Gauguin il selvaggio

Gauguin

di Augusto Benemeglio

  1. Un maledetto meticcio

Eugène-Henri-Paul Gauguin, un maledetto meticcio, mezzo parigino e mezzo peruviano(per via di madre e in Perù peraltro visse in un certo periodo della sua vita), che prima di fare il pittore fece il redattore de “Le National”, giornale di tendenza repubblicana, e poi l’agente di cambio; lo si conosce , per fama , come un uomo di pessimo carattere : un omone molto forte fisicamente , violento , ubriacone e puttaniere. Nel film su Van Gogh degli anni cinquanta (protagonista Kirk Douglas) fu interpretato, efficacemente , come sempre, da Antony Quinn , che gli somigliava in modo incredibile ( due gocce d’acqua) , peraltro meticcio come il pittore , un messicano mezzo irlandese e anche lui piuttosto rissoso e donnaiolo. Continua a leggere

Venti secondi – Omaggio a Hank Jones (July 31, 1918 – May 16, 2010)

di Ade Zeno

Martedì  12 luglio 2005: non ho idea di quanti siano, qualcosa tipo mille o duemila, uno sfacelo di gente affondata sui seggiolini verdi di un’arena rimovibile in preda a zanzare grandi come caccia bombardieri, ma in ogni caso qui e qui soltanto per celebrare uno sparuto gruppo di anziani padri con la musica dentro il sangue e le ossa. In mezzo a questo carnaio di corpi innamorati ci sono anch’io, piazzato in ultima fila, sul punto più alto dell’arena, a due passi dalle nuvole e dall’incedere cieco dei  pipistrelli. Continua a leggere

La città di freddo

Era una città di freddo. I muri, le strade, i binari del tram, gli interstizi sbilenchi che si piegavano sulla superficie dei marciapiedi, le teste dei passanti, perfino le ali dei colombi in bilico sui cornicioni: tutto era abitato da un freddo bianco e truce. Lo scrittore (ma forse era un poeta, oppure un portalettere) decise di parlarne, di dare corpo a questo gelo affidandolo a qualche decorosa parola. Ma si trattava di uno scrittore (o, lo ripetiamo, di un poeta, o di un postino) molto pigro, abituato a disperdere le energie in lunghi periodi di stasi. Inutile dire che la stasi è una malattia di cui i poeti vanno piuttosto fieri, anche se produce effetti collaterali piuttosto sgradevoli, come ad esempio (in realtà soprattutto nel caso dei portalettere) il ritardo nella consegna delle raccomandate. Lo scrittore della città di freddo, però, non disponeva di pacchi da recapitare, e almeno da questo punto di vista aveva la coscienza a posto. La pigrizia, comunque, lo tenne fermo per tutto l’inverno, e per buona parte della primavera, cosicché arrivò a trovare le forze per mettersi finalmente a scrivere quando il ghiaccio si era ormai sciolto da un pezzo, sostituito dal caldo opprimente che da alcune settimane andava sbraitando grazie all’agosto più afoso del secolo (secondo alcuni, del millennio). Continua a leggere

La pudeur ou l’impudeur

Hervé Guibert, La pudeur ou l’impudeur

dvd – BQHL Éditions

«Oggi, 13 agosto 1990, termino il mio libro. Il numero 13 porta fortuna. C’è un netto miglioramento nelle analisi, Claudette sorride (mi inganna?). Ho cominciato a girare un film. Il mio primo film». Con queste parole termina Le protocole compassionel, uno degli ultimi sconcertanti romanzi – scritto in meno di due mesi – dello stesso autore che appena pochi mesi prima aveva sconvolto l’opinione pubblica francese con À l’ami qui ne m’a pas sauvé la vie, diario appassionato e crudo della battaglia iniziata a combattere, dal suo corpo e dalla sua anima, contro un mostro infallibile chiamato Aids. Di quei due libri – e dei tantissimi altri che, malgrado la giovane età, seppe scrivere – in Italia restano oggi soltanto timide ombre, e le poche traduzioni uscite cavalcando il clamore mediatico seguito a quella tragica sconfitta sono ora perlopiù esaurite o difficilmente reperibili. Continua a leggere

Santo mostro

Allan Gurganus, Santo mostro, Playground,  Traduzione di Maria Baiocchi, € 16, pp 224

Quando, nel gennaio del 1991, uscì anche in Italia L’ultima vedova sudista vuota il sacco (presso l’editore Leonardo, con una delle prime, strabilianti traduzioni di Raul Montanari), furono relativamente in pochi ad accorgersene, e all’enorme successo che appena un anno prima aveva accompagnato negli Stati Uniti la pubblicazione di questo a dir poco fluviale romanzo (oltre 1170 fittissime pagine premiate, tra l’altro, con il “Sue Kaufman Prize” e con la diffusione in ben dodici lingue, per un totale di oltre due milioni di copie vendute) non corrispose, dalle nostre parti, un altrettanto meritato clamore. Continua a leggere

Riportando tutto a casa

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Nicola Lagioia, Riportando tutto a casa, pp. 290, € 20, Einaudi

Un Paese sonnambulo ancora inconsapevolmente alle prese con gli scomodi detriti dei lenti decenni che avevano visto avvicendarsi traumi post-bellici, primi boom economici, stragi di stato, figli dei fiori, crisi missilistiche, cortei, pitrentotto e restaurazioni varie si sveglia all’improvviso nel sogno allucinogeno degli anni Ottanta. Una specie di esplosione sottocutanea fibrillante e sospesa in cui tutto pare possibile e ogni gesto sembra portare con sé dosi massicce di ilarità in potenza, una felicità finalmente raggiungibile, conquistabile, appiccicata come un insetto nella carta moschicida, carta filigrana, s’intende, soldi a palate, insomma una neo-ondata di benessere visibile spiando orizzonti davvero molto prossimi. Continua a leggere

Strane cose, domani

Raul Montanari, Strane cose, domani, pp.280, € 17.50, Baldini Castoldi Dalai

Le storie di Raul Montanari sono congegni raffinati, esperti, molto prossimi alla perfezione. Non è una novità, del resto: dopo nove romanzi pubblicati e una quantità impressionante di racconti sparsi fra riviste, quotidiani, antologie, e ovviamente raccolte in volume (Un bacio al mondo e È di moda la morte) l’abilità affabulatrice nell’intessere trame degne di questo nome animandole con personaggi quasi sempre memorabili sembra ormai un dato di fatto incontestabile (e, c’è da sospettarlo, incontrovertibile) se ci riferiamo a uno degli attuali maestri del noir italiano. Continua a leggere