Brasilia

Merlin Cocai

Con colpevole ritardo ho letto l’ultimo libro di Franz Krauspenhaar. E, come sempre, il diabolico Franz mi ha preso in contropiede: è un romanzo? Un racconto lungo? Una novella? Un sogno? Ovviamente, è tutte queste cose (e molto di più).

Avrei dovuto immaginarmelo: quasi mai Franz si adagia nelle regole di un genere. Lui reinterpreta, stravolge, crea. L’ha fatto in tutti i suoi romanzi. Penso soprattutto a quel capolavoro che è “Le cose come stanno” (ma anche a “Le monetine del Rafael”) in cui rielabora il romanzo epistolare o reinventa il flusso di coscienza andando oltre Thomas Bernhard.

Un po’ era stato proprio lui a mandarmi fuori strada: mi aveva detto che Brasilia è “tutto trama”, e io avevo pensato a “Cattivo sangue”. Invece è tutta un’altra cosa. Adesso non è certo il caso di spoilerare ma, anche se è vero che è un libro tutto trama, ciò che viene…

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Una volta ladro, sempre ladro

Un romanzo, una biografia, una protesta.
Il romanzo è quello di un ragazzo, nato in quest’ultimo dopoguerra, in un paese di confine, italiano e mitteleuropeo, professionalmente cresciuto a Milano e a Monaco di Baviera, dove si fa strada in un campo difficile e specialistico. Negli anni più importanti della sua formazione gli capita un evento traumatico: suo padre viene indagato dalla Procura di Milano, incarcerato per sei mesi, poi sottoposto ad arresti domiciliari e mantenuto per sette anni sotto la spada di Damocle di una possibile incriminazione.
La biografia è quella di una famiglia colpita al cuore da un’accusa infamante che si risolverà in un tragico e indifferente “abbiamo scherzato”. “La giustizia italiana non seppe che farsene di quest’uomo … Semplicemente, non lo considerò degno di particolare interesse. I successivi sette lunghi anni sarebbero stati spesi presso il tribunale di Milano per capire se c’erano gli estremi per un’imputazione a suo carico e procedere, quindi, con un processo; sette anni durante i quali il giudice per l’udienza preliminare … aveva infine deciso che, in assenza di reato e di altre prove indiziarie non vi erano gli estremi per un processo.”
La protesta, scritta in toni civili, senza mai lasciarsi andare a pur legittime espressioni di risentimento, ma con nomi e cognomi, è la stessa che hanno in comune tante vittime di “Mani pulite”. Non soltanto chi è caduto nell’abisso della depressione al punto da non vedere altra via d’uscita che il suicidio (oltre ai notissimi Gardini e Cagliari, l’autore ricorda che i suicidi furono 31 solo negli anni 92, 93, 94), ma vittime furono anche un incalcolabile numero di persone incarcerate “per farle cantare”, scarcerate perché risultò che non avevano niente di rilevante da dire, e abbandonate al discredito, alla disoccupazione, all’impossibilità di ricuperare una parvenza di onorabilità e perfino la fiducia in se stessi. Innocenti riconosciuti tali dalla stessa Giustizia che, dopo averli incarcerati, li ha prosciolti senza neppure mandarli a processo.

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Voci dalla strada, di Paolo Lezziero

Sironi
Paolo Lezziero è forse l’unico scrittore che ha dimostrato di saper restituire sulla pagina la poesia discreta dell’hinterland milanese. Bisogna dire la verità: a tutt’oggi Cinisello Balsamo, Sesto San Giovanni, Cusano Milanino, hanno dato i natali a un solo artista conosciuto in tutto il mondo: il Giuàn Trapattoni. Non è cosa da sottovalutare, ma anche chi considera il calcio come una forma d’arte deve ammettere che Milano le concede soltanto la periferia: San Siro. La Milano letteraria è quella di Mondazzoli e Feltrinelli, chiuse nel palazzone di Niemeyer o nella viuzza fra la Scala e la Ca’ de Sass frequentata da sciurette e limousine. Continua a leggere

Carlos Paz e altre mitologie private, di Marino Magliani

Magliani
Il Decamerone, una raccolta di novelle, è uno dei tre pilastri della letteratura italiana; eppure, da tempo immemorabile, gli editori arricciano il naso all’idea di pubblicare racconti. Un giorno, chissà perché, prese a circolare la voce che “i racconti non vendono”, nessuno si azzardò a smentirla, e a tutt’oggi proporre una raccolta di racconti è qualcosa che sta fra l’incoscienza e l’eroismo. Se Alice Munro non fosse stata già famosa in America gli editori italiani non avrebbero pubblicato neanche lei. Continua a leggere

Pauli e Jung si scrivono

di Riccardo Ferrazzi

Jung e Pauli copertina

Non è inconsueto che uno scienziato coltivi e approfondisca interessi culturali al di fuori della sua disciplina, ma è singolare che un genio della fisica incontri un capostipite della psicanalisi e per anni e anni si dedichi a ricercare un terreno comune fra due discipline apparentemente agli antipodi. Questo è il caso che si verificò con Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung.

Le lettere che i due studiosi si scambiarono per quasi venticinque anni sono oggi disponibili in volume: “Jung e Pauli – Il carteggio originale: l’incontro tra Psiche e Materia”, edito da Moretti & Vitali. L’epistolario è stato curato da Antonio Sparzani con Anna Panepucci, analista junghiana, docente e autrice di pubblicazioni specialistiche.

Sparzani, a lungo docente di fisica all’Università di Milano, cultore di letteratura e da sempre fautore di un sapere integrato, al di là delle distinzioni fra discipline umanistiche e scientifiche, è autore, tra l’altro, di “Relatività, quante storie” (Bollati Boringhieri, 2003 e 2010), un’opera che mette in luce le molteplici interconnessioni fra scienza e letteratura in materia di relatività.   Continua a leggere

Poesie per un no, di Roberto Rossi Testa

Roberto
Quando T.S. Eliot diede alle stampe la versione definitiva di “The waste land” aggiunse alcune pagine di note esplicative per ciò che nel testo poetico non era di immediata evidenza (e ce n’era parecchio!). Anche “Poesie per un no” di Roberto Rossi Testa, edito da Avagliano, contiene numerosi richiami, dotti e ghiotti come quello citato in postfazione sul funerale di Averroé o come quello che credo di cogliere nell’ultima poesia del libro, dove mi par di leggere in trasparenza il mito gnostico di Sofia, caduta dall’iperuranio degli Eoni fin quaggiù e rimasta imprigionata nella materia. Continua a leggere

Accoglienza e civiltà

migranti
Abituato alle quotidiane indignazioni contro i governi di casa nostra che non fanno abbastanza per salvare i naufraghi, accogliere i profughi e difendere i migranti dai caporali che li sfruttano in modo vergognoso, (tutto vero, intendiamoci) sono rimasto allibito di fronte alla notizia che Germania, Repubblica Ceca e Austria si starebbero preparando a requisire ai migranti ogni quattrino in eccesso a sette-ottocento euro (oltre a gioielli e altre cose di valore) con la motivazione che i profughi riceveranno prestazioni statali di assistenza gratuita. Continua a leggere

Nel deserto

Idehan Ubari
L’amico Marino Magliani sta traducendo dallo spagnolo un racconto lungo, intitolato L’amico del deserto, scritto da Pablo d’Ors, sacerdote, professore e scrittore, e mi ha offerto l’opportunità di leggerlo in originale. Lo considero un regalo prezioso anche perché la narrativa spagnola merita un’attenzione che non si riduca ai romanzoni storico-mistico-esoterici. Ma soprattutto, verso la fine del racconto, ho incontrato due frasi che, più tardi, mi hanno fatto riflettere. Non so come le tradurrà Magliani; secondo me la prima dice press’a poco così:
Finalmente capii che siamo nati per vivere, e nient’altro. Continua a leggere

Leggere in lingua originale

Dante
Ogni tanto riparte il revival della solita, eterna, immutabile “questione della lingua”. Eppure basterebbe leggersi in lingua originale due superclassici come L’isola del tesoro e Le avventure di Huckleberry Finn per domandarsi: ma la gente che sproloquia di “questione della lingua” ha mai letto i classici stranieri in lingua originale? Continua a leggere

Nuovi racconti della Bettola, Paolo Lezziero

Lezziero
Chi conosce le altre storie che la Bettola Vecchia ha ispirato a Paolo Lezziero (Storie della Bettola Vecchia; La lucciola, l’Adriana e altri racconti; tutti editi da La Vita Felice) leggendo questi nuovi racconti forse trasalirà: certo, la Bettola c’è; ma dove sono andate a finire le storie? Continua a leggere

Il Vangelo secondo Fabrizio

vangelo di fabrizio
Il Vangelo è uno di quei libri che si possono leggere per tutta la vita: ogni volta contiene qualcosa di nuovo. È la forza dei “classici”, che diventano tali proprio perché contengono verità che la storia non falsifica, verità poliedriche che in ogni circostanza si mostrano da un punto di vista insospettato.
Ma così come nella mutevolezza della Storia esistono delle costanti, anche nella perenne rilettura del Vangelo si possono scorgere linee di tendenza. Da tempo ormai (e sarebbe interessante indagare perché) l’accento è posto sulla umanità di Cristo. Continua a leggere

diventare Fabrizio

fabrizio centofanti
di Antonio Sparzani

Voglio parlare di Diventare se stessi di Fabrizio Centofanti (Effatà editrice, 2013, 173 pagine, € 12), perché è un libro che mi ha preso per mano e mi ha condotto alla fine senza permettermi di distrarmi e nello stesso tempo senza mai darmi un punto fermo, a cui attaccarmi; sì, qualche frase isolata buttata lì senza parere, ma che dice molto più di quel che sembra, e invece un continuo inseguimento di sé, mai davvero raggiunto. Continua a leggere