Enemies di Wendell Berry (USA 1934)

 

youngsters

If you are not to become a monster,
you must care what they think.
If you care what they think,

how will you not hate them,
and so become a monster
of the opposite kind? From where then

is love to come—love for your enemy
that is the way of liberty?
From forgiveness. Forgiven, they go

free of you, and you of them;
they are to you as sunlight
on a green branch. You must not

think of them again, except
as monsters like yourself,

pitiable because unforgiving. Continua a leggere

Qualcosa come l’amore

coppia freaks

di Stefanie Golisch

La formula all inclusive prevede di mangiare
e bere e divertirsi senza limite e divertenti
sono anche loro: lui senza denti e lei con
addosso la maglietta del Liverpool. Si
tengono per mano in questo setting
indecifrabile e per non perdersi hanno
attaccato alle loro borse, sponsorizzate
dall’agenzia viaggio, due pompon rosso
fuoco. Non si sa come si chiamano e dove
abitano e se tengono un animale domestico.
Gli ho visto con la coda dell’occhio soltanto
e sotto il sole impietoso d’agosto mi sono
sembrati qualcosa come l’amore

Petitesse

koudelka träumende

 

di Stefanie Golisch

Nel paese delle pere mature gli uomini
si chiamavano Fritz e Heini, le donne tutte
Elsie. I cani li chiamavano gatto e i gatti
cane, non si sapeva perché, ma era sempre
stato così. Quando bevevano, facevano bere
gli animali insieme a loro e alla fine, nessuno
si ricordava più di nulla. Si moriva piuttosto
giovani, ma sereni. La vita era stata tanto
leggera, perché la morte avrebbe dovuto
essere diversamente?

La Prigione secondo Emmy Hennings

di Stefanie Golisch

Guardo e ascolto ogni cosa, quasi contro la mia volontà.

È un incubo: ti vengono a prendere. Sei in arresto. L’accusa, non si sa.
Ci viene subito in mente Kafka, ma anche la polizia segreta di un qualsiasi regime totalitario che si presenta all’alba per annunciare che il nuovo giorno non ci sarà. Almeno non per te.
Uomini e donne che scompaiano senza lasciare traccia di sé. Non è, questo scenario, soltanto un incubo, non soltanto letteratura, ma una esperienza reale: quel misurarsi con una colpa che non si sa in che cosa consista e che forse è semplicemente la colpa di essere troppo vivi. Di pretendere l’impossibile. Di essere incapaci di accontentarsi del fatto che il mondo e i suoi abitanti sono e non possono essere altro che quelli che sono.
Infatti, non è la qualità della colpa che interessa a Emmy Hennings (1885-1945), ma il tormento esistenziale dell’uomo nel momento preciso in cui perde la libertà nel senso più elementare: la libertà, apparentemente piccola, di dirigere i propri passi nella direzione che vuole. Continua a leggere

Vita nostra

di Stefanie Golisch

Lei è la donna che parla con la terra, almeno
così si dice. Vive al quinto piano e non ha
un orologio in casa. Non conta le ore e non si
sa come si chiama. Non accende mai la luce
e mangia ciò che le portano i piccioni. Non si
sa cosa fa di giorno, di notte, forse, dorme
come noi. In fondo al mare c’è vita si dice, ma
si fa fatica ad immaginarla, a pensare che in
qualche modo c’entra con noi Continua a leggere

SCHIZZI di Yasmin Khadra (Italia, 2002)

NOTTI D’ESTATE.
Il loro vento fresco mi rabbrividisce.
Brividi come quando sfiori appassionatamente le labbra di un’amante, il cuore ti fa perdere il conto dei battiti.
Tum, tum, tum. Solo questo senti rimbombare nella tua testa.

VAGO RICORDO.
Mi prendi la mano dal nulla e mi chiedi di scappare con te.
Sotto la pioggia mi baci e mi sorridi come se fossi io il tuo parapluie,
due gocce sugli occhi fanno di me una piccola bimba piangente,
piangente perché di te rimane solamente un aspro pomeriggio
invernale. Continua a leggere

Senza titolo

di Stefanie Golisch

Abbiamo mangiato e bevuto e non eravamo
ancora sazi e non ancora abbastanza ubbriachi
per smettere e così siamo andati avanti e non
bastava mai e questa storia non ha una fine e
nemmeno un titolo. Non è bella e non insegna
nulla, ma va raccontata lo stesso nel nome di
chi non ha altro da buttare nel fuoco che la sua
fame, la sua fame

La badante

di Stefanie Golisch

La badante

Ha dormito in tutti i modi. Sul divano.
Nel letto matrimoniale. Al posto di lui
o di lei. Ha dormito bene. Ha dormito
male. Non ha dormito per niente. Una
volta ha dormito molto bene e quando
si è svegliata, il nonno non respirava
più. Non doveva nemmeno chiudergli
gli occhi. Prima di chiamare la figlia,
si era lavata i denti per bene. Alla fine
del mese mancavano due settimane di
marzo piovoso. Nel cuore della vita
abitava la morte, da subito, non c’era da
spaventarsi. Solo i corvi vivevano cento
anni, si diceva nel suo paese, ma lei non
sapeva se era vero

Billy Collins ( USA, 1941) : The First Geniuses

It is so early almost nothing has happened.
Agriculture is an unplanted seed.
Music and the felt hat are thousands of years away.
The sail and the astrolabe, not even specks on the horizon.
The window and scissors: inconceivable.

But even now, before the orchestra of history
has had time to warm up, the first geniuses
have found one another and gathered into a thoughtful
group.
Gaunt, tall and bearded, as you might expect,
they stand outlined against a landscape of smoking
volcanoes

or move along the shores of lakes, still leaden and unnamed,
or sit on high bare cliffs looking like early arrivals
at a party the earth is about to throw
now that the dinosaurs have finally cleared the room. Continua a leggere

Geoffrey Brock (USA, 1964) : And Day Brought Back My Night


And Day Brought Back My Night

It was so simple: you came back to me
And I was happy. Nothing seemed to matter
But that. That you had gone away from me
And lived for days with him—it didn’t matter.
That I had been left to care for our old dog
And house alone—couldn’t have mattered less!
On all this, you and I and our happy dog
Agreed. We slept. The world was worriless. Continua a leggere

Jack Gilbert (USA 1925-2012) Failing and Flying

flügel

Failing and Flying
Everyone forgets that Icarus also flew.
It’s the same when love comes to an end,
or the marriage fails and people say
they knew it was a mistake, that everybody
said it would never work. That she was
old enough to know better. But anything
worth doing is worth doing badly. Continua a leggere

Still lifes

di Stefanie Golisch

Ho visto in un largo viso nero
la stanchezza degli uomini

Sei felice? Non so. Sono
quasi nessuno. Non so come
chiamare la felicità

Non ha mai imparato il mestiere di
vivere
. È rimasto il bambino con il
quale non si gioca

Non spiega i suoi quadri. Non so,
dice, cosa significano, e se lo sapessi,
non saprei

So di cannella. So dove giorno e notte si
affidano nomi di stelle. So dove nascono
i versi

A mezzogiorno l’aria sa di bucato e ragù.
Un vecchio in canottiera si sporge dalla
finestra della cucina. In strada la primavera
gioca con mozziconi e teste di rose Continua a leggere

Marnie Walsh (USA, 1916-1996)

Bessie Dreaming Bear
Rosebud, So. Dak., 1960

we all went to town one day
went to a store
bought you new shoes
red high heels

ain’t seen you since.

Bessie Dreaming Bear
Rosebud, So. Dak., 1960

un giorno siamo andati tutti insieme in città
in un negozio
ti abbiamo comprato delle scarpe nuove
rosse con i tacchi alti

da allora non ti abbiamo più visto.

Traduzione di Stefanie Golisch

Momo di Yasmin Khadra (Italia, 2002)

Quando sono nata, Momo aveva 19 anni.
Momo era malato.
Momo mi odiava tanto.
Quando aveva i suoi attacchi di isteria, vedeva in me la vittima delle sue carneficine.
Momo soffriva tanto.
Quando usciva fuori di sé, niente poteva trattenerlo.
Momo ha combattuto una di quelle guerre che ti lasciano cicatrici profonde.
Quando apparivo alla sua vista, buttava giù ogni cosa avesse davanti.
Non mi sopportava.
Momo, però, aveva un cuore grande.

Anni dopo Momo guarì dai suoi attacchi nevrotici.
Riprese a sorridere, a vedere il mondo con mille occhi diversi.
Non mi odiava più. Anzi, mi viziava da morire.
“È per ripagarti di tutte le ingiustizie che ti ho fatto”, diceva lui.
Aveva un sorriso grande ma gli occhi segnati dalle vicissitudini.
Momo era cambiato, era diventato migliore ma dentro di lui il rimorso di aver vissuto una vita fuori dalle righe non lo lasciava in pace.
Nei momenti di vuoto, Momo piangeva.
Le lacrime di Momo erano lacrime dense, di un uomo che non accettava il suo passato.
Ma il passato non è che puoi decidere se accettarlo o no. Devi imparare a conviverci.
Momo non ci è riuscito. Continua a leggere

Carolina Almerighi (Italia, 1996), Tre poesie

Si dorme scomodi in due

Si dorme scomodi in due
Si intrecciano i respiri,
le mani vibrano
si diventa una cosa sola.
Ci si mescola e l’ alchimia che si crea, produce un calore
in grado di assuefare pensieri negativi, paure nascoste.
Mi prendi e dai sollievo ai miei giorni stanchi.
Le mani grandi completano
il puzzle imperfetto del mio corpo, che sbadato si addormenta ancora. Continua a leggere

Poesia d’autunno

The Ballad of the Sad Café

di Stefanie Golisch

Tra un gratta e vinci e l’altro ci stanno giusto
un caffè ristretto e una sigaretta. Cazzo, mio
figlio mi ha rotto le palle, è uguale a suo padre,
stronzi tutti e due. Vieni da me questa sera bella
bionda, dice il padrone del bar, e lei risponde:
neanche morta. Davanti alla porta d’ingresso
un corvo mangiucchia un piccione morto in
questo pomeriggio d’autunno che non canta.
La vita fa schifo, dice la donna dalle mani ruvide
e dal rossetto sbavato prima di andarsene senza
salutare. Il bar sulla provinciale Monza-Saronno
si chiama Jolly, il mese ottobre, lei non si sa

Fine dell’estate

di Stefanie Golisch

Posso dire di chi si arrende e di chi non
si arrende mai, del silenzio dopo l’ultima
parola, fatto di carne e cenere, tempo di
ore immobili. Posso dire di quelli che non
si sarebbero mai lasciati e che si lasciarono,
della donna che attende alla finestra,
dell’uomo che gira a vuoto, di chi mente
per essere amato e che nessuno amerà
mai. Posso dire il suono della penultima
parola, la bella dimenticata in un luogo
remoto, la mano che gira la chiave avanti
e indietro, posso dire dell’unghia d’oro di
chi è tornato dalla battaglia salvo e della
bocca che inghiotte pesci vivi, che non sa
perché fa quello che fa

Il quadro è di Fritz Winter

Histoire des madeleines

di Stefanie Golisch

Histoire des madeleines

Longtemps, je me suis couché de bonne heure.
Marcel Proust, A la recherche du temps perdu

Di che cosa si ricordano le madeleines
offerte da Lidl in occasione della
settimana francese? Che gusto di tempi
remoti evocano quando si sciolgono in
bocca del cliente senza qualità? Il secolo
è di guerra e pace. Un lui ama una lei
secondo le leggi dell’imperfezione. Sul
bordo del pozzo profondo un rospo attende
pazientemente. Loro conoscono già tutti i
nostri passi

They come di Ha Jin (China,1956)

Sometimes when you’re walking in the street,
returning home or leaving to see a friend,
they come. They emerge from behind pillars and trees
approaching you like a pack hounding a sheep.
You know it’s no use to hide or flee,
so you stop and light a cigarette, waiting for them.

Sometimes when you’re eating in a restaurant,
your soup served and your dish not ready yet,
they come. A steady hand falls upon your shoulder.
You are familiar with such a hand
and don’t need to turn around to meet the face.
The scared diners are sneaking out,
the waitress’s chin is trembling when she speaks,
but you are sitting there waiting for the bill.
After settling it you’ll walk out with them. Continua a leggere