Negli abissi lucenti: leggendo Mnemosyne di Michele Montorfano

michele-montorfano-mnemosine

di Dario Talarico

Muoversi dalla storia è sempre difficile; quando questa è mondiale (o di pubblico dominio) ancor di più. Non resta allora che prenderla a spunto, per poi spersonalizzarla in un sistema assoluto e comune di segni, in un linguaggio delle nervature, fino ad immaginare ciò che forse Michele Montorfano ci suggerisce tra le righe: un poliglottismo della e nella morte, dove «la grafia è universale / mentre si scolano i corpi, / li si lasciano appesi ad asciugare» (XXVII). Continua a leggere

Una lunghissima rincorsa

di Jacopo Ramonda

ramonda

CLOE (cut-up n. 43)

Noi siamo sempre stati quelli apparentemente sani. Quando avevo quindici o sedici anni, gli scaffali della libreria di casa nostra si erano incurvati sotto il peso dei saggi di pedagogia di mia madre, volumi in edizione economica con titoli come Lettera a un adolescente, Perché ti dice di no, L’età incerta. Poco lontano, appese su chiodi malfermi, le foto inquadrate della nostra famiglia implosa. Noi non siamo mai stati quelli che esplodono. Non eravamo pugili domestici, molestatori casalinghi, piccoli ricettatori di periferia. Non finivamo al telegiornale. A parte qualche urlo sporadico, le nostre trascurabili vicende non hanno mai oltrepassato i muri di casa, come sempre imbiancati di fresco. Noi non facevamo notizia, noi siamo sempre stati quelli di buona famiglia. Noi implodevamo. Andavamo in pezzi, ma senza far rumore. Non eravamo la televisione che viene lanciata dalla finestra del quarto piano, le litigate che si sentono a isolati di distanza. Noi cadevamo a pezzi, precipitavamo con distacco come la neve; eravamo una bomba in fondo al mare e i pesci morti che vengono a galla senza far rumore.

Continua a leggere

Bruno Neri, il calciatore partigiano

neri

Mimmo Mastrangelo

Bruno Neri, che qualche anno dopo dovrà fare la scelta della montagna ed abbracciare la lotta partigiana, non poteva alzare il braccio in ossequio al regime fascista e in uno stadio che veniva dedicato allo squadrista Giovanni Berta. L’evento (e il rituale) proprio non stava nelle corde del mediano già terzino della Fiorentina. Era il 10 settembre del 1931, a Firenze si inaugurava l’avveniristico stadio progettato dall’ingegnere Pier Luigi Nervi. In campo per una amichevole la squadra viola e il Montevarchi.
Come si può vedere in una foto Neri è l’unico tra i giocatori allineati sul campo prima del fischio d’inizio a non fare il saluto romano dei fascisti. Continua a leggere

LA CORONA DEI GIORNI SPLENDIDI. Piccola scelta di poeti lucani dal Risorgimento al 1970

di Carla Saracino

Ai poeti della Basilicata s’addice l’estate.
Conforme a ogni loro verso è il crepaccio assolato che morde la roccia nei giorni splendidi della calura.
Ai poeti della Basilicata spetta un solo calendario: vi è iscritto il tempo di una liturgia inconfessabile che solo la natura detta nei suoi antri meravigliosi e nascosti. Continua a leggere

Rossana Rossanda. Il film del secolo

Nadia Agustoni

Come parlare di film e raccontare un secolo di cinema? L’impresa è tale che può compierla solo chi di film ne ha visti tanti e ha lo sguardo, e lo ha sempre avuto, sulle cinematografie più lontane o diverse. Questo libro Il film del secolo (2013) è una lunga conversazione di Rossana Rossanda con due critici del Manifesto, Mariuccia Ciotta e Roberto Silvestri, che sul quotidiano comunista hanno scritto di cinema e lo hanno fatto a modo loro, rompendo alcuni tabù su Hollywood e portando in primo piano cinematografie non sempre conosciute. Tre voci, appassionate, colte, interamente partecipi, ci parlano di film e attori e attrici, ma lo fanno parlando di maschilismo, politica, rivoluzione e maccartismo. Del resto, Rossana Rossanda, nel recente passato, ci ha dato un’autobiografia che è il racconto di un partito, il P.C.I, e di ideali, presenze e fatti che vanno ben al di là di vicende personali. Gliene siamo grati, perché ha diradato nebbie e dubbi su una storia della sinistra, comunista e non solo, che molti di noi conoscono solo in parte, per età e/o marginalità. Continua a leggere

Qualcosa di inabitato

Stelvio di Spigno, Carla Saracino

Il treno per Sezze

Nella teoria del verde dopo il verde,
arriva questo treno che batte ogni paese:
Sezze, Fondi, Itri. Campi, bestiame, cimiteri.

Si riavvicina pericolosamente
al golfo di Gaeta che ci attende inutilmente:
cose e persone che sono ormai ricordi
s’infrangono nel sole, e ogni inizio è una fine,
questo dicono i tempi, bagagli alla mano. Orologio mortale. Continua a leggere

Francesco Accattoli, Lunga un anno

accattoli

di Alessio Alessandrini

La raccolta Lunga un anno, Sigismundus editore, di Francesco Accattoli, colpisce già per la realizzazione estetica del prodotto, si tratta infatti di un fascicolo di cartoline, 19 per l’esattezza, dove i testi del poeta e le illustrazioni della pittrice Linda Carrara si alternano e donano all’intera raccolta un’aura particolare, preziosa e pregevole. Davvero un lavoro ben fatto. Ovviamente l’involucro sarebbe poca cosa se non avesse lo stesso pregio e la stessa consistenza del contenuto che il lettore attento troverà davvero delizioso in molte sue parti. Con questa plaquette, la terza del nostro, Accattoli dimostra, in primo luogo, che la buona poesia non ha bisogno di canzonieri lunghi, che una ventina di testi possono creare un unicum perfett Continua a leggere

Azzurra D’Agostino, Canti di un luogo abbandonato

canti azzurra

Nadia Agustoni

Un canto, in cinquanta poesie, che restituisce i luoghi, con le crepe dentro e la biacca di muri rimasti su nonostante l’abbandono. E’ così che ascoltiamo semplicemente delle storie che nascono in frammenti, versi portati a chi sa o crede di sapere, mentre la verità è forse ferma a metà crinale perché certi posti sono sempre fuori mano e in una loro vita segreta.

Azzurra D’Agostino con Canti di un luogo abbandonato ci narra un Appennino austero, con l’odore e i colori dei luoghi in cui una sparuta umanità si aggira, magari solo per perdersi in una solitudine di sassi, ciottoli, erbe, via crucis di vivi e morti, di voce e ricordo che si incontrano, si perdono e lasciano un minimo segno di materia che la natura circonda e trasforma.

Il libro, vero e proprio oggetto d’arte, è stato pubblicato in 300 copie numerate, che includono una cartolina d’arte con un estratto stampato a caratteri mobili, una cartolina diversa per ciascuna copia. Il progetto è una autoproduzione dell’autrice ed è leggibile in PDF anche a questo indirizzo:

 http://azzurradagostino.wix.com/abitare

Continua a leggere

Tre bei modi di sfruttare l’aria

Motorcycle Details

di Nadia Agustoni

La nuova raccolta di poesia di Francesco Balsamo,Tre bei modi di sfruttare l’aria (Forme Libere 2013), ha un incipit che si imprime: “dedicato a quei miracoli / detti fra noi, / quelli di cui avremo cura – / dedicato a qualcuno / che si dedica a qualcun altro…/ (9). Se alcuni versi decidono una poetica questo è uno di quei casi ed è un caso felice. Balsamo è autore colto, ma la sua cultura ci arriva filtrata dalla sensibilità di una persona che si affida alla parola senza farne un totem. Per questo le sue immagini ci raggiungono anche dove potremmo essere presi dal dubbio: “e mi parli dalla cometa delle mani” (19). Continua a leggere

Poesia di strada 16

bp1

Certe volte, non sempre, ciò va detto,
quando sono diventati fin troppi
i giorni che nessuno si ricorda
di me, dal fisso mi chiamo al numero
di cellulare, e sorrido a sentirlo
squillare – poi chiudo, che posso fare.
Eri solo tu, chiamavi te stesso.

***

1. Possono partecipare al Concorso autori italiani o stranieri ovunque residenti.
2. I testi devono essere in lingua italiana.
3. Ogni concorrente partecipa obbligatoriamente con 3 poesie inedite a tema libero, di propria produzione, ciascuna composta da non più di 30 versi.
4. Gli elaborati devono essere inviati in n.1 copia esclusivamente via email all’indirizzo di posta elettronica poesiadistrada@email.it entro il 24 novembre 2013 (compreso). Continua a leggere

Ruggine, di Marilena Renda: una nota di Nadia Agustoni

cretto
Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 il Belice fu sconvolto da un terremoto che devastò alcuni paesi uccidendo 370 persone e lasciando dietro di sé 70.000 senzatetto. A quella notte e a tutto ciò che seguì Marilena Renda, poeta nata a Gibellina, uno dei paesi distrutti dal sisma, dedica un intenso poema, Ruggine (Le Voci della luna, 2011), con prefazione di Maria Grazia Calandrone, una nota molto significativa della stessa autrice, e una postfazione di Manuel Cohen. Ruggine è un libro su cui si torna sia perché rievoca fatti che inducono a una riflessione attenta, specie per chi ha assistito anche se in modo indiretto ad altre vicende di sisma che hanno colpito l’Italia, dal Friuli all’Irpinia dall’Abruzzo all’Emilia, sia perché una corrente forte attraversa le pagine del testo e lega la memoria della gente, raccolta in brevi interviste, ad un’epica dei paesi e degli oggetti che nella poesia dell’ultimo decennio ha un notevole spazio.

Tre testi da I cani dello Chott-el-Jarid, di Andrea Raos

chott

[…] Anima sola, lasciarmi,
ti chiedo e ti dico: non torna.
Passando, passavi, sarà.

Breve e compatto poemetto, I cani dello Chott-el-Jerid (Arcipelago 2010) di Andrea Raos, mette in scena quest’area del deserto tunisino, un lago salato, con temperature fino a 60 gradi. Luogo difficile per la situazione climatica, appare nei versi di Raos a bilanciare o forse specchiare una crudeltà che riguarda il genere umano ed è ben più forte e meno spiegabile dell’aridità di un’area depressa. Continua a leggere

Interrogazioni sulla poesia di Roberto Rebora

qui-sto-e-tu

Nadia Agustoni

Roberto Rebora, nipote di Clemente Rebora, esordì con una prima poesia in “Circoli” nel 1932 e collaborò dal 1938 a “Corrente” pubblicandovi recensioni, poesia e critica del teatro. Dal 1935 al 1936 fu in Abissinia; in seguito richiamato alle armi dopo l’8 settembre 1943, finì in Germania, in vari campi di concentramento, per aver combattuto contro i tedeschi. Al ritorno riprese ad occuparsi di teatro e critica letteraria, pubblicando nel tempo varie raccolte poetiche. Si spense a Milano nel 1992, aiutato economicamente negli ultimi anni da pochi amici. I benefici della legge Bacchelli arrivarono tardi, concessi appena pochi mesi prima della morte. Il suo essere appartato non ha giovato alla conoscenza della sua poesia. Alla sua morte Carlo Bo scrisse su “Il Corriere della Sera” un breve, intenso ritratto, chiamandolo “il più puro dei poeti dell’Italia di questo secolo”.

Continua a leggere

da “Ruggine”, di Marilena Renda

gibellina renda

Il primo giorno c’è un sole piccolo che illumina

ciò che rimane del nulla, e il nulla non ha fretta.

Le ossa piegate, il respiro interrotto ai tessuti vitali,

i capillari, i contorni dei vivi e dei morti.

Ci sono da raccogliere solo i morti, e i morti

 

non hanno fretta. La madre-pia è una madre-

pelle, una coperta che muori se la perdi. Continua a leggere

da “I giardini del mare”, di Maria Grazia Maiorino

Scan_Pic0004

In fondo a un cannocchiale rovesciato

un fardello di ore che non so più

pensare senza sentirne la ferita

 

Dio ti prego dello scioglimento

fa che la pioggia bagni quest’assenza

e in qualsiasi cosa la tramuti

purché vicina purché teneramente

raccolta nel cavo lasciato dal suo corpo

un lembo di vestito un odore semplicemente

un argine-sorriso

Continua a leggere

“Nell’armonia dei sensi bui”: su Fischi di merlo di Matteo Bianchi

 di Chiara de Luca

Ho letto Fischi di merlo nel luogo in cui più vivi li senti risuonare, a Ferrara, dove riapprodo in seguito a vent’anni d’assenza, per ritrovare la mia città intatta, nella voce di Matteo Bianchi così come nell’attorno, così sospesa nell’eterno e bella al di fuori dello spazio e del tempo, città volante, per dirla con Roberto Pazzi, e città radente, come la bruma che iberna e che preserva il verde, città ragazza sempre, musa di De Chirico, a mostrare un volto perfetto e impenetrabile nell’abbraccio accogliente e al contempo straniante delle vie del centro. Continua a leggere

Essere tra le lingue #6: Ida Vallerugo, “Mistral”

di Manuel Cohen

E i vuardàn la citât che sot di nô/a impîa li sô lûs e a vîf./ Sigûrs ch’i sini vîs?/ Soul cui ch’al vîf si lu domànde?/ Sôsta dal vivi, viva eternitât?/ O si prepàre a vampâ la flama/ che finalminti a fai uman il timp?’, ‘ora voglio camminare con te sui prati./ E guardiamo la città che sotto di noi/ accende le sue luci e vive./ Sicuri che siamo vivi?/ Solo chi vive se lo chiede?/Pausa del vivere, viva eternità?/O si prepara alla vampata la fiamma/ che finalmente fa umano il tempo?’ La vicenda letteraria di Ida Vallerugo (1946) assomiglia al percorso di un fiume carsico: Continua a leggere

Essere tra le lingue #5: Assunta Finiguerra

di Manuel Cohen

All’indomani della sua scomparsa, due libri postumi tributano il dovuto omaggio ad Assunta Finiguerra (1946-2009), poeta guerriera e ‘zappatora’ (si deve la definizione ad una tesi di laurea sulla sua opera stilata da Alessia Santamaria), con Franca Grisoni ed Ida Vallerugo, una delle più autentiche ed irriducibili voci contemporanee. LietoColle accorpa due lavori editi, aggiungendo la sezione eponima di inediti, che è coeva ed adiacente, per motivi e tratto di stile, alla raccolta organica curata da Guido Oldani per Mursia. Si tratta dei versi ultimi e terminali dell’autrice, scritti durante la sua malattia devastante, e trafitti da una luce di allucinata verità di destino. Continua a leggere

POESIA DI STRADA – XV edizione

Senza emissioni le vibrazioni dei sessi

rimangono nell’ordine

 

ispezionate nel lungo stato di chiarezza.

 

Non cederà il corpo venuto di pazienza e spazio

nel legno fra le cose esatte.

 

(Luce stravolta nello stile).

 

[Una poesia da Le condizioni della luce, di Luca Minola, vincitore Poesia di Strada 2011]

*

Il bando:

1. Possono partecipare al Concorso autori italiani o stranieri ovunque residenti. Continua a leggere

I “Giovin/astri” delle Edizioni Kolibris tornano a volare

Le Edizioni Kolibris di Chiara De Luca, emigrate in vista dell’autunno a Ferrara, rilanciano la collana di poesia “Giovin/astri”, che sarà diretta da Matteo Bianchi. Dopo la pubblicazione del volume antologico Quattro giovin/astri nel 2010, che includeva testi di Francesco Iannone, Anna Ruotolo, Vittorio Tovoli e Federica Volpe, continua la ricerca di nuove voci liriche fresche e coerenti, capaci di manifestare entusiasmo e stupore , con un’attenzione particolare agli under 30.

Per informazioni e proposte:

matteo.bianchi@edizionikolibris.eu

http://www.edizionikolibris.eu/