immensa malattia; sentiva dovunque la febbre, ascoltava dovunque la sofferenza, e senza cercare di indovinare l’enigma, si studiava di curare la piaga. Il grandioso spettacolo delle cose create era per lui oggetto di compassione. Ci sono degli uomini che lavorano per estrarre l’oro.  Lui lavorava  a estrarre la pietà.

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La meccanica del pane. Poesie 2010 – 2015 (Castelvecchi, 2016). L’urlo e il furore di Michele Caccamo

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La meccanica del pane di Michele Caccamo non è una comune raccolta di poesie. E’ un unico testo lancinante, un palinsesto che copre cinque anni terribili della vita e della scrittura di questo uomo-poeta. E’ un lungo e intenso piano sequenza del dolore pari solo al penetrante sguardo della cinepresa di Aleksandr Sokurov. E’ una ballata alla Woodie Guthrie che accompagna con il ritmo della scrittura l’epopea degli sconfitti in questa nostra Grande Depressione Civile. I suoi versi fanno salire dal fondale più profondo dell’anima uno Spiritual contro la schiavitù della giustizia. Anche i girasoli si accordassero/ sarebbero angeli sorveglianti/ quanto le anime pulite/ degli ultimi campagnoli/ che hanno il cuore spaccato/ dalle concimazioni genetiche(…).

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E’ sicuro che fu femmina…

Se posso essere politicamente scorretto, il tema sessuale nello scontro Trump-Clinton è davvero ipocrita (pur se mai voterei il tycoon arancione). Denunciare il maschilismo del candidato repubblicano di fronte alla moglie di un presidente democratico messo sotto accusa per aver negato i suoi fugaci rapporti con una stagista è davvero grottesco. Hillary restò allora imperturbabile come una quercia. Ed eccola prendersi la rivincita sul marito e sui maschi in generale, giocandosi la possibilità storica di diventare il primo presidente degli Usa di sesso femminile. Sarà, tuttavia, il secondo presidente Clinton. E non Rodham (come da nubile).

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Noi siamo i Giovani

Matteo Renzi è diventato presidente del consiglio italiano a 39 anni. Rottamare, questo è stato il suo slogan. Ed allora fu percepito come una parola d’ordine dirompente. Ed invece è stato solo l’effetto analgesico della comunicazione televisiva a farci percepire il dato della giovane età come inedito. In realtà, se guardiamo alla storia ci rendiamo conto – anche per le diverse aspettative di vita – che la “giovinezza” è quasi sempre prevalsa sulla saggia “anzianità”.

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Timbe condra timbe. La nuova raccolta poetica di Vincenzo Mastropirro

mastroCiò che mi attrae della poesia dialettale di Vincenzo Mastropirro è che la sua lingua non rimanda ad un preciso luogo geografico. Il lettore sa in anticipo che il suo è il dialetto di Ruvo di Puglia. Se non lo sapesse non avrebbe riferimenti etnografici per collocare i suoi versi nello spazio. Certo sarebbe difficile collocarli in una regione che non sia collocata a Sud. Ma, appunto, la sua è poesia del Sud, e potrebbe essere di tutti i nostri Sud, di tutti e di ciascuno. Non credo, oltre quello che può apparire in prima lettura, esista una tracciabilità geografica. Le uniche indicazioni territoriali sono date dagli oggetti e qualche luogo, U trappèite (il frantoio), U spannafèiche (lo stendino di vimini), La frascère (il barciere), U ardaspalle (lo scialle). Considero pertanto la poesia di Mastropirro più metafisica che dialettale, nella quale la lingua più che un medium con l’ambiente, è uno dei possibili linguaggi dell’anima, della propria anima; quasi una neo-lingua, come in autori come Borges o Landolfi. Cè pote fo nu stuzzecadinde?/ Nu stuzzecadinde pote pelzò saupe saupe/ te pote regalò na resota false, appène appone/ ma te pote fo assèje u sanghe, ce scarevùtte assè. (Cosa può fare uno stuzzicadenti?/ (Uno stuzzicadenti può solo pulire in superficie/ può regalarti un sorriso falso, appena accennato/ ma può farti sanguinare, se scavi assai).

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Arrivederci Ragazzi

(da Giobbe a Luca Mazzone)

Resilienza è una brutta parola. E’ la capacità di reagire ad eventi drammatici. “Resistenza al dolore”, la parola è brutta, ma la questione è importante. Luca Mazzone ha vinto due medaglie d’oro alle Paraolimpiadi di Rio di quest’anno nella disciplina handbike. Sul podio era già salito nel 2000 a Sidney con due medaglie d’argento, nel nuoto paraolimpico questa volta. Conosco personalmente Luca, per essere della mia stessa città. Non per questo, ma per le sue imprese sportive va preso a modello di vita. Principalmente per i ragazzi.

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