FLEMMA di Antonio Paolacci (Perdisa Pop)

paolacci flemma

RECENSIONE DI VALTER BINAGHI
(Pubblicata sul “Corriere Nazionale” del 30-3-2008)

Ecco un esordiente da tenere d’occhio: Paolacci, classe 1974, redattore della rivista Fernandel e già autore di racconti, tenta la strada del romanzo in questa nuova collana ideata e diretta da Luigi Bernardi (uno dei personaggi più affidabili dell’editoria italiana), e, come ci si aspetta da un giovane talentuoso, snobba la via collaudata del romanzo di genere per scegliere una costruzione più difficile e desueta.
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SI BACIANO di Valter Binaghi

bacio canino

L’altro giorno, all’intervallo sono uscito come al solito nel cortile della scuola per una sigaretta. A quell’ora il cortile è pieno di capannelli che progettano serate al pub e varia umanità, e qualche coppietta appartata che si sbaciucchia dietro un albero.
Senza volerlo, mentre passeggiavo, mi sono trovato a una ventina di metri da una di queste. Si baciavano non proprio svogliatamente, ma con una tale alternata puntualità, riaccostando le bocche dopo essersi sussurrati qualcosa, da far pensare già a un rituale.
Lui era voltato dalla mia parte, e mi ha visto arrivare. A quel punto l’ha stretta con maggiore forza, e si è attaccato alle sue labbra con una foga divorante. Lei ha sussultato leggermente, stupita dell’assalto, poi ha visto me con la coda dell’occhio e ha corrisposto appassionatamente.
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COSA RESTA DEL 68? Quinta puntata: l’eclissi del padre

DI FABIO BROTTO

Da “Brotture”

sedia

Che la figura del padre nel corso dell’ultimo secolo abbia subito un’eclissi nelle società occidentali è un’assoluta evidenza. L’aspetto forse più rilevante del mondo occidentale contemporaneo è il suo essere una società senza padre (La “società senza padre” preconizzata da Alexander Mitscherlich nel 1963). Nello stesso tempo, l’Occidente è il luogo in cui la liberazione del desiderio, resa possibile dallo svanire della figura repressiva del padre, è diventata il fondamento anche della struttura economica. Il sistema produttivo delle società tecnotroniche non reggerebbe se la spirale dei desideri crescenti subisse una qualche interruzione. Tutti, in linea di principio, devono poter credere che i loro desideri potranno essere prima o poi soddisfatti, almeno indirettamente o per via vicaria. Devono comunque pensare che i desideri abbiano il diritto di essere soddisfatti, e che siano tutti leciti, salvo isole di non permissione (il cui fondamento è però relativistico e quindi fragile e precario). Devono credere che la repressione del desiderio sia la fonte di ogni male. La pubblicità, che della società del libero scambio è l’anima, si basa su questa ideologia. Il desiderio, non il petrolio, è il carburante del sistema capitalistico contemporaneo. Sviluppo del capitalismo e caduta della figura del padre non stanno insieme per caso, ma per intima necessità.
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COSA RESTA DEL 68? Quarta puntata: libertari o libertini?

DI CARLO GAMBESCIA
(Pubblicato col titolo: “Controcultura e 68” in Metapolitics)

68

Il capitalismo, come ogni altro sistema storico, tende a generare al suo interno forme di cultura complementari (subculture), legate alla sua conservazione. Sotto l’aspetto sociologico la differenza tra l’ideologia capitalista e ad esempio quella imperiale romana, è nella diversa preminenza e forza del sottosistema economico. Che nel capitalismo, a differenza della Roma imperiale, esercita tuttora una funzione determinante. Di qui la stretta relazione, nella società capitalista, tra le subculture del consumo e le istituzioni economiche del mercato e del profitto.
Tuttavia, come ogni altro sistema storico, anche il capitalismo, ha generato per reazione controculture, volte a mettere in discussione i fondamenti del sistema. E questo è avvenuto, pur in forme e contenuti ideologici differenti, fin dalle sue origini. A partire dal luddismo per giungere alla cultura solidarista del welfare state, passando per il cattolicesimo sociale e corporativo, il comunismo, il fascismo e il nazionalsocialismo. Come a sua volta, per tornare al nostro esempio storico, l’ideologia imperiale romana, politeista, militare e schiavista, generò la controcultura cristiana, monoteista, antischiavista e pacifista. E dunque in linea di principio antisistemica (cioè sorvolando sui successivi e concreti sviluppi storici del cristianesimo).
Pertanto quando si parla del Sessantotto, occorre sempre distinguere tra la sua valenza controculturale, in termini di critica sistemica economica e sociale del capitalismo e la sua “cultura”, sovrastrutturale, dei diritti civili, facilmente tradottasi nelle successive subculture del consumo, anche “giovaniliste”, interne al sistema, e perciò funzionali al sistema stesso. Mai confondere la prima con la seconda.
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COSA RESTA DEL ’68? Terza puntata: la borghesia dei reduci

DI ALESSANDRO BERTANTE
(Da: “Contro il ’68”, Agenzia X)

lerner

Il Partito socialista fu il traghettatore perfetto per tutti quegli studenti borghesi che, esaurita la carica contestataria, si preparavano a occupare i posti per i quali avevano studiato. Di fatto il Sessantotto studentesco fece da levatrice per la nascita di una nuova classe dirigente, più moderna e spregiudicata. (…)
La crisi culturale della borghesia italiana come ceto trainante delle trasformazioni sociali è l’autentica eredità del Sessantotto studentesco. Non poteva essere altrimenti. Contestando la propria classe di appartenenza senza la determinazione e la tenacia di una lotta veramente antagonista, i sessantottini hanno dato vita a un’estetica rivoluzionaria ingannevole, un insieme di comportamenti anticonformisti, pose e stereotipi politici ancora oggi piuttosto diffusi e riproposti con orgoglio.
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COSA RESTA DEL ’68? Seconda puntata: lo Stato femminardo

leviatano

Care signore e signorine di LPELS, questo è il regalo della vostra pecora nera per l’8 marzo. E’ una lettera aperta a un gruppo di donne parlamentari: leggete fino alla fine, non è il solito agente della reazione, il mittente è in fondo al testo e vi stupirà

(…) In qualunque sede istituzionale, mediatica e salottiera, vi adoperate a propugnare l’immagine di una donna sempre vittima dell’onnipotenza e del dominio maschile, incapace di qualsivoglia difesa, debole economicamente, fragile emotivamente, bisognosa di costante sostegno.
Un’icona. Funzionale a chi si è fatto paladino del riscatto femminile propinando l’opportuna “protezione” in cambio di voti e potere. Ed ha quindi scalato, negli anni, buona parte di quei settori parlamentari, giudiziari, cultural-scientifici, della pubblica amministrazione e mediatici, appropriati a tale scopo. Utilizzandoli al meglio.
Cosicché al patriarcato – che della donna rappresentava la medesima immagine di debolezza, arrogandosi la tutela – si è sostituita la sorellanza del cosiddetto “branco rosa” burocratizzato.
Che facendosi interprete della persistente oppressione femminile e del necessario affrancamento, si è illuso di poter stendere a tappeto il controllo politico/elettorale sull’altra metà del cielo. Nell’intento di modificare la società, a cominciare dalla famiglia, nella direzione dei superiori valori femminili.
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COSA RESTA DEL ’68? – Prima puntata: la scuola – di V. Binaghi

scuola

E’ di moda criticare il ’68, ci dicono: ma non è mica tutto da buttare. Daccordissimo.
Infatti credo che gli anni Sessanta abbiano espresso istanze di genuino e democratico rinnovamento, che però, soprattutto in Italia, sono state quasi subito fagocitate da una sinistra fondamentalmente statalista e giacobina, che ha barattato l’emancipazione delle menti con la burocrazia dei diritti: risultato, l’istruzione dequalificata e obbligatoria.
Perfino dalla pedagogia di don Milani, che era uno straordinario maestro, capace di rimotivare e e ristrutturare i percorsi educativi di chi veniva scartato dalla scuola borghese, si è preso solo quel che si voleva prendere: la difesa delle pari opportunità, senza lo stile educativo, fondato sul personalismo cristiano e non su un astratto ugualitarismo.
Risultato? Il famoso Gianni (“che non va più in chiesa, nè alla sezione di nessun partito. Va in officina e spazza. Nelle ore libere segue le mode come un burattino obbediente. Il sabato a ballare, la domenica allo stadio”) all’epoca era il ritratto di uno che non andava a scuola, oggi è quello di un diplomato medio delle superiori.
Eppure istanze antiburocratiche e antiautoritarie furono sollevate all’epoca, contro il sistema dell’istruzione pubblica, e le tre voci che ho raccolto qui non sono tra le meno importanti.
Cosa resta di tutto questo, che forse dell’effervescenza di quegli anni era la parte migliore?
Poco, direi, visto che, proprio grazie alle generazioni di politici e sindacalisti italiani partorite dal ’68 la scuola è diventata il diplomificio che è, gl’insegnanti gl’impiegatucci che sono, il sapere la ratifica della cultura dominante, orfano di qualsiasi autentico spirito di ricerca.
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HITLER di Giuseppe Genna – Mondadori 2008

hitler di Genna

Recensione di Valter Binaghi
Pubblicata in forma ridotta sul Corriere Nazionale del 24-2-2008

Da un po’ ci si rende conto che il romanzo italiano è un oggetto mutante, e soprattutto che le categorie di genere che la critica tradizionale ha a disposizione sono consunte.
Quello che una volta si chiamava il romanzo “di formazione” è sempre più la biografia di un io-minimo: il diario tardo-adolescenziale del precario cronico o del bovarismo di sinistra, la cosmetica dell’anima new age, il “famolo strano” di scrittrici in guepière.
L’avventura, ma anche l’affresco sociale, sono catalizzati dal giallo e dal noir in cui invece sarebbe ingiusto non riconoscere, negli ultimi anni, scritture ben superiori alla tradizionale media del “genere”: esse si fanno carico non solo della rappresentazione dei caratteri della commedia umana, ma anche dell’indignazione sociale, e di quel tanto di politico che sempre contiene una rappresentazione del misfatto e dell’investigazione.
Poi c’è il romanzo che definirei tragico, quello che consapevolmente assume la “frattura ontologica”, la cronica insufficienza di un Senso puramente urbano alle vicende umane, e mette l’uomo in diretta comunicazione con le potenze del mito. Non sto parlando di un testo “superiore”, e nemmeno necessariamente “riuscito”, ma di una sorta di necessità che a un certo punto certi libri richiedono, forse anche certi scrittori. Genna è uno di questi. Lo si percepisce chiaramente con “Dies Irae”, e ancor più con questo ultimo “Hitler”, ma con esiti molto diversi. Continua a leggere

IBN’ ARABI – L’INTERPRETE DELLE PASSIONI – URRA/APOGEO. 15 Euro

A cura di Roberto Rossi Testa e Gianni De Martino

ibn arabi

Recensito da Valter Binaghi

C’è un percorso esoterico nella nostra cultura che, per quanto oggi sembri trascurato, resta una delle vene sotterranee che ne sostengono la pienezza vitale, senza di che una cultura diviene puro archivio di significanti pastorizzati e di stereotipi nell’agire.
Sto parlando dell’erotica mistica, uno dei momenti in cui la carne appare una promessa pienamente realizzata, e l’istinto dà il suo fiore lungamente atteso nello Spirito.
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FERRARA, MOZZI E LE MUTANDE ARCOBALENO di V. Binaghi

mozzi giulio

Al voto! Al voto! Le sirene cercano di ringalluzzire il cadavere del corpo elettorale come una cocotte da trivio ottocentesco si dà da fare intorno al mollusco del vecchio nobiluomo, ma non incantano più nessuno, perchè quello che ci aspetta in cabina elettorale, è fin troppo chiaro. Sbobba bicolore di centro, sostanziale adesione alle necessità del capitalismo avanzato con un paio di eccezioni: a destra quelli che sono ancora al saluto romano, a sinistra quelli che hanno lasciato la stinta camicia garibaldina per indossare mutande arcobaleno.
Ma – direte – c’è Ferrara con la moratoria sull’aborto, e quella lista (si farà non si farà) che sembra movimentare la campagna elettorale. Eh, già.
Mentre le donne giustamente s’indignano per chi vuole portare il corpo femminile ad essere luogo di contrattazione e scontro politico, un po’ meno giustamente si cade nel trappolone teo-con accusando di questa offensiva la Chiesa o i cattolici in quanto tali. E allora ecco che su Nazione Indiana (che non è ancora una riserva delle mutande arcobaleno, ma è un buon punto di osservazione) Andrea Inglese sfodera l’ennesimo sermone da seminarista dell’ateismo militante, mentre Sparzani ridisotterra la mummia di Giordano Bruno.
Qualcuno però fa osservare che tra queste strumentalizzazioni politiche e l’essere credenti ci passa notevole differenza. Giulio Mozzi, per esempio, scrive in un commento su NI:
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RIDATECI LE BAMBINE di Valter Binaghi

lipperini libro

Recensione a: “Ancora dalla parte delle bambine” di Loredana Lipperini – Feltrinelli.
Da: Satisfiction n° 2, gratuitamente nelle librerie dal 12 febbraio 2008.

“Quando mia figlia andò all’asilo, venne chiesto alle mamme di cucinare una torta e di cucire un costume da angelo. – Non so cucire: magari posso darvi una mano a scrivere la storia, no? – No. Il primo lavoretto di mia figlia fu un guantone da forno, per me”.
Basta questo passaggio per rassicurarci: nonostante il titolo, che ha un suo incedere marziale, non ci troviamo di fronte a quel femminismo iperdentato che ci ha fatto giocare tutti gli anni Settanta noi maschi non in difesa (pur sempre dignitosa strategia) ma in tribuna, estromessi dal discorso sulla differenza di genere, vergognosi di avere tra le gambe non un organo riproduttivo ma un’usurpazione reazionaria. Questo della Lipperini è un libro piacevole e oserei dire necessario: ricerca puntigliosa, ma anche sguardo ampio e problematico, soprattutto un concerto di voci che fa parlare la sociologia, la cronaca e la Rete, ma anche molte donne e bambine, storie vere e battute fulminanti, raccolte dall’autrice per il loro valore emblematico o metaforico.
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I LIBRI DI ANSELM GRUN, UNA GUIDA SPIRITUALE di V. Binaghi e R. Borsani

grun libro

Anselm Grun, La cura dell’anima, Edizioni Paoline
Intervista di Jan Paulas e Jaroslav Sebek, introduzione di Marco Guzzi.

Anselm Grun risponde alle domande dei due studiosi ripercorrendo con ammirevole sincerità il cammino personale che lo ha portato a intraprendere la vita monastica all’interno dell’ordine benedettino. Consapevole della profonda crisi spirituale che minaccia di inghiottire l’Occidente e della difficoltà della Chiesa stessa a contenere questa crisi, avvicinando le anime che le sono state affidate, Grun indica come l’unica via percorribile, per chi voglia riscoprire il senso profondo del proprio essere, sia quella sostanzialmente “mistica”, propria di chi “sperimenta Dio”. “E Dio”, dice Grun, “può sperimentarlo chiunque”.
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L’UOMO E I SUOI RITI di Valter Binaghi

focolare

Dedico questo testo a Mario Pandiani, perchè nasce come riflessione a margine di un suo precedente intervento su LPELS

In un thread precedente, (una polemica sulla realtà storica di Gesù Cristo e le eventuali manipolazioni fattene dalla tradizione ecclesiastica), Mario Pandiani ha scritto:
“Io penso che la vera ricerca storica, effettuata con criteri di rigore filologico e antropologico che potrebbe dare dei risultati realmente interessanti oltre a ristabilire alcuni punti fermi sulla natura stessa della chiesa e delle sue espressioni dogmatiche, sarebbe lo studio approfondito della liturgia. Perchè? perchè nella forma liturgica trovano posto i fondamenti e l’economia della vita cristiana. E soprattutto è con le riforme liturgiche che si sono operate le modificazioni più profonde e anche più dolorose all’interno della chiesa, perchè è dalla vita liturgica che la chiesa trae la sua stessa vita e non dall’esegesi dei testi, non è infatti con la Bibbia che si fa una chiesa.”
Vorrei provare a dare a queste parole un senso più esteso, mostrando come ciò che Pandiani dice del cristianesimo vale per l’insieme delle culture umane, a prescindere dalla fede religiosa o dagli ideali civili che le dominano.
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DIMENSIONI SPIRITUALI DELLA CRISI AMBIENTALE

di Seyyed Hossein Nasr

(Da: The Ecologist)

natura

L’umanità moderna ha abbandonato quello che è sempre stato un principio fondamentale delle concezioni tradizionali del mondo. Il Tao dell’antica Cina, il r’ta e il dharma delle tradizioni indù e buddhista, il nomos degli antichi greci, la shari’ah del mondo islamico – tutti questi differenti concetti designano la stessa realtà. Essi, infatti, si riferiscono all’“ordine” che governa l’umanità e la natura, da cui deriva il termine moderno cosmos che significa letteralmente sia ordine che bellezza. Così, nomos in greco non designava soltanto le leggi che reggono i movimenti dei pianeti, ma anche le leggi che reggono la vita umana, e dunque le leggi secondo le quali il saggio dovrebbe vivere.
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DRIN di Valter Binaghi

TESTO PER UNA CANZONE MAI SCRITTA

telefonino cesso

Drin. Fuori dal parcheggio
Drin. Anche in autostrada
Drin. E perfino in ufficio se lo vuoi
Drin. Cellulare ultrapotente
Drin. Socialmente intrigante
Drin. Una lapide alla solitudine
Drin. Se non posso parlare
Drin. Lasciami un messaggio
Drin, La faccina che mi dice come stai
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DIGNITA’ E DECLINO DELLA FORMA di Valter Binaghi

mandala

Dedico questo testo a Marco Guzzi. Nella mia concezione estetica, queste note sono ciò che manca al suo “Poesia e rivoluzione”, (postato qui pochi giorni fa e che ho molto apprezzato), per dare conto compiutamente del carattere spirituale dell’arte.
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DUE PIU’ DUE FA CINQUE di Valter Binaghi

babele

Comunque si voglia rubricare la vicenda di Ratzinger a La Sapienza, è difficile non trarne una conclusione: come già nella questione della 194, ormai il dialogo tra pezzi di società e saperi diversi è diventato impossibile, la soluzione è data sempre più spesso da atti di forza.
Le donne decidono non solo cosa è vivo, ma chi deve vivere.
Gli scienziati non solo cosa è certo, ma cosa è vero.
I banchieri non solo ciò che è utile, ma ciò che è legittimo.
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IL MURATORE IN CATTEDRA di Valter Binaghi

massoneria

Due notarelle soltanto, in merito agli ostacoli frapposti da docenti romani ad una visita del Papa all’Università La Sapienza, di cui potete leggere qui.

Il saggio disse che la casa dell’uomo, palazzo o capanna che sia, è lo spazio di una dimora, che l’uomo riveste con amore e governa come una reggia perchè questa è la natura dello spirito: regnare sulla natura. Il manovale disse: sarà anche così, ma una casa innanzitutto è fatta di mattoni. Lo so ben io, quanti sacchi di materiale mi tocca portare su e giù per i vostri comodi.
Ci fu un tempo molto lungo, nella storia dell’uomo, in cui queste due opinioni non erano che un’unica verità, custodita e difesa dal senso comune, prima che dalle gerarchie .
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LA 194, LE SUE VESTALI E PASOLINI di Valter Binaghi

rivoluzione

Come sempre, quando si accenna a possibilità di revisione della legge 194, le vestali dell’intellighenzia progressista si stracciano le vesti e mobilitano l’intero armamentario del trionfante soggettivismo post-moderno. Cfr. Per esempio qui, qui e qui.
Se non avete tempo di leggere riassumo in breve: chi intende tutelare la vita in gestazione è l’orco, chi invece pretende disporne fino all’eliminazione è l’intemerato custode della libertà. Dunque, con l’abituale rozzezza che il galateo progressista non mancherà di rimproverarmi, preciso in proposito quanto segue.
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IL RE DEL MONDO di Valter Binaghi

contadinello

Le conquiste di Alessandro erano come un fragrante mare di grano, che il signore riguarda compiaciuto al tramonto. Il suo nome era pronunciato con timore e venerazione: era un nome sacro, dall’Atlante all’Himalaia. Ma il discepolo di Aristotele aveva mangiato del frutto dell’universale, e ardeva per esso soltanto: unico vasto regno è il mondo, di cui chi non cinge la corona resta suddito. Perciò il suo cuore, tra tanta gloria, era oppresso da una grave nostalgia: nessuna gloria è paragonabile a quella del sole.
Un giorno un mendicante, all’angolo di una strada, fermò il suo cocchio e gli gridò:
– O Re dei re, conosco il tuo cruccio. Sappi dunque che laggiù, oltre il Gange, vive un popolo che afferma di conoscere il segreto del Re del mondo, colui che, nascosto ai più, regna senza confini: parti senza esitare, uomo ricco e senza pace! –
Per questo Alessandro, contro il parere dei suoi luogotenenti più anziani, volle spingere l’esercito fino alle terre lontane dove sorge il sole.
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