UNA SCOPERTA, SALVATORE MATINA

TECNICA RASCHIATA SU TELA

Ho iniziato a dipingere nel 1993 da autodidatta, utilizzando la tecnica degli oli. Con il tempo e tanta passione, ho acquistato una discreta preparazione. Dopo una serie di esperimenti, sono riuscito a “sperimentare” una mia “tecnica”, un modo personale di concepire e “creare Arte”. Lavorando di “carta vetrata e punte d’acciaio”, ho iniziato ad esportare a “grattare” il colore monocromatico per fare emergere l’immagine e “scolpire la materia sulla tela”.
Salvatore Matina

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BASSO OSTINATO

***

Cos’altro può esserci oltre questo, questo guardare e non capire perché è così ostinato il male, così ostinato come una vendetta? Il corpo che non produce abbastanza morfina, che chiede, e io non posso dare, non posso dare la salvezza, i secondi per respirare.

***

Chi scappa non è un vigliacco. E’ spaventato. Chiede di esserci in un tempo più piccolo, ciò che rimane del tempo, un secondo prima. Come una cuccia, una tana.
Andremo tra i fiori, te lo giuro. Senza la carne. Spirituali. Continua a leggere

La pittura di RINALDO TURATI

La pittura di RINALDO TURATI, tra classicismo e modernità

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La mia prima impressione di fronte alla pittura di Rinaldo Turati è stata quella di “una fotografia dell’astratto”: una macchina fotografica puntata, da una distanza indefinita, verso un campo di terra. Non una rappresentazione della terra, ma la sostanza della terra. Il colore, nelle opere dove prevalgono i marroni, le terre bruciate, ricorda una lastra impressa. Quasi per contatto. Continua a leggere

LA STRADA, di Cormac Mcarthy

appunti di lettura intorno a LA STRADA, di Cormac Mcarthy, Einaudi

dalla quarta di copertina

Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell’oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po’ di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora un valore: un carrello del supermercato con quel po’ di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso:  se stessi e il loro reciproco amore. 

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UN LIBRO BELLISSIMO

Livia Candiani BEVENDO IL TE CON I MORTI – viennepierre 2007

Libro sospeso tra leggerezza e pensiero, tra bianco allontanato e parola senza respiro. Non lingua sapiente dei morti ma lingua che vuole liberarsi del superfluo, del peso dell’acrimonia e della vanità.
  Così questi morti parlano un’altra lingua, quella dei sogni e delle metafore semplici, di un fare che è già lingua prima della lingua, prima della deriva del corpo.
  Ma vorrei scrivere di queste bianchissime pagine senza lasciare tracce di sporco. Vorrei parlare all’anima, seduta su una panchina distante, del vialetto nel quale scrivo. Sentire queste parole nel margine sospeso in cui le cose mostrano una loro nudità prima di scomparire per sempre. Continua a leggere

NICOLA PONZIO

Nicola Ponzio, L’EQUILIBRIO NELL’OMBRA – Lietocolle

Questa carne
vicino
è la luce che vigila.

Equilibrio
nell’ombra.
(p. 65)

C’è misura ma anche posizione in questo libro; pensiero e sentire. La misura viene dalla ricerca di un punto in cui le cose possono apparire riassunte, provvisoriamente statiche prima di ritornare al movimento: matrici. Quasi una costruzione architettonica, punto e linea, pensiero che si oggettiva nelle forme prima di tornare all’ombra. Pensiero assertivo – ”Nel corpo la parola/è la fornace/primigenia di una fredda decisione.”, (p. 64) – e quindi in movimento, non rinchiuso nella debole luce di un’ intuizione che va a capo, che ricomincia. Continua a leggere

OCCORREVA CHE NASCESSI

Gianfranco Lauretano OCCORREVA CHE NASCESSI – Marietti 2004

Il libro si apre con un vibrante poemetto dedicato alla nascita di una bambina e si chiude con la dichiarazione dell’appartenenza a un coro, a una comunità: “io sono cristiano, lavoro/e non so cos’è la solitudine/i suoi premi perituri/un coro canta sempre/e mi prepara un posto”, p. 121.Nel mezzo ci sono gli affetti, la propria terra, uno sguardo disilluso sul presente e la fiducia nel tempo della promessa.
  Queste poesie, dunque, si collocano nella vita, in attesa. Continua a leggere

COMPILATION 2

ORDINAZIONE

l’ultimo che aspetta, la cascata
di luce e il calendario dei suoi dolori,
il paradosso che esista un Dio
nonostante lo svanire, la preghiera
di terra: oscurità magnifica
raccolta per marcire, consacrata
alla polvere amara dell’incenso,
alla bruma che sale, diafana, nel vuoto.

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DUE ULISSI

ULISSE

Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d’alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.

Umberto Saba

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Francesco Marotta, PER SOGLIE D’INCREATO – Edizioni Il crocicchio

Leggendo questo libro, ospite delle città tedesche distrutte nell’ultimo conflitto mondiale – Dresda, Norimberga, Monaco, Colonia, Francoforte – sono stato assalito dall’immagine dell’esule, dal dramma dell’Essere nel suo peregrinare di soglia in soglia fra le distruzioni della storia. Mi sono detto: queste poesie si potrebbero pronunciare in una terra discosta, a tutte le latitudini di questo mondo, e probabilmente di ogni pianeta abitato. Là dove qualcosa è andato bruciato. Non parlano di cose, luoghi e tempi riconoscibili nel nostro diario quotidiano, piuttosto di eventi universali: della nascita, del sostare in questa vita; della morte. Dell’evento, momento irripetibile per ciascuno di noi, cancellati i particolari del racconto, della biografia. Come dice Marco nel suo Vangelo: “ e così lo crocifissero”, presupponendo che, conosciuto il protocollo della crocifissione, non sia necessario attardarsi sui particolari. Si presuppone che ciascuno – ogni madre che mette al mondo un figlio, ogni sacerdote che lo riconsegna a Dio, possa rivolgersi a tutti i nati e a tutti i morti con la stessa chiarezza dello sguardo. Dicendo semplicemente: “questo è umano”. Continua a leggere

COMPILATION 1

Così credo ai morti e agli angeli custodi.
Credo nell’estremo del coraggio
e all’intrepidità nel pericolo.
Credo alle donne e agli uomini
che si sono sacrificati
e alle energie che li hanno sostenuti
nel momento del trapasso.
Credo nella reminescenza
e nelle ali di quei tutori,
eroi romantici di un’esaltazione
soverchiata dalle macchine
dello sgomento e dello spreco.
Credo nel credere
di chi ha molto intuito
e non butta alcunché
di ciò che ruota per accortezza
o in conseguenza al merito.

Gian Ruggero Manzoni Continua a leggere

DIARIO DELL’ULTIMO GIORNO DI AGOSTO

La nudità fa sentire ancora più soli perché non c’è più niente da scoprire. C’è da ricominciare da un linguaggio semplice.

***

Uno crede che la solitudine, una volta che venga accettata, sia la condizione per un sano distacco dalle cose, un modo per stare meglio. Non è così: perché la solitudine si porta con sé tutto: il bagaglio della vita che, seduto accanto a noi, conversa. Nella solitudine l’anima non esegue un monologo, ma cerca un dialogo. E chissà se, a un certo punto, non appare Dio.
E pensare che scrivo queste cose in mezzo alla gente. Solo corpi, senza parole. Solo sguardi rivolti verso il mare.

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NOTTETEMPO

“NOTTETEMPO”
Mostra di poesia o Poesia in mostra,
Edizioni di Latta, Libreria Rizzoli, Milano,
dal 01 al 22 Settembre 2007.

“Nottetempo” è una iniziativa nata da un’idea di Adalberto Borioli, Maria Gabriella D’Agostino e Mirna Miglioranzi per dare visibilità e voce a quei poeti che sono milanesi e anche a quelli che vivono e lavorano in questa città da molto tempo.
La visibilità di questa iniziativa è offerta da un’esposizione, una sorta di Poesia in mostra o Mostra di poesie, che si terrà all’interno della libreria Rizzoli, Galleria Vittorio Emanuele II. Continua a leggere

ASCOLTANDO LA NEVE

neve.jpgDare forma di sé; immagine – in qualche forma del mondo – della propria sostanza. Non di ciò che si perde ma di ciò che chiede di essere conservato. Questo può avvenire nella forma dell’arte, che è quella che più sintetizza, che più conserva.

Rappresentarsi. Specchiarsi in qualcuno, in qualcosa. Specchiarsi è parlare, riportare l’immagine e fermarla. Qualunque cosa essa sia. Lo chiedono gli spiriti buoni e quelli cattivi. Vedo adesso degli occhi che già conosco. Accanto a questa donna c’è una bambina down. Le immagini che passano dal finestrino non si fissano ma lo chiedono. Continua a leggere

LETTERA A FRANCESCO

Caro Francesco,
“ritorno nel luogo che da sempre mi compete: l’ombra”. Così dicevi prima di questa estate, se non ricordo male. Ti scrivo da una spiaggia, l’ultimo giorno di vacanza. Tutta l’estate mi sono battuto con questo pensiero pesante dell’ombra, del tornarci per necessità. Gli avvenimenti di questa estate mi hanno tentato parecchio. Scrivo nella piena luce e intanto sul mare si formano le ombre della sera. Non sono aggressive, c’è una levità in questo trascolorare, la stessa che ai viandanti intenerisce il core, certo. E’ l’ombra naturale che ogni cosa possiede, il suo essere doppio: questo sei tu, ombra rifranta, luce inappagata scrivevo in una poesia che ti dedico di seguito a questa. Continua a leggere

TRE CONSUNTIVI (personali)

PER VIVERE

Per vivere dovevi sperimentare
per vivere dovevi essere ingannata.

Ora che hai fatto tutta l’esperienza
ora che sei pronta
ora che ti protegge tutta la diffidenza
e resta più solo vivere, anima formata,

o potersi sciogliere nell’innocenza!
o di nuovo poter essere ingannata!

Piero Jahier Continua a leggere

poesie di Marco Molinari

Su desiderio di Fabrizio, pubblico alcune poesie di Marco Molinari, un poeta che merita di essere conosciuto e che si caratterizza per una scrittura piana e raffinata, che sa parlare delle cose e delle persone, conscia tuttavia del peso dell’invisibile che abita il mondo.
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Marco Molinari

Marco Molinari, SEGUIAMO E ACCAREZZIAMO, Il Ponte del Sale 2007

Capita, col passare del tempo, che la nostra idea di poesia si appuntisca e si chiarifichi. A volte questo avviene ascoltando una musica e facendo risuonare le parole nella lettura silenziosa.
Dove si legge un libro? E quando? Ho qui con me le canzoni di Chopin: una voce, un pianoforte. Sono ancora su un treno. Può essere, questo, un modo per leggere le poesie? Forse queste, sì. Basterebbe anche una scrivania, una finestra aperta su un campo; in una stagione particolare. Forse la primavera, non so …
Ho scritto altre volte e lo ribadisco. Coi libri si sta vicini. Tutti ne dovrebbero scrivere; anche il lettore meno avveduto. La critica non è un mestiere. E’ un esercizio dello sguardo. “La vita e la letteratura sorelle gemelle allora come ora, per sopravvivere”, scrive Marco nelle note.

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VISIONE

VISIONE

Sono entrato in una classe per una supplenza.
  Improvvisamente mi ha investito una specie di fastidio. Vedevo, come nei cimiteri, delle piccole tombe bianche che emanavano l’odore di una rosa che sta marcendo; caramelle, gomma da masticare ormai amara. Piccoli banchi, disposti con un ordine studiato, millimetrico, con la stessa puntigliosità di un falegname che deve misurare i suoi mobili. E anche i bambini erano ben disposti, allineati, la schiena dritta, gli occhi un po’ assenti ma tranquilli. Anestetizzati.

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