Breve storia di noi

di Stefanie Golisch

Questa storia è di tutti, delle badanti russe con i denti
d’oro e gli stivaletti rossi che fanno colazione nei
giardinetti, dell’uomo con il gatto a macchie di iena che
abita davanti alla figliale di Zara, di chi sa dove andare
e di chi non lo sa, dei ragazzi che si fanno nella piazza
deserta, di chi cammina come se volesse chiedere scusa
per essere nato e di chi riempie il palco da protagonista
subito, della donna che di casa non esce mai e di chi
conta il tempo per non perderlo, di chi ha una storia da
raccontare e di chi si accontenta del solito gelato, davanti
alla stazione dimorano gli indecisi, uno è appena arrivato
e l’altro non vede l’ora di partire, c’è chi dorme e c’è chi
canta e c’è chi predica la fine del mondo da sempre, c’è
l’uomo sul ponte che ride a più non posso e in fondo alla
via che porta non si sa dove c’è il bambino mendicante,
ci guarda come se volesse chiedere qualcosa, ma non sa
come e ad ogni modo, noi non sapremmo rispondere,
facciamo finta di niente come al solito, ma lui c’è, non
molla, non ha paura di noi

Il quadro è di Ernesto Treccani: Il popolo dei volti

Testamento di Joaquín Giannuzzi (Argentina,1924-2004)

Testamento

Hijas mías, este
es es sueño decisivo de papá. Pidan silencio.
El ruido del mundo ya es bastante
para su edad y su juicio. Que su resto de luz
cese con dignidad. Su corazón bombea
pesadamente. La realidad se atasca
en las arterias del cerebro. Él está
clínicamente terminado, el ser
universal y privado huye de sus ojos. Continua a leggere

La parola autunno

di Stefanie Golisch

a quelli che non possiamo conoscere

La prima volta, l’ho visto davanti alla stazione, lunghi capelli
grigi, valigia scalcinata, ombrello rosa pallido sotto il braccio,
lentamente si stava incamminando per non so dove, io avevo
appena perso il treno o forse non avevo perso il treno, ma la
parola autunno, il che suona più poetico e quindi c’è da
insospettirsi immediatamente, Continua a leggere

Primo giorno di scuola

di Stefanie Golisch

Mai più solo che in quel giorno, il tuo
primo giorno di scuola: sei un grosso
panino imbottito di menzogne. Dolci
parole ti accompagnano fino al cancello
per consegnarti ai lupi dai denti bianchissimi.
Dopo questo tradimento, come fai ancora a
fidarti delle parole di quelli che dicono di
amarti: ti hanno ingannato. Tu lo sai e loro
lo sanno, ma non ve lo potrete mai confessare.
E così che comincia der Ernst des Lebens,
la tua solitudine irrevocabile

Requiem per una amica

di Stefanie Golisch

La penultima volta che ci siamo viste mi volevi
dire qualcosa. Ce l’avevi sulla punta della lingua
proprio nel momento in cui il treno stava entrando
in stazione. Ci salutammo educatamente. Aggiungo
alla tua immagine in partenza alcune precedenti:
tu, bambina che sfidi un maschio di una testa più
alta di te. Voglio e non voglio essere come te. Sono
innamorata di te, odio la tua presenza senza via di
scampo. Distrattamente, ti prendi tutti i ragazzi
tranne uno che proprio non ti piace. Me lo posso
tenere. Grazie, amica. Anni di silenzio, poi, una tua
foto in un giornale. Ti scrivo: La mia vita è bella come
tutte le vite.
E aggiungo: vorrei rivederti. Ci incontriamo
d’inverno, in una città casuale. Ancora, almeno così
mi sembra, vogliamo cose dall’altra che questa,
semplicemente, non può dare. Intanto facciamo
conversazione in lingua straniera. A un certo punto,
tu dici credo che non sia né colpa tua, né mia e mi
sento rispondere hai ragione come sempre. È inutile
continuare e, infatti, ci fermiamo qui. È andato tutto
storto tra di noi, cosa faccio ora senza di te

Perfect day

di Stefanie Golisch

Ti scrivo in questa domenica pomeriggio di fine
agosto perché non so come riempire le ore, ho
già riempito tutte le ore dei giorni e delle stagioni,
conosco i loro sapori, colori, so che passano e
ritornano, so che io stessa passo e ritorno, conosco
i miei sapori, colori, so come la penso, come faccio
quando sto bene e quando sto male e quando sto
così così, il mio viso allo specchio dice eccoti e la
stessa cosa potrei dire anche io, Continua a leggere

Enemies di Wendell Berry (USA 1934)

 

youngsters

If you are not to become a monster,
you must care what they think.
If you care what they think,

how will you not hate them,
and so become a monster
of the opposite kind? From where then

is love to come—love for your enemy
that is the way of liberty?
From forgiveness. Forgiven, they go

free of you, and you of them;
they are to you as sunlight
on a green branch. You must not

think of them again, except
as monsters like yourself,

pitiable because unforgiving. Continua a leggere

Qualcosa come l’amore

coppia freaks

di Stefanie Golisch

La formula all inclusive prevede di mangiare
e bere e divertirsi senza limite e divertenti
sono anche loro: lui senza denti e lei con
addosso la maglietta del Liverpool. Si
tengono per mano in questo setting
indecifrabile e per non perdersi hanno
attaccato alle loro borse, sponsorizzate
dall’agenzia viaggio, due pompon rosso
fuoco. Non si sa come si chiamano e dove
abitano e se tengono un animale domestico.
Gli ho visto con la coda dell’occhio soltanto
e sotto il sole impietoso d’agosto mi sono
sembrati qualcosa come l’amore

Petitesse

koudelka träumende

 

di Stefanie Golisch

Nel paese delle pere mature gli uomini
si chiamavano Fritz e Heini, le donne tutte
Elsie. I cani li chiamavano gatto e i gatti
cane, non si sapeva perché, ma era sempre
stato così. Quando bevevano, facevano bere
gli animali insieme a loro e alla fine, nessuno
si ricordava più di nulla. Si moriva piuttosto
giovani, ma sereni. La vita era stata tanto
leggera, perché la morte avrebbe dovuto
essere diversamente?

La Prigione secondo Emmy Hennings

di Stefanie Golisch

Guardo e ascolto ogni cosa, quasi contro la mia volontà.

È un incubo: ti vengono a prendere. Sei in arresto. L’accusa, non si sa.
Ci viene subito in mente Kafka, ma anche la polizia segreta di un qualsiasi regime totalitario che si presenta all’alba per annunciare che il nuovo giorno non ci sarà. Almeno non per te.
Uomini e donne che scompaiano senza lasciare traccia di sé. Non è, questo scenario, soltanto un incubo, non soltanto letteratura, ma una esperienza reale: quel misurarsi con una colpa che non si sa in che cosa consista e che forse è semplicemente la colpa di essere troppo vivi. Di pretendere l’impossibile. Di essere incapaci di accontentarsi del fatto che il mondo e i suoi abitanti sono e non possono essere altro che quelli che sono.
Infatti, non è la qualità della colpa che interessa a Emmy Hennings (1885-1945), ma il tormento esistenziale dell’uomo nel momento preciso in cui perde la libertà nel senso più elementare: la libertà, apparentemente piccola, di dirigere i propri passi nella direzione che vuole. Continua a leggere

Vita nostra

di Stefanie Golisch

Lei è la donna che parla con la terra, almeno
così si dice. Vive al quinto piano e non ha
un orologio in casa. Non conta le ore e non si
sa come si chiama. Non accende mai la luce
e mangia ciò che le portano i piccioni. Non si
sa cosa fa di giorno, di notte, forse, dorme
come noi. In fondo al mare c’è vita si dice, ma
si fa fatica ad immaginarla, a pensare che in
qualche modo c’entra con noi Continua a leggere

SCHIZZI di Yasmin Khadra (Italia, 2002)

NOTTI D’ESTATE.
Il loro vento fresco mi rabbrividisce.
Brividi come quando sfiori appassionatamente le labbra di un’amante, il cuore ti fa perdere il conto dei battiti.
Tum, tum, tum. Solo questo senti rimbombare nella tua testa.

VAGO RICORDO.
Mi prendi la mano dal nulla e mi chiedi di scappare con te.
Sotto la pioggia mi baci e mi sorridi come se fossi io il tuo parapluie,
due gocce sugli occhi fanno di me una piccola bimba piangente,
piangente perché di te rimane solamente un aspro pomeriggio
invernale. Continua a leggere

Senza titolo

di Stefanie Golisch

Abbiamo mangiato e bevuto e non eravamo
ancora sazi e non ancora abbastanza ubbriachi
per smettere e così siamo andati avanti e non
bastava mai e questa storia non ha una fine e
nemmeno un titolo. Non è bella e non insegna
nulla, ma va raccontata lo stesso nel nome di
chi non ha altro da buttare nel fuoco che la sua
fame, la sua fame

La badante

di Stefanie Golisch

La badante

Ha dormito in tutti i modi. Sul divano.
Nel letto matrimoniale. Al posto di lui
o di lei. Ha dormito bene. Ha dormito
male. Non ha dormito per niente. Una
volta ha dormito molto bene e quando
si è svegliata, il nonno non respirava
più. Non doveva nemmeno chiudergli
gli occhi. Prima di chiamare la figlia,
si era lavata i denti per bene. Alla fine
del mese mancavano due settimane di
marzo piovoso. Nel cuore della vita
abitava la morte, da subito, non c’era da
spaventarsi. Solo i corvi vivevano cento
anni, si diceva nel suo paese, ma lei non
sapeva se era vero

Billy Collins ( USA, 1941) : The First Geniuses

It is so early almost nothing has happened.
Agriculture is an unplanted seed.
Music and the felt hat are thousands of years away.
The sail and the astrolabe, not even specks on the horizon.
The window and scissors: inconceivable.

But even now, before the orchestra of history
has had time to warm up, the first geniuses
have found one another and gathered into a thoughtful
group.
Gaunt, tall and bearded, as you might expect,
they stand outlined against a landscape of smoking
volcanoes

or move along the shores of lakes, still leaden and unnamed,
or sit on high bare cliffs looking like early arrivals
at a party the earth is about to throw
now that the dinosaurs have finally cleared the room. Continua a leggere

Geoffrey Brock (USA, 1964) : And Day Brought Back My Night


And Day Brought Back My Night

It was so simple: you came back to me
And I was happy. Nothing seemed to matter
But that. That you had gone away from me
And lived for days with him—it didn’t matter.
That I had been left to care for our old dog
And house alone—couldn’t have mattered less!
On all this, you and I and our happy dog
Agreed. We slept. The world was worriless. Continua a leggere

Jack Gilbert (USA 1925-2012) Failing and Flying

flügel

Failing and Flying
Everyone forgets that Icarus also flew.
It’s the same when love comes to an end,
or the marriage fails and people say
they knew it was a mistake, that everybody
said it would never work. That she was
old enough to know better. But anything
worth doing is worth doing badly. Continua a leggere

Still lifes

di Stefanie Golisch

Ho visto in un largo viso nero
la stanchezza degli uomini

Sei felice? Non so. Sono
quasi nessuno. Non so come
chiamare la felicità

Non ha mai imparato il mestiere di
vivere
. È rimasto il bambino con il
quale non si gioca

Non spiega i suoi quadri. Non so,
dice, cosa significano, e se lo sapessi,
non saprei

So di cannella. So dove giorno e notte si
affidano nomi di stelle. So dove nascono
i versi

A mezzogiorno l’aria sa di bucato e ragù.
Un vecchio in canottiera si sporge dalla
finestra della cucina. In strada la primavera
gioca con mozziconi e teste di rose Continua a leggere

Marnie Walsh (USA, 1916-1996)

Bessie Dreaming Bear
Rosebud, So. Dak., 1960

we all went to town one day
went to a store
bought you new shoes
red high heels

ain’t seen you since.

Bessie Dreaming Bear
Rosebud, So. Dak., 1960

un giorno siamo andati tutti insieme in città
in un negozio
ti abbiamo comprato delle scarpe nuove
rosse con i tacchi alti

da allora non ti abbiamo più visto.

Traduzione di Stefanie Golisch