Countravāl l’aigo – Controcorrente – 2

(eccovi la seconda parte del post pubblicato giovedì scorso, an. sp.)
di Daniela Boccassini

Anno dopo anno, su queste rive, il tuo organismo si nutre di questa carne-non-carne, impara a rispondere al suo ancestrale, segreto richiamo: estasiandosi della sua fibra, inebriandosi del suo profumo, gioendo del suo colore. Identificandoti quasi a tua insaputa con la sua totemica onnipresenza, anche tu, giorno dopo giorno, poco alla volta diventi, o ridiventi, salmone: perché è il ricordo del suo modo di essere che si deposita in te; è tra le fibre del tuo essere che il suo modo di ricordare viene a rivivere. Non importa se sei vegetariano e non mangi salmone: da sempre, da prima che l’essere umano comparisse, il salmone ha legato la sua vita a queste terre. Ogni cosa che qui cresce, cresce portando in sé una traccia del dono di sé che il salmone ha fatto a questi luoghi. Continua a leggere

Countravāl l’aigo – Controcorrente

(pubblico qui la prima parte di un notevole scritto della prof. Daniela Boccassini, professor of italian studies alla University of British Columbia, Vancouver Campus, Canada. an.sp.)

di Daniela Boccassini

Carissimo Massimo,
i giorni passano, anzi volano a velocità supersonica, o scivolano via sciogliendosi come ghiacciai in ritirata, o se ne vanno in fumo come le poche foreste superstiti in un mondo ormai affetto da surriscaldamento globale… scegli l’immagine che preferisci — in questi tempi di catastrofi ambientali la nostra vita individuale e quella del pianeta che avevamo dimenticato esserci casa tornano a ricongiungersi in modi così estremi, da risvegliare forse un barlume di coscienza, di offuscata memoria, in un esiguo, ma crescente, numero di noi. Proprio in questo inarrestabile trascorrere dei giorni lungo il crinale della catastrofe, in questo nostro essere testimoni di una serie di disastri annunciati così drammatica che anche solo una manciata di generazioni fa i nostri antenati non avrebbero esitato a riconoscervi i segni di un’apocalisse, in tutto questo frastornante angoscioso divenire, il nostro comune motto — tuo e mio: contreval l’iaue — mi accompagna, serafico e luminoso, passo dopo passo. Continua a leggere

lettera di Daniel Pennac a Cesare Battisti

di Antonio Sparzani

Ho orrore della campagna d’odio scatenata da troppi dei nostri giornali contro Cesare Battisti, in puro stile “sbatti il mostro in prima pagine”. E questo naturalmente indipendentemente dalla colpevolezza o meno di Battisti, peraltro accusato, non dimentichiamo, dalla parola di un solo “collaboratore”.
Nel maggio 2004 è uscito in Francia un libro molto utile per capire i contorni del quadro Battisti, dal titolo La verité sur Cesare Battisti, pubblicato dalla nota scrittrice francese Fred Vargas, edito da “Viviane Hamy”. Si tratta quasi solo di una raccolta di documenti, testimonianze di giudici, avvocati, parenti a proposito della questione allora scottante: l’allora presidente francese Jacques Chirac stava venendo meno alla parola data dal suo predecessore François Mitterand di non estradare alcuno degli italiani inseguiti dalla giustizia italiana che si erano rifugiati in Francia. Continua a leggere

Broch, Einstein e il socialismo

di Antonio Sparzani

Il terzo romanzo-autobiografia di Elias Canetti è intitolato Il gioco degli occhi (das Augenspiel in originale) e racconta dell’autore la vita di relazioni a Vienna negli anni 1931-37. Il titolo non si riferisce, come si potrebbe immaginare, agli occhi di qualche affascinante dama viennese, ma a quelli di un illustre scrittore viennese, Hermann Broch (1886-1951), di quasi vent’anni più vecchio di Canetti, da cui questi rimase per anni affascinato; colpito e sempre sorpreso dal gioco degli occhi e dal respiro di Broch.

Questi, che proveniva da una famiglia ebrea, all’annessione dell’Austria, 11 marzo 1938, fu imprigionato dai nazisti e liberato poi alla fine di marzo grazie alla pressione di un gruppo di amici, tra i quali anche James Joyce; andò quindi in esilio negli USA, dove visse fino alla morte. Broch era un affascinatore, un vero tombeur de femmes, ma sempre discreto, un vero cavaliere, come egli stesso amava definirsi “ein franzjosephinischer Kavalier”.

Broch conobbe Hannah Arendt nel maggio del 1946 nella casa newyorkese di una comune amica, Annemarie Meier-Graefe, vedova dello storico dell’arte berlinese Julius Meier-Graefe. Tra i due nacque un’immediata simpatia che durò, assai intensa, fino alla morte dello scrittore, avvenuta nel maggio del 1951. Per conoscere la relazione tra i due, che non sfocerà, come ci si potrebbe aspettare, in una relazione amorosa a pieno titolo, ma che certo può meritare l’aggettivo di amorosa, abbiamo fortunatamente anche in italiano il carteggio tra i due: Carteggio 1946-1951, Marietti 1820 editore, Genova-Milano 2006, curato con grande perizia da Roberto Rizzo e tradotto da Vito Ponzi. Continua a leggere

La banalità del male, ancora

di Kika Bohr

Dopo cena, seduti sul ballatoio di fronte a casa a fumare una sigaretta aspettando che spiova, e godendo della frescura dopo l’afosa giornata di luglio, P ci confida : “Sapete, tre giorni fa mi sono davvero incazzato, incazzato contro il genere umano, la sua stupidità. Ho preso il Thello da Milano a Nizza, non fa fermate intermedie. Dovevo andare al museo a fare un rilievo, avevo appuntamento là con una cliente. Il treno era quasi vuoto, nessuno accanto a me, due posti più in là una signora con un ragazzino, un uomo tre posti dietro di me… e un’ altra signora in fondo al vagone. Ho un buon libro, il viaggio fila liscio, c’è un controllore simpatico. Continua a leggere

arabeschi

di Antonio Sparzani

Arabeschi
Nei momenti dell’oro
il buon senso quotidiano
non trattiene l’émpito
che preme sullo sterno,
una piena che strazia
prorompe, esonda,
e
alla
fine
distilla
profumati arabeschi,
dal guizzo – rapido – degli occhi
dal tremito – leggero – nella voce
dall’incertezza – d’un istante – del gesto,
un abbandono – vertiginoso – del cuore.
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Educazione sentimentale #4

di Antonio Sparzani
(qui a sinistra monumento a Budapest ai Ragazzi della via Pal)
Quest’idea di scrivere delle educazioni sentimentali mi viene ovviamente dopo la lettura (che risale a molti anni fa) del famoso romanzo, ancorché non veramente autobiografico, di Flaubert nel quale l’autore mette tra l’altro a nudo nel suo modo raffinato e profondo i moti del cuore di quell’età che sta attorno alla altrettanto famosa linea d’ombra. Io la ritengo ben distinta da, o comunque non necessariamente connessa con, quello che siamo soliti chiamare “il primo amore”, nel senso di amore per un’altra persona, intendo invece quello o quegli episodi, letture, e anche incontri naturalmente, che ti hanno stampato qualcosa nel cuore che ancora ti ricordi con emozione. Continua a leggere

Educazione sentimentale # 1


(i redattori di La Poesia e lo Spirito hanno recentemente aderito alla proposta di descrivere in un post quella che potrebbe essere chiamata la loro educazione sentimentale, tipicamente un libro che li abbia molto colpiti e che abbia sensibilmente contribuito a formarli quali essi sono. Pubblico qui il primo contributo, dovuto al “nume tutelare” di questo splendido blog, Fabrizio Centofanti.
A. S.)

Mi è facile rispondere: i libri che mi hanno segnato sono soprattutto quelli di Calvino.

Detto così, sembra banale: letture scontate, logore perfino a scuola. Chi non si è mai sorbito Marcovaldo? Eppure, per me, è stato un incontro folgorante. Non ci crederete, ma quando morì, nel 1985, mi fecero le condoglianze.

Cosa mi piaceva di lui? Tutto, anche quei tratti che a molti sembrano la negazione della letteratura, chiamata a compromettersi, a perdersi, a rischiare fino a contraddirsi, per sondare il territorio infido e per certi versi inconoscibile che è l’altro. Continua a leggere

Il cavallino di Natale e il suo calesse

di Kika Bohr

Erano ancora gli anni della scuola elementare. Agli Oh! Bej, Oh! Bej con i miei genitori avevamo ammirato un giocattolo gigantesco: il grande cavallo nero, di legno decorato, fissato sulla sua piattaforma azzurra con piccole rotelle gialle. Un cavallo a grandezza naturale, da sellaio con tutta probabilità. Avevamo anche chiesto il prezzo, e mio padre aveva commentato che non era molto caro. Per notti intere l’ho sognato, come portarlo a casa, sarebbe bastato il mio salvadanaio? Forse ci stavano pensando i miei… non era molto caro. E i quattro piani, anzi cinque, l’ultima scala era un po’ stretta, sarebbe passato? Con delle assi, pensavo, tirandolo su, sulle sue piccole rotelle. Il nostro appartamento era minuscolo ma a stare stretti stretti ci sarebbe stato un po’ di posto per lui nell’entrata, vicino all’attaccapanni. E mi piaceva questo stare stretti stretti! Sarebbe stato un po’ come il Cavallo d’ebano delle Mille e una notte, un racconto che ci aveva letto la mamma. Chissà se si sarebbe potuto farlo muovere come quello, in qualche modo.
Ma Natale si avvicinava, gli Oh! Bej, Oh! Bej erano finiti: sapevo che il sogno non si sarebbe avverato. Continua a leggere

Mercanti nel (del) tempio

di Antonio Sparzani

Ieri mattina sono passato da Piazza del Duomo, a Milano, e sono stato preso da un crescente orrore: il duomo, bellissimo monumento dell’italica architettura, è completamente circondato, salvo che sul lato frontale, da una serie continua di baracchine pseudo natalizie che vendono ogni sorta di orrendi gadget, destinati a milanesi borghesotti e insipienti e a turisti di passaggio. Baracchine ben s’intende, tutte ornate di fregi natalizi, rametti di abete, veri o finti, luccichini, stelline e un numero impressionante di piccole luci, che ora che si è scoperto l’uso del led ci infestano a migliaia. Già questo a me pare troppo e mi piacerebbe molto che Gesù in persona, alla guida di un divino possente bulldozer, desse una bella spianata a tutto ciò, come mi pare che già fece, ancorché senza bulldozer, con un certo tempio ai tempi suoi. Continua a leggere

Mio padre la rivoluzione

di Antonio Sparzani

Non mi è facile scrivere una recensione di Mio padre la rivoluzione, di Davide Orecchio (Minimum Fax, 313 pagine, € 18,00), perché non so da dove cominciare, ma ci tengo a farlo perché è un libro che mi ha molto colpito. Comincio a dire che si tratta di 12 “capitoli”, non proprio racconti, o forse racconti visionari, tra loro indipendenti, nei quali l’autore gira intorno a, o scava impietosamente dentro, la rivoluzione d’ottobre e molti successivi avvenimenti che a quella rivoluzione sono idealmente collegabili.
Personaggi chiave in molti dei pezzi sono Trockij soprattutto, nell’URSS e anche nell’esilio messicano, ma anche Stalin e Lenin, e Bucharin con squarci impietosi sul terrore staliniano dei tardi anni ’30. Tutto però è reinventato e riscritto con libere fantasie: Continua a leggere

Ridere

di Antonio Sparzani

Conosceva storie di lingue, a pezzi e bocconi, qua e là nel mondo. Aveva letto che presso gli Inuit la perifrasi ridere con te significava far l’amore con te e gli era sembrato molto bello, perché i migliori amori che gli erano capitati nella vita erano stati densi di buonumore e il ridere spesso gli piaceva, altro che il riso abbonda ecc. dello stupido adagio latino, lui non lo credeva vero per niente.
Un giorno erano, lui e Gabriella, in un rifugio di montagna a dormire insieme in un grande camerone stipato di cuccette come spesso nei rifugi, con altri amici, tra i quali c’era un altro pretendente, o un passato amore, di Gabriella. Il numero di cuccette era inferiore di uno al numero di persone, così lui trovò naturale distendersi vicino a lei, che tendeva a chiudersi nel suo bozzolo, nella sua cuccetta. Quando fu spenta la luce fu altrettanto naturale continuare a parlarsi sottovoce, anche un po’ abbracciati, così che lui trovò modo di dire la sua informazione eschimese, con tono casuale. Gabriella sorrise e lui interpretò al meglio: una grande risposta, pensò, di chi vuole mettere in pratica, mostrarti come si può sorridere bene, anche in un rifugio quando si è tutti imbacuccati. Continua a leggere

mare che ride

di Antonio Sparzani

Dev’essere quando viene su un bel vento gagliardo e le onde formano quelle creste bianche spumose, che si immagina un dilagante sorriso, tanto che la letteratura ne è così variamente costellata. Prendete ad esempio una delle più intense tragedie di Eschilo, Il prometeo legato, nel quale si narra con grande forza drammatica la pena che Prometeo deve subire per aver regalato il fuoco all’umanità: l’essere legato ad una rupe della lontana Scizia con un’aquila che gli rode il fegato ogni giorno. L’entrata in scena di Prometeo, dopo che è stato assicurato alla roccia da Efesto, che esegue gli ordini di suo padre Zeus, comincia così:

ὦ δῖος αἰθὴρ καὶ ταχύπτεροι πνοαί,
ποταμῶν τε πηγαί, ποντίων τε κυμάτων
ἀνήριθμον γέλασμα, παμμῆτόρ τε γῆ,
καὶ τὸν πανόπτην κύκλον ἡλίου καλῶ.
ἴδεσθέ μ᾽ οἷα πρὸς θεῶν πάσχω θεός.

Ovvero:
O volta del cielo splendente e venti dalle rapide ali, sorgenti dei fiumi, sorriso infinito di onde marine – e terra, che d’ogni cosa sei madre e sole, occhio onniveggente io vi supplico, guardate quali dolori soffro per opera degli dèi, io, che pure sono un dio. [vv. 88-92]. Continua a leggere

Tracce di cammino

di Antonio Sparzani

DCF 1.0


Era nato nel 1905 a Jönköping, popolosa cittadina sulla sponda meridionale del lago Vättern, nella Svezia meridionale, Dag Hammarskjöld, figlio d’arte, si potrebbe dire, data la sua carriera futura e dato che il padre Hjalmar fu presidente del Consiglio in Svezia nei difficili anni 1914-17. La carriera di Dag fu lineare e in continua ascesa: divenne presidente della Banca di Svezia nel 1941, carica che mantenne fino al 1948, quando entrò al Ministero degli Esteri.
Il 7 aprile 1953 venne eletto all’unanimità nell’assemblea delle Nazioni Unite Continua a leggere

Batteri e stelle

di Antonio Sparzani

Alcuni miliardi di anni fa, quando il Sole era un po’ più rosso e non così pallido come ora, c’erano sulla Terra alcuni miliardi di esserini – voi capite che già chiamarli così li distingue da oggettini – provenienti da qualche lontana alchimia della quale nulla sappiamo dire, che dal nostro speciale punto di vista sembrano piccoli assai, tanto che non li vediamo se non con strumenti sofisticati, ma che certo non credevano di esserlo. Erano già tutti differenti l’uno dall’altro, c’erano tante famiglie che si erano specializzate a sopravvivere in ambienti assai diversi, per temperatura e in generale per condizioni ambientali. Continua a leggere

gli Hettner

di Kika Bohr

discussione, disegno dell’autrice


Quando ero piccola a Milano, la domenica andavamo a trovare gli Hettner. Prima abitavano in via Rugabella in un piccolo appartamento pieno di libri e di belle cose. C’era un soppalco di legno costruito da lui, da Rolando, e lì sopra veniva a rifugiarsi un gatto a pelo lungo e dalla lingua penzolante. Continua a leggere

Natalia a Leone

leone-e-natalia-ginzburg
Leone Ginzburg (Odessa 4 aprile 1909 – Roma 5 febbraio 1944) morì, come sappiamo, nel carcere di Regina Coeli in seguito alle torture inflittegli dalla Gestapo. Sua moglie Natalia Ginzburg (nata Levi, Palermo 1916 – Roma 1991) pubblicò nel 1944 nella rivista “Mercurio” questa poesia in sua memoria

Gli uomini vanno e vengono per le strade della città.
Comprano cibi e giornali, muovono a imprese diverse.
Hanno roseo il viso, le labbra vivide e piene.
Sollevasti il lenzuolo per guardare il suo viso,
Ti chinasti a baciarlo con un gesto consueto. Continua a leggere

Sette domande sulla poesia

di Deborah Mega

Limina mundi

Proseguiamo con le interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì. Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia e della narrativa. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera. Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è FABRIZIO CENTOFANTI.
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