La badante

di Stefanie Golisch

La badante

Ha dormito in tutti i modi. Sul divano.
Nel letto matrimoniale. Al posto di lui
o di lei. Ha dormito bene. Ha dormito
male. Non ha dormito per niente. Una
volta ha dormito molto bene e quando
si è svegliata, il nonno non respirava
più. Non doveva nemmeno chiudergli
gli occhi. Prima di chiamare la figlia,
si era lavata i denti per bene. Alla fine
del mese mancavano due settimane di
marzo piovoso. Nel cuore della vita
abitava la morte, da subito, non c’era da
spaventarsi. Solo i corvi vivevano cento
anni, si diceva nel suo paese, ma lei non
sapeva se era vero

Billy Collins ( USA, 1941) : The First Geniuses

It is so early almost nothing has happened.
Agriculture is an unplanted seed.
Music and the felt hat are thousands of years away.
The sail and the astrolabe, not even specks on the horizon.
The window and scissors: inconceivable.

But even now, before the orchestra of history
has had time to warm up, the first geniuses
have found one another and gathered into a thoughtful
group.
Gaunt, tall and bearded, as you might expect,
they stand outlined against a landscape of smoking
volcanoes

or move along the shores of lakes, still leaden and unnamed,
or sit on high bare cliffs looking like early arrivals
at a party the earth is about to throw
now that the dinosaurs have finally cleared the room. Continua a leggere

Geoffrey Brock (USA, 1964) : And Day Brought Back My Night


And Day Brought Back My Night

It was so simple: you came back to me
And I was happy. Nothing seemed to matter
But that. That you had gone away from me
And lived for days with him—it didn’t matter.
That I had been left to care for our old dog
And house alone—couldn’t have mattered less!
On all this, you and I and our happy dog
Agreed. We slept. The world was worriless. Continua a leggere

Jack Gilbert (USA 1925-2012) Failing and Flying

flügel

Failing and Flying
Everyone forgets that Icarus also flew.
It’s the same when love comes to an end,
or the marriage fails and people say
they knew it was a mistake, that everybody
said it would never work. That she was
old enough to know better. But anything
worth doing is worth doing badly. Continua a leggere

Still lifes

di Stefanie Golisch

Ho visto in un largo viso nero
la stanchezza degli uomini

Sei felice? Non so. Sono
quasi nessuno. Non so come
chiamare la felicità

Non ha mai imparato il mestiere di
vivere
. È rimasto il bambino con il
quale non si gioca

Non spiega i suoi quadri. Non so,
dice, cosa significano, e se lo sapessi,
non saprei

So di cannella. So dove giorno e notte si
affidano nomi di stelle. So dove nascono
i versi

A mezzogiorno l’aria sa di bucato e ragù.
Un vecchio in canottiera si sporge dalla
finestra della cucina. In strada la primavera
gioca con mozziconi e teste di rose Continua a leggere

Marnie Walsh (USA, 1916-1996)

Bessie Dreaming Bear
Rosebud, So. Dak., 1960

we all went to town one day
went to a store
bought you new shoes
red high heels

ain’t seen you since.

Bessie Dreaming Bear
Rosebud, So. Dak., 1960

un giorno siamo andati tutti insieme in città
in un negozio
ti abbiamo comprato delle scarpe nuove
rosse con i tacchi alti

da allora non ti abbiamo più visto.

Traduzione di Stefanie Golisch

Momo di Yasmin Khadra (Italia, 2002)

Quando sono nata, Momo aveva 19 anni.
Momo era malato.
Momo mi odiava tanto.
Quando aveva i suoi attacchi di isteria, vedeva in me la vittima delle sue carneficine.
Momo soffriva tanto.
Quando usciva fuori di sé, niente poteva trattenerlo.
Momo ha combattuto una di quelle guerre che ti lasciano cicatrici profonde.
Quando apparivo alla sua vista, buttava giù ogni cosa avesse davanti.
Non mi sopportava.
Momo, però, aveva un cuore grande.

Anni dopo Momo guarì dai suoi attacchi nevrotici.
Riprese a sorridere, a vedere il mondo con mille occhi diversi.
Non mi odiava più. Anzi, mi viziava da morire.
“È per ripagarti di tutte le ingiustizie che ti ho fatto”, diceva lui.
Aveva un sorriso grande ma gli occhi segnati dalle vicissitudini.
Momo era cambiato, era diventato migliore ma dentro di lui il rimorso di aver vissuto una vita fuori dalle righe non lo lasciava in pace.
Nei momenti di vuoto, Momo piangeva.
Le lacrime di Momo erano lacrime dense, di un uomo che non accettava il suo passato.
Ma il passato non è che puoi decidere se accettarlo o no. Devi imparare a conviverci.
Momo non ci è riuscito. Continua a leggere

Carolina Almerighi (Italia, 1996), Tre poesie

Si dorme scomodi in due

Si dorme scomodi in due
Si intrecciano i respiri,
le mani vibrano
si diventa una cosa sola.
Ci si mescola e l’ alchimia che si crea, produce un calore
in grado di assuefare pensieri negativi, paure nascoste.
Mi prendi e dai sollievo ai miei giorni stanchi.
Le mani grandi completano
il puzzle imperfetto del mio corpo, che sbadato si addormenta ancora. Continua a leggere

Poesia d’autunno

The Ballad of the Sad Café

di Stefanie Golisch

Tra un gratta e vinci e l’altro ci stanno giusto
un caffè ristretto e una sigaretta. Cazzo, mio
figlio mi ha rotto le palle, è uguale a suo padre,
stronzi tutti e due. Vieni da me questa sera bella
bionda, dice il padrone del bar, e lei risponde:
neanche morta. Davanti alla porta d’ingresso
un corvo mangiucchia un piccione morto in
questo pomeriggio d’autunno che non canta.
La vita fa schifo, dice la donna dalle mani ruvide
e dal rossetto sbavato prima di andarsene senza
salutare. Il bar sulla provinciale Monza-Saronno
si chiama Jolly, il mese ottobre, lei non si sa

Fine dell’estate

di Stefanie Golisch

Posso dire di chi si arrende e di chi non
si arrende mai, del silenzio dopo l’ultima
parola, fatto di carne e cenere, tempo di
ore immobili. Posso dire di quelli che non
si sarebbero mai lasciati e che si lasciarono,
della donna che attende alla finestra,
dell’uomo che gira a vuoto, di chi mente
per essere amato e che nessuno amerà
mai. Posso dire il suono della penultima
parola, la bella dimenticata in un luogo
remoto, la mano che gira la chiave avanti
e indietro, posso dire dell’unghia d’oro di
chi è tornato dalla battaglia salvo e della
bocca che inghiotte pesci vivi, che non sa
perché fa quello che fa

Il quadro è di Fritz Winter

Histoire des madeleines

di Stefanie Golisch

Histoire des madeleines

Longtemps, je me suis couché de bonne heure.
Marcel Proust, A la recherche du temps perdu

Di che cosa si ricordano le madeleines
offerte da Lidl in occasione della
settimana francese? Che gusto di tempi
remoti evocano quando si sciolgono in
bocca del cliente senza qualità? Il secolo
è di guerra e pace. Un lui ama una lei
secondo le leggi dell’imperfezione. Sul
bordo del pozzo profondo un rospo attende
pazientemente. Loro conoscono già tutti i
nostri passi

They come di Ha Jin (China,1956)

Sometimes when you’re walking in the street,
returning home or leaving to see a friend,
they come. They emerge from behind pillars and trees
approaching you like a pack hounding a sheep.
You know it’s no use to hide or flee,
so you stop and light a cigarette, waiting for them.

Sometimes when you’re eating in a restaurant,
your soup served and your dish not ready yet,
they come. A steady hand falls upon your shoulder.
You are familiar with such a hand
and don’t need to turn around to meet the face.
The scared diners are sneaking out,
the waitress’s chin is trembling when she speaks,
but you are sitting there waiting for the bill.
After settling it you’ll walk out with them. Continua a leggere

Non smettete di sognare

S = k. log W

di Flavio Almerighi

Si è dissolta dignitosa,
da signora di una certa età.
Voce dolce, lontanissima,
ogni istante murato
al proprio chiodo, definito
nella propria identità.

Ogni solido esposto alla luce
corrisponde con un’ombra.
Averla cucita ai piedi comporta
lo sforzo di raggiungerla,
ma non parla,
non si fa toccare.

La cassa, unico arredo:
è illuminata, prosciuga liquidità,
secca le mani al benzinaio.
Lasciate seppelliscano
compagne e compagni
di un’ora, non è peccato, ma
degna sepoltura senza nome.

Voi, indocili strumenti,
siate arguti.
Abbiate memoria,
affondate ogni cosa,
non smettete di sognare.

Bestiario


di Flavio Almerighi

Bestiario

Ogni parola
ha fondo e superficie,
sangue a ogni luna:
le stagioni ci consegnano
teneri e implumi,
spietati cacciatori
sotto i cieli a venire.

L’unico gabbiano,
molle da uno scoglio
non guarda e dice:
arrenditi! Di me
hai già detto tutto,
fa caldo non mi agitare!

Segue un volo irregolare
di farfalla,
ora non ho tempo
per misurarne il peso.
Il silenzio è oro.
Il vento riverbera
altre voci.

Giaccio, finalmente stanco.
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Erich Kästner. Der August


Erich Kästner (Germania, 1899-1974)

Der August

Nun hebt das Jahr die Sense hoch
und mäht die Sommertage wie ein Bauer.
Wer sät, muß mähen.
Und wer mäht, muß säen.
Nichts bleibt, mein Herz. Und alles ist von Dauer.
Stockrosen stehen hinterm Zaun
in ihren alten, brüchigseidnen Trachten.
Die Sonnenblumen, üppig, blond und braun,
mit Schleiern vorm Gesicht, schaun aus wie Frau’n,
die eine Reise in die Hauptstadt machten.
Wann reisten sie? Bei Tage kaum.
Stets leuchteten sie golden am Stakete.
Wann reisten sie? Vielleicht im Traum?
Nachts, als der Duft vom Lindenbaum
an ihnen abschiedssüß vorüberwehte?
In Büchern liest man groß und breit,
selbst das Unendliche sei nicht unendlich.
Man dreht und wendet Raum und Zeit.
Man ist gescheiter als gescheit, –
das Unverständliche bleibt unverständlich.
Ein Erntewagen schwankt durchs Feld.
Im Garten riecht’s nach Minze und Kamille.
Man sieht die Hitze. Und man hört die Stille.
Wie klein ist heut die ganze Welt!
Wie groß und grenzenlos ist die Idylle …
Nichts bleibt, mein Herz. Bald sagt der Tag Gutnacht.
Sternschnuppen fallen dann, silbern und sacht,
ins Irgendwo, wie Tränen ohne Trauer.
Dann wünsche Deinen Wunsch, doch gib gut acht!
Nichts bleibt, mein Herz. Und alles ist von Dauer. Continua a leggere

Danse russe

di William Carlos Williams (USA 1883-1963)

If I when my wife is sleeping
and the baby and Kathleen
are sleeping
and the sun is a flame-white disc
in silken mists
above shining trees,—
if I in my north room
dance naked, grotesquely
before my mirror
waving my shirt round my head
and singing softly to myself:
“I am lonely, lonely.
I was born to be lonely,
I am best so!”
If I admire my arms, my face,
my shoulders, flanks, buttocks
against the yellow drawn shades,—

Who shall say I am not
the happy genius of my household?

Danza Russa

Quando io, mentre mia moglie dorme
e la bambina e Kathleen
dormono,
e il sole è un disco bianco-fiamma
in una nebbia di seta
sopra gli alberi splendenti –
quando io nella mia stanza del nord
danzo nudo, in modo grottesco,
davanti allo specchio,
girando la mia camicia intorno la testa
mentre canto dolcemente a me stesso:
“Sono solo, solo.
Sono nato per essere solo,
Sto bene così!”
Quando ammiro le mie braccia, il mio viso,
le mie spalle, i fianchi, il mio sedere
contro le tende gialle chiuse –

Chi potrebbe dire che non sono
il genio felice di casa mia?

Traduzione di Stefanie Golisch
Quadro di Egon Schiele

Wild geese di Mary Oliver (USA, 1935)

Wild Geese

You do not have to be good.
You do not have to walk on your knees
for a hundred miles through the desert, repenting.
You only have to let the soft animal of your body
love what it loves.
Tell me about despair, yours, and I will tell you mine.
Meanwhile the world goes on.
Meanwhile the sun and the clear pebbles of the rain
are moving across the landscapes,
over the prairies and the deep trees,
the mountains and the rivers.
Meanwhile the wild geese, high in the clean blue air,
are heading home again.
Whoever you are, no matter how lonely,
the world offers itself to your imagination,
calls to you like the wild geese, harsh and exciting–
over and over announcing your place
in the family of things. Continua a leggere

La poesia di Beppe Mariano

La montagna e l’abisso rovesciato
Il seme di un pensiero di Beppe Mariano, nino aragno editore, Torino, 2012

di Luigi Cannillo

A pochi mesi dall’uscita della raccolta più recente di Beppe Mariano, Attraversamenti (Interlinea, Novara, 2018), ricordare l’antologia Il seme di un pensiero – Poesie (1964-2011) assume un valore non solo retroattivo e riassuntivo, ma contribuisce a far rileggere la sua opera come organismo complesso formato da testi in continuo dialogo fra loro. Dal punto di vista biobibliografico il volume rappresenta inoltre una sistematizzazione di raccolte e sillogi scritte in tempi diversi e poi pubblicate in anni più recenti. L’antologia contiene inoltre numerosi interventi critici, sia di tipo generale che su raccolte e sillogi specifiche.
Mariano, autore appartato geograficamente e caratterialmente, è considerato poeta figlio e cantore della montagna. Effettivamente il Monviso come paesaggio reale e luogo simbolico svolge nella sua opera un ruolo di primo piano. Ma attorno a questo riferimento che è mito e lingua, sfida e fatica, estasi e paura, non sono da considerare inferiori o secondarie altre tematiche o aspetti che si sono sviluppati nel corso dei decenni: l’impegno civile e la tematica amorosa, le diverse scelte di linguaggio, il tono ironico, l’immanenza e lo scorrere del tempo possono costituire altrettante porte di accesso alla sua poetica. Continua a leggere