Poesia d’autunno

The Ballad of the Sad Café

di Stefanie Golisch

Tra un gratta e vinci e l’altro ci stanno giusto
un caffè ristretto e una sigaretta. Cazzo, mio
figlio mi ha rotto le palle, è uguale a suo padre,
stronzi tutti e due. Vieni da me questa sera bella
bionda, dice il padrone del bar, e lei risponde:
neanche morta. Davanti alla porta d’ingresso
un corvo mangiucchia un piccione morto in
questo pomeriggio d’autunno che non canta.
La vita fa schifo, dice la donna dalle mani ruvide
e dal rossetto sbavato prima di andarsene senza
salutare. Il bar sulla provinciale Monza-Saronno
si chiama Jolly, il mese ottobre, lei non si sa

Fine dell’estate

di Stefanie Golisch

Posso dire di chi si arrende e di chi non
si arrende mai, del silenzio dopo l’ultima
parola, fatto di carne e cenere, tempo di
ore immobili. Posso dire di quelli che non
si sarebbero mai lasciati e che si lasciarono,
della donna che attende alla finestra,
dell’uomo che gira a vuoto, di chi mente
per essere amato e che nessuno amerà
mai. Posso dire il suono della penultima
parola, la bella dimenticata in un luogo
remoto, la mano che gira la chiave avanti
e indietro, posso dire dell’unghia d’oro di
chi è tornato dalla battaglia salvo e della
bocca che inghiotte pesci vivi, che non sa
perché fa quello che fa

Il quadro è di Fritz Winter

Histoire des madeleines

di Stefanie Golisch

Histoire des madeleines

Longtemps, je me suis couché de bonne heure.
Marcel Proust, A la recherche du temps perdu

Di che cosa si ricordano le madeleines
offerte da Lidl in occasione della
settimana francese? Che gusto di tempi
remoti evocano quando si sciolgono in
bocca del cliente senza qualità? Il secolo
è di guerra e pace. Un lui ama una lei
secondo le leggi dell’imperfezione. Sul
bordo del pozzo profondo un rospo attende
pazientemente. Loro conoscono già tutti i
nostri passi

They come di Ha Jin (China,1956)

Sometimes when you’re walking in the street,
returning home or leaving to see a friend,
they come. They emerge from behind pillars and trees
approaching you like a pack hounding a sheep.
You know it’s no use to hide or flee,
so you stop and light a cigarette, waiting for them.

Sometimes when you’re eating in a restaurant,
your soup served and your dish not ready yet,
they come. A steady hand falls upon your shoulder.
You are familiar with such a hand
and don’t need to turn around to meet the face.
The scared diners are sneaking out,
the waitress’s chin is trembling when she speaks,
but you are sitting there waiting for the bill.
After settling it you’ll walk out with them. Continua a leggere

Non smettete di sognare

S = k. log W

di Flavio Almerighi

Si è dissolta dignitosa,
da signora di una certa età.
Voce dolce, lontanissima,
ogni istante murato
al proprio chiodo, definito
nella propria identità.

Ogni solido esposto alla luce
corrisponde con un’ombra.
Averla cucita ai piedi comporta
lo sforzo di raggiungerla,
ma non parla,
non si fa toccare.

La cassa, unico arredo:
è illuminata, prosciuga liquidità,
secca le mani al benzinaio.
Lasciate seppelliscano
compagne e compagni
di un’ora, non è peccato, ma
degna sepoltura senza nome.

Voi, indocili strumenti,
siate arguti.
Abbiate memoria,
affondate ogni cosa,
non smettete di sognare.

Short stories

di Stefanie Golisch

Aveva lasciato sul tavolo della cucina
un biglietto in lingua straniera. Il suo
amore era senza pietà.

Hai amato abbastanza?
Avevo da fare, ho usato
il mio tempo per tante
cose.

Nell’attesa di chi non arriva mai
imparo attendere. (Non so se
servirà a qualcosa.) Continua a leggere

Bestiario


di Flavio Almerighi

Bestiario

Ogni parola
ha fondo e superficie,
sangue a ogni luna:
le stagioni ci consegnano
teneri e implumi,
spietati cacciatori
sotto i cieli a venire.

L’unico gabbiano,
molle da uno scoglio
non guarda e dice:
arrenditi! Di me
hai già detto tutto,
fa caldo non mi agitare!

Segue un volo irregolare
di farfalla,
ora non ho tempo
per misurarne il peso.
Il silenzio è oro.
Il vento riverbera
altre voci.

Giaccio, finalmente stanco.
Continua a leggere

Erich Kästner. Der August


Erich Kästner (Germania, 1899-1974)

Der August

Nun hebt das Jahr die Sense hoch
und mäht die Sommertage wie ein Bauer.
Wer sät, muß mähen.
Und wer mäht, muß säen.
Nichts bleibt, mein Herz. Und alles ist von Dauer.
Stockrosen stehen hinterm Zaun
in ihren alten, brüchigseidnen Trachten.
Die Sonnenblumen, üppig, blond und braun,
mit Schleiern vorm Gesicht, schaun aus wie Frau’n,
die eine Reise in die Hauptstadt machten.
Wann reisten sie? Bei Tage kaum.
Stets leuchteten sie golden am Stakete.
Wann reisten sie? Vielleicht im Traum?
Nachts, als der Duft vom Lindenbaum
an ihnen abschiedssüß vorüberwehte?
In Büchern liest man groß und breit,
selbst das Unendliche sei nicht unendlich.
Man dreht und wendet Raum und Zeit.
Man ist gescheiter als gescheit, –
das Unverständliche bleibt unverständlich.
Ein Erntewagen schwankt durchs Feld.
Im Garten riecht’s nach Minze und Kamille.
Man sieht die Hitze. Und man hört die Stille.
Wie klein ist heut die ganze Welt!
Wie groß und grenzenlos ist die Idylle …
Nichts bleibt, mein Herz. Bald sagt der Tag Gutnacht.
Sternschnuppen fallen dann, silbern und sacht,
ins Irgendwo, wie Tränen ohne Trauer.
Dann wünsche Deinen Wunsch, doch gib gut acht!
Nichts bleibt, mein Herz. Und alles ist von Dauer. Continua a leggere

Danse russe

di William Carlos Williams (USA 1883-1963)

If I when my wife is sleeping
and the baby and Kathleen
are sleeping
and the sun is a flame-white disc
in silken mists
above shining trees,—
if I in my north room
dance naked, grotesquely
before my mirror
waving my shirt round my head
and singing softly to myself:
“I am lonely, lonely.
I was born to be lonely,
I am best so!”
If I admire my arms, my face,
my shoulders, flanks, buttocks
against the yellow drawn shades,—

Who shall say I am not
the happy genius of my household?

Danza Russa

Quando io, mentre mia moglie dorme
e la bambina e Kathleen
dormono,
e il sole è un disco bianco-fiamma
in una nebbia di seta
sopra gli alberi splendenti –
quando io nella mia stanza del nord
danzo nudo, in modo grottesco,
davanti allo specchio,
girando la mia camicia intorno la testa
mentre canto dolcemente a me stesso:
“Sono solo, solo.
Sono nato per essere solo,
Sto bene così!”
Quando ammiro le mie braccia, il mio viso,
le mie spalle, i fianchi, il mio sedere
contro le tende gialle chiuse –

Chi potrebbe dire che non sono
il genio felice di casa mia?

Traduzione di Stefanie Golisch
Quadro di Egon Schiele

Wild geese di Mary Oliver (USA, 1935)

Wild Geese

You do not have to be good.
You do not have to walk on your knees
for a hundred miles through the desert, repenting.
You only have to let the soft animal of your body
love what it loves.
Tell me about despair, yours, and I will tell you mine.
Meanwhile the world goes on.
Meanwhile the sun and the clear pebbles of the rain
are moving across the landscapes,
over the prairies and the deep trees,
the mountains and the rivers.
Meanwhile the wild geese, high in the clean blue air,
are heading home again.
Whoever you are, no matter how lonely,
the world offers itself to your imagination,
calls to you like the wild geese, harsh and exciting–
over and over announcing your place
in the family of things. Continua a leggere

La poesia di Beppe Mariano

La montagna e l’abisso rovesciato
Il seme di un pensiero di Beppe Mariano, nino aragno editore, Torino, 2012

di Luigi Cannillo

A pochi mesi dall’uscita della raccolta più recente di Beppe Mariano, Attraversamenti (Interlinea, Novara, 2018), ricordare l’antologia Il seme di un pensiero – Poesie (1964-2011) assume un valore non solo retroattivo e riassuntivo, ma contribuisce a far rileggere la sua opera come organismo complesso formato da testi in continuo dialogo fra loro. Dal punto di vista biobibliografico il volume rappresenta inoltre una sistematizzazione di raccolte e sillogi scritte in tempi diversi e poi pubblicate in anni più recenti. L’antologia contiene inoltre numerosi interventi critici, sia di tipo generale che su raccolte e sillogi specifiche.
Mariano, autore appartato geograficamente e caratterialmente, è considerato poeta figlio e cantore della montagna. Effettivamente il Monviso come paesaggio reale e luogo simbolico svolge nella sua opera un ruolo di primo piano. Ma attorno a questo riferimento che è mito e lingua, sfida e fatica, estasi e paura, non sono da considerare inferiori o secondarie altre tematiche o aspetti che si sono sviluppati nel corso dei decenni: l’impegno civile e la tematica amorosa, le diverse scelte di linguaggio, il tono ironico, l’immanenza e lo scorrere del tempo possono costituire altrettante porte di accesso alla sua poetica. Continua a leggere

Culture and the Universe di Simon J. Ortiz (USA, 1941)

Culture and the Universe

Two nights ago
in the canyon darkness,
only the half-moon and stars,
only mere men.
Prayer, faith, love,
existence.
We are measured
by vastness beyond ourselves.
Dark is light.
Stone is rising.

I don’t know
if humankind understands
culture: the act
of being human
is not easy knowledge.

With painted wooden sticks
and feathers, we journey
into the canyon toward stone,
a massive presence
in midwinter. Continua a leggere

Let evening come di Jane Kenyon (USA, 1947-1995)

Let Evening Come

Let the light of late afternoon
shine through chinks in the barn, moving
up the bales as the sun moves down.

Let the cricket take up chafing
as a woman takes up her needles
and her yarn. Let evening come.

Let dew collect on the hoe abandoned
in long grass. Let the stars appear
and the moon disclose her silver horn.

Let the fox go back to its sandy den.
Let the wind die down. Let the shed
go black inside. Let evening come.

To the bottle in the ditch, to the scoop
in the oats, to air in the lung
let evening come.

Let it come, as it will, and don’t
be afraid. God does not leave us
comfortless, so let evening come. Continua a leggere

Essere uomini

di Yasmin Khadra (Italia, 2002)

Ci sono parti di universo che ancora non abbiamo scoperto, è certo. Posti dove non ci sono atomi né molecole, dove la luce è presente in ogni momento, dove non abbiamo i piedi legati a terra; posti dove possiamo volare, dove siamo liberi di essere ciò che siamo, fuori da ogni regola o schema terrestre.
Son certa, signori, che altrove, miliardi di anni luce di distanza da qui, c’è un piccolo mondo dove gli animali vivono per sempre, dove la pace regna sovrana, dove le acque di ogni ruscello non son contaminate e dove l’uomo non combatte l’uomo. Continua a leggere

In the secolar night di Margaret Atwood (Canada, 1939)

In the secular night

In the secular night you wander around
alone in your house. It’s two-thirty.
Everyone has deserted you,
or this is your story;
you remember it from being sixteen,
when the others were out somewhere, having a good time,
or so you suspected,
and you had to baby-sit.
You took a large scoop of vanilla ice-cream
and filled up the glass with grapejuice
and ginger ale, and put on Glenn Miller
with his big-band sound,
and lit a cigarette and blew the smoke up the chimney,
and cried for a while because you were not dancing,
and then danced, by yourself, your mouth circled with purple. Continua a leggere

instagram poetry di r.m. drake

madness is somewhere
between chaos
and having a dream.

la follia è da qualche parte
tra il caos
e avere un sogno.

if loving you kills me
tonight, then I was ready
for death the moment you
said hello.

se amarti mi uccide
questa sera, allora ero pronto
a morire nell’attimo in cui
tu dicesti hello.

she had the power to
change the world, but
she couldn’t save the
one she loved.

aveva il potere di
cambiare il mondo, ma
non poteva salvare chi
amava. Continua a leggere

Anche questa è poesia…

Sehr geehrter Herr Oberinspektor,
ich habe heute früh einen kleinen Ohnmachtsanfall gehabt
und habe etwas Fieber. Es ist aber bestimmt ohne Bedeutung,
und ich komme bestimmt heute noch, wenn auch vielleicht nach
12 ins Bureau.
Ihr ergebener
Dr. Franz Kafka
23.9.1912

Egregio Sig. ispettore maggiore,
questa mattina sono svenuto e tutt’ora ho un po’ di febbre.
È sicuramente senza alcuna importanza e, sicuramente, verrò
in ufficio, sebbene, forse, soltanto dopo le 12.
Vostro devoto
Dr. Franz Kafka
23.9.1912

Questa lettera al suo capo fu scritta da Kafka dopo quella notte in cui
compose Il verdetto, dando, in poche ore, una svolta decisiva alla sua opera,
ma forse all’intera letteratura del XX secolo…