Pasquale Di Palmo, Marine e altri sortilegi

Pasquale di Palmo, MARINE E ALTRI SORTILEGI, Il ponte del sale 2006

Mi colpisce, nell’introduzione all’ultima sezione della raccolta, la descrizione di due modi diversi di trapassare nell’acqua: il primo, quello della lotta, subito dopo l’errore o il pentimento, che causa nel corpo “livida la faccia, la lingua tumefatta (…) i grossi vasi distesi da un’enorme quantità di sangue nerastro…”. Il secondo, quello della resa istantanea, “il colorito quasi naturale, nessuna tumefazione nella lingua, pochissima spuma nella bocca…”, (p.61). Sono, a ben vedere, le forze contrarie che animano questa poesia. Continua a leggere

INNESTI

Paolo Fichera, INNESTI – quaderni di cantarena 2007

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Nella sua precisa nota finale, Luigi Metropoli parla del poeta come di un “geologo, ma anche un agronomo (…) Si sporca le mani e s’ infetta il cuore (…) Il poeta innesta la sua opera dentro un’altra opera, un’altra creazione”.
 Basterebbe questo commento per capire queste poesie, unitamente alla ri-creazione che ne fa Francesco Marotta in una lettura personalissima, attraverso le parole di un’altra poesia, la sua, altrettanto suggestiva. Come in un incontro: Continua a leggere

ANNA, ALLA STAZIONE


ANNA, ALLA STAZIONE

Ho un tavolo fisso al bar della Stazione. E’ un posto ideale per osservare la gente, spiare i movimenti, il flusso dei pensieri. Mi piace guardare le persone, scrutarle da lontano, da una certa distanza, e immaginarmi di entrare nella loro vita semplicemente osservandole. Sul mio taccuino annoto tutto: vestiario, espressioni del viso, le piccole movenze, le pieghe della bocca. Da un giorno all’altro, alla stessa ora. Si capisce quello che deve essere accaduto prima: riesco a interpretare i piccoli, infinitesimi smottamenti che lasciano tracce e che giorno dopo giorno ci conducono alla morte.

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Andrea Leone

Andrea Leone, L’ORDINE – La vita felice, Niebo 2006

«Ci sono soltanto due trascendenze verbali: i teoremi matematici e la parola come arte» (Gottfried Benn, Futuro e presente). L’ordine di Andrea Leone muove da queste due trascendenze per costringerle ad una collisione violenta. Trascendenza del teorema che esibisce il tragico come insuperabile tratto destinale, trascendenza della prosa come arte che brucia il finito nell’astrazione più inflessibile. Sono queste forme di un giudizio inappellabile che investe l’esistenza, illuminandola di una luce livida e insieme aurorale. Giudizio di chi? Non di un io. Andrea Leone è un lirico, ma è forse necessario tentare di definire in che senso lo si afferma. In Andrea Leone il lirismo non è infatti assimilabile alla tradizione che ne ha definito il concetto. I versi de L’ordine non credono al soggetto, al singolo, alla storia. Continua a leggere

LABORATORIO, tre incipit

Il termine “laboratorio” indica in genere, uno spazio a parte. Implica un luogo, un certo strumentario, una certa capacità di sporcare e di mettere in ordine. E’ un termine ormai abusato nei contesti educativi, che non corrisponde più alla sua storia.
Ma laboratorio è anche una forma mentis che richiede una certa capacità di porsi, di sentire. In questo senso, esso non vuole altro che un banco, una sedia, una penna.
Laboratorio come “labor”, lavoro, costruito sull’attivazione di meccanismi, più che sull’esercizio o l’acquisizione di una tecnica. L’insegnante non insegna nulla. Può solo attivare, a diversi livelli, l’autoascolto.
TRE INCIPIT: scelti, non a caso, ma come metafora dell’esprimere “altro”, del parlare di sé. Ecco i testi dei bambini di una quarta elementare. In qualcuno di essi è gà possibile riconoscere la Bellezza. In tutti, comunque, la gioia dell’esprimersi, il piacere dell’atto autonomo e creativo dello sporcarsi le mani. Ecco tre testi. Gli altri su Arpa Eolica
Sebastiano Aglieco
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ADOLESCERE, SCRITTURE IN ATTESA

ADOLESCERE, SCRITTURE IN ATTESA

Questo spazio non vuole esplorare scritture giovani, di per sé compiute. Piuttosto possibilità, sguardi verso il prima, quando ancora non sappiamo chi siamo, né che cosa faremo nella vita. Quel momento in cui cominciamo a intuire qualcosa e ben presto sentiamo il bisogno di un maestro che ci insegni, che ci faccia specchiare, mettendoci in contatto con la nostra natura più profonda.
  E’ uno stato in cui il narcisismo dell’artista, quel bimbo che chiede a voce alta una ricompensa, ancora tace, farfuglia. Ed è questo che mi interessa.

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Ho intervistato Silvano Sbarbati

Ho intervistato Silvano Sbarbati, uno dei fautori in Italia, del movimento del teatreducazione.

Dovendo presentare il movimento del teatreducazione ad un pubblico di non addetti ai lavori, quali parole userebbe?

Lei mi chiede di risolvere un problema di comunicazione, in senso pragmatico. E non a caso teatreducazione è un neologismo ed il primo intervento che potremmo definire teorico si titolava “Per una pragmatica di teatreducazione”. Questo per sottolineare come teatreducazione è una parola nuova in quanto la “o” di teatro è stata tolta per integrare l’educazione. Teatreducazione, comunque, è un setting educativo, uno spazio ed un tempo organizzati dentro una esperienza che si orienta sempre (irriducibilmente) verso la elaborazione del vissuto, interrogando se stessa.
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PER UN PO’ DI LEGGEREZZA

Umberto Saba      [da Cose leggere e vaganti, 1920]

La mia bambina con la palla in mano, 
con gli occhi grandi colore del cielo, 
e dell’estiva vesticciola: “Babbo 
– mi disse – voglio uscire oggi con te”. 
Ed io pensavo: Di tante parvenze 
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali 
posso la mia bambina assomigliare. 
Certo alla schiuma, alla marina schiuma 
che sull’onde biancheggia, a quella scia 
ch’esce azzurra dai tetti e il vento sperde; 
anche alle nubi, insensibili nubi 
che si fanno e disfanno in chiaro cielo; 
e ad altre cose leggere e vaganti.

Agli amici di questo blog; per un po’ di leggerezza

Gabriela Fantato

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Gabriela Fantato, ENIGMA, ventidue invocazioni – DialogoLibri  2000

La storia di queste poesie è fatta di incontri: con l’artista Coca Frigerio, che aveva ridisegnato le carte dei XXII Arcani Maggiori a partire dalle enormi forme granitiche che abitano il Sacro Bosco di Bomarzo a Orvieto; con Carlo Galante che, leggendo i testi di Gabriela Fantato compone delle musiche; con altri artisti: attori, musicisti, cantanti, disegnatori, che allestiscono uno spettacolo andato in scena a Sondrio, Milano, Roma. Continua a leggere

CARI RAGAZZI

Cari ragazzi, ecco: lo smacco è già nella premessa. Tutte le utopie, se sono tali, sono destinate a fallire. Verrà il momento in cui vi perderò per strada, uno ad uno.  Questi anni per voi saranno un episodio della vita, un bel ricordo, una delle tante esperienze che si fanno. Per me, forse, l’ultima offerta ai vivi e una riflessione sui morti: il vostro silenzio, cari morti, salverà il mondo.

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CRITICA ELEMENTARE ED INTUITIVA

I bambini e la poesia

Vi propongo un’intervista fattami da Vincenzo Della Mea qualche tempo fa per la rivista Daemon. E’ una riflessione sulla mia esperienza di poeta e maestro di scuola elementare, seguita da due esempi di critica militante fatta dai bambini.  

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Corrado Bagnoli

Corrado Bagnoli FUORI I SECONDI – La Vita Felice, 2005 – versione dialettale a fronte di Piero Marelli – Introduzione di Gabriela Fantato

Ho letto questo libro nello stato  ingenuo in cui ci si accosta a una lingua per la prima volta, semplicemente abbracciando la prima cosa che del testo ci appare, e cioè la sua forma visiva, la sua dislocazione sulla pagina bianca.

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VIVERE CON GLI ALTRI

PROPOSITI PER IL NUOVO ANNO
Gennaio 2007

Ogni sera, prima di dormire, mi piace fare un censimento del cuore e pregare per le persone che conosco. Passo in rassegna gli ammalati, poi le donne incinte, i sacerdoti, i parenti, gli amici e questo rito mi accompagna al riposo notturno.
È un momento bello, mi sembra di essere vicina ad ogni persona che nomino nel mio cuore: è un legame a distanza che rinnova in me la gioia della comunione, della fraternità, della solidarietà, dell’intercessione o della gratitudine. Continua a leggere

Un inedito

UN MAESTRO

La certezza di qualcosa
sfuggita alla nostra stessa ragione
un luogo, dove a volte i poeti si ritrovano
il colore di una parola
per dire che questo noi non lo sappiamo
il dolore di una presunzione
l’essere contenuto in un bambino
che ti guarda negli occhi.
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Commiato

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Mercoledì, 17 gennaio 2007 

Ieri sera ho portato la mia gattina dal veterinario per l’ultima volta. L’amico che era insieme a me, e al quale ho affidato il compito mentre io sono rimasto in macchina,  mi invitava a salutarla per l’ultima volta ma  io ho girato la testa dall’altra parte. Vedo il suo corpicino bianco, mentre se ne va per la strada, davanti a me e io capisco subito di non aver assolto a un rito, di non aver fatto ciò che si doveva: guardarla ancora, dirle ciao, prima di uscire dalla porta di casa. Capisco immediatamente, ma è tardi, che i riti vanno compiuti, che esistono le formule giuste per farlo. Sento una comunione fra le cose, fra gli esseri tutti. Non è un animaletto, un mucchietto di peli; è una parte di me che se ne va. Continua a leggere

Il lampo della bocca

di Sebastiano Aglieco

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Devo l’intuizione del mio blog RADICI DELLE ISOLE, a un’antologia di poesia del novecento del tutto particolare, il cui metodo di indagine propongo qui come esempio di esplorazione delle consonanze, nel tempo e nello spazio. E’ difficile riscontrare dei giudizi in questo libro, quanto piuttosto sguardi che s’incrociano. Prova abbastanza rara nel panorama odierno, che meriterebbe un dibattito più appropriato.
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Non fare nulla qui

Approfitto della pubblicazione di questi testi di Stefano Massari tratti dal suo ultimo libro, per proporvi questo lungo saggio ancora inedito sul libro dei vivi. Apparirà successivamente sul mio blog, RADICI DELLE ISOLE, visto la crescente difficoltà a piazzare materiali sul cartaceo. Ed è anche una mia fiducia che laRete, sempre di più, anche con questo nostro lavoro, possa offrire una valida e onesta alternativa alla mancanza di attenzione di altri luoghi considerati prestigiosi. Considero il libro di Stefano un gran ben libro, che merita parole ben più degne delle mie.

Sebastiano Aglieco

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Innocenza e inganno

E’ di questi giorni la notizia della colpa di un massacro che sappiamo tutti. Compiuto freddamente ai danni di persone e di un bambino – lo metto a parte perché Gesù dice: beati i puri di cuore perché di essi è il regno dei cieli. I bambini, quindi, già posseggono il cielo. La colpa contro un bambino è cosa a parte, perché chi commette il male lo fa al di là di ogni causa. Vorrei commentare questo avvenimento, per il quale non ho trovato all’altezza alcuna parola, nemmeno del più alto dei luminari, con un pezzo scritto qualche anno fa a proposito di un film famoso. Scusandomi per la lunghezza, forse eccessiva.
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Elogio dell’ombra

di Sebastiano Aglieco

Mi sussurrava un poeta di una certa età nel corso della presentazione di un libro:-… ho rinunciato persino alle recensioni…tutto questo lottare non lo sopporto … ci azzuffiamo solo perché la nostra ombra sia più lunga. – Così egli parlava dell’ombra come di una zona scura, un avanzare della sera. Un presagio della morte della parola, quindi; ricevere in cambio il narciso piuttosto che l’alloro. Continua a leggere